«L’Université de Sienne c’est moi»

E così, all’insegna dell’illogicità manifesta, la “stracciona” ha il suo re. Che altro pensare, quando, rispondendo a un articolo del “Mondo” sul duplice esposto in Procura, Riccaboni sposta l’attenzione dal presunto colpevole all’istituzione che lui dovrebbe rappresentare? È un sillogismo zoppo, privo della premessa maggiore, e quindi senza deduzioni. Affinché le accuse al rettore, per presunti reati da lui commessi prima di assumere la carica, possano ritenersi «campagna allusivamente diffamatoria contro l’Università di Siena e che sia necessario, per tutelarne la reputazione, difenderla in tutti i modi previsti dall’ordinamento», occorre che sia vero il primo enunciato: «Riccaboni è l’Università di Siena». Appunto: «L’Université de Sienne c’est moi», come dice il rettore con la sua rettifica. Un consiglio spassionato a “le roi soleil de’ noantri”: non distolga risorse ed energie pubbliche per vicende esclusivamente personali. Ricordo, ancora una volta, che gli studenti di Medicina sono sempre in attesa, per le loro esercitazioni, dei moderni microscopi binoculari. Sono stufi di osservare i preparati microscopici sui vecchi monoculari del 1950.

Riccaboni senza macchia (il Mondo, 16 novembre 2012)

Angelo Riccaboni. In relazione all’articolo pubblicato sul Mondo, dal titolo «Autunno nero per Riccaboni», a firma di Fabio Sottocornola, mi pare doveroso rettificare le notizie presentate, a mio parere, in maniera tendenziosa e distorsiva della realtà dei fatti. In particolare ritengo necessario precisare che:

1. il fatto che le presunte irregolarità inerenti all’identificazione dei votanti per le elezioni del rettore del 2010, avrebbero, eventualmente, favorito la mia elezione è una ipotesi gratuita che ad oggi non ha trovato avallo in alcun provvedimento dell’Autorità Giudiziaria;

2. le attività da me svolte in qualunque contesto, ad Arezzo e altrove, sono sempre state in linea con la normativa di riferimento. Mi sembra doveroso a questo proposito precisare che non sono e non sono mai stato socio di alcuna società di capitale o di persone;

3. non ho mai avuto alcun ruolo nel definire le pagelle dei dirigenti e nel «distribuire il salario accessorio» o nel formare «il buco in bilancio» dell’Università di Siena (oggetto di un’indagine che riguarda persone diverse dalla mia).

La campagna allusivamente diffamatoria che l’Università degli Studi di Siena da tempo subisce potrebbe incidere negativamente sull’opera di risanamento assai impegnativa che sto conducendo insieme ai miei collaboratori, volta a far uscire l’Università di Siena dalla difficilissima situazione ereditata, e che, grazie al contributo di tutte le componenti della comunità universitaria, sta fornendo risultati assai incoraggianti. Proprio per tutelare l’Università degli Studi di Siena sarà mia cura difendere in tutti i modi previsti dall’ordinamento la reputazione dell’Ateneo che mi trovo pro-tempore a rappresentare e quella mia personale, rispetto a qualsiasi allusione gratuita.

Fabio Sottocornola. Per quanto riguarda le presunte irregolarità (punto 1) avvenute durante le elezioni, nell’articolo è scritto chiaramente che «il magnifico non è indagato». È vero: non ci sono provvedimenti sull’elezione. Ma la stessa Procura di Siena, nel corso dell’inchiesta, ha acquisito dal ministero dell’Università le carte relative alla nomina a rettore. Non solo: dai magistrati era stata sentita addirittura Mariastella Gelmini, all’epoca dei fatti ministro all’Istruzione, che ha firmato il decreto di nomina. Sugli altri due punti, II Mondo ha dato conto di un esposto presentato presso le Procure di Siena e Arezzo (e riferito anche da cronache della stampa locale), limitandosi a riportare gli elementi contenuti in quel testo.

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Università di Siena: sul duplice esposto in Procura è, forse, il silenzio dei colpevoli?

La notizia sul duplice esposto alle Procure di Siena e Arezzo era stata pubblicata da “La Nazione” (nella cronaca dei due capoluoghi di provincia) e da “il Cittadino Online” il 16 ottobre. La denuncia contiene accuse gravissime nei confronti del rettore e di un nutrito gruppo di suoi collaboratori, interni ed esterni all’Università di Siena. Sull’argomento è uscito oggi, su “Il Mondo”, un breve articolo (di seguito riportato integralmente) che vedrà certamente, a differenza dei primi due e in considerazione della rilevanza nazionale della testata, un intervento chiarificatore dei diretti interessati.

Autunno nero per Riccaboni (Il Mondo 2 novembre 2012)

Fabio Sottocornola. All’orizzonte di Angelo Riccaboni, rettore a Siena, si affacciano nuvole nere. Segnale di un autunno/inverno che si annuncia difficile. A metà dicembre si terrà l’udienza preliminare che potrebbe mandare a processo una decina di persone per presunte irregolarità che avrebbero favorito la sua elezione durante il ballottaggio del 2010 contro lo sfidante Silvano Focardi. Va detto che il magnifico non è indagato. Ma se i sospetti degli inquirenti trovassero conferme, la sua posizione rischia di indebolirsi. Un altro problema potrebbe arrivare da un recente esposto, presentato alle procure di Siena e Arezzo da Francesco Giusti, segretario della Lega Nord nella città del Palio. Vi sono descritti ruoli e attività del capo ateneo, che è stato anche preside di Economia, nell’ultimo decennio fino alla sua elezione, in particolare nei rapporti con il polo aretino. Nell’esposto si chiede di fare luce sui legami corsi tra il rettore e un gruppo di una decina persone che hanno, di volta in volta, insegnato o collaborato ai master coordinati dall’economista, oppure fatto consulenze per l’università. Però alcuni di essi sono anche titolari di società private che, sempre secondo la denuncia, hanno operato in convenzione anche con alcuni centri di ateneo. Come è il caso di Telos consulting, una srl che ha registrato nel 2011 un fatturato di 860 mila euro (utili pari a 77 mila) guidata dall’ad Simona Arezzini, tra le principali collaboratrici di Riccaboni. Inoltre, alla ribalta finisce il ruolo che Riccaboni ha svolto al fianco di Loriano Bigi (ex direttore amministrativo), per definire le pagella dei dirigenti e «distribuire il salario accessorio». Sono gli anni, tra il 2005 e 2008, in cui si forma il buco in bilancio che pesa ancora sui conti. Toccherà adesso alle procure valutare se intrecci, cattedre e consulenze siano nella norma. Oppure no.