Crisi dell’ateneo senese: il Governo ha fatto la sua parte, ora tocca alle istituzioni locali

unisienaSilvano Focardi. È con vivo piacere e soddisfazione che informo il personale docente e tecnico amministrativo dell’Università degli Studi di Siena, le Istituzioni e la cittadinanza tutta, che la nostra Università è nelle condizioni di svolgere la sua attività di ordinaria amministrazione. Da più parti era stato paventato un imminente disastro che non avrebbe permesso per il mese di novembre il pagamento degli oneri contributivi e degli stipendi. Come ebbi a dire alcuni giorni fa, per mezzo di un comunicato stampa, la mia fiducia nell’intervento del Governo era piena per le rassicurazioni ricevute. Il Governo, al di là di ogni scontro politico e contrapposizione ideologica, ha dimostrato di avere a cuore la storia secolare della nostra Università, riconoscendo anche l’efficacia del piano di risanamento, la qualità della didattica e della ricerca e l’immane sforzo e sacrificio compiuto dal sottoscritto, dai suoi più stretti collaboratori e da tutto il personale docente e tecnico amministrativo della nostra amatissima Istituzione. Un bene comune che appartiene alla storia della nostra città e del nostro paese e che rischiava di scomparire per sempre. Devo sottolineare, con profondo dispiacere, che molti non hanno creduto nella possibilità di evitare la rovina, preferendo coltivare interessi di parte. In questi mesi l’unico intento che ha mosso il sottoscritto, i suoi collaboratori, il Governo, le Istituzioni senesi, la Regione e tutti coloro che si sono dati da fare per la soluzione dell’emergenza, è stato quello di cambiare il drammatico destino che incombeva sul nostro Ateneo. Per la tranquillità di tutti la parola fine alla storia della nostra Università non verrà scritta durante il mio mandato. Invito da oggi tutti a lavorare affinché in un clima di ritrovata armonia gli obiettivi che ci siamo prefissati siano tutti conseguiti con successo. Il Piano di risanamento va avanti: le prossime tappe con l’aiuto delle autorità governative, delle istituzioni e di chi vorrà stringersi intorno alla nostra Università devono ancora essere raggiunte. L’università che sto guidando è la casa di tutti: c’è bisogno di impegno, di intelligenza, di tanta pazienza e perseveranza.

Quando, insieme al Senato, nei mesi scorsi ho voluto che quest’anno vi fosse la celebrazione ufficiale dell’apertura dell’anno accademico 2009/2010, ho inteso dare un messaggio importante alla nostra comunità, cioè la consapevolezza del superamento della fase più critica e la necessità di impegnarsi per il rilancio, passando, anche se tra moltissime difficoltà, alla fase costruttiva del nostro percorso di risanamento dell’Ateneo. L’inaugurazione di quest’anno sarà più che mai un momento importante di riflessione interna, che dovrà guardare al futuro più lontano, ma anche a quello più prossimo, nel quale ci aspettano molti cambiamenti dettati sia dalle nostre scelte interne e dall’esito di percorsi stabiliti, come quello del nuovo statuto, sia dalle novità che produrranno le normative.