Riuscirà la Gelmini a chiudere le lauree a gogò e le università di quartiere?

L’immotivata proliferazione dei corsi di laurea e di sedi universitarie decentrate – con conseguenti assunzioni di docenti e amministrativi – ha dato il colpo di grazia ai conti di molti atenei. Di seguito sono riportati brani di un vecchio articolo di Umberto Eco (L’Espresso 2 febbraio 1992) nel quale sono elencate le obiezioni di Cesare Segre alla diffusione delle università sul territorio.

Benvenuti all’Università di Coccolato

Umberto Eco. (…) un articolo di Cesare Segre sul “Corriere della Sera”, ha acceso un dibattito sul bacillus universitatis e cioè sulla tendenza, che pare accentuarsi nel nostro paese, ad attivare nuovi centri universitari in città di provincia. Le ragioni possono essere sia di malintenzionato clientelismo, sia di benintenzionato proposito di ovviare al sovraffollamento dei grandi centri.
Le obiezioni al bacillus – e le ragioni per cui di bacillo letale potrebbe davvero trattarsi – sono state elencate da Segre. Il piccolo centro non può avere le tradizioni delle grandi università storiche, avrà fatalmente per decenni biblioteche e laboratori inadeguati, i docenti vi andranno di malavoglia, con pendolarismo smandrappato, e cercheranno al più presto di tornare alle metropoli. Questi centri verranno a soddisfare la pigrizia (spesso dettata anche da motivi economici) di studenti di provincia che non vogliono allontanarsi da casa, e che quindi perderanno la grande occasione che l’esperienza universitaria offre allo studente sin dal Medioevo, e cioè di conoscere qualcosa oltre la cerchia delle proprie mura e di venire a contatto con ambienti pervasi da flussi internazionali. Meglio sarebbe dunque potenziare i grandi centri con strutture di accoglienza per gli studenti e ridurre il sovraffollamento eliminando il valore legale di una laurea che spesso si prende di malavoglia solo per vincere un concorso nella pubblica amministrazione (dove basterebbero buoni e solidi diplomi). E sono, naturalmente, parole sante.
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