Precisazioni inutili di un antipatico bugiardo: Piero Tosi da Pescia, già rettore dell’Università di Siena

Una lettera, quella di Piero Tosi (La Nazione Siena, 26 febbraio 2012), da leggere con attenzione e tenendo a freno l’indignazione. L’ex rettore è passato dalle disattenzioni del novembre 2007 alle fandonie d’oggi. Allora ironizzai bonariamente sull’«uomo delle disattenzioni» e non tenni fede all’impegno di elencare tutte le sue malefatte. Sbagliai! Mi sembrava di sparare sulla Croce rossa! In seguito, l’uomo ha dato segni di mancanza di pudore e di senso della misura quando ha dichiarato che il disastro amministrativo era emerso due anni e mezzo dopo la conclusione del suo mandato. Tuttavia, non mi sarei mai aspettato che arrivasse a negare l’evidenza, come ha fatto con la lettera d’oggi. È necessario ritornare sull’argomento per ristabilire un minimo di verità: lo esigono il nostro martoriato Ateneo e tutti quelli che non accettano d’esser presi in giro in questo modo.

Piero Tosi. Egregio Direttore, in merito al ‘ritratto senese’ a me dedicato vorrei evidenziare le seguenti precisazioni.
1. L’articolo parla di ‘infornate’ e di ‘assunzioni in blocco’ di docenti dal 2001 al 2005. In realtà, nel 2001 fu fatto un piano per i ruoli della docenza che prevedeva i soli finanziamenti derivanti dai pensionamenti. Da allora, durante il mio rettorato, tale piano è stato seguito senza eccezioni e sono stati assunti docenti solo nei limiti del turnover. Quindi nessuna ‘infornata’.
2. Il subentro dell’Università nell’assunzione degli oneri relativi all’accordo con l’Azienda Ospedaliera Universitaria per il finanziamento di alcuni ruoli, quasi tutti riservati ai giovani, proprio secondo il dettato dell’art. 4 dell’accordo citato dall’articolista, sarebbe avvenuto solo nel caso di una sua interruzione concordata fra Azienda e Università. Ciò significa che in caso di mancato accordo da parte dell’Università gli oneri sarebbero rimasti a carico dell’A.O.U.
3. Alla fine del 2005, le spese fisse per il personale docente e tecnico-amministrativo erano, così come certificato dal Ministero dell’Università, l’83,84% del fondo di finanziamento ordinario, cioè ancora ampiamente entro il limite del 90%.
4. L’intento denigratorio del ‘ritratto’ è dimostrato anche dall’omissione di quanto è stato realizzato durante il mio rettorato per l’edilizia con un piano, portato a termine, che ha risolto gravissime situazioni e che ha consegnato all’Ateneo un grande patrimonio.
5. L’articolista non dice che le strutture edilizie realizzate e la valutazione molto positiva del Ministero, del Censis e di Campus delle attività di didattica e di ricerca hanno posto, in quegli anni, l’Ateneo ai vertici delle classifiche nazionali.
6. L’articolista fa passare la mia elezione a presidente della Crui come una sorta di regalo dei miei predecessori. In realtà, il fatto che i miei predecessori fossero rettori di Università toscane era un ostacolo alla mia elezione, non certo un viatico. Sono stato eletto, non certo per magie faraoniche, a larga maggioranza e rieletto con l’85% dei voti dei rettori.
7. Termini come ‘faraone’, ‘barone rosso’, ‘grandeur’ sono slogan che non vale la pena commentare in questa sede. Quanto allo ‘studiare’ per fare il Ministro, le previsioni e gli inviti mi venivano dall’esterno a livello nazionale: da non politico, non ho mai considerato seriamente questa o altre simili prospettive. Devo dire francamente che la stima a livello nazionale, che mi onorava e che ancora oggi continua nonostante il mio silenzioso ritiro, mi ripaga di molte amarezze. Il prolungamento di 8 mesi del mio rettorato fu deciso – preciso in mia assenza, non con me presente come afferma l’articolista – su richiesta della Crui e di numerosi professori, dopo che avevo rifiutato di chiedere la modifica di statuto che mi avrebbe potuto consentire un altro intero mandato. Peraltro, non solo il Tar ha respinto il ricorso, ma anche il Tribunale penale mi ha assolto con formula piena dopo che lo stesso Pubblico Ministero aveva chiesto l’assoluzione.
8. Non sono stato ‘un grande elettore’ di Riccaboni visto che mi sono tenuto rigorosamente in disparte. Lo si è detto da chi aveva interesse a coinvolgermi. Il motivo degli incontri che ho avuto con lui fuori dal rettorato è solo questo, giacché non c’è né c’era niente di riservato o di segreto, come l’articolista sembra offensivamente adombrare.
9. Quanto alle indagini sull’Università, dimostrerò la mia assoluta estraneità ai fatti, compresi i cosiddetti ‘appunti manoscritti’, che tali non sono,come quello prodotto dal responsabile della ragioneria – non, come erroneamente scritto nell’articolo, direttore amministrativo – e citato dall’estensore del ‘ritratto’.

Tommaso Strambi. Chiarissimo Professor Tosi, ‘infornate’ o meno, durante gli anni in cui era rettore il numero dei corsi e delle cattedre (anche a contratto) è comunque moltiplicato. Certo, nel rispetto della legge. E nessuno questo lo aveva messo in discussione. Anche alla fine del 2005 i parametri erano rispettati, ma la ‘corsa’ fu determinata proprio dal fatto che dall’anno successivo non sarebbe più stato così e proprio per la previsione della Finanziaria 2006 che fissava il paletto del 90%. Quanto ai piani edilizi da Lei realizzati ha ragione non sono stati citati, ma su queste colonne ne abbiamo parlato abbondantemente. Anche perché molto di quel patrimonio è in vendita per ripianare i debiti accumulati negli anni. Per quanto riguarda il prolungamento del mandato alla Crui, Lei conferma quanto da noi scritto, ovvero che fu sollecitato in questo dai colleghi rettori e docenti sia a livello nazionale e locale. Così come risulta dal verbale del Senato Accademico per la modifica dello Statuto citato nell’articolo. A proposito, invece, degli incontri con il professor Riccaboni, prendiamo atto che non è stato un suo ‘grande elettore’. Quindi, visto che tali incontri non avevano niente di riservato o di segreto potevano avvenire in rettorato. Non siamo noi, dunque, ad adombrare nulla, quanto quel «vediamoci al solito posto» cristallizzato nelle intecettazioni. Per quanto riguarda l’inchiesta in corso, siamo certi che dimostrerà l’estraneità, così com’è già avvenuto nel passato, come abbiamo ricordato anche nel ‘ritratto’ a Lei dedicato.

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32 Risposte

  1. Ci vuole una bella faccia tosta, e dove mettiamo le assunzioni per chiara fama effettuate in completo dispregio delle leggi e dei regolamenti? Malgrado ciò i nominati sono sempre lì e occupano cattedre ottenute irregolarmente appesantendo ulteriormente il bilancio dell’Università già abbondantemente dissestata.

  2. Invece di continuare ad occuparvi di dietrologia e sensazionalismo fine a se stesso, fuori della melassa vi indico che il nuovo statuto dell’Università di Siena è in vigore.
    http://www.unisi.it/v0/minisito.html?fld=5821
    Così, per cercare di parlare di futuro… se ci riuscite.

  3. Golene, parliamo del futuro, hai voglia?

    1 …ho sentito tempo fa nel corso di un servizio su “La 7″ dedicato alle disgrazie senesi, enumerare tra i problemi che attanagliano questo ateneo, quello di un esubero di personale docente: ma c’è qualche incongruenza nel ripetere che a Siena ci sono troppi docenti e nel contempo chiudere molti insegnamenti e corsi di laurea di base (non le famigerate “scienze del bue muschiato”) per mancanza di docenti, non credete? Dalla ventina di professori di ruolo in un unico settore, alle decine di contratti appannaggio di altri ben ammanicati profesurun: mica qualcuno penserà che per tutti, negli anni dello scialo, sia stato un tale bengodi? Bisognerebbe almeno soggiungere che i “troppi docenti” non sono stati ovunque, ma in alcuni settori, non necessariamente i settori più importanti (anzi…), come non necessariamente “inutili” sono quelli che man mano vengono cassati con un indifferente e cinico tratto di penna; ma anche qui, se il giudizio è lasciato ai diretti interessati, essi vi diranno che i docenti del vicino sono sempre “troppi” rispetto ai propri. La politica dei “tagli lineari” indotta dal mero meccanismo anagrafico delle uscite di ruolo, unita all’impossibilità di reclutare, ha messo in ginocchio proprio chi di personale non ne aveva reclutato in abbondanza, forse perché morigerato, forse perché fesso: per quanto indiretta e travestita da meccanismo aleatorio tipo tombola, una scelta – ossia quella di colpire proprio costoro – la si è dunque operata, ed è parecchio opinabile che una tale opzione risponda a criteri principalmente qualitativi. Pietà l’è morta, ma una volta compiuta una tale scelta, come persone coscienziose si dovrebbe essere conseguenti e ci si dovrebbe rendere conto che si sono creati diversi orfani, cui sarebbe doveroso offrire almeno una via di fuga, visto che altrimenti il piano di risanamento, come letterariamente lo si definisce – quasi narrassimo le vicende dell’ingegner Hans Castorp alle prese con la tubercolosi – assomiglia più che altro ad un golpe.

    2. La sicurezza di andarsene con cospicua buonuscita entro un breve lasso di tempo, ha accentuato la scelleratezza di alcuni e l’assenteismo di altri, favorendo soluzioni raffazzonate di cortissimo respiro, tese solo a posticipare di poco la catastrofe e a garantire un congedo definitivo privo di traumi a gente con le chiappe al caldo. Paradossalmente in alcuni corsi di laurea i prepensionati ri-assunti a contratto costituiscono pressoché gli unici simulacri di “professore ordinario” rimasti, immobili e silenti come i busti marmorei dei “patrioti” al Gianicolo o i manichini di un museo delle cere di Madame Tussauds: pensione cospicua, lauto contratto, magari altre collaborazioni esterne, nessuna responsabilità; da parte di molti scarsissimo impegno, a fronte di gente alle prese col salario accessorio o che nei ranghi della didattica e della ricerca riempie i vuoti lasciati da costoro, praticamente in incognito. Gente che dura fatica a mettere assieme il pranzo con la cena, una generazione di “giovani” decimata, che la pensione non l’avrà, e alla “carriera”, coloro che fortunosamente saranno sopravvissuti, assieme alla propria disciplina e ai corsi di laurea sui quali è incardinata, dovranno incominciare a pensarci …. a partire dal 2018, cioè mai. A tutti si consiglia intanto, amorevolmente, di pensare per così dire ad una “polizza”, ossia a scegliersi una rupe abbastanza alta per buttarvisi a tempo debito, anche senza riscattare la laurea. Tutto ciò non ha senso: se una parte del corpo docente è stata civilmente seppellita, pensionandola, altri mostrano ancora le loro membra scomposte ai rapaci, cadaveri rimasti a puzzare insepolti senza la pietà di nessuna Antigone: siccome non si comprende quale colpa dovrebbero espiare, chi è il giudice e quale sentenza possa emettere chi a sua volta è attenzionato e oggetto di indagine, vogliamo per decenza e per il residuo onore dell’istituzione accademica offrire loro una via di scampo, semplicemente trasferendoli altrove? Altrimenti, cosa volete farne? Contentarvi di constatare che il suicidio di un po’ di persone è tutto sommato un costo sociale accettabile, se come contropartita produce una razionalizzazione dell’offerta didattica che consenta la sopravvivenza delle mirabili “scienze del bue muschiato”? In fondo Siena è ancora università statale e la porcherrima autonomia universitaria non può precludere soluzioni che altrove sarebbero considerate addirittura ovvie.

    3. L’uscita di ruolo, naturale o anticipata di un numero considerevole di professori, avendo messo in crisi interi comparti, ha creato profughi e gruppi di sbandati i cui reggimenti si sono dissolti, come un esercito in rotta, ma curiosamente questo pare non essere un tema all’ordine del giorno: se ti viene un canchero, dal punto di vista contabile, lassù stappano lo Champagne, e non so se si possa considerare un ambiente sano, quello in cui si è costretti a difendersi dall’amministrazione la quale (costantentemente sperando che ti pigli un accidente o ti investa un tram) ti guarda solo come peso sul FFO o un nemico da abbattere, in un contesto ove pare oramai che anche la notizia di un colpo apoplettico venga accolta con gioia, essendo cagione del risparmio di uno stipendio.
    Dopo l’alea della chiusura a capocchia di corsi di laurea o cattedre senza considerazione alcuna della loro importanza, tenendo in piedi magari la fuffa per il solo fatto che che vi sono cinquanta professori di fuffologia, reclutati dal potentissimo capo dei fuffologi per non fare un cazzo, è accaduto che tra coloro che andranno in pensione, non domani, ma fra quindici o vent’anni, vi siano oramai sparuti gruppi (cinque di qua, dieci di là) che non hanno o a breve non avranno più un insegnamento, un corso di laurea di riferimento, dunque alcuna possibilità di operare nella ricerca, come nella didattica, e non credo che si possa, con la rozzezza che caratterizza oramai il “dibattito culturale”, ripetere la cretinata che si ode sulla bocca di grevi personaggi: “icché vòi che sia? Si metteranno a fare qualche altra cosa, che tanto è uguale”.
    Essendo la sicumera un sottoprodotto dell’ignoranza, non mi sorprende, come ho già scritto, la smagliante e serena grettitudine con cui in questa fase molti parlano senza discernimento di cose che non sanno, ordiscono strane trame leggiadramente sorvolando sulla struttura delle scienze contemporanee e la difficoltà delle singole specializzazioni ad essere irreggimentate dentro lo schema degli “accorpamenti” cinobalanici e della didattica “just in time”, strano mascheramento di una ottusa e grigia burocrazia sovietica bulgakoviana, da toyotismo “de noartri”, che continua a spacciare il declassamento e la caduta di livello degli studi universitari per “efficienza”. “La burocrazia – diceva Balzac – è un gigantesco meccanismo mosso da pigmei”.

    4. Adesso tutti sono alle prese col VQR e da anni si parla assai ipocritamente di come meglio cucinare “i giovani” (latu sensu), senza che peraltro nessuno si sia incaricato in questa fase di andare a vedere, non solo cosa fanno “i vecchi” (circa l’UGov queste mie povere orecchie hanno udito diversi di costoro commentare beatamente: “io me ne strafotto!”), ma anche individualmente chi sono, come operano e in che condizioni attualmente lavorano questi “giovani”: ebbene, siccome il pesce puzza dalla testa, sarebbe utile riflettere sul fatto che la credibilità dei progetti di ricerca, la possibilità di approdare a pubblicazione su rivista internazionale peer revìew etc., non vengono da sé e non sono appannaggio dell’ultimo sfigato imbelle assegnista di ricerca che si ritrovi a lavorare nel deserto, bensì presuppongono l’organizzazione della ricerca, dunque che chi quadagna il quintuplo di lui faccia quello che sarebbe incaricato di fare: ciò è chiaramente incompatibile col livello di latitanza, o di omertosa complicità nella latitanza che caratterizzano una parte (dico una parte, benché significativa) del corpo docente di questo ateneo, ove troppi personaggi catafottutivisi a svolgere un mestiere “che non era il loro” (vo’ mi capite) hanno sicuramente candidato Siena a capitale europea della dabbenaggine.

    …. insomma Golene, non so per te, ma per me queste sono “cose serie”: e per te?

  4. Rispondo puntualmente, e più sinteticamente….

    1) Rabbi scrive: «ma c’è qualche incongruenza nel ripetere che a Siena ci sono troppi docenti e nel contempo chiudere molti insegnamenti e corsi di laurea di base (non le famigerate “scienze del bue muschiato”) per mancanza di docenti, non credete?»

    No, non c’è incongruenza se, come evidenziato da voi e da tutti noi, la distribuzione dei docenti nelle varie aree è squilibrata. Questo porta a chiudere i corsi laddove c’è uno squilibrio negativo. Ma in media il corpo docente può essere sovradimensionato (rispetto, ad es., al numero di studenti) o sottodimensionato (rispetto per es. al numero medio di docenti per abitante, confrontato con la media europea). Sono quindi d’accordo sulla critica ai tagli lineari. Ma appunto, solo una critica. In prospettiva? Siena può fare una “spending review” per programmare il futuro? Riempire i settori mancanti rispetto quelli in esubero? Con che criteri? Ne discutiamo?

    2) Se n’è già discusso a iosa. I soliti argomenti. Anche giusti, ma niente di propositivo.

    3) Come sopra. Si vuole guardare, alla luce anche del nuovo statuto, e quindi della nuova ripartizione in dipartimenti, come riorganizzare l’offerta didattica? Definire cosa è necessario? Proporre, insomma. A criticare siamo tutti buoni.

    4) Valutazione. In qualche modo dovrà pur essere fatta? Magari i criteri VQR, con sovrabbondanza di criteri bibliometrici sarà squilibrata. Ma magari meglio del CIVR passato (con valutazione dei soli prodotti di punta)? Insomma, qualunque criterio ci possiamo inventare, sarà oggetto di critica. Vediamo invece, visto che oramai c’è, di fare in modo di usare le regole per avere una buona valutazione? Se ci sono problemi ad avere questi prodotti di ricerca, discutiamo di questo e come risolverli. L’assegnista non è in grado di pubblicare? In quale settore? Chi è il suo referente? Come sono usati i fondi su cui è pagato? Evidenziamo i problemi per risolverli. C’è una quota sensibile di latitanza e omertà? Evidenziamola, misuriamola; chiediamo che venga censito l’effettivo carico didattico. Lo stanno facendo a Genova, dove il rettore ha consigliato ad alcuni:
    http://genova.repubblica.it/cronaca/2012/02/26/news/prof_assenteisti_in_ateneo_il_rettore_adesso_basta-30523597/
    Conclusione: non ho mai detto che i problemi di cui si discute, e le critiche che si fanno non siano cose “serie”. Lo sono. Ma non ci si può fermare a queste. Si deve guardare al problema per risolverlo, non per far casino e basta.

  5. @ Giovanni Golene: «Invece di continuare ad occuparvi di dietrologia e sensazionalismo fine a se stesso, fuori della melassa vi indico che il nuovo statuto dell’Università di Siena è in vigore.»

    Senza polemica! Ma lo hai letto, lo Statuto? Se sì, ti pare che le norme (regole, leggi o come le vogliamo chiamare) in esso contenute siano rispettate alla lettera (o anche solo in superficie) dall’attuale amministrazione? E se non sono rispettate, ti pare che su questa mancanza di rispetto delle più elementari norme della civile e sociale convivenza, nell’ambito della nostra comunità accademica, si possa fondare un ordinamento nuovo e diverso da quello del passato? E se ciò (ossia la fondazione di un nuovo ordinamento, basato sul rispetto delle regole più elementari della convivenza civile e sociale) non è possibile, non ti pare che il richiamo al passato sia, più che semplice dietrologia, un appello concreto, accorato e indispensabile per far sì che le cose cambino veramente e definitivamente, soprattutto da parte di chi vede che nulla è veramente cambiato, rispetto a quella amministrazione che ci ha lasciato la pesante eredità del “buco”?
    La storia è maestra di vita e da più parti sentiamo che il richiamo alla storia è il fondamento stesso di una società che chiede a gran voce di non ripetere gli errori del passato.
    Ovviamente, sei padrone di pensarla come ti pare, ma in linea di principio, non credo tu abbia argomenti sufficienti per sostenere che “guardando al futuro” possiamo risanare questo ateneo, soprattutto perché il “passato” (tanto per giocare un po’ con i tempi) è ancora pesantemente “presente”!!! … Solo gli struzzi non lo vedono e sinceramente, tra il dietrologo e lo struzzo io preferisco di gran lunga il dietrologo!!!

    @ Giovanni Golene: «Conclusione: non ho mai detto che i problemi di cui si discute, e le critiche che si fanno non siano cose “serie”. Lo sono. Ma non ci si puo’ fermare a queste. Si deve guardare al problema per risolverlo, non per far casino e basta.»

    …io non credo che chi scrive in questo blog voglia solo “fare casino”. Chi vuole questo va in piazza a manifestare, sciopera o, nei casi più estremi, si reca in massa “a Palazzo” per rovesciare governanti corrotti e prepotenti. In questo blog, invece, io ho sempre sentito, fatta la tara di qualche trascurabile intemperanza o inevitabile personalismo, interventi corretti, ponderati, argomentati e documentati che fotografano una situazione reale di non cambiamento rispetto agli anni in cui si è prodotto (o meglio è stato prodotto) il “buco”.
    Dunque, la mia proposta, al contrario della tua, prevede che atto preliminare a qualsiasi cambiamento, sia la presa di coscienza che, almeno al momento, nulla è veramente cambiato rispetto a quel passato dal quale abbiamo ereditato tutte le nostre disgrazie. Preso atto di questo, tutti dobbiamo, a mio modesto parere, adoperarci affinché, prima di mettere in opera approcci “tecnici” alla riforma del nostro ateneo:
    1. Vengano assicurati alla Giustizia e adeguatamente puniti tutti coloro che in passato e nel presente hanno agito nell’interesse e per fini propri, a scapito di quelli della comunità accademica;
    2. I medesimi soggetti vengano opportunamente allontanati dalla comunità accademica e messi nelle condizioni di non nuocere ulteriormente ai suoi interessi;
    3. vengano ristabilite morale e legalità, all’interno della comunità accademica e, secondo quanto sancito dallo stesso Statuto di cui tu fai menzione, vengano rispettate la dignità e la professionalità del lavoratore, incentivato il merito e disioncentivato il sistema clenteleare e nepotistico
    …dopo, e solo dopo, si potrà cominciare a guardare con serenità al futuro!!! …prima di allora solo la storia e la storiografia possono indicarci la vera strada del risanamento!

  6. Golene (degno erede di Cal), grande dissimulatore e campione di slaloom, guarda che per dire “me ne frego” bastano tre parole.

    • Me ne frego?

    • Ah, altra cosa.
      Non mi sono mai permesso di dare appellativi, tantomeno di offendere, né te né alcun altro in questo blog. Pretendo lo stesso trattamento.
      Mi dispiace Rabbi; sei spesso portatore di opinioni e analisi che ritengo importanti, anche se posso non condividerle.
      E l’atteggiamento tuo e di molti altri in questo blog verso chi cerca di non fare semplice disfattismo è il vero freno, la “melassa” di cui parlavo, che impedisce a questo blog di essere una fonte di rinnovamento, di idee nuove e di miglioramento.

  7. Ma che dite!!! Ma è proprio il Magnifico che indica la strada del risanamento. Leggete l’intervista alla Nazione di sabato commentata da quei burloni degli Illuminati: http://shamael.noblogs.org/?p=4286

  8. Leggo da: http://shamael.noblogs.org/?p=4286
    «Valdesi: nella grande partita del DIPINT l’Università non sembra essere protagonista
    Riccaboni: Questa è una sua interpretazione. L’Ateneo ha giocato un ruolo determinante…»

    Per rendere l’idea dei “rapporti” tra Ateneo e AOUS (nelle persone, rispettivamente del Prof. Angelo Riccaboni e del Dr. Paolo Morello Marchese), ecco una questione che mi riguarda da vicino.
    L’AOUS vanta, anche grazie al contributo del sottoscritto, che tra il 1992 e il 2000 ha rilanciato la ricerca e il nome del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche, un primato nazionale nella diagnosi e nella cura del retinoblastoma, tumore intraoculare (retinico) che colpisce prevalentemente i bambini.
    Nel 2010, Paolo Morello Marchese decide (nonostante io sia uno dei massimi esperti internazionali di retinoblastoma) di revocarmi la convenzione ossia, in soldoni, di licenziarmi, senza preavviso, con decreto retroattivo e senza darmi possibilità di replica, lasciandomi con lo stipendio dimezzato e dichiarando, nero su bianco, che «l’AOUS non ha una sistemazione da offrirmi»(!). Da due anni con lo stipendio dimezzato, nonostante il mio apporto sia fondamentale per la ricerca, nello specifico settore del retinoblastoma, parlo con il direttore amministrativo che esprime disappunto per questa vicenda, si impegna a parlarne con il Morello, ma non ottiene alcun risultato nonostante affermi che decisioni unilaterali, come quella presa, appunto, da Morello, non sono gradite all’Ateneo (!).
    Mi rivolgo allora alla nostra massima autorità affinché porti di nuovo all’attenzione del Morello il problema; ottengo la disponibilità del rettore a parlarne all’interessato (in realtà non proprio “interessato”) ed ecco la risposta che mi è stata data: «Caro Mastrangelo oggi ho avuto un incontro con il dott. Morello nel corso del quale ho “perorato” le questioni che la riguardano. Il dott. Morello ha ribadito che non intende modificare le decisioni da lui assunte in precedenza.
    Purtroppo non posso fare molto di più…»
    (!)
    L’autore del blog che ho citato, riferendosi al presunto “ruolo determinante dell’Ateneo” nei rapporti con Morello, così commenta «sì, di zerbino, in ordine, della Regione, dell’AOUS e, in definitiva, di Paolo Morello Marchese» … a me pare che il commentatore abbia proprio ragione; a voi?

  9. Golene, io non credo di aver scritto insulti verso chicchessia, a meno che tu non abbia la coda di paglia: quando sorvoli con molta nonchalance su problemi che io ritengo drammatici, sei tu, ad essere offensivo; cerca solo di renderti conto che stai parlando di persone, non di quarti di bue. A proposito, ho letto la succitata intervista e chioso:

    «Abbiamo posto al centro dell’attività i dipartimenti, sviluppandoli in coerenza con lo spirito della legge.» Magnifico

    …a dire il vero di coerente c’è ben poco, in simili grandi ammucchiate. Diciamocelo almeno, attendendo che esplodano.

    «Qualche cifra lo rende comprensibile. C’erano fino ad ora 38 dipartimenti e 9 facoltà. Vale a dire 47 punti amministrativi: non sono pochi. Adesso ne abbiamo 17, uno ogni dipartimento. Ciò facilita la comunicazione, la possibilità di individuare linee comuni.» Magnifico

    …ma linee comuni “de che”?

    «Non solo, in ciascuno sono riunite sia le funzioni didattiche che di ricerca per cui si ha una maggiore responsabilizzazione che spinge a porsi in maniera propositiva verso l’esterno.» Magnifico

    …Corsi di laurea accorpati, dipartimenti accorpati: vuol dire che vi saranno corsi di laurea in cui insegnano docenti afferenti ai più svariati dipartimenti, e che questi saranno erogatori di forza lavoro per molti corsi di laurea: insomma, un casino bestiale. Forse non sarebbe neanche un male, in un sistema più pragmatico e meno dominato dalla burocrazia come l’attuale, che impedisce di fatto di sfruttare le “sinergie”, come credo che chiunque abbia dovuto sporcarsi le mani con le recenti e meno recenti riforme degli ordinamenti si sia reso conto.

    «dovremo saper ben comunicare agli studenti che a Siena non c’è più Economia ma restano i corsi di studio. E così per tutte le altre ex facoltà.» Magnifico

    …magari sarebbe interessante spiegare agli studenti perché in altri casi non ci sono più né gli uni, negli altri (erano “scienze del bue muschiato”? Elenchiamole), mentre in altri ancora addirittura si sono raddoppiati. O perché vi sono dei corsi così rabberciati, che alla fine non si sa nemmeno in cosa ci si laurea; sicché come evidenziò questo stesso blog, circolano strane teorie nate in questo melting pot culturale, che vogliono i Longobardi presenti nel senese sino all’età del cartesianesimo, protagonisti in prima linea della rivoluzione scientifica. Scusandomi se cito me stesso, per questo rimando al tema del punto 3 del precedente messaggio.

    «i rettori delle tre Università toscane hanno collaborato alla messa a punto di questo nuovo modello che consentirà di migliorare il supporto alla ricerca e alla didattica.» Magnifico

    …l’unica cosa sensata che potrebbero fare i tre rettori, coadiuvati dal ministro, è un piano di ristrutturazione dei tre atenei che stabilisse quali cose debbano restare qui e quali altrove: visto che Siena ha sostanzialmente deciso che nel futuro non c’è posto per le “scienze avanzate”, tertium non datur, senza furbate e prese per i montalbaniani cabasisi: spostassero docenti e studenti laddove magari hanno intenzione di potenziarle, come fanno in altri paesi più civilizzati in questi casi: sarà possibile che tre università statali che insistono nel medesimo territorio non siano capaci di mettersi d’accordo in tal senso? Ma il ministro che ci sta a fare? Se ci pensate è grottesco. Non è un’ossessione, ma non capisco veramente (forse perché come dice Golene non ho meditato a sufficienza sullo statuto), cosa intendano fare del personale che ci insegna, una volta smantellate le strutture: alla spicciolata, quando si aprono delle finestre qualcuno che ci riesce, se ne va; altri sono stati mandati in pensione; in prospettiva qualcuno morirà, altri andranno al manicomio, oppure si daranno alla macchia: un costo politicamente accettabile? A me tutto questo (lo ripeto) sembra un golpe soft con qualche “danno collaterale” (but not in my backyard) e qualche porcheria atta a conservare la stabilità politica: del resto c’è chi afferma che tutto sommato anche il golpe cileno fu una misura salutare, in quanto pose un freno all’inflazione.

    • Scrivere “Golene (degno erede di Cal), grande dissimulatore e campione di slaloom,” per te cos’è? Un complimento?
      Puoi dire che quanto affermo dissimula le questioni che tu poni (e potrei ribattere); ma darmi del dissimulatore è molto vicino ad una diffamazione. Che per inciso, è il termine legale di offesa.

      E come ti ho detto non sorvolo affatto gli argomenti drammatici richiamati (basta leggere la chiosa del mio intervento). Ma non ci si può fermare a questi e non andare oltre. Ed è invece quello che si fa qui. E me ne dispiaccio, perché invece si potrebbe fare di più.

      Mi pare di essere stato chiaro. Se non lo sono per te, mi dispiace. Cercherò di ripeterlo quando necessario. Alla fine ci capiremo. Forse.

  10. A proposito di “coerenze” e “linee comuni”, il Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive ne è proprio un bell’esempio…

  11. Sull’ultima questione, dell’accordo tra i tre atenei, ritengo potrà essere una direzione in cui si andrà: i tre atenei stabiliranno degli interessi prevalenti, o individueranno delle eccellenze, per favorire quelle (con relativo corpo docente) e portare a morire le altre, che invece saranno sviluppate negli altri atenei regionali. Con conseguente spostamento dei docenti.
    Forse questa potrebbe essere una soluzione più razionale al problema degli squilibri, che come a Siena immagino esistano anche a Firenze e Pisa. Che richiede naturalmente una forte resistenza agli interessi particolari (not in my backyard, appunto).

  12. Sarei curioso di sapere come, ad esempio, Pisa, che non ha affatto “squilibri”, e due università di eccellenza (Sant’Anna e Normale), dovrebbe accollarsi quelli prodotti dalle malefatte altrui. Caso mai potrà assorbire qualche testa pensante dei corsi distrutti dai geniali accorpamenti senesi lasciando a Siena la gloria dei ventidue professori di storia delle patate fritte e della resistenza ohmmica, riducendo la suddetta università ad un vero e proprio cesso.

    • Gia’ pensarla come un accollarsi le malefatte altrui fa intendere un atteggiamento che non si dovrebbe avere, di tipo “sindacale”, ben diversa da quella che dovrebbe essere; ovvero le tre universita’ devono guardare alle loro esigenze di copertura didattica e verificare come gli eventuali ‘esuberi’ di un ateneo possano colmare gli squilibri degli altri. Se Pisa non ha squilibri, meglio per lei; non richiedera’ nessun aiuto agli altri atenei.

  13. @ Giovanni Golene: «Evidenziamo i problemi per risolverli.»

    Sempre senza polemica, ma hai letto, che tipo di trattamento mi hanno riservato Ateneo e AOUS?
    L’atteggiamento positivo è senz’altro quello giusto, ma se poi fai finta di non vedere o non leggi, a cosa serve “evidenziare” i problemi?
    Ora scrivo in grassetto, così magari si “evidenzia” meglio il mio problema (poi, però, non diciamo che si tratta di questioni personali!)… io dico che il buon giorno si vede dal mattino e che se in una qualsiasi comunità si consuma anche un solo atto di discriminazione, tutta la comunità è discriminata, nei fatti o come pura e semplice potenzialità.
    Ecco il mio problema:
    MEDICO, LAUREATO (110 E LODE) NEL 1979 (VADO PER I 33 ANNI DI LAUREA IN MEDICINA), QUATTRO SPECIALIZZAZIONI (EMATOLOGIA, ONCOLOGIA, FARMACOLOGIA CLINICA, OFTALMOLOGIA + DIPLOMA DI OMEOPATA), OLTRE 100 PUBBLICAZIONI SU RIVISTE INTERNAZIONALI, LIBRI E CAPITOLI DI LIBRI, ESPERTO INTERNAZIONALE DI RETINOBLASTOMA (EPIDEMIOLOGIA, GENETICA, BIOLOGIA MOLECOLARE)
    Inquadramento presente: TECNICO (LAUREATO/TECNICO ERA LA DIZIONE FINO A QUALCHE TEMPO FA) DI LIVELLO D3 DAL 2003, RETRIBUZIONE MENSILE NETTA EURO 1200 MENSILI.
    TI SEMBRA TUTTO NORMALE?
    AGGIUNGO: IL DIRETTORE DELL’AOUS CHE, AL SUO INTERNO HA UN CENTRO NAZIONALE DI RIFERIMENTO PER LA DIAGNOSI E LA CURA DEL RETINOBLASTOMA, NEL 2010 MI REVOCA LA CONVENZIONE (PER MOTIVI CHE CONOSCE SOLO LUI) E AFFERMA CHE “NON HA UNA COLLOCAZIONE DA DARMI”.
    A te sembra tutto regolare o c’è qualcosa che non funziona nell’amministrazione di questo Ateneo e di questa AOUS. Guarda che lo Statuto non parla soltanto della ristrutturazione dei dipartimenti e che il mio inquadramento attuale deroga in molti punti da quanto è chiaramente stabilito nello stesso (Statuto con la “S” maiuscola)… allora se guardiamo solo a quello che ci interessa, siamo alle solite, no?
    Spero di aver “evidenziato” bene il problema e che tu abbia una soluzione costruttiva da proporre (quindi non puoi proporre né il suicidio, né la fuga!).
    Cordialmente
    Domenico Mastrangelo

  14. Golene, qualche osservazione: 1) il tuo atteggiamento vittimista non ha ragion d’essere, soprattutto nei confronti di Rabbi (che non ha offeso nessuno). Inoltre entrare in un blog e pretendere qualcosa è onestamente del tutto fuori luogo. È un luogo di discussione aperto, quindi le pretese non hanno cittadinanza. 2) Parlare di diffamazione e buttarla sul giuridico è ridicolo. Passo a farti notare che tutti quelli che hanno minacciato querele per diffamazione a questo blog ci si sono rotti le corna, alcuni ora sono sotto processo, altri sono già stati giudicati per qualcosa e attendono di essere giudicati per altro ancora. 3) Parlare di accollarsi le malefatte altrui è, al contrario di quanto affermi tu, particolarmente appropriato visto che tali malefatte sono sotto gli occhi di tutti e hanno già prodotto qualcosa come 28 notifiche di chiusura delle indagini ex art. 415 bis c.p.p. Se non sono malefatte queste dicci cosa sono le malefatte. E che si prescriva tutto, ahité, non è possibile. Almeno quella faccenduola delle elezioni non si prescrive se non nel 2020. 4) Il discorso di Rabbi e Outis, per non parlare di quello di Domenico, è quanto di più sensato al mondo. Il fatto che tu parli di queste persone come di quarti di bue dà ragione ancora una volta a Rabbi che ti assimila a Cal (che stranamente è sparito dalla circolazione; sarà colpa della Fornero che gli ha buttato in vacca il sogno di prepensionare qualche centinaio di ordinari). 5) I rapporti dell’Ateneo con l’AOUS sono improntati al massimo zerbinaggio al solo fine di ricavare l’elemosina di qualche soldo dagli 8 milioni messi a disposizione (dell’Azienda ospedaliera) dalla Regione. 6) Qui non si fa dietrologia e melassa, semplicemente si constatano dei fatti. Qualche esempio? Presto detto: il Riccaboni è un rettore A-B-U-S-I-V-O e perciò non è legittimato a guidare l’ateneo. Oltre al fatto di essere abusivo (e come lui la Fabbro la cui selezione è stata una F-A-R-S-A) per giunta è pienamente corresponsabile del disastro che l’Ateneo sta vivendo ormai da quattro anni. Corresponsabile in quanto non è uno che è arrivato dal nulla, ma ha partecipato convintamente e con ruoli chiave alla gestione Tosi e Focardi (in successione come Presidente del Nucleo di Valutazione, del Cresco, come Prorettore ad Arezzo e, infine, come Preside di Economia e quindi come membro del Senato accademico). In 16 mesi non ha combinato assolutamente nulla, salvo che tramestare (tenendo debitamente all’oscuro di ciò l’intera comunità accademica), a volte anche con personaggi equivoci e comunque non certo interessati al bene dell’Ateneo, semmai a quello delle proprie tasche. Spaccia adempimenti di legge (legge schifosa tra l’altro) come trionfi spettacolari al solo scopo di farsi bello di fronte a quelle medesime cricche ministeriali che l’hanno schiaffato lì nonostante l’evidenza (a questo punto messa nero su bianco dalla Procura della Repubblica) di elezioni irregolari. E se l’ateneo in questo blog viene dato per spacciato certamente non è per fare melassa o pessimismo cosmico, ma perché il colpo di grazia gli viene dato dalla dissennata gestione che viene senza dubbio da lontano, ma la cui responsabilità passa ora per questi due personaggi (Riccaboni e Fabbro). L’hanno voluta la bicicletta? E ora pedalino!
    Per concludere il tuo tono a volte sprezzante e a volte minaccioso è parecchio fuori luogo. Inoltre le tue proposte, le tue idee nuove per il futuro e le tue soluzioni non le abbiamo ancora sentite. Quindi fly down e – come dice Crepet – parliamone, ma con altri toni. Grazie

  15. @ Golene
    Ma di quali esigenze didattiche vai parlando? Chi vuoi che si li prenda gli esperti in tetti d’oro, gli studiosi dell’impatto sociale delle caldarroste nell’epoca degli Antonini e simile frattaglia? Quelli a Siena stanno e a Siena rimarranno.

  16. @ Giovanni Golene
    …i miei sonni non saranno turbati dal pensiero, ma se non rispondi, almeno alla mia ultima domanda, qualcuno potrà pensare che, in fondo, di argomenti non ne avevi tanti… o (e questo potrebbe essere anche peggio) che, alla fine della storia, anche tu sei completamente d’accordo con me e con tutti gli altri “disfattisti” che pensano che “cambiare la musica senza cambiare i suonatori”, equivale a non cambiare nulla! …(questo si applica, ovviamente, anche al contrario, per cui è sempre saggio, quando si vuole veramente cambiare, scegliere sì un nuovo “repertorio”, ma anche mandare a casa i vecchi “orchestrali”!!!)

    • Sono il primo a voler mandare a casa i vecchi orchestrali…
      Sulla tua domanda, che dire. Il tuo è un caso emblematico. Lo conosciamo. Ma è un caso, per quanto aberrante.
      Il problema è di sistema. E io parlo di quello.
      Non parlo del mio caso, né di quelli specifici di altri.

  17. @ Massimo del disgusto

    Che dirti…
    Non mi pare di aver mai usato toni così sprezzati, sicuramente non nel confronto con quanto viene comunemente riversato sul blog.

    Per quanto la mia presunta volontà di cambiare questo blog: sì, mi piacerebbe che questo strumento fosse usato anche per costruire e non solo per distruggere. Ripeto, non intendo modificarlo, ma la ritengo un’opportunità persa.

    È peraltro emblematico come quando qualcuno dice qualcosa che non segue il mainstream, in questo caso del blog, viene sistematicamente attaccato da tutti.

    Non ho nessun vantaggio a dire quanto dico, se non la speranza di costruire qualcosa dalla dialettica e dalla discussione che mi piacerebbe avere anche in questo blog.

    Il blog lo facciamo noi. Se volete mantenervi sulla vostra costante critica, doverosa e necessaria, ma senza una visione di quanto noi possiamo fare per la nostra università…
    che dirti…

  18. …ora, non è che a Siena ci sono solo esperti di Longobardi cartesiani del XVII secolo; anzi, codesti sono proprio coloro che hanno il culo al caldo e la questione non li concerne: io ho fatto riferimento a un dibattito ben preciso, ossia quello che vuole le “scienze… avanzate” essere inutili in terra di Siena, e non mi risulta che in quest’ambito vi siano i personaggi particolarmente indesiderabili cui fate riferimento. Dunque non capisco la perplessità: soprattutto non capisco perché questo debba costituire un problema insormontabile proprio in Italia, mentre misure di mobilità fra atenei “viciniori” e di razionalizzazione dell’offerta nel territorio, fuori da questo paese di mafiosi sono la norma: altrimenti ditemi voi cosa cacchio pensate di fare! E se si considera che le persone potenzialmente interessate non sono “i baroni”, ma eventualmente associati o ricercatori, non credo che uno qui e l’altro là, turbino e mettano in crisi chissà quale “equilibrio” politico. Del resto, io non vedo alternative, né mi pare di averle udite: sono state chiamate a Siena persone competenti per insegnare materie serie; poi si è deciso di puntare tutto sulle cazzate e queste persone attendono di sapere che sorte avranno. E vi garantisco che gli fumano abbastanza i cabasisi. Siamo in una situazione di stallo: speravo nel ministro, ma considerato che ha un orizzonte di vita di un anno, dopo di che tornerà a fare il professore, non credo che voglia esporsi troppo agli occhi dei suoi simili.

  19. Rabbi mi sa che c’è un misunderstanding. Outis diceva esattamente quello che dicevi tu, tanto che afferma che se c’è una possibilità è proprio per quelli che fanno cose serie e non minchiate. Quindi se io fossi, per fare un esempio, un logico matematico conserverei qualche speranza di una destinazione alla Normale o all’Università di Pisa. Se invece mi interessassi di vampiri nell’antichità o di caldarrostai dell’epoca degli Antonini o di barbari che rubano tetti d’oro mai esistiti non solo non avrei nessuna speranza, se non altro perché di bischeri che si occupano di queste sciocchezze anche negli altri atenei avranno i propri, ma giungo a dire che non la vorrei questa speranza. Ma scherziamo? Avendo trovato il sistema di campare alle spalle del pubblico, limitandomi a sparare cazzate e buttare tempo e quattrini in attività insignificanti se non addirittura cretine, avendo in altre parole trovato l’ateneo del bengodi, cosa mi dovrebbe spingere ad andare in un altro ateneo a rischio, ohibò, di dover addirittura lavorare? Via su! Siamo seri. Potremmo usarlo come caso di scuola di tafazzismo acuto.

  20. Massimo, di certo non intendevo criticare Outis, col quale mi sento perfettamente in sintonia e mi scuso se ho dato l’impressione opposta. Quello che volevo sottolineare è un paradosso. Sin dal tempo di Mussi si è scelto di potare in modo “lineare”, dare lo scapaccione senza – per così dire – mostrare la mano: appellandosi cioè all’oggettività dei “requisiti minimi di docenza”, il che ha trasformato la cosiddetta razionalizzazione nella cosa più irrazionale che si possa immaginare, un meccanismo aleatorio tipo roulette russa, e vorrei proprio vedere se in tal modo si sono abolite più cose inutili o più cose utili; ebbene, una volta potato un corso di laurea o un dipartimento perché ti mancano X docenti (e bada caso non ti mancano nelle “scienze del bue muschiato”), ti si pone il problema di cosa fare con quei bipedi implumi che restano: la politica di ammucchiarli in fastella sempre più disomogenee mostra la corda, e comunque sentire emeriti signor nessuno che ne proclamano sic et simpliciter l’inutilità, è cosa che fa venire il vomito. Il corpo docente italiano in genere è il più anziano tra i paesi OCSE; ho letto tempo addietro (mi pare un libro di Syls Labini jr.) che gli ordinari di settori imprescindibili come la fisica hanno mediamente l’età di Matusalemme; a Siena in particolare da anni e per anni assisteremo solo ad uscite di ruolo senza sostituzione e della generazione congelata nel freezer, allo scadere del fatidico 2018 verrà scongelato solamente qualche raro ghiozzo, scorfano o triglia, con criteri del tutto imperscrutabili come la grazia divina per i calvinisti; dunque il problema sul quale sto cercando di richiamare l’attenzione è destinato ad aggravarsi. Per affrontarlo, ad oggi si è scelto innanzitutto (non sia mai) di non toccare gli interessi costituiti, lasciando dunque in piedi robe oscene tipo doppioni e scienze del gatto a prescindere da ogni “criterio” (Dio lo vuole!); indi di buttare la gente a fare (male, inevitabilmente) un mestiere che non è il loro in contesti impropri, accorpando, mescolando, diluendo, ricicciando, ribattenzando, ecc. ma in nome della porcherrima autonomia universitaria, pare che a nessuno sia venuto in mente di riprogrammare le sedi di tre università statali ad un tiro di schioppo l’una dall’altra. Pare che nel sistema italiano (sostanzialmente feudale e mafioso) tale ovvietà risulti inconcepibile. Cui prodest? Questo modo di ragionare non ha futuro e non porterà Siena fuori dalla crisi.

  21. O questa sarà poco bellina? Dunque mentre nell’ateneo senese, in mezzo alle macerie, c’è gente che si fa il mazzo studiando ed insegnando cose “assurde” tipo i teoremi di Goedel o le teorie del caos, altri – dissestatori e apologeti dei dissestatori – si trastullano con delle emerite minchiate (chiamiamole con il loro nome), in ambienti confortevoli come la villetta del Glicine che costa – sempre rigorosamente all’ateneo – 46.500 euro l’anno di affitto e – non paghi di tutto questo – le esportano in Paesi che hanno già i loro bei problemi. Il tutto in mezzo alle slinguate di una certa stampa immaginiamo imbeccata dai prodi “comunicatori” di ateneo (sempre rigorosamente pagati coi soldi pubblici). Un divertimento amaro che potete prendervi leggendo qui http://shamael.noblogs.org/?p=4325 e qui http://shamael.noblogs.org/?p=4336.
    Col massimo del disgusto, davvero …

    • Minchiate… parole sante!

      Qualcuno più erudito di me può spiegarmi come si guadagna da vivere un semiologo prestato alla storia?

  22. Voci di corridoio dicono che anche l’affitto della villetta del Glicine sia in dismissione. Pare proprio (il forse è sempre d’obbligo in questi casi) che ‘il trastullo con le emerite minchiate’, come dice Massimo del Disgusto, dovranno andare a farlo da qualche altra parte, magari in ambienti meno confortevoli…

  23. @ Robin Hood

    Non sono affatto voci di corridoio. Nell’ultima riunione con i Direttori di Dipartimento, il Direttore amministrativo, Dott.ssa Ines Fabbro, ha dichiarato che, per far fronte alle spese della ristrutturazione della Biblioteca di Via Fieravecchia, l’Università potrà contare su 50.000 € di risparmio conseguenti alla dismissione dell’affitto della villetta del Glicine.

    • Ringrazio il Prof. Grasso per la precisazione ed auguro al gruppo di Antropologia del Mondo antico di poter svolgere il loro ”importantissimo lavoro di ricerca indispensabile per tutto il mondo accademico” nei ”nuovi” locali di via Fieravecchia. (Attenzione, il messaggio contiene ironia…)

  24. [...] commento di Rabbi (1 marzo 2012) sull’attuale condizione dell’Università di Siena, dove si vive alla giornata e [...]

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