Ateneo di Siena, la «chiara fama» nel mirino dei giudici

Il settimanale il Mondo, oggi in edicola, ha pubblicato un breve articolo, di seguito riprodotto, sulla chiamata per chiara fama di Antonio Giordano presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Siena.

Fabio Sottocornola. Dopo l’inchiesta sull’ex rettore Piero Tosi, che era stato sospeso a febbraio, la magistratura di Siena continua a indagare sull’università cittadina. Adesso nel mirino della Procura c’è la chiamata per «chiara fama» di Antonio Giordano, giovane biologo alla Temple university di Philadelphia e direttore di Sbarro institute for cancer research presso lo stesso Ateneo. Giordano è uno dei cosiddetti cervelli in fuga che da anni opera negli Usa: il suo rientro, approvato dalla facoltà di Medicina nel gennaio 2003, era finito sulle prime pagine dei giornali. Ma i magistrati vogliono capire meglio come è avvenuta l’operazione. La legge parla chiaro: la chiamata diretta per chiara fama, saltando quindi i concorsi, «è deliberata dalla facoltà a maggioranza dei due terzi». I dubbi dei magistrati (…) sembrano riguardare proprio le procedure di voto. Una volta nominato, il professore per chiara fama è equiparato, per diritti, doveri e retribuzione, a un ordinario di carriera. (…)

Su richiesta dell’Avv. M. Castellano, sono state rimosse dall’articolo del Mondo le affermazioni che nel giudizio di primo grado il Tribunale di Milano, con sentenza n. 3555/09 del 16 marzo 2009, ha dichiarato diffamatorie.
Da sottolineare che il Prof. Giordano ha inviato, in questi giorni, a tutti i docenti dell’ateneo senese e agli organi d’informazione una mail per far conoscere la sua decisione di destinare ad una borsa di studio i 27.000,00 € ricevuti per i danni patiti. La mail conteneva anche i file dell’articolo integrale del Mondo e della sentenza del Tribunale.

Il Tribunale di Siena, con sentenza n. 664/09 del 16 ottobre 2009, ha dato ragione al Prof. Giordano nella causa civile contro il quotidiano “Il Cittadino Oggi” che aveva pubblicato sull’argomento il seguente articolo di Fabrizio Boschi: Tosi nei guai per «l’amico americano».