Alla direzione dei dipartimenti dell’Università di Siena gli “eletti” sono tutti, tranne due, fidatissimi del rettore

Con candidati unici in tredici Dipartimenti su quindici, il risultato delle elezioni dei direttori appariva scontato! Eppure, al primo turno, le difficoltà non sono mancate, se si pensa a qualche quorum striminzito e, in un caso, alla necessità di una seconda votazione. Più interessante la competizione nei dipartimenti con due candidati che ha consentito agli elettori una scelta libera e democratica. Non è un caso che, nel seggio delle “Scotte”, l’affluenza al voto sia stata del 93% per il dipartimento con due candidati e del 73% per i dipartimenti con candidato unico. Altro dato di rilievo è che nel “Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze”, oltre alla consueta campagna elettorale e alle pesanti ingerenze interne ed esterne (da un po’ di tempo sempre più frequenti), l’esito elettorale sia integralmente ascrivibile agli studenti. Infatti, con un’inedita e singolare alleanza tra sinistra (15 studenti dei Link) e destra (14 studenti di Gioventù universitaria), il voto compatto e concentrato su un solo candidato ha ribaltato tutte le previsioni iniziali. E così, gli “eletti” sono tutti, tranne due, fidatissimi del rettore, e tra costoro ci sono anche quattro suoi delegati, cioè fiduciari del magnifico che «rispondono direttamente a lui del loro operato». Avanti di questo passo alla prossima farsa elettorale per l’elezione del Senato Accademico, fissata per il prossimo 12 novembre.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (5 novembre 2012) con il titolo: «Eletti con la “farsa elettorale” tredici capi dipartimento dell’Università di Siena».

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24 Risposte

  1. Ora capisco perché si tengono meticolosamente segreti i risultati dei seggi! Perché non si rendono pubblici sulla home page dell’università?

  2. Non sarà mica per le ragioni di cui si parla in questo piccolo articolo http://shamael.noblogs.org/?p=6276?

  3. La democrazia, insieme allo strumento cardine dell’elezione dei suoi rappresentanti, si regge anche sulla pubblicità dei dati elettorali. Riccaboni sta scherzando con il fuoco! Metta subito in rete i risultati elettorali. Vogliamo sapere come sono stati “eletti” (si fa per dire) i suoi mastini; non è sufficiente la proclamazione degli eletti. Deve (ripeto è tenuto a) mettere in rete:
    1) Numero degli aventi diritto.
    2) Numero dei votanti.
    3) Numero di voti riportati dal candidato.
    4) Schede bianche
    5) Schede nulle

    P.S. Questo commento vuol essere anche un invito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena a vigilare sulle elezioni che si stanno svolgendo presso l’Università di Siena.

  4. Non ho capito dall’articolo perché gli eletti (tranne due) sarebbero fidatissimi del Rettore. Al massimo espressione delle cordate del dipartimento. Grazie per la spiegazione (nessuna vena polemica).

  5. «oramai sono fuori dai giochi senesi.» Golene

    A parte pochi eletti, sono moltissimi (stabilizzati o meno) tra quelli che reggono in piedi la baracca della didattica e della ricerca, ad essere qui “fuori dai giochi” (con diverse ripercussioni a livello salariale, naturalmente, ma simili per quello che concerne la possibilità di espletare al meglio la propria professione – che non è vendere le niccioline, vorrei ricordare); cosicché possono adesso inutilmente bamboleggiarsi con i concorsi per le idoneità, in spirito decoubertiano e giusto per incrementare l’araldica, giacché a Siena non otterranno
    mai
    una chiamata. La disgrazia dei giovani è che aspettando Godot, invecchiano, e la generazione di mezzo a Siena è stata comunque fottuta. L’unica speranza, per la maggior parte de “i giovani”, è quella di andare all’osteria a cercar padron migliore, che tanto qui, sul disastro dell’università, sta scendendo, lieve, una coltre di silenzio. Maiora premunt, come diceva il mi’ nonno: il Monte dei Paschi e l’onta di Siena che diventerà una remota cittadina della provincia di Grosseto… chi ha avuto, ha avuto.

    • «Giacché a Siena non otterranno mai una chiamata». Rabbi Jaqov Jizchaq

      E perché non otterranno mai una chiamata? Perché il turnover è stato ridotto al 20% su scala nazionale?
      Perché di quel 20% se ne gioveranno praticamente solo i ricercatori già di ruolo? Come sembra aver promesso loro il rettore. Perché tanto chi ha i fondi si balloccherà con i ricercatori a tempo determinato, vuoti a perdere?

      Questi sono i problemi che veramente interessano i vetusti e giovani precari, e in teoria chi anche ha una certa stima degli scopi dell’accademia, e non certo le questioni Criccaboni, Dipartimenti bulgari, elezioni truccate o no, vendite di immobili, flussi di cassa o stipendio del direttore amministrativo, etc. etc., di cui qui forbitamente e lungamente si disquisisce.
      E di questi problemi mi pare che qui non interessi una emerita cippa… Se non per denunciarli (e non ci vuole poi tanta retorica) e utilizzarli ad arte e strumentalmente per colpire i soliti noti e i soliti temi.

      Ma a cercare di trovare una soluzione invece si vanno a toccare interessi ben “incardinati”, che nessuno qui vuol toccare.

  6. Golene, che dire? Mi pare che tu scriva da molto… molto… molto lontano.

  7. «Ma a cercare di trovare una soluzione invece si vanno a toccare interessi ben “incardinati”, che nessuno qui vuol toccare.» (Golene)

    Rimango basito: sono proprio gli interessi che TU ci inviti a NON toccare!

    «E perchè non otterranno mai una chiamata?» Golene

    …rimango stra-basito! Golene, così ora ci annunci la buona novella che la luce in fondo al tunnel si fa sempre più intensa (ma attento, può essere il treno); che dunque verranno banditi immantinente milioni di miliardi di concorsi, e che se non fosse per via di quei marrani, inutili ricercatori che addirittura insistono nel voler vivere, anziché stiantare come la veccia, e a respirare (oltre che a lavorare per sé e per gli altri), e che addirittura percepiscono, udite, udite, uno stipendio, opponendosi con ciò ai tuoi piacevoli progressi, anche la tua carriera scientifica verrebbe finalmente coronata col meritato blasone di “professurun”. Vedo che non leggi nemmeno i messaggi altrui, che vivi completamente fuori dalla realtà (forse perché scrivi da lontano..) e che oltre al solito polverone contro chiunque percepisca uno stipendio, ancorché piccino, non sai andare: ti sfuggiva e ti sfugge il fatto che l’obiettivo prioritario non è e non è mai stato quello di rimpiazzare i vecchi coi giovani, bensì di diminuire drasticamente il corpo docente sic et simpliciter. Su questo non rispondi. Sorvoli. Non ti concerne. Non ti tange: ma non sarai mica uno che piange col topo in bocca? Chi vuoi che chiamino e dove, a Siena, nei prossimi anni? Con quali soldi? Quattro o cinque gatti, forse, come sbandierato dal Magnifico: cioè qualche idoneo passatello, che non fa primavera (se così si può dire), e verosimilmente verranno tutti assorbiti in alcuni settori accademicamente potenti che magari non ne hanno nemmeno bisogno: gli altri, cioè quasi tutti, restano a bocca asciutta e si attaccano al tram, così come si sono attaccati al tram sino ad oggi. Non è questione di mettere ricercatori stabilizzati contro non stabilizzati, come scioccamente, compiendo un’autentica squallida opera di depistaggio, continui a ripetere, sottovalutando o negando i problemi veri di questo ateneo in ordine al mantenimento in vita delle strutture didattiche e della ricerca: condizione necessaria per ogni discorso intorno al reclutamento (siccome non stiamo parlando di una fabbrica di cavallucci o di salcicce, che peraltro con certe metodiche, sarebbe anch’essa fallita da un pezzo). Come ho già scritto ad nauseam, l’effetto della cura dimagrante (che pure ha lasciato ampie zone adipose, scavando al contrario fino all’osso in altre) è stato, volens nolens, che l’ateneo ha perso una parte cospicua del proprio corpo docente. Esso, non verrà rimpiazzato, né ora, né mai: e non trattavasi necessariamente di personale impiegato nei settori dove ce n’era a profusione; men che mai in settori qualificabili come “inutili”, tema questo, dell’utilità, che mi pare non sia stato nemmeno sfiorato dalle recenti ristrutturazioni (vedi mio precedente sproloquio intorno alla rozzezza del “dibattito culturale”). Il risultato è la sparizione, già avvenuta od imminente, di corsi di laurea, dipartimenti e insegnamenti, che non verranno mai più risuscitati. Ne prendo atto, perché non sono abituato a rimuovere la realtà e modestissimamente (visto che anche altri atenei contigui non se la passano tanto bene), a mo’ di pardadosso, avevo proposto più volte in questo pregiatissimo forum una sorta di “operazione Salomone” del tipo di quella che portò in salvo i falascià etiopi in Israele, per consentire la mobilità di decine di orfani, moralmente “esodati” in questo ateneo ove si continua a scommettere sulle scienze improbabili (perché a Siena, si sa, siamo ganzi), a dar man forte là dove le loro materie sussistano ancora, prima che scompaiano anche da lì. Auspicavo una urgente intesa fra gli atenei che insistono sul medesimo territorio per salvaguardare le tradizioni scientifiche, le competenze, e anche le prospettive di lavoro per addetti alla ricerca. Oggi mi conforta sentire che questo ragionamento corre sulle bocche di diverse persone e ciò mi induce a sperare nel fatto che se ne stia prendendo coscienza: ma allora perché tergiversare? Curare i morti è inutile. E la resurrezione dei defunti è operazione che riesce a ben pochi. Ma tu, Golene, questo non lo puoi capire: eri tra quelli che sostenevano, gioiosamente, con nichilistica eccitazione, che “più la butti giù e più la tiri su”: che più gente si manda via, più roba si chiude, si rompe, si spacca, si stronca, si frantuma e si sganghera, e più posto si libera per “i giovani”; senza considerare il fatto che quando rompi un vaso, per quanto ti prodighi col Superattack, difficilmente potrai ricostituirlo com’era prima.

  8. Io ancora non ho capito chi sono i due (o uno, a quanto riporta il cittadino online) non “fedelissimi” al rettore.

  9. «Non ho capito dall’articolo perché gli eletti (tranne due) sarebbero fidatissimi del Rettore. Al massimo espressione delle cordate del dipartimento. Grazie per la spiegazione (nessuna vena polemica).» Golene

    L’articolo non voleva spiegare quel che è ovvio per chi lavora nell’università di Siena. È fidatissimo chi in Senato Accademico vota sempre come vuole il rettore. È fidatissimo chi vota sulla parola, in assenza della delibera. È fidatissimo chi è giustificato dal rettore per le assenze dalle lezioni passate e future. È fidatissimo chi riceve, oltre alla normale retribuzione, cinquemila euro a bimestre per attività svolte nei poli esterni. È fidatissimo il delegato del rettore. È fidatissimo il candidato unico che non ha avuto antagonisti perché sponsorizzato dal rettore. È fidatissimo chi è indagato per le elezioni del rettore. La lista sarebbe troppo lunga, ma mi fermo qui. Tra i quindici direttori c’è qualcuno al quale applicare uno o più di questi punti? Se sì, le conclusioni sono ovvie.

    P.S. Mi dispiace per Golene, ma di questo e altro ancora continueremo a scrivere fino a quando il rettore non darà risposte convincenti.

  10. «P.S. Mi dispiace per Golene, ma di questo e altro ancora continueremo a scrivere fino a quando il rettore non darà risposte convincenti.» Giovanni Grasso

    Non ho certo mai detto che di queste cose non si debba discutere; anzi devono essere dette e denunciate.
    Ma, visto che è stato trattato il tema precariato, posso con certezza affermare che non sono queste le priorità (priorità, che non vuol dire che le altre siano meno importanti…) per chi non è incardinato nel sistema. E forse, con un po’ di machiavellico pragmatismo, non lo sono neanche troppo per chi vuole una università che fornisca i servizi che ci si aspetta da lei.

  11. «Non è questione di mettere ricercatori stabilizzati contro non stabilizzati, come scioccamente, compiendo un’autentica squallida opera di depistaggio, continui a ripetere, sottovalutando o negando i problemi veri di questo ateneo in ordine al mantenimento in vita delle strutture didattiche e della ricerca: condizione necessaria per ogni discorso intorno al reclutamento». Rabbi Jaqov Jizchaq

    Giustissimo.
    Cosa serve di più a mantenere in vita le strutture di didattica e ricerca? Ci vuole un reclutamento. I numeri sono piccoli, lo sappiamo tutti. E su quelli dovremmo essere tutti d’accordo a chiedere di alzarli, soprattutto nei settori più sguarniti (e non necessariamente potenti).

    A questo punto, pragmaticamente chiedo: siete d’accordo a chiedere nelle prossime chiamate (siano esse nel 2015 o 2020, siano esse di 5 gatti o di decine e decine e decine) che una quota (30? 50%?) sia destinata al reclutamento di persone non già di ruolo nell’Università (di Siena o altre)? Sì o no?

  12. Golene, mi spiace di ripetere paranoicamente le stesse cose, ma tu mi rispondi…senza leggermi! Posso anche essere d’accordo con la tua proposta, così come sono d’accordo con l’idea di piantare il pomodoro pachino su Marte, o di vivere cent’anni in ottima salute ecc. … Quanti posti vuoi che vengano banditi prossimamente a Siena a fronte delle ulteriori uscite di ruolo? Stai parlando di cose che non esistono. I settori “sguarniti”, tra i quali in modo più che evidente non vi è il tuo, fra cinque o sei anni semplicemente non esisteranno più e mi pare che sia questa l’unica maniera (cinobalanica) in cui si sta “programmando” l’ateneo del futuro: mi domando se non occorra allora una riflessione di tipo “strategico” e se non vi sia una possibilità, giacché si tratta di problemi che attanagliano anche altri, di agire a livello del “sistema” degli atenei, anziché assistere imbelli al comune declino scientifico. Se non sia il caso che meccanismi come quello dei voluttuosi “accorpamenti” interni fra cose sideralmente distanti, cui sono ricorse negli anni passati molte facoltà per resistere alla tirannia dei “requisiti minimi”, non cedano il passo ad accorpamenti fra corsi identici di sedi diverse (come forse era l’intenzione del legislatore): su questo non mi rispondi, non te lo chiedi neppure, continuando a vagheggiare di “posti” che senz’altro verranno tirati furori dal cilindro del Rettore, non si capisce bene quando, quanti e dove. Altri, non incardinati come te in corsi di laurea ricchi dal punto di vista del personale, invece se lo chiedono angosciosamente. Inoltre oramai sono cinque o sei anni che è tutto fermo; nel 2015 o nel 2020, come profetizzi tu, ammesso che la crisi non abbia già disintegrato il paese intero, la gente che aspetta nel freezer dove è stata congelata già da un paio di lustri sarà pronta per il Campansi. Per la maggior parte di costoro, attualmente, l’unica speranza è nella fuga ed è esattamente una possibilità di fuga che molti ricercano nei prossimi concorsi per le idoneità. Quanto ai tuoi vituperati “ricercatori di ruolo” (prima ce l’avevi coi professori “vecchi”, poi col personale tecnico, ora coi “ricercatori”: tutti ladri, naturalmente, nulla sfugge alla tua furia devastatrice) , ti informo che in molti casi oramai sono rimasti soli a sorreggere anche la didattica nei rispettivi settori disciplinari; ma senza essere chiaroveggente, e visto oltretutto che per i ricercatori non esiste nemmeno il vincolo obbligatorio della didattica come per associati ed ordinari, considerato altresì che nel groviglio scaturito dal recente riordino di corsi e settori disciplinari non si capisce nemmeno più bene che mestiere uno faccia e quale sia la distnzione tra fondamentale e complementare, prevedo che sarà molto più facile da parte di chi tutela altri interessi, che si proceda a sopprimere le loro discipline, anziché prodigarsi in opere di altruismo chiamandoli come associati. Mi domando dunque come potrà accadere che un ricercatore, di ruolo o non di ruolo, venga chiamato nel settore disciplinare X e da chi, se nel frattempo il settore disciplinare X è stato soppresso e se il corso di laurea che ospita il settore X è scomparso. La retorica ufficiale presenta questa specie di rappresaglia come una “cura dimagrante necessaria”, che tradotto in soldoni vuol dire mors tua vita mea. Ma cosa ne uscirà fuori da questa darwinistica, cieca legge della giungla non è chiaro. Andiamo avanti così, facciamoci del male. Tu continua a sperare.

  13. Caro Rabbi Jaqov Jizchaq, mi dispiace che tu pensi di ripeterti.
    Devo infatti dirti, che di quanto hai scritto, condivido tutto, parola per parola.
    Ma quello che vorrei far capire è che un precario standard, che cerca di sopravvivere, e magari crede ancora in quel che fa, si scontra quotidianamente con il professore ‘vecchio’ quando non può assumersi la responsabilità di progetti di ricerca o in generale di scelte autonome; e si scontra quotidianamente con il ricercatore di ruolo, che anche in buona fede, di fatto (e come accaduto con il boom di promozioni negli anni 2001 e 2003) parte da posizioni privilegiate (si veda la serrata fatta con il risultato di ottenere qualche milione destinato alle promozioni).
    Da qui la constatazione che nelle prossime chiamate (forse zero a Siena, e poche decine altrove), pur avendo ottenuto l’abilitazione necessaria, nessun precario verrà assunto.
    Un precario, anche nello stato di disperazione di Siena, non ha voce alcuna, e nessuno gli permetterà di averla (prova a chiedere a un ricercatore/professore strutturato di Siena, pur nella consapevolezza che non ci saranno chiamate nei prossimi 5 anni, cosa pensa di dedicare una percentuale delle chiamate a non strutturati).
    Per tutto il resto, c’è la tua chiara e tombale descrizione del prevalere di norme astruse, requisiti e accorpamenti che, come già detto, condivido in pieno.

  14. Ti ringrazio per la buona fede: pensavo infatti che reclamassi la deportazione nella Kolyma per i ricercatori, che hanno la colpa imperdonabile di avere dieci anni più di te.

  15. Avere 10 anni in più di me (o di altri precari), così come lavorare per avere una posizione migliore, non è naturalmente una colpa.
    Pretendere di avere una posizione migliore solo perché ha 10 anni in più di me e di altri precari («e che? mi vuol passare avanti?»), e sfruttare la posizione di strutturato, e negare la possibilità a chi non è strutturato di competere ad armi pari, questa sì, è una colpa.

  16. Golene, detto fra noi, a me pare che tu scriva solo per sfogarti, o più verosimilmente per provocare e distogliere l’attenzione dai veri problemi, giacché non credo che uno come te, che si presenta come un genio universale, possa così prosaicamente ignorare lo stato delle cose, per abbandonarsi ad accuse insensate e generiche contro tutti. Nei tuoi interventi non hai mai prodotto un argomento che sia uno (visto che quello per cui “i ricercatori” perfidamente e scientemente ti negano l’avvenire, non mi pare proprio un argomento); mi “rispondi”, ma non mi leggi, tant’è che mi sento anche un po’ cretino nel ripetermi, sperando di farmi capire meglio, ed hai coi tuoi interventi in buon ordine insultato un po’ tutti: dai professori “vecchi”, colpevoli di essere già nella ricerca quando tu ancora ti scaccolavi e giocavi ai soldatini, al personale tecnico amministrativo in blocco, ai ricercatori, che consideri addirittura “degli sfruttatori” che ti negano il futuro: frase che ti consiglio di non ripetere vis à vis con qualcuno di loro, se non vuoi interrompere precocemente la tua brillante carriera scientifica. Dai, ora continua un altro mesetto con questo delirio paranoico contro “i ricercatori” (vil razza dannata – o d’annata, per meglio dire – che se non ci fossero loro, a te avrebbero già dato la cattedra, naturalmente): ammazzate anche quelli, fate tabula rasa anche di loro, dopo che avete distrutto tutto il resto, vedrai che bella “università” ci scapperà fuori a Siena.

  17. Prendo atto. Anche delle minaccie.
    Perché se io do dello sfruttatore ad un ricercatore/professore che pretende di progredire di posizione solo in base alla sua anzianità negandomi la possibilità di competere ad armi pari, quello mi “interrompe precocemente la brillante carriera scientifica”.

    Se tuttavia, similmente e specularmente (e ugualmente sbagliando), io pretendessi che il ruolo venga dato in primo luogo a chi non è strutturato, ecco che verrei esortato a continuare a “scaccolarmi e giocare ai soldatini”, e il risultato non cambierebbe, sia che io sia un “genio universale” sia che io sia un ricercatore né più né meno con competenze, capacità simili agli altri ricercatori e professori.

    E caro Rabbi Jaqov Jizchaq, questo nella consapevolezza che questa diatriba strutturati-nonstrutturati è senza senso se prima i conti delle università e i costumi perversi di chi le governa, non vengono aggiustati.

  18. «Prendo atto. Anche delle minacce….se io do dello sfruttatore ad un ricercatore/professore che pretende di progredire di posizione solo in base alla sua anzianita ecc.» Golene

    …minacce? Qui le uniche intimidazioni sono venute da te, che periodicamente ti affacci al forum con allusioni criptiche ed inquietanti, denigrando ora questa, ora quella categoria di lavoratori in blocco, con argomentazioni insensate e alla fine abbastanza surreali. Non dubito che tu sia un genio incompreso, naturalmente, ma da quando partecipi a questo forum hai saputo solo insultare, ora questo, ora quello, lanciando accuse a vanvera, non suffragate da argomentazioni o dati di fatto, evitando anzi accuratamente di entrare nel merito di ogni questione, di discutere della situazione dell’Ateneo: anzi, intimi addirittura al prof. Grasso di smettere di parlarne! Fai finta di rispondermi, in realtà non leggi nemmeno quello che scrivo. Mi sa che vuoi soltanto buttarla in vacca, in modo che si parli “d’altro”; la tua attuale polemica contro i ricercatori “strutturati” fa sorgere il sospetto che chi ti fornisce il copione in realtà si accinga alla determinazione esattamente opposta, ossia alla Endlösung dei tuoi vituperati arcinemici. Ma dicci infine chi è questo ricercatore criminoso che si oppone ai tuoi piacevoli progressi, perché qui di concorsi non si sente nemmeno la puzza.

  19. Eh, caro Rabbi Jaqov Jizchaq, temo che la sensazione del non leggersi a vicenda sia reciproca…
    Siamo semplicemente su piani paralleli. Io parlo di una cosa, tu rispondi con un altra e io rispondo con un’altra ancora…

    Sono comunque convinto che altri che leggono comprendono entrambi i punti di vista; il mio è quello di chi, da fuori del sistema pur conoscendolo, vede la sclerotizzazione e il marcio che impedisce un rinnovamento e il tuo è quello di chi, dentro il sistema e ben conoscendolo, denuncia le sue storture cerca di modificarlo, ma pur sempre di quel sistema vive e respira.

    Alla fine non vedo contrapposizione, se non in quella che creiamo entrambi (un po’ ad arte) beccandoci a vicenda. 😉

  20. Come dice Pannella, io sono dentro, ma fuori dal Palazzo: quanto alla “sclerotizzazione e il marcio che impedisce un rinnovamento” trovo veramente singolare che tu la ravvisi proprio nei… ricercatori. Tutto il resto evidentemente non ti risulta. Ma tu forse piangi col topo in bocca….

  21. «il marcio che impedisce un rinnovamento” trovo veramente singolare che tu la ravvisi proprio nei… ricercatori.» Rabbi Jaqov Jizchaq

    ho mai detto questo. Lo vedo nelle scelte, nelle risposte, siano esse di ricercatori, professori, rettore, tecnici, e degli stessi precari, spesso anch’essi succubi delle dinamiche che, in maniera plateale sono per esempio emerse dalla telefonata di Miccolis, che ho linkato nel nuovo post (ma probabilmente era già stata fatta circolare).

  22. Caro Golene, a parte un generale anatema contro tutti (cioè contro nessuno), non si capisce a questo punto con chi ce l’hai. Spari a zero contro chiunque, evitando però di identificare i responsabili del dissesto e le politiche dissestatrici. Non entri mai nel merito di una sola questione, glissi, scivoli, sorvoli. La realtà presente (qui e ora) non ti concerne. Il tuo anatema, bada un po’, adesso colpisce “i ricercatori” e io mi domando solo chi ti fornisca il canovaccio di questa pantomima: metti fuori combattimento anche quelli, e dell’università di Siena resterà solo un cumulo di rovine. Alla fine questo tuo nichilismo si rivela solo come un puerile diversivo teso ad intorbidire acque già sufficientemente torbide, ed è solo nebbia stesa sopra altra nebbia.

  23. Attualità / Siena
    Due ricercatori in partenza per l’Antartide
    ………………………
    vedi Golene, ho il vago sospetto che se potessero, ci manderebbero anche tutti gli altri.

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