Altro che “uno dei migliori atenei del mondo”, l’università di Siena è lo “gnommero armonioso”

Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda

Rabbi Jaqov Jizchaq. C’è chi dichiara che «contro il Polo Universitario monopolizzato dall’ateneo senese s’è battuto fin dal 1996 e che ora è il momento che si spezzi il vincolo con Siena». Sì, Sì, si spezzi il giogo! Si spezzi! Accidenti, allora siamo già un pezzo avanti con la “secessiùn”: ci manca solo il carroccio. Vogliono andarsene? Non è che basta dirlo; per adesso, infatti, il polo aretino è un onere gravoso (sostanzialmente un debito) che pesa sulle spalle di Siena: si paghino da sé le spese, paghino gli stipendi di professori e tecnici/amministrativi e vadano un po’ dove vogliono. In alternativa, Siena richiami in sede tutti i docenti colà distaccati a rinforzare i suoi barcollanti corsi di studio. È però singolare che coloro che lavorano nell’ateneo senese apprendano queste cose – che un polo vuol secedere e già opera in quella direzione – dai giornali: ma quali sono i livelli decisionali in questo ateneo? Vi è una posizione ufficiale del Rettore e del Senato al riguardo dell’iniziativa aretina? Vi è stata una qualche comunicazione e discussione nelle sedi istituzionali appropriate? Com’è nata tutta la faccenda?

Paradossalmente, mentre apprendo “con vivo stupore” dalla stampa che uno lavora per svincolare completamente il polo aretino da Siena (speriamo anche economicamente), parimenti mi giunge all’orecchio la non meno stupefacente voce “di corridoio” che qualcun altro reclama viceversa il trasferimento ad Arezzo di interi comparti umanistici dell’università da Siena (follie da ricovero coatto). Così uno chiede che si taglino i ponti, l’altro reclama ponti d’oro. Questi astuti sotterfugi paiono il prodotto esclusivo del dilagare di uno scomposto e cieco particolarismo e dell’assenza di un fermo potere centrale che lo raffreni. Nel modo in cui le forze politiche, i vertici accademici e le stesse burocrazie ministeriali, o tollerano, o autorizzano certe cinobalaniche imprese, io non vedo tentativi di “ridefinire” alcunché, ma solo un aspetto del decantato “groviglio” e, forse inconsciamente, una forma di nichilismo. Altro che “uno dei migliori atenei del mondo”… questo è lo “gnommero armonioso”:

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico «le causali, la causale» gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia.» (Gadda, Il pasticciaccio).

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