Siamo ormai all’epilogo della vicenda Colella: volevano “farla fuori” e si ritrovano indagati

tris1.jpgDella vicenda della Prof.ssa Albina Colella ci siamo diffusamente occupati a partire dall’11 febbraio 2007. La coraggiosa collega ha saputo tener testa ad una potentissima lobby d’affari che vedeva coinvolti ambienti accademici, politici e giudiziari al punto che, sconfortati, avevamo chiesto la pena di morte mediante somministrazione di cicuta lucana alla sventurata collega. Un recente articolo de “Il Mondo” (6 novembre 2009, di seguito riprodotto integralmente) ha evidenziato che il documento che ha dato inizio alla vicenda è un falso. E così, finalmente, sta crollando il castello d’accuse. In attesa di conoscere come e da chi verrà risarcita la Prof.ssa Colella, diffondiamo la sua “Lettera aperta ai colleghi” dal significativo titolo: Cosa c’è dietro il mancato sviluppo delle Scienze della Terra nell’Ateneo del Texas d’Italia?

BASILICATA: ERA FALSA LA FIRMA DEL RETTORE

Fabio Sottocornola. Denunce e controdenunce tra professori sulla cattiva gestione di fondi europei per la ricerca. In questi anni l’università della Basilicata, otto facoltà e 9 mila studenti, è stata teatro di uno degli scontri più aspri nel mondo accademico italiano. Tra i protagonisti c’è Albina Colella, docente di geologia, indagata e sospesa dalla cattedra nel 2004, rinviata a giudizio nel 2006 con l’accusa di peculato e concussione per la gestione di fondi europei. Anche se il suo dibattimento non è ancora iniziato. Adesso emerge un fatto nuovo relativo agli inizi della vicenda. A fare partire tutto era stato un esposto inviato alla Procura della Repubblica di Potenza il 20 marzo 2002 e firmato da Francesco Lelj Garolla, all’epoca rettore dell’ateneo. Alla base della sua denuncia vi era una lettera scritta lo stesso giorno e siglata da Antonio Tamburro, allora preside di Scienze (la facoltà di Colella), eletto rettore nel 2006 e scomparso all’età di 70 anni nel giugno scorso. Ed ecco la novità: una perizia grafica ha stabilito che “il documento depositato nella Procura è un falso, la firma in calce ad esso è apocrifa». Invece che da Lelj Garolla, il testo “è stato interamente stilato e sottoscritto dall’autore della prima lettera, professor Tamburro». A sostenere ciò è Rosaria Calvauna, perito grafico giudiziario e consulente tecnico del Tribunale di Siena, alla quale la stessa Colella aveva affidato l’incarico di esaminare i documenti originali. Cosa che la grafologa ha fatto nel mese di agosto. Nel frattempo, dopo tre sentenze del Consiglio di Stato, Colella è tornata in servizio. Ma fuori dall’università e a seguito di altri esposti, Tamburro era finito indagato (con Lelj Garolla e altri) dal pm John Woodcock per abuso d’ufficio, rifiuto d’atti d’ufficio e truffa in danno della geologa.