Nuove Facoltà a gogò nell’Università della Basilicata

Cosa possono Padoa-Schioppa e Mussi contro la (pre)“Potenza” di un Tamburro? Hanno qualche valore le giuste posizioni della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica sulla «proliferazione dei Corsi di Laurea non sempre rispondenti ai bisogni della società»? E i suoi duri giudizi sul dissesto finanziario degli atenei, da non affrontare con «interventi a sanatoria che conducono a forme d’irresponsabilità gestionale»? E le sue esplicite intenzioni per «sanzionare, anche severamente, i comportamenti devianti»? Interrogativi legittimi quando si consideri che, in una piccola regione (meno di 600.000 abitanti), l’Università della Basilicata raddoppia le Facoltà senza aver risolto, prima di tutto, le sue numerose criticità, che spingono il 70% degli studenti ad emigrare in altre regioni.
Com’è noto, sono state attivate tre nuove Facoltà (Farmacia, Scienze della Formazione ed Economia) e, il prossimo anno, anche Architettura. È giusto, però, che il territorio, che dalle royalties del petrolio ritaglia per l’ateneo ogni anno 3 milioni d’euro, pretenda un’Università che valorizzi in modo originale realtà e risorse locali per uno sviluppo dell’intera regione. Del resto, fu questo l’obiettivo strategico alla base della sua istituzione dopo il terremoto del 1980. Ecco perché, oggi, è giusto chiedersi a chi ed a cosa serva questa proliferazione dei corsi di laurea. Agli studenti e ai lucani oppure a qualche docente in esubero in corsi di laurea senza discenti? Quali iniziative sono state prese per rendere le vecchie e nuove facoltà più attraenti per gli studenti lucani e non lucani? Può un rettore rivolgersi all’Ordine degli Architetti, che aveva definito uno spreco di risorse l’attivazione di Architettura, con una risposta superficiale, illogica ed immotivata? La riportiamo integralmente, in corsivo per evidenziarla: «Gli Ordini hanno il diritto di esprimersi, ma la mia risposta è lapidaria: Architettura va fatta perché mi piace così, perché ci piace così. E poi, ingegneria edile è una cosa profondamente diversa da quella che sarebbe la facoltà di Architettura. Io faccio il Rettore e non l’architetto e tantomeno il profeta, rispetto l’opinione di altri, ma so di avere un minimo di indipendenza per decidere quello che ci sembra meglio fare. Se poi i fatti ci dovessero dare ragione tanto meglio, se ci dovessero dare torto, allora dirò “l’Ordine degli architetti aveva visto giusto”. Spero di no, naturalmente». Ovviamente, sarebbe molto più cauto se fosse chiamato a rispondere personalmente ed in solido del possibile fallimento. Infine, può un rettore rivolgersi ad un Ministro nel modo seguente? «… Ho invitato Mussi ad un convegno che organizzeremo a Potenza. Non mi ha ancora risposto. Lui non risponde. L’impressione è che sia molto impegnato, forse anche in cose diverse, ma non sono affari miei.»

«Oggi, deviati sono quei pochi magistrati che fanno inchieste, i pochi giornalisti che scrivono, gli investigatori che fanno il loro dovere»

«Come mai in questo momento storico di degrado etico, il mondo universitario è così silente nel dibattito pubblico? Io lo vorrei un po’ partecipe.» È quel che ha dichiarato, mercoledì 22 agosto, il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, nel corso di un dibattito (Calabria: anno zero?), organizzato in quel di Soverato dal laboratorio sociale Altracatanzaro e dall’associazione Ulixes. Al dibattito hanno preso parte, oltre al PM (titolare di due inchieste scottanti: Toghe lucane e Why not; una terza inchiesta, Poseidone, gli è stata tolta dal suo capo) anche Filippo Veltri, direttore Ansa Calabria, e il Prof. Mario Alcaro. Evidentemente De Magistris non conosce ancora il mondo universitario italiano. È possibile ascoltare la parte essenziale del dibattito o leggere le sue interviste a Carlo Vulpio (Corriere della Sera), a Enrico Fierro (l’Unità) e a La Stampa.

Tutta l’Italia è Mezzogiorno

Sul Corriere della Sera, Michele Salvati pubblica un articolo del tutto condivisibile, con una precisazione: tutta l’Italia è Mezzogiorno. Utile anche la seguente lettura su questo blog.

LA RIVOLUZIONE DEL SENSO CIVICO

Michele Salvati. (…) L’Italia è un Paese ricco, solitamente assimilato ai Paesi civili del mondo occidentale, ma si tira appresso gravi difetti di cultura civica che lo rendono diverso dagli altri. (…) Moralismo? Esterofilia? Conosco molte persone intelligenti che scrollerebbero le spalle di fronte a queste lagnanze, ritenendo che altri caratteri positivi del nostro popolo più che compensino quei difetti. Questo giudizio d’insieme poteva forse avere un senso durante la fase più semplice e travolgente del nostro sviluppo economico, quando bastava lo scatenarsi degli «spiriti animali», la voglia di intraprendere e di guadagnare, la capacità di arrangiarsi, per superare gli svantaggi provocati dalla mancanza di senso civico, dalla debole legalità, dallo scarso rispetto per tutto ciò che è collettivo, dalla sfiducia nello Stato e nelle sue istituzioni. Ma da tempo siamo entrati in una fase di sviluppo del tutto diversa, nella quale non sono solo i moralisti a lamentarsi della mancanza di senso civico e dei suoi corollari: sono gli economisti e i sociologi che hanno scoperto, con prove sempre più solide, che un «capitale sociale» appropriato è un potente motore di sviluppo, e lo è soprattutto in un contesto di crescente complessità. E il senso civico, il rispetto delle leggi, la fiducia nelle istituzioni, la capacità di cooperare onestamente, sono ingredienti essenziali di quel capitale sociale. Il programma di un ceto politico decente deve avere tra le sue priorità quella di affrontare il «vecchio problema» che l’Italia non ha mai risolto: la deve avere non per moralismo, ma per moralità; e la deve avere per lungimiranza, perché una sua soluzione è indispensabile per affrontare i nuovi problemi che si affacciano all’orizzonte. Dunque tolleranza zero per i comportamenti illegali.
(…) è il Mezzogiorno la zona del Paese in cui i caratteri negativi che abbiamo prima descritto, presenti ovunque, assumono i loro aspetti più estremi e non ci sarà alcuna crescita, civile prima che economica, se essi non verranno combattuti e il Mezzogiorno non contribuirà con forza allo sviluppo del Paese. Col tempo — un lungo tempo, purtroppo — e se un indirizzo coerente e severo verrà tenuto fermo, cambieranno anche le mentalità e gli atteggiamenti degli italiani e lo spirito civico e la legalità attecchiranno quanto basta per diventare un Paese civile. È qualcuno in grado di indicare che cosa dicono — che cosa dicono di diverso — la destra e la sinistra su questi problemi di civiltà, di legalità, di buona amministrazione, di controllo dello Stato sul territorio? Una soluzione accettabile, in altri Paesi, è stata fornita prima che iniziasse il confronto tra destra e sinistra: un confronto che si occupa di altri problemi, importantissimi, ma assai diversi: di libertà, di eguaglianza, di democrazia, di distribuzione del reddito. Ma quando una soluzione accettabile non si è stabilizzata, quando in un lontano passato il processo di formazione dello Stato e della Nazione non l’ha fornita, quando il problema centrale è proprio quello di raggiungerla oggi, in grave ritardo, le ideologie politiche cui destra e sinistra fanno riferimento, che ancora alimentano i nostri partiti, sono mute. All’interno degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra esistenti in Italia ci sono persone pienamente consapevoli dell’importanza di questo problema. Ma il gioco politico in cui sono immerse non consente loro di affrontarlo con la priorità che merita: affrontarlo significa scontrarsi con interessi e mentalità diffuse, con ideologie radicate; significa sostenere misure impopolari e un riformismo… rivoluzionario. (…)

Malauniversità: è finita la cuccagna?

Un uomo delle Istituzioni, il Prefetto di Padova Paolo Padoin, che apre un sito utilissimo e coraggioso intitolato “Rinnovare le Istituzioni”, nel quale tratta anche di “malauniversità” e di commissariamento degli atenei con bilanci fallimentari. Incredibile! La stragrande maggioranza dei docenti universitari («accucciata sotto una foglia, in uno stato vegetativo, in attesa del vento») ha smarrito la propria identità ed assiste impassibile alla distruzione dell’Università in completa dipendenza da rettori, alcuni inadeguati ed istituzionalmente analfabeti, il cui interesse è far apparire elargibili e non esigibili i diritti dei dipendenti. Ben vengano, quindi, gli interventi di alcune Procure, di parte della stampa, di alcuni Prefetti e, buon ultimi, dei Ministri Mussi e Padoa-Schioppa. Finalmente! Una Commissione Tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha previsto sanzioni adeguate, senza escludere l’ipotesi estrema del commissariamento, per quegli atenei che non dovessero attuare il necessario piano di risanamento. È chiaro, però, che si devono individuare anche le responsabilità amministrative, con richiesta di risarcimento dei danni da parte di chi, con dolo (si pensi alla procedura Proper), ha trasmesso dati non veritieri al Ministero.
Di seguito riportiamo la breve presentazione di
“Rinnovare le Istituzioni”, dalla home page del sito del Prefetto di Padova.

Paolo Padoin. Un rappresentante dello Stato che, al centro o in periferia, vive quotidianamente i problemi grandi e piccoli della nostra società, credo abbia il dovere non soltanto di svolgere con impegno e professionalità la propria missione, ma anche di fornire il suo contributo alla trattazione dei principali temi d’attualità, visti dal suo punto d’osservazione privilegiato.
Per questo ho ritenuto opportuno pubblicare su internet, un mezzo di comunicazione utilizzato soprattutto dai giovani, alcuni saggi e articoli, editi su riviste amministrative specializzate, che possono interessare anche un pubblico più vasto. La stessa scelta l’hanno fatta altri prefetti, i cui interventi sono ospitati dai siti delle prefetture.
Metto anch’io volentieri a disposizione di tutti questo sito che tratta argomenti d’interesse generale (la legalità, la sicurezza, le riforme istituzionali ecc..), che costituiscono in questi giorni oggetto di dibattito anche sui mass-media nazionali e locali, e ospita a tal fine gli interventi di rappresentanti delle istituzioni che possono contribuire alla migliore informazione della collettività.
Dopo circa tre mesi d’attività il sito Rinnovare le Istituzioni sta rispondendo alle aspettative che mi ero proposto. Ringrazio quanti hanno contribuito al suo sviluppo e alla sua migliore conoscenza, tutti i titolari di altri siti che si battono quotidianamente per la tutela della legalità, e che ritroverete citati nei due link “L’eclissi della legalità” e “Università e legalità”. In particolare ringrazio Ateneo palermitano, giornale periodico on line, che ha ospitato, nel numero di giugno, un’intervista al Prefetto di Padova, e Il senso della misura, che condividono gli obiettivi perseguiti da questo sito.
Infine voglio segnalare un’interessante iniziativa di alcuni giovani colleghi che hanno portato a buon fine felicemente l’esperienza del concorso a 63 posti per l’accesso alla carriera prefettizia. Così si sono presentati: «per noi “Saranno Prefetti” è uno strumento mediante il quale potremo tenerci in contatto e che ci consentirà di condividere esperienze e che tutti insieme possiamo contribuire a far crescere, ma soprattutto ci auguriamo, possa essere per tutti noi un’ “avventura” che decideremo di intraprendere insieme, un’esperienza costruttiva, utile ed appagante.»
Il sito richiamato, Saranno Prefetti, potrà fornire un genuino apporto di novità all’azione delle prefetture e dei prefetti.

«Non possiamo restarcene accucciati sotto una foglia, in uno stato vegetativo, in attesa del vento»

EROINE
Cosimo Loré. Malauniversità: riscattiamoci “studiando” fin d’ora gli “atti” di magistrati lontani e diversi, comparando Clementina Forleo (Milano) e Annunziata Cazzetta (Matera). Questo in quanto è ormai emergenza nazionale e non si può «restarsene accucciati sotto una foglia in uno stato vegetativo, in attesa del vento» (da Anna Politkovskaja, Diario russo 2003-2005, Adelphi, Milano 2007, p. 448). In lande apulo-lucane, un pubblico ministero, Annunziata Cazzetta, ha preso provvedimenti nei confronti di alcuni giornalisti che hanno suscitato sconcerto e fatto sentire a chi scrive e ai più attenti cronisti italiani (cito soltanto l’«incredibile» con cui Guido Mattioni del Giornale mi commentava le ultime notizie dalla Lucania) che la soglia di sicurezza, in questo nostro povero Paese, è stata di fatto superata. Nessuna voce si è levata dall’Università italiana né dall’estero, malgrado i mezzi offerti dalla “globalizzazione” e dalla rete web, come sarebbe auspicabile per il minor rischio che correrebbe chi osasse avvalersi “da fuori” della “libertà di espressione”, caposaldo di una comunità civile e fondamentale, nonché irrinunciabile, Diritto dell’Uomo.
Debbo ora ricordare e raccordare due eroine dei nostri tempi, afferenti a lande assai lontane tra loro: Renata Fonte, giovane coraggiosa consigliera comunale assassinata nella sua Nardò; e Anna Politkovskaja, giornalista russa divenuta famosa nel mondo nonostante i suoi libri non fossero mai stati pubblicati in Russia, morta anch’essa assassinata. Sua, non a caso, la frase che ho citato all’inizio, allarmante epilogo del suo Diario russo. Del resto, per esprimere il mio pensiero mi ritrovo di frequente ad usare parole altrui e spesso di persone morte, nonché purtroppo ammazzate (coincidenza non entusiasmante); questo al fine di evitare critiche malevoli, volte ad offendere non tanto la mia persona quanto i dati scientifici, le semplici notizie, le cronache quotidiane, di cui tento di farmi, come è naturale e doveroso per un uomo d’accademia, portavoce e, perfino, voce critica, anche al di fuori dell’ambito ristretto delle cosiddette pubblicazioni. Se si fa un raffronto tra questo passo russo – quasi una foto non truccata della realtà – e quel che è accaduto di recente ai giornalisti perquisiti, non si può che esser colti da uno sgomento (maggiore in chi ha figli ancor minori) identico a quello che le parole dell’eroina russa suscitano, quando conclude: «…il livello della sanità pubblica e lo sprezzo dell’ecologia… Per il momento non si vedono cambiamenti. Il potere rimane sordo a ogni “segnale di allarme” che viene dall’esterno, dalla gente. Vive solo per se stesso. Con stampato in faccia il marchio dell’avidità e del fastidio che qualcuno possa ostacolare la sua voglia di arricchirsi… Oggi come oggi il potere è solo un modo per far soldi. E basta. Del resto non si cura. Se qualcuno ha la forza di godersi la previsione “ottimistica”, faccia pure. È certamente la via più semplice. Ma è anche una condanna a morte per i nostri nipoti.»

Malauniversità … al Palio di Siena Staffelli di “Striscia la notizia” s’è purgato


Quando ho scritto “Al Palio di Siena tra vip e veline della malauniversità”, non immaginavo che 19 giorni dopo, presso l’ateneo di Messina, ci sarebbero stati 5 arresti e che, in seguito, il rettore Francesco Tomasello ed i docenti Giovanni Germanà e Salvatore Giannetto sarebbero stati sospesi per due mesi dalle funzioni. Questi i capi d’imputazione: tentata concussione, abuso d’ufficio, peculato e falso. Neppure immaginavo che Mussi e Padoa-Schioppa sottoscrivessero il Patto per l’Università e la Ricerca e che una Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica approvasse le Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario, prendendo atto dell’evidenza e, cioè, che la malversazione dei vertici ha portato al collasso, anche amministrativo, di molti atenei. Mi ponevo, il 2 luglio, la seguente domanda retorica: «questa volta a chi toccherà il tapiro a Staffelli o a un rettore?». A questo punto, non v’è dubbio: dopo l’articolo del Mondo (oggi in edicola e di seguito riprodotto), il tapiro spetta a Staffelli, che s’è purgato alla grande.

A VALERIO STAFFELLI UN TAPIRO DAL PROF

Fabio Sottocornola. E se per una volta il tapiro d’oro lo ricevesse Valerio Staffelli, l’inviato del programma televisivo Striscia la notizia che consegna il famoso premio satirico? Sembra uno scherzo, ma non lo è. Certamente vuole fare sul serio Giovanni Grasso, ordinario di anatomia umana all’università di Siena che dalle pagine del suo blog (ilsensodellamisura.com) combatte una battaglia contro la mala università. E da dove ha annunciato di voler consegnare un tapiro proprio a Staffelli, rigido censore dei guasti italiani. Il professore gli ha chiesto, in maniera retorica, che cosa ci faceva il 2 luglio scorso affacciato su piazza del Campo a Siena dalle finestre di palazzo Chigi-Zondadari, preso in affitto (156 mila euro all’anno) dall’ateneo. «Ovvio», dice Grasso, «il giornalista televisivo assisteva al Palio cittadino». Al suo fianco però c’erano, tra gli altri, alcuni rettori alla guida di università in piena crisi economica come il padrone di casa Silvano Focardi o Augusto Marinelli di Firenze (disavanzo previsto di 32 milioni per il 2007). Nel gruppetto c’era anche Antonio Tamburro, dall’ottobre scorso numero uno all’università della Basilicata, citata dalla Corte dei conti regionale per «ipotesi di mala gestio di beni pubblici». E soprattutto Francesco Tomasello (Messina) che due settimane dopo il Palio è risultato indagato (tentata concussione e abuso d’ufficio) in un’inchiesta su concorsi truccati. Per lui i magistrati avevano chiesto anche la sospensione dalle funzioni. Insomma tutti meritevoli di un tapiro che però Staffelli non ha consegnato. Così adesso Grasso è pronto a entrare in azione.