«Libertà va cercando, ch’è sì cara….». Seneca docet

Cittoggi_1Aldo Ferrara. Ci batteremo sempre perché il nostro avversario possa liberamente esprimersi ed avere ogni strumento di lotta verbale e politica. È una massima che risale a Voltaire, ripresa da Sandro Pertini e che ispira il comportamento etico-politico di ogni democratico sin dal 14 luglio 1789. Invece cosa succede? In una città roccaforte della sinistra, “zoccolo duro” come fu definita da Achille Occhetto nelle elezioni del 1983, Siena per intenderci, madre dei poteri forti, fortissimi e sede del Monte dei Paschi, anziché liberalizzare l’iniziativa editoriale, un giornale locale chiude. Certo, un giornale fortemente arroccato su posizioni conservatrici e dichiaratamente anti-sinistra. Anche se c’è da chiedersi cosa sia conservazione e cosa innovazione in politica al giorno d’oggi. Un giornale, un tempo scandalistico, da stigmatizzare certo, ma che era cambiato negli ultimi quattro anni fino a diventare paladino delle voci libere e comunque rappresentare i fatti distinti dalle opinioni e a dare spazio a queste ultime equamente. Questo impegno, puntualmente rispettato, ha portato ad una paradossale situazione: il Cittadino Oggi, nonostante il suo orientamento conservatore, era l’unico strumento di comunicazione del dissenso, compreso quello di sinistra che si vedeva interdetto l’accesso agli altri media, tutti allineati con la sinistra ufficiale al potere. Paradossalmente, ma fino ad un certo punto, lo strumento della conservazione, presunta, si dimostra strumento di libertà.
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Libertà di stampa vado cercando

Flamminii_MinutoEsiste la libertà di stampa? E il giornalismo d’inchiesta? È vero che sta tornando la voglia di censura? Vediamo di riflettere sul ruolo dell’informazione con la massima autorità in materia, l’avvocato Oreste Flamminii Minuto, ripubblicando un suo articolo apparso su l’Unità il 23 ottobre 2005.

Oreste Flamminii Minuto. Il 7 ottobre 2005 ho partecipato alla trasmissione «Viva Voce» di Radio 24 che trattava della libertà di stampa in Italia. Il responsabile dell’informazione dei Ds e quello di An alla domanda di Giancarlo Santalmassi, direttore di quella emittente, se in Italia esistesse la libertà di stampa hanno risposto senza esitazione «sì». La stessa risposta hanno dato Ritanna Armeni del Manifesto e Mauro Paissan garante della Privacy. Io ho risposto «no». La trasmissione, poi, si è sviluppata verso altre tematiche sulla libertà di stampa per terminare con l’unanime constatazione che «oggi non esiste più il giornalismo d’inchiesta».
Singolarmente, quello stesso giorno, era in edicola il settimanale L’Espresso con l’inchiesta sui Cpt di Lampedusa e Agrigento nella quale si raccontava come un giornalista, Fabrizio Gatti, per scoprire quello che accadeva in quei posti, era stato costretto a buttarsi in mare, farsi raccogliere come naufrago, farsi passare per «curdo». Il tutto per potere informare la pubblica opinione quanto fosse poco edificante la situazione generale oggettiva dell’accoglienza e gli abusi «nonnisti» di alcuni degli addetti alla sorveglianza di quei poveri disgraziati che cercano in Europa di migliorare la loro condizione di reietti.
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La libertà strangolata: a Siena chiude il “Cittadino Oggi”

Cittoggi_1Mauro Aurigi. Lettera aperta a tutti i Cittadini
Quindi è ufficiale: il Cittadino Oggi chiude definitivamente dopo che, neanche 4 anni fa, era tornato a nuova vita. Lo salutammo speranzosi, allora, perché il suo primo direttore s’impegnò pubblicamente a rappresentare i fatti distinti dalle opinioni e a dare spazio a queste ultime equamente. Questo impegno, puntualmente rispettato, portò ad una paradossale situazione: il Cittadino, nonostante il suo orientamento conservatore, divenne l’unico strumento di comunicazione del dissenso, compreso quello di sinistra che si vedeva interdetto l’accesso agli altri media, tutti allineati con la sinistra ufficiale al potere. Insomma senza il Cittadino saremmo stati (e purtroppo saremo in futuro) meno liberi. Alla domanda “perché il Cittadino cessa le pubblicazioni?” non abbiamo che una risposta. Dovendo escludere motivazioni politiche non rimangono che quelle economiche e queste non possono che dipendere da un fatto: la totale assenza di inserzioni pubblicitarie, come è facile vedere scorrendo le sue pagine. Il Monte dei Paschi a Siena non ha alcun bisogno di farsi pubblicità, ciononostante è l’inserzionista più generoso di tutto il territorio, tanto generoso che è presente su ogni foglio anche miserrimo, anche solo che annunci una mostra canina paesana. Ma è stato del tutto assente su il Cittadino. E ciò non certamente per colpa della banca, ma di chi politicamente la controlla. E la parola d’ordine “si finanzia solo la stampa amica”, esplicita o meno che fosse, è stata presto capita e prontamente rispettata, onde evitare rappresaglie, dalla quasi totalità delle imprese cittadine e della provincia. Il Cittadino ne è stato letteralmente strangolato. E’ regime oramai. Sicuramente nei circoli che contano, ma anche a livelli più bassi, ci si sarà rallegrati per l’evento, come durante il Ventennio ci si rallegrava per qualche tipografia rossa andata “misteriosamente” a fuoco (certamente si sarà rallegrato l’avv. Mussari, presidente prima della Fondazione e poi della Banca Mps, che quella chiusura aveva auspicato fino a chiedere agli astanti di una pubblica manifestazione di astenersi dal comprarlo). Si spera ora che i “Senesi del dissenso” trovino la forza per editare un loro foglio d’informazione al fine che la residua fiammella di quella Libertas che così a lungo è stato un valore e un vanto della Città, non si spenga del tutto.

Università a confronto: Siena, Ferrara e Parma

Siena-Ferrara-Parma

La difficilissima situazione economico-finanziaria dell’Ateneo senese impone di adottare un piano di risanamento rigoroso. Un confronto con atenei simili, ma con un numero maggiore di corsi di laurea, può aiutare a scegliere la cura: Ferrara, oltre ai corsi presenti a Siena, ha anche Architettura e Scienze motorie; Parma ha in più Architettura, Psicologia, Agraria e Medicina veterinaria. I numeri non hanno bisogno di commenti.


Occorre un piano di risanamento rigoroso per l’Ateneo senese

IlbucoL’Università di Siena si trova in una situazione difficilissima, ereditata dalla precedente gestione, la cui sottovalutazione rischia di vanificare qualsiasi tentativo di risanamento, condannando l’Ateneo ad un declino certo. Ad oggi non si conosce ancora lo stato effettivo delle finanze dell’Ateneo senese in quanto non si è proceduto ad una completa verifica dei conti. I debiti complessivi con le banche e l’INPDAP superano i 200 milioni di euro. Il disavanzo d’amministrazione (circa 27 milioni di euro) dell’ultimo esercizio non comprende gli impegni maturati nel corso del 2005 e liquidati per cassa nell’esercizio 2006. Il numero degli studenti si è ridotto del 20%, con la perdita oggi di 4172 iscritti, rispetto alla punta massima del 2003. Per “far soldi” si è dato corso alla “svendita” di migliaia di lauree attraverso il riconoscimento dei crediti formativi. L’immotivata proliferazione di corsi di laurea e di sedi decentrate è ormai insostenibile. La perdita di incentivi ministeriali per una impropria programmazione del fabbisogno di personale è certa. Infine, le assunzioni di docenti e di personale tecnico ed amministrativo, senza il necessario accertamento dell’effettiva necessità e disponibilità finanziaria, stanno dando il colpo di grazia ai conti dell’Ateneo. Si rende necessario, dopo un’attenta verifica economica, finanziaria e anche legale sullo stato di salute dell’Ateneo senese, un piano di risanamento rigoroso, che incida sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Infine, occorre programmare la spesa impostando politiche di gestione oculate e virtuose per rivendicare il diritto ad un aumento del fondo di finanziamento ordinario da parte del Ministero.
Pubblicato in parte da:
La Nazione Siena, Un piano di risanamento per l’Ateneo;
il Cittadino Oggi, Grasso: «L’Ateneo attraversa un momento difficilissimo»;
Corriere di Siena, Grasso: “Crollo delle iscrizioni all’ateneo”.

Ateneo di Siena, la «chiara fama» nel mirino dei giudici

Il settimanale il Mondo, oggi in edicola, ha pubblicato un breve articolo, di seguito riprodotto, sulla chiamata per chiara fama di Antonio Giordano presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Siena.

Fabio Sottocornola. Dopo l’inchiesta sull’ex rettore Piero Tosi, che era stato sospeso a febbraio, la magistratura di Siena continua a indagare sull’università cittadina. Adesso nel mirino della Procura c’è la chiamata per «chiara fama» di Antonio Giordano, giovane biologo alla Temple university di Philadelphia e direttore di Sbarro institute for cancer research presso lo stesso Ateneo. Giordano è uno dei cosiddetti cervelli in fuga che da anni opera negli Usa: il suo rientro, approvato dalla facoltà di Medicina nel gennaio 2003, era finito sulle prime pagine dei giornali. Ma i magistrati vogliono capire meglio come è avvenuta l’operazione. La legge parla chiaro: la chiamata diretta per chiara fama, saltando quindi i concorsi, «è deliberata dalla facoltà a maggioranza dei due terzi». I dubbi dei magistrati (…) sembrano riguardare proprio le procedure di voto. Una volta nominato, il professore per chiara fama è equiparato, per diritti, doveri e retribuzione, a un ordinario di carriera. (…)

Su richiesta dell’Avv. M. Castellano, sono state rimosse dall’articolo del Mondo le affermazioni che nel giudizio di primo grado il Tribunale di Milano, con sentenza n. 3555/09 del 16 marzo 2009, ha dichiarato diffamatorie.
Da sottolineare che il Prof. Giordano ha inviato, in questi giorni, a tutti i docenti dell’ateneo senese e agli organi d’informazione una mail per far conoscere la sua decisione di destinare ad una borsa di studio i 27.000,00 € ricevuti per i danni patiti. La mail conteneva anche i file dell’articolo integrale del Mondo e della sentenza del Tribunale.

Il Tribunale di Siena, con sentenza n. 664/09 del 16 ottobre 2009, ha dato ragione al Prof. Giordano nella causa civile contro il quotidiano “Il Cittadino Oggi” che aveva pubblicato sull’argomento il seguente articolo di Fabrizio Boschi: Tosi nei guai per «l’amico americano».

La bambina bisognosa soprattutto di onestà

Corrado_augiasFrancesco Bonfanti (kartoski@virgilio.it). Lettera a: la Repubblica 8 luglio 2006. Dott. Augias buongiorno, racconto una storia. Ho conosciuto una bambina ucraina di 9 anni arrivata in Italia. È figlia di contadini in miseria, orfana di padre, vestita con abiti rammendati. La bimba, minuta, occhi azzurri e attenti come quelli delle sue ‘padrughe’ (amiche) scese dal pullman, viene affidata a una famiglia italiana. Nella nuova casa, a tavola e nei negozi, la piccola ucraina vede e vive il “benessere” e si confronta con i suoi coetanei italiani. Un giorno «la mamma italiana» porta la bimba a casa mia per prendere delle cassette di cartoni animati. Noi siamo al mare, la signora entra con le chiavi che le avevo lasciato, prende libri e Vhs, cerca di spiegare come può che la casa è di amici e sale in auto. La bimba la guarda sbigottita, pensa se salire o no in auto e poi alterata dalla collera si avvia a piedi. A nulla servono le preghiere della donna che cerca di capire cosa diavolo sia successo. La bimba proprio non vuole salire, dice parole forti con sempre maggiore decisione, piange e si dispera attirando l’attenzione dei passanti. È panico.
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Sciascia 4: «Conoscere profondamente una cosa (e anche una persona) è forse un modo di rifiutarla?»

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Leonardo SCIASCIA. «La sicurezza e la chiarezza con cui riusciamo a parlare delle cose che appena conosciamo; e l’incertezza e l’oscurità con cui invece parliamo delle cose che conosciamo benissimo. Conoscere profondamente una cosa (e anche una persona) è forse un modo di non ri-conoscerla, di rifiutarla?»<p