Docenti universitari e flessibilità: mito da sfatare

Altan_precari2000Aldo Ferrara. A ben vedere, il problema suscitato nella lettera aperta al Rettore Focardi ha colto nel segno. Siamo troppi e stiamo portando il sistema al collasso. Ma allora diamo un’occhiata in giro alla dislocazione dei docenti di Medicina e Chirurgia, non a Siena, a Torino, a Milano ma in Italia nel loro complesso. Questi docenti costituiscono un problema per due ordini di motivi: a) dopo la Legge Bindi-Zecchino, che rendeva attuativo sul piano giuridico l’aspetto assistenziale, fino a quel momento regolato solo sul piano retributivo dalla Legge De Maria, i docenti sono necessari per la continuità assistenziale laddove esista una convezione con l’Azienda Ospedaliera e laddove ci si trova in presenza di Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). b) il problema tuttavia esiste per la incapacità , spesso relazionata alla Facoltà di appartenenza, di conciliare assistenza ed insegnamento clinico, da commisurare poi all’altro elemento della nostra attività, la ricerca. Chi scrive è inquadrato nella disciplina MED/10 malattie dell’apparato respiratorio. Ebbene in questo momento sono scoperti i ruoli di almeno 7 sedi universitarie: Aquila, Cagliari, Chieti, Trieste, Udine, Varese-Insubria, Verona. Ebbene in ossequio al principio della flessibilità, in ossequio alla didattica ed alla ricerca che dovrebbero essere alla base della vita professionale ed universitaria, perché non si apre un mercato della flessibilità del lavoro anche per i docenti? Chi ha mai detto che devono essere inamovibili? Io sono pronto a trascorrere gli ultimi dieci anni e più di carriera dove lo Stato, dove il Ministro, dove il mio Rettore intendono mandarmi per riequilibrare i ruoli ed i momenti didattici, non foss’altro per una nuova osmosi scientifica. Sono disponibile!