Clamorosi sviluppi dell’affaire Costituto/Ascheri: il sindaco di Siena dimissiona l’accademico dei Lincei!

L’accademico dei Lincei, professore della Sorbona e dottore honoris causa di Siena, Pierre Toubert ha avuto la conferma da Cenni, sindaco di Siena, che Ascheri è stato discriminato, per motivi politici, dalla proposta senese di un Comitato nazionale per il Costituto di Siena del 1309-1310, e perciò si è dimesso con una nobile lettera che è uno schiaffo solenne alla misera lettera del sindaco.
Cenni accampa un presunto “conflitto di interessi” di Ascheri – lui che controlla il Monte, essendone dipendente! Il sindaco non sa, evidentemente, che nei comitati scientifici si va in qualità di studiosi, per proporre iniziative scientifiche, e non per far propaganda o politica. Ma, evidentemente, lui interpreta l’iniziativa del Costituto proprio come propaganda di parte, fumo della sua giunta, e con ciò – tra l’altro – offende gli studiosi chiamati a far parte del Comitato. Questi professionisti della politica vivono in un’ottica così deformata che non si rendono più conto che esistono dimensioni ben diverse dalle loro, le sfere di impegno nello studio, nella ricerca, nella passione disinteressata per la verità e la storia. Non a caso le loro nomine sono solo e tutte di carattere politico o, peggio, partitico: questa “strana sinistra” lo ha ancora confermato nell’ultimo consiglio comunale. Prima si guarda la tessera e poi si nomina l’esperto!
La vicenda è espressione e prova lampante di un costume scandaloso ma radicatissimo in questa oligarchia politica. C’è dell’altro. Il Cenni è tra i membri eletti alla convention dei 2-3mila per il nuovo Partito Democratico. Che, a quanto si vede, parte con i migliori propositi di rinnovamento. Auguri! E che Dio ci salvi da gente di questo tipo…

Questa notizia è stata ripresa in seguito anche dall’ Indipendente (25 ottobre 2007) col titolo: Siena, no all’esperto perché di opposizione.

Altri articoli e commenti sull’argomento:
Il “Buongoverno”, il “Costituto” e la “malauniversità”: 19 settembre 2007.
Su “Buongoverno” e “Costituto” senesi silenzio totale nei media locali: 19 ottobre 2007.
A Rutelli l’ultima parola sull’affaire Costituto/Ascheri: 7 novembre 2007.
Autorevoli storici sognano il “Buongoverno”, nell’indifferenza di media e studiosi senesi: 19 dicembre 2007.
Cultura alla senese: 24 dicembre 2007.
La deliberata esclusione di uno studioso con competenze specifiche da un comitato è negazione della sua personalità scientifica: 2 gennaio 2008.

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5 Risposte

  1. Ancora grazie! Emerge bene la funzione dei blog, che forse proprio per questo il governo attuale con infelice intuizione vorrebbe chiudere o giù di lì…devono sempre minacciare, sempre restringere l’area delle libertà… Come faccia la Bonino a sopravvivere in certe compagnie è un mistero!
    Ma veniamo al dunque.
    Il tuo commento, Giovanni, dice già tutto e ti porta solo onore per l’informazione: di quel dibattito in Consiglio comunale (vergognoso per la maggioranza: pubblicheremo i verbali finché ci sarà un po’ di libertà…) sulle nomine nessun giornale a Siena ha parlato!
    La lettera del Cenni credo sia giusto sottoporla allo specialista: perché un Omar Calabrese o qualche altro dei nostri di ‘comunicazione’ (chi ci aveva promesso ad es. un esame neutrale del comportamento dei media in campagna elettorale per il sindaco: l’avete visto voi?) non ci esercita la sua professionalità? E’ un ‘case study’ di un qualche interesse, mi pare.
    Io vorrei solo farVi notare il parallelismo freudiano che il dott. Cenni instaura tra la libertà mia di criticare la giunta e di far ricerca e la libertà sua di escludermi: come dire: par condicio, no? chi la fa se l’aspetti! Senonché, come al solito, e glielo si è detto infinite volte in Consiglio comunale, il dott. Cenni dimentica che quando fa atti come questi non è un privato, ma il Rappresentante della città che dovrebbe rappresentare tutti e operare nell’interesse pubblico, vincolato da precise regole dello ‘Stato di diritto’. Che esigono ad es. l’imparzialità nell’attività amministrativa. Questi ‘nuovi barbari’ per i quali il rispetto delle regole è un optional (da usare solo quando viene loro comodo, personalmente o per la fazione) dimenticano che l’interesse pubblico – si chiamava ‘bene comune’ al tempo del BUONGOVERNO, quello vero lorenzettiano e non quello fazioso dell’assessore Flores – esige purtroppo il rispetto delle professionalità SE si vogliono fare cose come quella – stavolta felicemente intuita, per il Costituto del 1309.
    Un minimo di buon senso, prima ancora che di intelligenza politica, avrebbe dovuto consigliare di comportarsi in ben altro modo. Ma se non c’è un minimo di cultura politica e amministrativa il buon senso (e il Buongoverno) si perde; si possono chiamare anche a consulto anche i massimi esperti…ma non ci si arriva. Quod erat demonstrandum!
    Ultimo, e poi giuro che non Vi disturbo più (per un po’), anche perché ho un paccone di tesi romane da leggere, si parla giustamente di ‘meticciato’ da parte dei nostri intellettuali della sinistra ufficiale. Un bella grande area tutta da studiare, sulla quale sensibilizzare e lavorare: giusto. Io metodologicamente ci inserirei in questa categoria i dimenticati, i discriminati, i devianti, gli esclusi dalla visibilità pubblica perché non allineati: gli indifesi di fronte alla prepotenza annullante dei media. Hanno un colore strano appunto, che non merita attenzione di solito, vero? Eppure, sono sempre più frequenti di fronte all’inciviltà della politica ufficiale. E tutti possono esserci da un giorno all’altro inseriti, visto come vanno le cose, cioè male. E’ interesse di tutti, ‘ben comune’ di nuovo, rifletterci, cercando una volta tanto di andare al di là dell’interesse della propria parrocchieta, del proprio clebbino di amici perbene. Coraggio, colleghi, abbiate un po’ di coraggio, e di fisico!
    Mario Ascheri

  2. Mi pare che la vicenda qui riportata, giustamente commentata da Giovanni e Mario e che per forza di cose resta limitata alla situazione locale (ancorchè si tratti di una situazione comunque anomala viste le cointeressenze tra Comune, suoi rappresentanti e uno dei maggiori istituti di credito italiani), possa comunque essere un buon esempio di una condizione politica e civile fortemente alterata dai comportamenti delle attuali maggioranze che – ahimé – si fanno sempre piú prepotenti, arroganti e liberticidi. La palese incapacitá alla gestione della cosa pubblica che tanto nelle amministrazioni locali quanto a livello nazionale questa maggioranza dimostra, assommata alle tendenze cui si fa cenno sopra, produce dei mostri che – e lo dice uno che nel centro-destra non ha mai creduto – finora non ci saremmo neanche immaginati. È evidente che alla lettera di Toubert qualsiasi persona di buon senso avrebbe risposto con le dovute scuse e non con lo stolido sbandierare un preteso “conflitto di interessi” che sembra essere la migliore arma dialettica (si fa per dire) di questa gentaglia che – d’altro canto – pur individuandolo in una miriade di situazioni – non si sogna neanche lontanamente di disciplinarlo con regole certe. E la ragione per cui non lo fa è che questi (tutti questi – quelli piccini come il Cenni e quelli grandi come Gentiloni, Prodi e compagnia brutta) non sono capaci, non sono competenti, non hanno né i mezzi spirituali, né quelli fisici per farlo, cosí come non li hanno per disciplinare alcunché. Vanno avanti per inerzia facendosi forti del potere che hanno conquistato a mezzo dei partiti che li sostengono e nei quali hanno militato percorrendo tutto il cursus (dis)honorum dalle organizzazioni giovanili e su su fino alla carica di sindaco, ministro, presidente del consiglio, re, imperatore e papa, spesso travestendosi da intellettuali, da economisti (begli economisti sí), ma rimanendo al fondo quello che sono sempre stati: degli inetti a qualsiasi attività che non sia quella politica, bassamente politica beninteso.
    Il grande Andrea Pazienza diceva del politico tipo italiano che “qualsiasi fricchettone sia stato almeno ad un concerto in vita sua ne sa più della vita di lui”. Mi pare che sia il caso – anche in questa assurda vicenda – di fare tesoro del mai abbastanza compianto artista pugliese.

  3. Comunque il senso di tutta questa vicenda (e lo si evince bene dalla lettura del vostro blog) è che te la vogliono far pagare: tu non partecipi alla mensa dei consenzienti (anzi!) – altrimenti detto un commensale – e quindi ostracismo. Certo che la cosa deve farti in…(ops!)alberare non poco, dopo questi decenni trascorsi (anche) su studi senesi e di meritato successo, che ha contribuito non solo a far crescere il tuo ruolo fuori dalla Toscana e dall’Italia, ma ad attrarre l’interesse scientifico internazionale verso la specificità senese… Non ho parole, se non per ribadirti il mio giudizio – già espresso più di un mese fa all’inizio della vicenda – che è una vergogna impunita. Ma guarda che questo è quel che succede pressoché ovunque. E ciò non per fornire alibi alcuno ad una “sinistra”, che viene recepita come mal-destra o naive (e loro ci speculano fingendosi sorpresi della loro “mal-destrità”), mentre è il segno di una scientifica pianificazione atta a costruire il “consenso”, tipica dei regimi totalitari.
    La differenza è che questi impuniti hanno toccato un “pezzo da 90” (cioè il prof. Ascheri: storico di fama, fine intellettuale, “operatore” culturale poliedrico e, non ultimo, generoso – nonché seguìto – esponente di quello spirito della polis che loro disprezzano perché lo temono), il quale può (vista la sua influenza) almeno scatenare un putiferio e far loro incassare (molto) amaramente il risultato delle loro “scelleratezze”. Chi non ha un ruolo di prestigio come il tuo è invece costretto al silenzio (o “quasi”), perché oltre ad essere vittima di ostracismo continuato non ha neppure il minimo seguito e… quei pochi che “se lo filano”, contano ancora meno di lui…
    Qui, ad esempio (nel profondo Nord), gli “amleti senza principe” (parafrasando la citazione del medievista Peter Denley) ci sono ed hanno un nome e un cognome, oltreché andar per la maggiore da più di un decennio. Sfugge ai più il motivo (scientifico) della loro così influente posizione nel decidere cosa-dove-quando-fare, se non quello di essere animatori convinti dei circoli “liberali” di Forza Italia (fin dalla prima ora), o ferventi yesmen e yeswomen sempre proni/e alla volontà del principe di turno.
    Muoversi in questi ambienti, così simili per l’alto tasso di irregimentazione e piattificazione, è alquanto difficile, ma dobbiamo resistere (o quantomeno desistere), continuando ad essere testimoni di quei valori, che – dalla Costituente in poi – molti (troppi) dichiarano essere i propri, ma solo a parole. Chiudo parafrasando uno slogan degli anni ’70: “Né con (questo) centrosinistra, né (ancor più) col centrodestra”. Ma – aggiungo – neppure con la “new wave” dei grillini.

  4. «enne che ‘l danaio serve a ogni cosa» Guicciardini

  5. «Per un paese avere grandi scrittori (o studiosi) è come avere un altro governo. Questo è il motivo per il quale nessun governo ha mai amato i grandi scrittori (o studiosi), ma solo quelli minori.» A. Solzenitsyn

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