Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi

Da “La Nazione Siena” del 20 settembre 2011.

L’argenteria da sola non basta: occorre tagliare i costi impropri

Alberto Monaci (Presidente Consiglio Regionale della Toscana). Ho letto con attenzione l’intervista rilasciata dal Magnifico Rettore. Da senese ho a cuore le sorti dell’Ateneo (per la sua grandezza nella storia, il suo prestigio scientifico e culturale, ma anche per la sua natura di motore del complessivo sviluppo del territorio); da uomo nelle istituzioni regionali, che ha sostenuto e votato l’intervento finanziario su “Le Scotte”, il dovere di una vigilanza attenta affinché quell’intervento straordinario sia ben capitalizzato, anche perché non può ripetersi. Chiara l’esposizione della situazione fatta dal professor Angelo Riccaboni. Una chiarezza che non nasconde il permanere di una situazione di difficoltà della gestione di competenza, ancora in segno meno e, così traspare dall’intervista, con certezza ‘zero’ sul breve periodo. Non un bel biglietto da visita per una campagna immatricolazioni che vorremmo tutti consistente, sia per ragioni finanziarie che per ragioni storiche: Siena ‘polo attrattivo’. Se alla magistratura (ordinaria e contabile) il compito di accertare responsabilità penali ed erariali sul famigerato ‘buco’, agli odierni amministratori dell’Ateneo quello di governare un processo di riallineamento fra costi e ricavi che non riesce a emergere. Le partite straordinarie, il Rettore lo sa bene, possono dare un aiuto. Ma il ‘buon padre di famiglia’ non gestisce le spese di casa confidando nella sola argenteria! Aumenta gli introiti, valorizzando merito e qualità dell’offerta didattica e della ricerca, riducendo i costi impropri, anche se lascito di passati – distratti – padroni di casa. C’è un’intera comunità che guarda preoccupata, memore degli annunci e degli impegni presi. Chi li sta onorando?

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24 Risposte

  1. Bel discorso da politico. Il problema è come… come si incrementano le entrate? Sa il Monaci quali sono le entrate di un ateneo?

  2. Gentili ospiti la redazione di Fratello Illuminato è orgogliosa di proporVi, dopo i successi mietuti anche sui maggiori organi di stampa con manuali e scopini da 60 euro + IVA il Manuale in prestigiosa veste pdf da poter stampare e rilegare in pelle (a scelta se di precario, assegnista, ricercatore, tecnico-amministrativo, co.co.co., dottorando). Lo potete trovare seguendo questo link: http://shamael.noblogs.org/?p=3231. Nella medesima sede troverete l’annuncio della prossima prestigiosa opera cui la redazione sta alacremente lavorando: il Manuale del co- e post-dissestatore di atenei.
    AugurandoVi una buona lettura, porgiamo i nostri omaggi.
    Per la redazione
    Cesare Mori

    P.S. Cal è del tutto indifferente che il Monaci sappia quali sono le entrate di un ateneo. Ti consigliamo di leggerti un po’ di letteratura democristiana così almeno capisci il senso della lettera pubblicata dalla Nazione. E ne hai bisogno, perché con la tua frase hai dimostrato di non aver capito assolutamente i messaggi del Monaci (alcuni dei quali piuttosto chiari a dir la verità).

  3. I padroni di casa passati non erano distratti, ma distraenti.

  4. «Ti consigliamo di leggerti un po’ di letteratura democristiana così almeno capisci il senso della lettera pubblicata dalla Nazione. E ne hai bisogno, perché con la tua frase hai dimostrato di non aver capito assolutamente i messaggi del Monaci (alcuni dei quali piuttosto chiari a dir la verità).» Cesare Mori a Cal

    Io vi ho letto un ultimatum. O almeno, un penultimatum.

  5. Ho letto male, o se si chiudono i corsi di laurea delle sedi distaccate il ministero paga per cinque anni il 70% del costo dei docenti trasferiti e in più gli aumenta per un anno lo stipendio del 15%?

    Se fosse così ci sarebbe da rimpiangere che siano rimasti in pochi…

    C’è qualcosa che mi sfugge?

    Sesto Empirico
    scettico

  6. «…Aumenta gli introiti, valorizzando merito e qualità dell’offerta didattica e della ricerca…»
    …a me pare che non faccia una grinza!

    «…riducendo i costi impropri, anche se lascito di passati – distratti – padroni di casa.»
    …e anche questo, mi pare non faccia una grinza!

  7. «Il ‘buon padre di famiglia’ non gestisce le spese di casa confidando nella sola argenteria! Aumenta gli introiti, valorizzando merito e qualità dell’offerta didattica e della ricerca, riducendo i costi impropri, anche se lascito di passati – distratti – padroni di casa.» Monaci

    Ahimè, siamo una società senza padri, ma con molti padrini, data la debolezza del potere accademico centrale e dato che la cancellazione delle facoltà rischia di assomigliare un po’ a un 8 Settembre, con molti soldati allo sbando, un po’ al crollo degli stati nazionali (ad una sorta di “balcanizzazione”), con una moltiplicazione dei centri di potere in conflitto tra loro. A dire il vero, Dio solo lo sa, cosa voglia dire “valorizzare il merito”, in una fase in cui l’università, strangolata dalla mancanza di finanziamenti, non può premiare proprio un bel niente, e si attendono ancora i quaranta decreti attuativi in cui si sostanzia la legge Gelmini: i più giovani, o sono sbattuti fuori senza troppi riguardi, oppure, se non accodati alle cordate giuste, sono bloccati da anni ad invecchiare in un eterno Limbo da più “brucianti urgenze”, come quella di comprare scopini da cesso extra luxe, reclutare il figliolo di Tizio e la moglie di Caio o di arruolare ventidue professori nello stesso settore disciplinare, creare doppioni di corsi di laurea con cinque studenti e sedi distaccate per la pompa dei signorotti del luogo. Frustrati nelle loro ambizioni di dedicarsi all’impresa scientifica, obbligati a recitare il ruolo di pedoni nello scacchiere dei “requisiti minimi”, mattoncini nel Lego di sempre più fantasiosi corsi di laurea o dipartimenti fatti e disfatti da maldestri apprendisti stregoni, non si capisce proprio cosa possa significare “valorizzare il merito” dei ricercatori (latu sensu), e soprattutto chi sarà il giudice supremo imparziale di tutto ciò. Quanto alla qualità didattica, per favore, andiamo a vedere della sessantina di corsi di laurea soppressi, quanti lo furono per manifesta indegnità e quanti invece per ragioni, spesso insondabili, di architettonica politica generale, o a seguito dell’uscita di ruolo di dozzine di professori non sostituibili (non è che tutti, appunto, dispongono di ventidue professori per settore disciplinare, come denunciato da codesti spettabili uffici): detto che il problema conclamato a Siena sono le “scienze avanzate”, si può constatare come le “scienze per il benessere del gatto”, al contrario, godono del massimo apprezzamento ed è poggiando su di esse che si avanza la candidatura di questa città a capitale europea della cultura, scommettendo sulle imprese massimamente fallimentari. Quanto ad aumentare gli introiti, questi aumentano, se aumentano gli studenti, cioè (al contrario di quello che sta accadendo) se si qualifica, anziché appiattire, l’offerta didattica, dalle triennali fino ai livelli postdottorali. Quanto a diminuire le spese “improprie”, il personale (docente o non docente) assunto senza nessun criterio riempiendo in modo del tutto irrazionale certi settori e creando lacune drammatiche in altri, tocca tenerselo fino alla pensione.

    …P.S. Apprendo dal manuale del dissestatore prodotto dai pregiati uffici del commendator Cesare Mori, che un lampadario è stato pagato addirittura 15.000 euro + IVA; è tutto quello che resta della tradizione dell’illuminismo senese?

  8. Ecco le dichiarazioni di Claudio Marignani e Tommaso Villa Consiglieri regionali del PdL.

    «Un passato di errori, un futuro da ricostruire. L’ateneo di Siena necessità non di una semplice svendita dell’argenteria, ma di interventi mirati e strutturali, per evitare che domani non si ripresentino i problemi manifestati si negli ultimi anni. Vivere e non sopravvivere, tagliando i molti sprechi, valorizzando le molte risorse, e concentrando attenzione e impegno su offerte formative che guardano al futuro e in grado di attrarre sempre più iscritti. Perché questo è stato sino a pochi mesi fa uno dei problemi: solo in quest’anno accademico si è registrata un’inversione di tendenza rispetto al progressivo calo verificatosi sino all’anno scorso, segno che il suo fascino è apparso declinante. Come una signora dal portamento ancora elegante ma costretta ad indossare, per scelte infelici, panni dismessi: le si riconosce la classe, ma la si guarda con meno interesse, e un pizzico di nostalgia.»

  9. @ rabbi jaqov jizchaq
    …forse sarà anche così (qualche dubbio ce l’ho!)! …ma anche fosse, ciò non vuol dire che obiettivi e metodi del risanamento siano quelli indicati!
    Negare questo vuol dire, secondo me, dichiarare la bancarotta prima ancora di aver provato a metter mano a un serio risanamento!

  10. Intendevo che obiettivi e metodi sono quelli indicati dal Monaci e non ve ne sono altri!

  11. …vendere quanto di costoso ed inutile è stato acquistato! …e magari cercare di scoprire chi ha voluto che fosse acquistato …per sapere in quali altri brillanti acquisti si è prodotto e metterlo in condizioni di non nuocere ancora! Non sembra poi così difficile!

  12. Questi uffici sono a notificare a questo pregiato blog che è uscita la prima puntata del Manuale del co- e post-dissestatore di atenei. La potete leggere qui:

    http://shamael.noblogs.org/?p=3241

    Purtroppo, per rispondere a Nik, è difficilissimo procedere a quell’operazione di cui parla qui sopra ed è dimostrato che al momento sia un’impresa sovrumana, grazie anche al fatto che c’è qualcuno, che invece che darsi una mossa, se ne sta in ferie per quasi due mesi. Queste ferie spropositate, la protezione che inspiegabilmente il duo Riccaboni & Fabbro dà ai dissestatori nonché il cupio dissolvi che sembra aver attanagliato tutta la città, fa sì che chi si è prodotto in brillanti acquisti come i lampadari da 36.000.0000 delle vecchie lire, nonché nell’assunzione di una caterva di gente di troppo nonché di 22 e in qualche caso anche di più docenti nello stesso settore disciplinare, non solo non è messo nella condizione di non nuocere, ma addirittura è ancora al proprio posto e riscuote il proprio bello stipendio, in barba a tutti quanti. E questo è l’effetto della condotta in parte dissennata, in parte delinquenziale, in parte all’insegna della massima incompetenza ed incapacità del duo Riccaboni e Fabbro. D’altro canto visto che la maestra elementare in pensione che becca quasi 180.000 euro l’anno per fare i danni che fa è stata a suo tempo condannata dalla Corte dei conti, è chiaro che se l’esempio viene dall’alto non si capisce perché chi ha speso 15.000 euro + IVA per un lampadario debba essere punito e sottoposto all’aggressione dei beni personali coi quali rifondere il fiume di soldi pubblici che ha sperperato, non essendo suoi. Così come il Criccaboni s’è comprato un cellulare di servizio del costo di uno stipendio mensile di un povero precario e nessuno, fatte salve rare eccezioni, ha avuto a che ridire.
    Il Riccaboni e la Fabbro sono né più né meno che dei dissestatori come Tosi e cricca tosiana.
    Omaggi

    Cesare Mori

  13. @ Nik
    “vendere quanto di costoso…”, “magari cercare di scoprire…”: ad impossibilia nemo tenetur.

  14. «Aumenta gli introiti, valorizzando merito e qualità dell’offerta didattica e della ricerca, riducendo i costi impropri…» Monaci

    A “whisful thinking”, si direbbe: io non so se Monaci è consapevole del fatto che (grazie anche alla raffica di riformicchie che ciascuno governo ci somministra, lasciandole lì, a mo’ di incompiute schubertiane) vi sono delle Facoltà che hanno fatto e disfatto i corsi di laurea al ritmo di una volta all’anno, col risultato inevitabile di un appiattimento totale della didattica e di un pesante ed irreversibile livellamento in basso della qualità dell’insegnamento. E benché le facoltà non esistano più, l’opera di disintegrazione non è ancora compiuta. Difficile risalire la china senza una guida severa dall’alto, a meno che, proprio dall’alto, non si sia deciso di trasformare Siena in un modestissimo college di provincia. Sarebbe l’ora che oltre che dei requisiti minimi di docenza, qualcuno si occupasse anche dei requisiti minimi di decenza.

  15. Gentili lettori,

    Avrei voluto inviare il testo che leggerete qui sotto tramite attach ma non ci sono riuscito. Vi prego di prestare attenzione a quanto è stato esposto. Si trova in http://www.istruzione.it e riguarda il Commisssariamento degli atenei. Grazie ed arrivederci

    Ufficio Stampa

    Roma, 22 settembre 2011

    Università: approvato in Cdm il decreto
    sul commissariamento degli atenei

    Il Consiglio dei Ministri ha dato oggi il via libera definitivo al decreto legislativo sui parametri di sostenibilità finanziaria degli atenei e l’eventuale commissariamento. Il decreto ha già ricevuto l’assenso del Consiglio di Stato e il parere favorevole delle Commissioni parlamentari e sarà quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dopo la registrazione da parte della Corte dei Conti.

    Il decreto prevede un monitoraggio costante della situazione economica, finanziaria e patrimoniale degli atenei e definisce parametri atti ad individuare le situazioni critiche e deficitarie degli stessi. Gli atenei dovranno:

    – garantire certezza ed omogeneità nel risanamento dei bilanci ed evitare eccessivi disavanzi;
    – gestire i fondi con maggiore trasparenza;
    – garantire un’offerta formativa di alto livello, senza dover ridurre gli investimenti sulla formazione;
    – operare secondo obiettivi di efficacia, efficienza e trasparenza.
    Il decreto definisce e disciplina tre casi. Due definibili da “cartellino giallo”.
    Il primo riguarda il caso di situazione critica di disequilibrio economico e finanziario e patrimoniale temporaneo. In questa fase l’Università intraprende un percorso di risanamento vigilato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Il secondo riguarda il caso di dissesto finanziario che comporta l’incapacità per l’ateneo di fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili. In questa fase viene elaborato un piano di rientro in tempi certi;

    Il “cartellino” diventerà “rosso” nella terza fase: cioè se, nonostante queste possibilità, gli atenei non metteranno ordine nei propri conti. In questo ultimo caso scatterà il commissariamento. In questa fase l’organo commissariale ha l’obiettivo di ripianare i debiti e ricondurre l’intero sistema ad una situazione di equilibrio.

    Nel provvedimento è stato valorizzato il ruolo dell’ANVUR che, dopo la procedura commissariale, deve valutare se esistano i presupposti per mantenere l’accreditamento dell’istituzione universitaria ovvero per un’eventuale operazione di federazione o fusione di atenei, ai sensi dell’articolo 3 della legge 240 del 2010, in linea con i principi ispiratori della riforma.

    L’intervento normativo consente dunque di:
    – individuare tempestivamente, tramite l’organo di controllo contabile, le situazioni critiche negli equilibri economici, finanziari e patrimoniali delle università;
    – avviare un percorso di risanamento nelle fasi critiche ed adottare un piano di rientro nella fase di dissesto finanziario, secondo criteri analiticamente definiti e sotto la vigilanza dei Ministeri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dell’Economia e delle finanze, anche per mezzo del Collegio dei revisori dei conti;
    – finalizzare positivamente l’eventuale fase commissariale, diretta al riequilibrio nella situazione economica, finanziaria e patrimoniale e alla garanzia del mantenimento di un livello soddisfacente nella qualità della didattica e della ricerca delle università statali

  16. Intanto domani ‘si festeggia’ il terzo anniversario della scoperta della voragine (Corriere di Siena del 24 Settembre 2008)….

  17. Scrive Tommaso Villa, consigliere regionale toscano del PdL, riguardo all’approvazione del decreto legislativo (“Disciplina del dissesto finanziario delle Università e del commissariamento degli Atenei”) che prevede due cartellini gialli e uno rosso:

    «Che cartellino toccherà in sorte all’Ateneo di Siena? Alla luce di quanto emerso negli ultimi tempi – una situazione di bilancio a dir poco critica, così come ribadito dalla relazione dei revisori contabili, e un piano di risanamento che punta essenzialmente su dismissioni immobiliari, bocciato persino dalla ragioneria generale dello Stato – c’è il rischio concreto che il giallo sia il provvedimento minimo. Più probabile – usando una metafora arbitrale – che il cartellino che sarà estratto sia arancione, e che il rosso sia a un passo. Con tutto ciò che ne comporterà. C’è da confidare in una radicale inversione di tendenza nelle strategie di risanamento, altrimenti l’espulsione sarà inevitabile, e la squalifica da scontare non quantificabile.»

  18. …il tutto da inquadrare in un contesto nazionale a questi livelli: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/come-siamo-arrivati-a-questo-punto/159480/ …per chi vive nell’ateneo senese alla crisi locale si aggiunge quella nazionale!

  19. «C’è da confidare in una radicale inversione di tendenza nelle strategie di risanamento, altrimenti l’espulsione sarà inevitabile, e la squalifica da scontare non quantificabile.» Villa

    Però, parlando di “radicale inversione di tendenza”, si dovrebbe incominciare a mettere in fila tre o quattro punti qualificanti e concreti, altrimenti restiamo nella retorica che gira a vuoto e non ci resta che la consolazione estetica di scegliere l’oratore di nostro gusto. Ma quali saranno i poteri reali di questo commissario in ordine agli interventi da realizzare? Sarà a sua volta un politico (Dio ce ne scampi)? Auspicabilmente dovrebbe essere un “veltro” dantesco… come dire… un “papa straniero” (in Italia le cose finiscono sempre così e non si sa come uscire dal luogo comune -“O Wort, das mir fehlt!”), uno che non guarda in faccia a nessuno: esiste un tale semideo? Qualcuno che dovrà assumersi, sul piano strategico, la responsabilità della scelta di conservare delle cose e di abbandonarne altre, senza mediare e negoziare su tutto, sostanzialmente non scegliendo. Insomma, ci vorrebbe innanzitutto uno che ponesse fine alla situazione di stallo sottraendosi ai conflitti tra signorie locali. Ma chiudere strutture, trasferire personale (docente e non), valorizzarne altre vuol dire avere i soldi e anche il potere, nel quadro come minimo di una programmazione delle sedi a livello “federale”. Non vorrei che il “commissario” fosse solo l’ennesima e ultima pantomima, in un paese che segue la legge ferrea: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

  20. @ Outis: «… ad impossibilia nemo tenetur …»
    @ Cesare Mori: «… purtroppo, per rispondere a Nik, è difficilissimo procedere a quell’operazione di cui parla qui sopra …»
    @ Rabbi Jaqov: «… Difficile risalire la china …»

    … allora, di cosa stiamo parlando? La sentenza è stata già emessa! L’ateneo è condannato! … non so se per la reale impossibilità di cambiare le cose o per la rassegnazione diffusa (sarei per dire dilagante) della gente! Sintomatico il fatto che un po’ di tempo fà, avendo esposto in questo blog la mia situazione (personale, professionale e di carriera), sono stato consigliato di cercare “altrove” una sistemazione più degna … ma non credo di avere l’età giusta, per certe cose … e soprattutto non credo che la fuga sia la strada maestra!

  21. Per quanto riguarda i provvedimenti relativi a “Criteri e modalita’ per favorire la mobilita’ interregionale dei professori universitari che hanno prestato servizio presso corsi di laurea o sedi soppresse a seguito di procedure di razionalizzazione dell’offerta didattica” (Decreto 26 aprile 2011, G.U. n. 217 del 17/09/2011), che mi pare tema non estraneo a questa discussione, come sospettavo le informazioni desunte dai quotidiani sono risultate fuorvianti.
    Intanto il decreto parte con la frase di rito dei provvedimenti-ammuina: “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
    Inoltre riguarda senza eccezioni i trasferimenti in regioni diverse. In pratica i docenti di sedi o classi di laurea soppresse possono chiedere il trasferimento in una sede di un’altra regione, purché abbia il consenso sia della università di provenienza che di quella di destinazione.
    In questo caso il ministero si farà carico del 70% dello stipendio per 5 anni (sottraendo una parte dei fondi dedicati al FFO globale) e l’università di provenienza dovrà pagare al trasferito una quota un incentivo una-tantum pari al 15% dello stipendio (da farsi restituire se il docente si trasferisce di nuovo o va in pensione entro 5 anni) e farsi carico del 30% dello stipendio per 5 anni.
    In altri termini, mentre avevo sperato che la politica iniziasse a indicare la strada e fornire degli strumenti per fare quello che anche Monaci giustamente chiede, mi pare che la filosofia di questo provvedimento rimanga “agli zoppi grucciate”. Come si fa a chiedere a una università già in dissesto di chiudere un corso di laurea (e quindi rinunciare agli introiti in termini di tasse e FFO) e contemporanemente continuare a pagare, sia pure in parte, i docenti che se ne vanno giustamente altrove? Che modo è questo di favorire il risanamento dei debiti?

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  22. …a proposito di soldi, non credo che da questo punto di vista ci sia tanto da aspettarsi, dall’alto. Del resto la congiuntura internazionale è quella che è. Possiamo anche vantare i successi della scienza italiana, con l’esperimento del Gran Sasso, ma il professore che l’ha diretto, non a caso è fuggito in Svizzera.

    “La Crui… sottolinea innanzitutto la vivissima preoccupazione dell’intero sistema universitario italiano per i drammatici tagli progressivamente operati sul finanziamento ordinario”.
    Il conto è presto fatto: rispetto al 2009, in termini nominali, le sottrazioni a questo punto sono pari a – 7,48 punti percentuali e, per il 2012, è previsto un ulteriore decremento del – 5,53 per cento.
    “Questo – sottolineano i rettori – comporterà il blocco di alcuni fondamentali servizi strategici forniti dalle università, con danni incalcolabili per l’utenza studentesca, per l’offerta di istruzione pubblica e per la ricerca”. http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/23/news/universit_i_rettori_battono_cassa_pi_fondi_o_gli_atenei_chiudono-22130464/?ref=HREC2-5

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