Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati

Carta carbone verbali esami scopini teschio

Come non pensare agli sperperi e alle ruberie nell’Università di Siena, tutte le volte che si registrano gli esami degli studenti? Nel caso della mia materia, dopo aver scelto il verbale giusto, in una pila alta mezzo metro, arriva la parte più difficile: cercare un foglio di carta copiativa. Proprio così! Perché nel 2011, non solo si continua con la registrazione su carta degli esami, ma se ne deve conservare una copia, ottenuta appunto con la carta carbone. Il verbale originale, invece, è inviato alla segreteria degli studenti per l’inserimento dei dati nel curriculum studentesco e, infine, rilegato e archiviato. E che dire dei registri delle lezioni, sempre cartacei, uno diverso per materia e per ciascun corso di laurea, dove il docente dovrebbe scrivere ora, giorno e argomento svolto? E i verbalini (fortunatamente alcuni costituiti di carta autocopiante) per i moduli che formano gli attuali corsi integrati? Tonnellate di carta, impegno di personale, perdita di tempo per tutti, costi inutili per un servizio che, nell’era d’internet, non costerebbe nulla. Nel 1998 in CdA proposi, inascoltato, al “grande timoniere” Piero Tosi d’inserire nei computer delle aule un programmino che registrasse il giorno, l’ora, gli argomenti della lezione svolta e il nome del docente. Non solo avremmo risparmiato, ma si sarebbe evitata l’indecorosa pratica (più diffusa di quanto si pensi) della sostituzione dei docenti a lezione. Al contrario, non si è investito nell’informatizzazione ma si è sperperato negli scopini da cesso e nel “Progetto merchandising” di cui si torna a parlare in questi giorni. Scrivevo nell’agosto 2009: «Ma quanto è costato in dieci anni questo baraccone? Quali aziende e designer sono stati coinvolti? È lecito distrarre fondi dalla didattica e dalla ricerca per costituire un’attività commerciale che sicuramente penalizzerà l’ateneo per i fondi qualità del Miur?» E ironizzando sullo slogan dell’ultima linea d’abbigliamento (“ti fa sentire parte di una comunità viva e innovativa”), aggiungevo: «Una comunità che assiste, silenziosa e indifferente, alla distruzione dell’istituzione di cui fa parte, certamente non è viva ma in decomposizione e non sarà la maglietta con il logo dell’ateneo a risvegliarla. La linea di moda rifletterà, forse, l’eccellenza nella distrazione di fondi, nelle truffe e nel taroccamento dei bilanci?».

Articolo pubblicato anche da:
– Il Cittadino Online (15 settembre 2011). Università: nell’era di internet si cerca la carta carbone.
Smallcountry (15 settembre 2011). Università: nell’era di internet si cerca la carta carbone.

– Con il link a questo post, “Il Santo Notizie di Siena” ha scritto: «Nel 2011 all’Università di Siena si usa ancora la carta carbone!!!! Per i giovani di oggi che mi leggono ecco che cosa è la carta carbone (clicca per leggere), se invece la volete toccare dovete per forza andare all’Università di Siena, chiedete del Professor Giovanni Grasso, lui è in possesso di qualche foglio di preziosa carta carbone del secolo scorso…»

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8 Risposte

  1. «Una comunità che assiste, silenziosa e indifferente, alla distruzione dell’istituzione di cui fa parte, certamente non è viva ma in decomposizione e non sarà la maglietta con il logo dell’ateneo a risvegliarla. La linea di moda rifletterà, forse, l’eccellenza nella distrazione di fondi, nelle truffe e nel taroccamento dei bilanci?» Giovanni Grasso

    …ho dedicato un pezzo della mia vita a pretendere l’informatizzazione dell’ateneo tra l’indifferenza, la insofferenza e la insolenza altrui, evidenziando con Giovanni Grasso ed il senso della misura quanto denaro, personale, tempo, cartaceo, rallentamento e rimbecillimento derivino da questa arretrata, rozza e stolta modalità di svolgimento delle attività non solo didattiche ma di tutti gli uffici dell’ateneo! Anche questa estate ho dovuto telefonare e scrivere ad iscritte ai corsi per logopedia che hanno ahimè, magari da lande sicule, l’angoscia di “convalidare” qualcosa (firme, esami, altro) che richiede l’ennesimo ebete insensato incontro fisico fra loro ed i docenti “mediato” dalla dipendente ormai in pensione dell’azienda ospedaliera tuttavia sempre disponibile a farsi carico del nulla che trionfa in una formazione protesa alla raccolta di crediti, firme, timbri…

    Morale della storia: anche se contrario ad ogni forma di cupio dissolvi e di suicidio sociale comprendo le ragioni e le pulsioni dei colleghi che mi parlano solo di pensione prossima o di felicità ritrovata da prepensionamento anticipato!

  2. […] Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi… […]

  3. Italia, paese di papponi e prostitute (anche alla RAI)!

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/16/sit-in-contro-i-vertici-rai-via-santoro-e-dandini-il-progetto-berlusconi-e-compiuto/157852/

    …ma basta “avere” (sic) da mangiare fino a ingrassare e tuttavia saper stare a dieta e “avere” (sic) i figli con master vari e titoli esterofili oltre alle solite bocconi e ai santi raffaele ed “avere” (sic) la capacità di tacere (minchia, rispetto alla miriade di serissimi et silenziosissimi accademici Grasso e il sottoscitto son due deliranti ciarliere cicale…)???

    Obbedienti forse all’uomo del Colle che ripete sempre di “abbassare i toni”???

  4. …una donna che non strisciava e alzava i toni e scriveva sempre, perché non voleva vivere “accucciata sotto una foglia”: http://www.tzetze.it/tzetze_news.php?url=http%3A%2F%2Fwww.dirittodicritica.com%2F2011%2F09%2F16%2Fanna-politkovskaya-film-freedom-25181%2F%3F

  5. «(minchia, rispetto alla miriade di serissimi et silenziosissimi accademici Grasso e il sottoscitto son due deliranti ciarliere cicale…)???»

    E l’altro migliaio di blasonati pecoroni invigliacchiti dove sono? Aspettano l’INPS che li salvi?
    N

  6. «Contrariamente a quanto detto dal Ministro Gelmini – ha affermato Gozzini – i corsi di Scienze della Comunicazione non sfornano disoccupati; secondo i dati Almalaurea del 2010, il 52,9% dei laureati a Siena in questo corso ha trovato lavoro a distanza di un anno, contro il dato medio nazionale che è pari al 46,2 %». il Cittadino Siena

    Sarebbe interessante sapere che mestiere fanno e se c’è un nesso col titolo di studio: conosco uno che faceva il barista con due lauree, mentre altri (tanto per rivangare) …”baravano” diventando professori con la terza media; ma il sospetto che queste lauree non valessero un granché mi è venuto. Mi limito ad osservare che, stando ai dati delle iscrizioni http://osservatorio.cineca.it/php5/home.php?&anni=2010-11&categorie=ateneo&status=immatricolati&tipo_corso=LT&&c_u=30&com=4791&cf=17&sedi2=6&nome_c=SIENA&nome_u=SIENA&nome_f=Lettere%20e%20Filosofia&ns=0, quest’anno accademico i comunicatori hanno avuto 69 immatricolati. Dati lontani dunque dai fasti di un tempo (où sont les neiges d’antan?) cantati dagli Imperial-Regi Uffici per la Propaganda dell’Immagine. E occorre ricordare che sull’altare di queste mirabili imprese si è immolata una facoltà. Osservo altresì che continuando con l’andazzo per cui da un lato certe cose sono intoccabili (senza che ciò sia legato al successo di pubblico o alla qualità degli studi) e tutto il resto è “accorpabile” con voluttà, dall’Università di Siena rischiano semplicemente di scomparire le scienze … “avanzate….eh,eh,eh”, come usa soggiungere adesso, sogghignando; ma se così fosse, se il dado è tratto e questo è il piano di rilancio, io non vedrei nulla di male nel fatto che l’ateneo senese si orientasse piuttosto verso le scienze applicate, finalizzate alla crescita economica della provincia: ma anche qui va chiarito che una università di scienze applicate non è una università “di basso profilo”, giacché servono vieppiù per essa conoscenze tecnico-pratiche “avanzate”, appunto, così come l’economia del territorio non vive di sole chiacchiere, né di chiacchiere consiste l’innovazione tecnologica.

    «Morale della storia: anche se contrario ad ogni forma di cupio dissolvi e di suicidio sociale comprendo le ragioni e le pulsioni dei colleghi che mi parlano solo di pensione prossima o di felicità ritrovata da prepensionamento anticipato!» Loré

    Senza cessare di brandire minacciosamente gli spazzolini dorati e di scagliare con essi furiosissimi colpi contro il valorosissimo Cavaliere dalla Dorate Chiappe e il temibile Cavaliere dal Prezioso Didietro, col loro seguito di mille guerrieri catafratti (elmo con celata in acciaio inox, 85 euro + IVA cadauno), per l’onore dell’errante cavalleria, auspico che non si perda di vista la particolare congiuntura che stiamo vivendo in questo scorcio d’estate, nella quale si sta ridisegnando la mappa dell’ateneo con lo scioglimento delle facoltà, il varo dei “nuovissimi” ordinamenti (dopo i “nuovi”, i “recenti”, ecc. ), la cancellazione di ulteriori corsi di laurea (inutili?), la nascita di nuovi corsi (utili? Sarebbe l’ora di verificarlo dati alla mano, e che si dissuadessero certi apprendisti stregoni dal collezionare fallimenti, regolarmente pagati da altri) e il sorgere di nuovi proteiformi dipartimenti. A me pare che, stretti senz’altro nella morsa dalla necessità (ma quanti crimini si sono commessi con questa scusa?) il riordino stia avvenendo secondo criteri di cortissimo respiro: a progetti perfettamente plausibili e coerenti con quella che è l’organizzazione del sapere e la divisione delle discipline a livello internazionale, si affiancano altri costruiti a tavolino col pallottoliere, difficili da spiegare a un inglese o un tedesco, fatti per durare poco e prendere tempo, e soprattutto tendenti ad imporre alla fascia più ricattabile del corpo docente (quella che non può andare in pensione, e verosimilmente non ci andrà mai) scelte forzose che in quest’aspra e disegual tenzone potrebbero portare persino alla propria personale débacle. Si odono grida rauche di generali che dispongono spostamenti di fanti da qui a lì, o da lì a qui, da sopra a sotto e da sotto a sopra: i quali fanti peraltro, dovrebbero anche dedicarsi al progresso della scienza, onde soddisfare le pesanti gabelle dell’ANVUR e similia e al fine di giustificare la pagnotta che guadagnano, e non si capisce in effetti dove costoro dovrebbero espletare tale attività, se non nel luogo più appropriato. Si muovano a pietà del dame di San Vincenzo, visto che altre gentildonne meneghine appaiono insensibili al grido di dolore, in soccorso ai i numerosi orfani, non imboscati, né figli d’arte o del notabilato, ossia quelli contati solo come numero, i quali risultano, nella presente congiuntura, accademicamente inesorabilmente fottuti, semplicemente a cagione del fatto di essere, come “Sancio”, solo “figlio di Sancio”:

    — E chi è questo che chiamasi don Sancio Pancia? dimandò Sancio.

    — La signoria vostra, rispose il maggiordomo, che non entrò in questa isola altro Pancia di quello in fuori che sta ora seduto su questa sedia.

    — Or bene avvertite, fratello, disse Sancio, che io non ho il don, né l’ebbe mai alcuno del mio casato. Mi chiamano Sancio Pancia secco secco: Sancio si chiamò mio padre, Sancio mio avolo, e tutti furono Pancia senza giunta di doni né done; ed io m’immagino abbiano a trovarsi in questa isola più doni che pietre; ma basta così, Dio m’intende; e potrà essere che se duro per quattro giorni al governo, io scarti questi doni, che per lo gran numero debbono riuscire molesti come le zanzare. Ora esponga il suo quesito il signor maggiordomo che risponderò il meglio ch’io sappia, sia che abbia o no a contristarsene il popolo.»

    Capitolo XLV
    Come il gran Sancio Pancia prese il possesso della sua isola e in quale maniera cominciò a governarla

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