Il celebre discorso di Bob Kennedy sull’insufficienza dei criteri di valutazione economica

In uno degli incontri economici “Libertà nelle liberalizzazioni” del Meeting di Rimini, Raffaello Vignali, il presidente della Compagnia delle opere, l’associazione economica vicina a Comunione e Liberazione, ha citato il discorso di Robert Kennedy del 1968. Lo riportiamo perché l’Università, sempre più autoreferenziale con i suoi Nuclei di Valutazione interni, rifletta anche sui criteri di valutazione adottati.

Robert Kennedy. «Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (Pil). Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana».
«Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle (…). Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.»
(…) «Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. (…) Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani».

Ricerca: investire anche nei progetti la cui unica motivazione è la passione per la curiosità

Fitoussi_1Jean-Paul Fitoussi. Investire nella ricerca, nello sviluppo, nell’insegnamento superiore è diventato il leitmotiv di ogni discorso politico che si prefigga come obiettivo la crescita economica, in particolar modo in Europa. …Una concezione troppo naif della ricerca, troppo utilitaristica ai fini di ottenerne rapidi risultati, potrebbe portare a escludere dalle fonti di finanziamento i progetti più fruttuosi, qualora essi dovessero apparire i più gratuiti, i meno suscettibili di applicazione pratica. …Privilegiare le ricerche suscettibili di un’applicazione pratica o aventi scadenza più o meno breve è normale per politiche pubbliche che si preoccupino della loro efficienza sociale, ma è un sistema che comporta il rischio di scartare i progetti più fruttuosi. Ancor più discutibile è basare i criteri di eccellenza dei ricercatori sul solo numero delle loro pubblicazioni sulle riviste scientifiche di più alto livello. Una ricerca può richiedere parecchio tempo prima di dare frutto e la norma del “publish or perish” (pubblica o soccombi) conduce troppo spesso ad assecondare il conformismo, se non addirittura la superficialità. Poiché nell’attività di ricerca “il valore della gratuità” – prendendo in prestito la bella espressione coniata da Bertrand de Jouvenel – è significativo, occorre sapere investire altresì nella speculazione pura, in progetti apparentemente privi di rapporto con applicazioni concrete, in quelli la cui unica motivazione è la passione per la curiosità. In questo campo, in definitiva, un certo grado di anarchia è sommamente auspicabile.
Da: Jean-Paul Fitoussi, I valori della ricerca, la Repubblica 28 settembre 2005.

Il peso dei morti non è mai lo stesso

Andreglucksmann_1André Glucksmann (Corriere della Sera 7 agosto 2006). L’indignazione di tanti indignati m’indigna. Per l’opinione pubblica mondiale certi morti musulmani pesano quanto una piuma, altri tonnellate. Due pesi, due misure. Il massacro quotidiano di civili a Bagdad è relegato alla rubrica delle brevi, mentre il bombardamento che uccide 28 abitanti a Cana è elevato a crimine contro l’umanità e solo spiriti rari come Bernard-Henri Lévy e Magdi Allam se ne meravigliano.
Perché i 200 mila massacrati del Darfur non suscitano un quarto delle reazioni d’orrore risvegliate dalle vittime 200 volte meno numerose in Libano? Poiché sono musulmani a uccidere altri musulmani, bisognerà credere che l’assassinio non conti agli occhi delle autorità coraniche, né per la cattiva coscienza occidentale? La spiegazione non regge, poiché l’omicidio non riveste maggiore importanza quando è l’armata russa, cristiana e benedetta dai Papi, a radere al suolo la capitale dei musulmani ceceni (Grozny, 400 mila abitanti) e uccidere decine di migliaia di bambini. Il Consiglio di Sicurezza non indice riunioni su riunioni e l’Organizzazione degli Stati islamici volge piamente lo sguardo altrove. Ne consegue che solo il musulmano ucciso dagli israeliani vale l’indignazione universale.
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Traffico urbano: proposte alternative al “road pricing” per la qualità dell’aria

Road_pricing_2Centri storici, traffico urbano, inquinamento, provvedimenti a breve e medio termine per una reale qualità dell’aria, senza costi per i cittadini. Siena sin dal 1965 ha chiuso il centro storico senza far pagare nulla ai cittadini e senza problemi per la circolazione ed i commercianti. Le proposte di Aldo Ferrara al “road pricing” o “congestion charge”.

Aldo Ferrara. Il dibattito sul road pricing necessita di alcune precisazione su: 1) tipologia di traffico e 2) inquinamento.
Il road pricing o congestion charge è adottato in Europa dalle città di Oslo e Londra e nel mondo da Los Angeles, Melbourne e Singapore. Ogni città ha una sua peculiarità in termini di traffico, flessibilità, produttività economica.
Come a Milano, che vive di terziario avanzato e quindi di flessibilità, la congestione crea una perdita secca, così come a Londra che perde tra due e quattro milioni di sterline ogni settimana in termini di tempo a causa degli ingorghi. Tuttavia, non tutti gli automobilisti che accedono al centro di Londra pagano la congestion charge: vi sono categorie di esenzioni e sconti usufruibili per alcune categorie di guidatori, veicoli ed individui: disabili, residenti nella zona di congestion charge (per cui è previsto uno sconto del 90% circa), ed infine categorie poco presenti in una città come Milano ossia veicoli ad energia alternativa, veicoli a nove o più posti e guidatori di veicoli posteggiati ai bordi delle strade.
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Università: riforme per renderla attraente

Ilsole24ore_2Giacomo Vaciago. Molti anni fa ho scritto sul “Sole 24 Ore” che il primo indicatore della qualità di una università è dato dalla somma dei chilometri percorsi dagli studenti (e dai professori) per raggiungerla. Già allora l’Italia era anomala: gran parte degli studenti – anche per le università migliori – andavano a studiare all’università più vicina a casa. Ma negli ultimi 20 anni ciò è diventato addirittura ridicolo: abbiamo moltiplicato le sedi universitarie per garantire che i nostri studenti continuino a restare in famiglia il più a lungo possibile! Siamo l’unico Paese occidentale con un deficit di mobilità universitaria internazionale: le uscite superano le entrate. Quando avremo un ministro dell’Università che imposta l’unica riforma che ci serve, quella di avere università cui vengono i migliori del mondo?
Da: G. Vaciago, Le riforme che servono a un Paese attraente, Il Sole 24 Ore 15 agosto 2006.

Per conoscere la posizione delle “Liste civiche senesi” sul conflitto Libano-Israele

Palazzo_comunaleListe civiche senesi. Nel Consiglio comunale dell’8 agosto 2006 con un apposito ordine del giorno le “Liste Civiche Senesi” sono intervenute sulla mozione presentata dal centro sinistra in merito al conflitto Libano-Israele auspicando l’impegno del Governo italiano per l’immediata cessazione delle ostilità, il disarmo delle milizie Hezbollah così come previsto dalla risoluzione dell’ONU n° 1559 del 2004, la realizzazione di un sistema di garanzie perché il Libano possa conquistare una effettiva piena sovranità e la capacità di isolare le fazioni estremiste e terroristiche, l’istituzione di una presenza militare internazionale di interposizione al confine tra Libano e Israele, intraprendere le iniziative internazionali per indurre le parti interessate a riprendere un dialogo che risolva, in primo luogo, i problemi di convivenza tra israeliani e palestinesi basandosi sul reciproco rispetto e sul comune diritto a vivere in pace ed in sicurezza nei propri territori e per compiere i passi necessari per favorire l’ingresso di Israele nell’Unione Europea.
Le “Liste Civiche Senesi” hanno anche chiesto l’impegno della Giunta e del Consiglio comunale stesso ad intraprendere tutte le iniziative che possano favorire e sollecitare gli atti di solidarietà da parte della collettività cittadina e delle sue istituzioni nei confronti dei bisogni delle popolazioni colpite dal conflitto. Gli interventi dei Consiglieri Panti, Ascheri e Piccini hanno evidenziato come la drammaticità della situazione nel vicino Medio-Oriente meriti alcune considerazioni diverse dalle consuete prese di posizione oblique ed equivoche che, ad esempio, sono emerse dalla mozione del centro-sinistra sbilanciata a favore della popolazione libanese e vuota per un ragionamento massimalista che prescinde da un approfondito esame delle ragioni del conflitto e dai veri fautori dello stesso (Iran e Siria). Il dibattito ha messo in evidenza le contraddizioni esistenti nel centro-sinistra in particolare per quanto concerne il riconoscimento del diritto ad esistere di Israele ed il suo ingresso nell’Unione Europea che lo stesso capogruppo dei Riformisti, firmatario della mozione, ha evidenziato essere una delle criticità del documento presentato del centro-sinistra per la quale i Riformisti locali non sono evidentemente riusciti a far breccia negli altri partiti della maggioranza ed hanno rinunciato ad una delle prerogative dei loro partiti di riferimento.

L’università sta morendo. Più si investe meno funziona

Michel_serres_2Michel Serres. Credo che l’universistà stia morendo. È stata una grande istituzione che ha radici fin nell’antica Grecia e nell’Islam dei secoli d’oro, per non dire del suo splendore nel Medioevo cristiano. Poi è andata in crisi col rinascimento, per ricomparire trasformata nell’Ottocento europeo… Oggi un sintomo della sua malattia fatale mi pare il fatto che più ci si investe del denaro meno essa funziona. Non sarà un po’ come quelle stelle di cui riceviamo ancora la luce, ma di cui gli astrofisici ci dicono che sono morte da anni, se non da secoli? Forse l’università saprà rinascere ancora una volta dalle proprie ceneri come la Fenice. Probabilmente occorre guardare alle nuove tecnologie, al sapere diffuso che esse consentono, alla messa in rete delle conoscenze.
Da: Giulio Giorello e Nuccio Ordine, Elogio della pirateria, Corriere della Sera 14 agosto 2006

Mussi commissaria il Conservatorio di Santa Cecilia

Fabio_mussiIl 31 luglio c.a. il Ministro dell’Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi, ha disposto il commissariamento del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. La decisione è stata presa in relazione alle irregolarità gestionali segnalate dal Collegio dei revisori, che avevano anche spinto i precedenti membri del Collegio alle dimissioni. Cessano, quindi, la loro attività il presidente del Conservatorio e il Consiglio d’Amministrazione.

Caro Prodi, sulle intercettazioni sbagli

Romano_prodiSi riporta, da l’Unità del 6 agosto 2006, l’intervento dell’avvocato Oreste Flamminii Minuto sul ddl Mastella, sul ruolo dell’informazione e sul diritto a comunicare e ad essere informati.
Oreste Flamminii Minuto
Caro Professor Prodi,
dopo aver letto il programma dell’Unione ho votato per la coalizione di centrosinistra pur avendo serie perplessità sulla scelta dei nomi dei candidati delle varie liste. Nella mia decisione grande peso ha avuto la bontà del programma nelle sue affermazioni di principio, che ho ritenuto fossero condivise da tutti i partecipanti alla coalizione, e ritenevo che eventuali tendenze centrifughe (o centripete) sarebbero state frenate dalla lealtà morale (patrimonio di una seria coalizione che si ispira ai principi liberali e illuministi) e dalla personalità del suo capo.
Poiché da sempre mi occupo della difesa del diritto di informare ed essere informati, ho riscontrato nel programma dell’Unione una sorta di svolta epocale laddove a pagina 261 del programma, sotto il titolo «Più informazione più libertà. Il diritto a comunicare e ad essere informati», è testualmente scritto: «Abbiamo il diritto a comunicare il proprio pensiero e i propri valori, il diritto a informare e ad essere informati, come diritti fondamentali ed opereremo perché essi trovino piena attuazione. Vogliamo che la comunicazione e l’informazione siano spazio di interesse pubblico, libero, aperto, accessibile a tutti. Vogliamo che questo spazio sia mosso da una concorrenza guidata dalla forza delle idee…». Vogliamo… Vogliamo…
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Mastelloni

MarcotravaglioIeri il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha presentato il suo disegno di legge sulle intercettazioni che, prevedendo fino a 60 mila euro di sanzione per i giornalisti che pubblichino nel corso delle indagini preliminari stralci di conversazioni, è considerato un deciso freno alla libertà di stampa. Si riporta la posizione di Marco Travaglio apparsa su l’Unità del 5 agosto 2006 nella sua rubrica Uliwood party.

Marco Travaglio. Stavolta Di Pietro ha torto. Se è vero che ha dato il via libera al ddl Castella, o Mastelli, o Berluschella, o Mastelloni sulle intercettazioni, ha fatto malissimo. Per diversi motivi.
1) Salvo i reati di mafia e terrorismo, le intercettazioni potranno durare non più di 3 mesi, rinnovabili solo in presenza di elementi nuovi. Una pura assurdità: se s’intercetta una gang di trafficanti di droga e nei primi tre mesi questa è in ferie, bisogna attendere il successivo trimestre perché si rimetta in attività: con questa riforma invece i controlli si arrestano subito. E la gang non si arresta più. La verità è che le intercettazioni più si prolungano, più aiutano a scoprire verità scomode. Per esempio, i traffici dei furbetti del quartierino e di Calciopoli. La Procura di Napoli ha tenuto sotto osservazione Moggi & C. per tutto un campionato, che di mesi ne dura nove: l’avesse fatto solo per tre (come quella di Torino, bloccata sul più bello da un gip poco attento), gli imbroglioni sarebbero ancora al loro posto.
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