Di fronte al comportamento dell’amministrazione universitaria senese che pregiudica l’interesse pubblico, Amato si rivolge alla Corte dei Conti

Pietro Paolo Amato (Senatore PdL). Ancora una volta il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Siena – la cui disastrata situazione economico-finanziaria è ormai fuori controllo – si è trovato nell’incapacità di accertare l’esigibilità dei debiti fuori bilancio. Per cui sta ricorrendo sistematicamente all’utilizzo dello strumento delle variazioni al bilancio 2011. Tant’è che pure il Collegio sindacale si è sentito in dovere di esprimere parere contrario a questa pratica bocciando le proposte di variazione fin qui avanzate dal Rettore e dal suo Direttore amministrativo. E per fortuna che alla fine del Consiglio di amministrazione, tenutosi venerdì, è stato bloccato il tentativo di autorizzare un’ulteriore spesa di oltre 26 mila euro destinate all’acquisto di 300 copie di un libro in onore di Luigi Berlinguer! Proposta presentata in Consiglio senza nemmeno produrre copia di quel contratto editoriale che la relazione tecnica dice esserci…

È chiaro però che tale modo di procedere non può che portare ad ulteriore aumento del disavanzo annuo stimato in quasi 40 milioni. E colpisce il fatto che il Rettore, anziché presentare un serio piano di risanamento, si rifugi nella retorica di Unisi 2015: ossia nel vagheggiamento di un improbabile piano quinquennale alla moda sovietica che dovrebbe tendere ad un ipotetico pareggio dei conti da realizzare solo in un lontano avvenire. Anche perché dubito che l’Università di Siena possa reggere questa drammatica situazione per altri cinque anni. E questo senza parlare dei costi che tutto ciò comporterebbe per il contribuente.

A questo punto, poiché ritengo di trovarmi di fronte ad un comportamento teso a pregiudicare l’interesse pubblico anche attraverso la sistematica violazione delle norme giuscontabili, ho deciso di rivolgermi alla Corte dei Conti. Nel frattempo ho depositato un’ulteriore interrogazione in Senato mirante a fare luce su fatti e responsabilità che necessitano di un’indagine ministeriale. Inutile ripetere che il commissariamento dell’Ateneo senese è sempre più una strada obbligata.

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