L’autonomia universitaria consente anche di “taroccare” i bilanci?

ilbucoIn alcuni mesi del 2004 e 2005, per riuscire a pagare gli stipendi dei propri dipendenti, l’Ateneo senese non ha versato i contributi INPDAP, generando una situazione debitoria di 67 milioni di euro, in base alla rateizzazione fino al 2016 del debito contributivo. Una decisione di tale natura e gravità è stata presa senza informare il Consiglio di Amministrazione dell’Università, che ne viene a conoscenza solo il 29 maggio 2006 (il Mondo 16 giugno 2006). Un altro fatto sconcertante è che, nonostante mancassero i soldi per pagare gli stipendi, il consuntivo 2004 si chiuse con un avanzo di amministrazione di 6,6 milioni di euro. È forse un caso di finanza creativa? Ed in tal caso, il pubblico dipendente non ha forse il dovere di denunciare tempestivamente alla competente Procura della Repubblica e della Corte dei Conti ogni attività ritenuta illecita e dannosa? O forse qualcuno crede che con l’autonomia l’Università di Siena non sia più soggetta alla giurisdizione dello Stato? Che pure la finanzia con un fondo di finanziamento ordinario di circa 115 milioni di euro l’anno. Com’è noto, il nostro Ateneo, che ha personalità giuridica e piena capacità di diritto pubblico e privato, si è organizzato ed opera secondo un proprio Statuto, espressione fondamentale della sua autonomia. Questo, però, non significa che gli sia consentito di operare al di fuori dei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Pubblicato da: il Cittadino Oggi, 1 luglio 2006, col titolo Grasso: «Attenti ai bilanci “taroccati”».

Elezioni del rettore: altro decreto illegittimo da ritirare subito

OmbraSconcerta che, anche in un momento così delicato per il nostro Ateneo, si continui a disattendere leggi e regolamenti. L’unico decreto legittimo per la regolamentazione delle operazioni di voto è quello emesso dal decano, in data 11 gennaio 2006, ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento elettorale. Tutti gli altri decreti emanati in seguito non hanno fondamento giuridico. Il seggio di Arezzo, sulla cui costituzione concordo, richiede una modifica del Regolamento elettorale in base all’iter seguente: delibera del Senato Accademico, delibera del Consiglio di Amministrazione, decreto rettorale, sua pubblicazione e, 15 giorni dopo, entrata in vigore (Art. 6 dello Statuto). Come mai il Senato non ci ha pensato prima? In fondo, lo scorso 2 febbraio è stato aggiornato il regolamento per consentire al personale a tempo determinato di partecipare al voto. Non serve dire che ad Arezzo vi è una postazione di voto, in quanto giuridicamente esistono i seggi, non le postazioni di voto. E, comunque, il Senato Accademico non può cambiare il regolamento sei giorni prima del voto, senza il rispetto delle procedure previste. Invito coloro che hanno adottato tali modifiche a ben riflettere, onde evitare che possano essere chiamati a risponderne personalmente. Infine, evenienza da non sottovalutare, qualcuno potrebbe impugnare i risultati elettorali.