L’università di Siena fa acqua da tutte le parti

Polo Scientifico di San Miniato: raccolta dell'acqua piovana nell'ambito del progetto "sostenibilità"

Polo Scientifico di San Miniato: raccolta dell’acqua piovana nell’ambito del progetto “sostenibilità”

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4 Risposte

  1. … noi, qui ci lavoriamo! … e questa è l’università col “primato” della ricerca! … Noi facciamo ricerca in questi ambienti! … La nostra ricerca è di qualità, nonostante ci blocchino gli ordini per mesi interi o ci considerino degli “abusivi” della ricerca … quindi, tutto sommato, un primato, noi (non l’università!) lo possiamo vantare: se riusciamo a fare ricerca in queste condizioni, a dir poco siamo degli “eroi”!!!

  2. «Caro Rabbi,
    vedo che sei rimasto in “splendida solitudine” ad affrontare le tematiche di questo blog, al quale mi riaffaccio dopo tanto tempo, non senza aver constatato un discreto “calo” della partecipazione.»
    Mastrangelo

    Caro Domenico, se, come insinui, il forum è recentemente disertato per causa mia, me ne dispiaccio e tolgo all’istante il disturbo senza problemi e dopo questo messaggio mi taccio. Non senza rilevare, però, che nessuna delle questioni che ho sollevato, pur con qualche approssimazione od inesattezza, ha avuto una risposta, ancorché critica. Non resta che trarne le inevitabili conseguenze, morali e politiche: “il bambino che è in noi”, come ha detto alla Leopolda un ispirato Renzi in vena pascoliana e platoniana, continua a reclamare delle risposte chiare a domande elementari, che non possono essere eluse con un ghigno (“madama in questo mondo, con ciò sia cosa, quando fosse che, il quadro non è tondo”). Dobbiamo attendere la stagione delle rituali “okkupazioni” novembrine “contro il potere” latu sensu, per ricominciare a parlare confusamente dei massimi sistemi onde finalmente ascendere con soave oblio alle nubi dell’ideologia, sollevati dalle questioni concrete e dalla prosaicità dei “requisiti minimi”?

    Gli “oppositori” di tutte le razze – da destra a manca – si sono chetati. Mi viene in mente una strofa della celebre canzone di Don Raffaé: “si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”. Ecco, questo è esattamente ciò che è accaduto.

    I temi sul piatto, sui quali urgerebbe esprimersi, ci sono eccome, al di là della stomachevole propaganda. In particolare, e oggi, sono questi:

    1. la sotterranea ridefinizione in corso dei contorni degli atenei toscani sotto una regia centrale, inevitabilmente politica più che scientifica: l’orientamento dominante è quello di fare di Siena il polo delle “scienze della vita” o dello “sviluppo sostenibile”; ora, sebbene tra le lauree più strane del mondo vi sia anche quella in Scienze della Morte, non è che le restanti scienze non riconducibili alle scienze della vita abbiano di per sé una vocazione tanatologica, oppure una perversa inclinazine alla dissipazione delle risorse naturali che le renda particolarmente esecrabili: si è capito cosa vogliono farne?

    2. Siamo di fronte ad una emorragia della docenza; Siena probabilmente avrà cumulato un po’ di quei “punti organico” dei quali parla l’articolo, singolarmente approssimativo, pubbicato ieri da Repubblica (vd. http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/10/28/news/universit_prof_in_pensione_ma_chi_li_sostituisce_-69693054/), per tappare in teoria qualche buco, ma la sostanza è che non ha i quattrini per reclutare, e anche la faccenda dei piani straordinari appare assai nebulosa.

    3. Il timore è che, come è accaduto per le varie riforme succedutesi, indirizzi puramente politici ed una cieca ed ottusa burocrazia trasformino anche questa fase in un inenarrabile bordello: il pretesto per un puro scontro di potere, anziché l’opportunità per una corretta e razionale ridefinizione dei contorni del sistema dell’università pubblica nel territorio toscano. E in questo contesto toccherebbe fronteggiare i rigurgiti particolaristici e la protervia di chi non capisce che il mondo è cambiato; l’emergere di tendenze neocoloniali, o atteggiamenti simili a quelli delle imprese straniere che fanno incetta di fabbriche italiane, acquisiscono i brevetti, chiudono gli impianti, portano via i macchinari e se ne vanno. Aggiungo che mentre qui continua la pratica onanistica di immaginare improbabili destini per le “sedi distaccate”, altrove già si medita di ridurre Siena nel suo complesso, essa stessa a sede distaccata. Tanto per dire la lungimiranza…

    4. Se Siena sta male, le altre sedi “viciniori” non stanno bene. Le burocrazie ministeriali ed universitarie, da parte loro, se da un lato spingono verso una maggiore integrazione, sollecitando la trasformazione dei corsi non più sostenibili nelle singole sedi in corsi interateneo e la “regionalizzazione” della ricerca, dall’altro non contemplano affatto la mobilità dei docenti, non rintuzzano le reazioni particolaristiche di genere NIMBY e in più frappongono miriadi di ostacoli formali, dedicandosi con concupiscenza all’arte che gli riesce meglio: la pura interdizione, posta in essere a mezzo di un profluvio di “circolari” e cavilli che agiscono come una tela di ragno, capace di imbrigliare e rendere impossibile qualunque azione efficace. Purtroppo la burocrazia è il maggior ostacolo all’implementazione dei programmi che … essa stessa ha partorito! Alla fine, ci scommetterei non vi dico cosa, che ci scapperà fuori l’ennesimo troiaio.

    È luogo comune che bisogna salvaguardare competenze e alleggerirsi della zavorra o “fuffa”, ma a me pare che non si vada esattamente in questa direzione e a sentire gli slogan vacui coi quali si dipingono sovente i tratti dell’università futuribile, non vorrei ritrovarmi una Toscana piena di improbabili “corsi di laurea” telematici, acrobatici, massmediatici, astigmatici, enigmatici e buemuschiatici ecc., ma venissero meno consolidate tradizioni e l’ABC della scienza e della cultura e la ricerca di base, soppressi in quanto, secondo una visione rozzamente economicistica, “inutili”. Vi è una ragione strategica, ma anche una ragione etica per opporsi a questa tendenza. Diceva Hermann Broch: “La Matematica in sé e per sé non serve a niente, ma è una specie di isola dell’onestà e per questo le voglio bene”; il discorso può estendersi ad altre discipline ed è noto che l’impresa della conoscenza umana nel suo complesso ci insegna l’utilità dell’inutile.

    “La scheggia nell’occhio è la miglior lente di ingrandimento”
    (T. Adorno, “Minima Moralia“)

  3. …se hai preso spunto dalle mie considerazioni sul blog per riaffermare alcuni dei tuoi principi, va bene così! Lungi da me, però, l’idea di insinuare alcunché …era solo una considerazione derivata dal fatto che “illustri” ex frequentatori del blog si sono completamente defilati …e così, neanche l’acqua che defluisce copiosa dai tetti verso i corridoi di quell’opera d’arte che è il “Polo Scientifico” di San Miniato, è più fatto sul quale soffermarsi per una riflessione!
    In altra occasione ho notato e cercato da far notare l’imbarazzante somiglianza di San Miniato con la città di Pristina (prima della guerra), nella quale mi sono trovato, anni fa, a passare in occasione di un viaggio da incubo, di ritorno dalla Grecia …anche l’architettura dice molto sulla mentalità, i costumi e le aspirazioni di un popolo …solo che ci si voglia soffermare una attimo a rifletterci su!
    Cari saluti
    (…e non abbandonare anche tu! …)

  4. Post scriptum:

    nella ripartizione dei punti organico 2013 del DM pubblicato il 17, Siena ha perso il 66% e Firenze ha perso il 27%. Nonostante il dibattito che segue su ROARS risulti di difficile comprensione per chi non abbia dimestichezza con l’Ostrogoto burocratico, la sostanza, mi par di capire, è che qui non c’è trippa per gatti: “in termini assoluti, l’ateneo più avvantaggiato da questa operazione risulta essere il Politecnico di Milano, che si ritrova con ben 20,42 punti organico “in più” rispetto a quelli teorici che avrebbe ottenuto con un turn-over al 20%. In termini percentuali, la palma dell’ateneo più fortunato va invece alla Scuola Sant’Anna di Pisa, con un numero di punti organico pari al 964% in più rispetto a quelli teorici. Il problema, però, è che tali punti organico “extra” sono stati paradossalmente prelevati dai pensionamenti avvenuti in altri atenei, molti dei quali vengono così a ritrovarsi con un turn-over effettivo intorno ad un misero 6%, con una perdita secca del 66% di punti organico. L’università che ha subito la più alta perdita in termini assoluti è Napoli “Federico II”, con -18,83 punti organico. In termini percentuali, gli atenei più bistrattati risultano essere, ex aequo, Foggia, Siena, Seconda Univ. di Napoli, Bari, Messina, Sassari, Palermo, Cassino, Molise, con una decurtazione pari a -66%.”

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