La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini a Siena

Palazzo Bandini Piccolomini

Uno dei più efficaci strumenti di prevenzione della corruzione è la trasparenza, intesa (secondo il D. Lgs. 150/2009) «come accessibilità totale delle informazioni allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità». Non solo! Oggi, il Presidente della Corte dei Conti e il Ministro della pubblica amministrazione auspicano un innalzamento del livello della trasparenza, dovuta dalle amministrazioni ed esigibile dagli amministrati. Ebbene che succede all’Università di Siena? Con il triste primato dei bilanci truccati in più anni e con una voragine nei conti da € 250 milioni, ci si aspetterebbe massima trasparenza! I fatti, invece, dimostrano il contrario.

L’8 ottobre si svolgerà l’asta per la vendita di «uno dei più importanti e raffinati esempi dell’architettura rinascimentale a Siena», il Palazzo Bandini Piccolomini (superficie lorda: mq 2.721; prezzo base: € 6.500.000,00). Sul sito dell’ateneo, però, è presente solo l’avviso dell’asta; mentre manca tutta la documentazione tecnica. Eppure su quello dell’università di Pisa, per la vendita del complesso immobiliare “Podere Poggio al Lupo”, si trova di tutto: mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici. Per l’ateneo senese, invece, solo chi intende formulare una proposta d’acquisto potrà consultare la documentazione. Infatti, si avverte che «tutte le informazioni sono da considerarsi riservate…». Non solo! «Le informazioni confidenziali vengono fornite al solo scopo di consentire al soggetto autorizzato la valutazione circa la formulazione di una proposta di acquisto; non si possono usare le informazioni confidenziali contenute, in alcun modo che possa arrecare danno alla procedura di alienazione del detto immobile. È assolutamente vietato violare ovvero comunque aggirare i dispositivi di sicurezza e consentire e/o permettere a terzi di accedere al sito utilizzando i codici di accesso nominativamente messi a disposizione.».

È incredibile! Sembra un segreto di Stato! Cosa ci può essere di riservato e confidenziale nella vendita di un immobile pubblico? Che sia per la maledizione del Bandini? No! Sarebbe il colmo! Comunque, ce la dirà, ovviamente in via confidenziale, chi farà l’offerta d’acquisto. Una considerazione finale. Chi è stato eletto irregolarmente, e, quindi, non ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore, non può permettersi di adottare provvedimenti immotivati e non trasparenti! Ovviamente, comportamenti del genere sono inaccettabili comunque!

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino online (27 agosto 2012) con il titolo: La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini.

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10 Risposte

  1. Quel che si denuncia in questo articolo è grave. Siete sicuri che non ci siano rilievi penali? Il palazzo in questione è forse un affare riservato al rettore? Possibile che voi a Siena siate così inerti? Eppure c’è stato Barbicone, mentre a Pisa è mancata una tale figura di riferimento. Che aspettate a dare un calcio nel posto giusto a chi lo merita?

  2. Oggi il rettore dell’Università di Siena, con una lettera inviata a “Il Cittadino online“, risponde, senza contestare nulla di quanto riferito in questo post. È veramente incredibile! Con queste righe, offende noi oppure sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare?

    In riferimento all’articolo pubblicato in data 27 agosto su il Cittadino on line, a firma del Prof. Giovanni Grasso, dal titolo “La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini”, preme sottolineare che la procedura relativa alla vendita del Palazzo in questione è stata espletata dall’Università di Siena in base ai principi di massima trasparenza e responsabilità, mettendo a disposizione degli interessati, on-line, più documenti di quelli strettamente previsti dalla legge.
    Lo specifico strumento utilizzato in linea con le migliori pratiche, il data-room, che permette di raccogliere armonicamente il materiale e visualizzarlo da qualunque applicativo (computer, ma anche cellulare, tablet), è stato ritenuto quello più professionale e consono a garantire il pieno successo della procedura, considerati l’entità del valore del bene e il target dei potenziali acquirenti.
    Il Rettore dell’Università di Siena – Prof. Angelo Riccaboni

    • …tanto per avere un quadro (deprimente) della situazione, chiederei al prof. Grasso e a s.e. Cesare Mori un ragguaglio su quanti siano attualmente gli edifici messi in vendita, perché ho perso il conto. Serpeggia la voce che vogliano cedere anche quello di Pian dei Mantellini, ex Chimica, attualmente Matematica.

    • Una voce che ho sentito anch’io. Voci! Voci! Questa è la “massima trasparenza” di Riccaboni!

    • Ma come? Mi sembra tutto un po’ paradossale: a Novembre partono i nuovi dipartimenti; eccetto un certo numero di fortunati che rimangono dov’erano, in tempi rapidi gli altri dovranno cercare ospizio altrove, raggiungendo il nuovo dipartimento di appartenenza, giusto? E non si conosce nemmeno, né la destinazione di alcuni, né l’esatto ammontare delle sedi (o “plessi”, come va di moda dire adesso)? Immagino il caos che ne seguirà per la didattica. Temo che anche su questo urga una parola di chiarezza.
      L’anno accademico comunque non parte sotto i migliori auspici. Aggiungo due cose:
      1) per quanto ne so, fra un anno partono le lauree abilitanti: cioè a dire per insegnare nelle scuole medie e medie superiori non basterà il TFA o i crediti formativi richiesti, ma servirà aver conseguito il titolo presso una specifica sede dichiarata “abilitante”. Le magistrali “abilitanti” conquistate da Siena sono veramente pochine (quasi punte). Dunque che fine faranno gli attuali corsi di laurea di quelle materie (tutti i settori umanistici, molti settori scientifici) per le quali l’insegnamento è comunque da sempre uno sbocco privilegiato, se non saranno buoni nemmeno per avere diritto all’insegnamento?
      2) A parte settori con forti sbocchi professionali che sono stati abili nell’attingere sostanziose risorse anche al “mondo esterno”, le altre, residue lauree magistrali, spesso non hanno infatti più nemmeno i dottorati e dunque una proiezione alternativa nella ricerca: adesso vi sono (ma purtroppo solo in alcuni settori: addirittura due su dieci in economia) i dottorati regionali in collaborazione fra i tre atenei maggiori, sponsorizzati dalla Regione, e mi domando se non sia urgente generalizzare questa pratica, ai dottorati non farlocchi, ma che non hanno più la forza di sorreggersi in una singola sede, e addirittura ai corsi di laurea stessi, anziché continuare a ricicciare, accorpare, mescolare membra sparse come nel pentolone della sòra Cianciulli, anche in considerazione del fatto che le massicce uscite di ruolo dei docenti non colpiscono solo Siena. Altrimenti assisteremo solo ad un triste declino dell’università pubblica.
      3) in questo periodo tutti sono agitati per la faccenda delle idoneità, dell’ANVUR, delle mediane ecc. …ma qui mi pare che chi si piglia una idoneità (sia egli precario, ricercatore od associato) lo faccia essenzialmente con spirito decoubertiano, oppure nella speranza (ancorché remota) di venir chiamato altrove, giacché, a parte le solite eccezioni e i soliti settori politicamente ed accademicamente “forti” sopravvissuti alle intemperie, in generale a Siena non c’è più trippa per gatti: con la fuga determinando forse un auspicabile alleggerimento del debito, come nel caso dei prepensionamenti, secondo i conti della serva che oramai paiono presiedere al “dibattito culturale” intorno alle sorti dell’ateneo, ma anche la perdita, esattamente come in quel caso, delle migliori energie. Fuori sia i vecchi, che i “giovani”: sicché alla fine si dirà che la medicina ha funzionato, sebbene il paziente sia morto. Anche qui, non sarebbe inutile una qualche ulteriore riflessione per una maggiore chiarezza intorno alle prospettive dell’ateneo in ordine al mantenimento o la cessione dei suoi “asset”, di molti settori attualmente assai penalizzati e non inutilissimi, nonché della gente che ci sta dentro, giacché un clima di totale incertezza non invoglia certo ad un maggiore impegno chi ha già la valigia in mano, pronto ad andarsene, per quanto obtorto collo.

  3. Già; peccato che per accedere allo “specifico strumento utilizzato in linea con le migliori pratiche, il data-room, che permette di raccogliere armonicamente il materiale e visualizzarlo da qualunque applicativo” si deve mandare una mail all’ufficio tecnico per poi ricevere successivamente una password di accesso. Guardate invece sul sito dell’Università di Pisa per la vendita del Podere Poggio al Lupo: http://patrimonio.unipi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=103:vendita-podere-poggio-al-lupo-quinta-asta&catid=31&Itemid=65. È tutto online, cosultabile liberamente senza password o quant’altro! La trasparenza di UniPI è diversa da quella di UniSI?

  4. Guarda, Onorevole Trombetta, che non è sufficiente che tu, dall’alto del tuo scranno in Parlamento, mandi la mail all’ufficio del Pagni o della Centini per ottenere l’accesso alla documentazione tecnica. È necessario che tu disponga di credenziali per essere accreditato come possibile acquirente. Ma non è solo Pisa, da me e te citata, ma tutti gli atenei italiani. Vai a vedere Bologna, da cui proviene la Fabbro; è tutto in rete e direttamente accessibile da parte dei cittadini.
    http://www.unibo.it/Portale/Strumenti+del+Portale/Download/Aziende/Gare+Appalto/GareVenditaBeni/Immobili/garacolombaroloquerceto.htm

  5. Questi uffici sono a segnalare un ulteriore atto di trasparenza. Se ce la fate a non vomitare prima di finire di leggere siete bravi. Buona lettura:

    http://shamael.noblogs.org/?p=5683

    Di questi uffici
    Cesare Mori

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