Gli straccioni di Valmy vanno all’università

Allons_enfants_1Ho ricevuto da Aldo (ricordateAldo e Giovanni alla ricerca di Giacomo?”) il seguente contributo. Più che un pezzo storico è cronistoria, che riapre, come ferita infetta, il capitolo non ancora sviluppato dei diritti negati.

Aldo Ferrara. Un piccolo memento storico. Nel bel mezzo della Rivoluzione francese, il 20 settembre 1792, Valmy fece da sfondo alla battaglia, che poi ne prese il nome e che permise l’indomani la proclamazione della repubblica. Prima importante vittoria riportata dalla Francia rivoluzionaria nella guerra contro la prima coalizione. Le truppe dell’armata del Nord, guidate dai generali Dumouriez e Kellermann, arrestarono l’avanzata degli eserciti austro-prussiani che, al comando del duca di Brunswick, avevano occupato la Lorena e il Belgio, minacciando direttamente Parigi, e li costrinsero alla ritirata. Un episodio storico che, come i corsi ed i ricorsi, si ripete puntualmente e viene invocato ogni volta che si profila la similitudine. Tutta la rivoluzione francese, illuminista nelle sue basi culturali, fu opera di straccioni, donne, contadini con il forcone, giovani che fecero a pezzi le nobiltà oligarchiche e dispotiche.
Nella nostra Università circolano ancora i tanti Luigi XVI e qualcuno ha visto aggirarsi per i corridoi Maria Antonietta sia pure in calzoni, giacca e cravatta regimental. Ma ci sono gli straccioni che, in solitaria battaglia, agitano i loro forconi. Sono tre, quattro al più, che, insieme e separatamente, lottano per il ripristino della legalità e delle regole. Già, perché mancano le regole sui concorsi, molti predeterminati e bene o male già collocati, prebende affidate a congiunti, consulenze d’oro, assegni di ricerca già stabiliti da tempo nelle segrete stanze, finanziamenti per la ricerca sapientemente pilotati, il grande capitolo dello sperpero, ciò che in ultima analisi si traduce in diritti negati. Avete mai visto Pinco Pallo da Rocca Cannuccia che sale in cattedra? Tutte vicende in parte note alla magistratura.
Ma noi, straccioni reduci da Valmy, abbiamo l’arma segreta: un manipolo di colleghi ed amici, di forte caratura rivoluzionaria, quasi trotskysta, tutti tesi a lottare da tempo per le regole. Un gruppo di amici, indomiti, uomini che non si lasciano intimidire, che vanno diritti per la loro strada (un po’ troppo), i cui tavoli sono stracolmi di faldoni per la difesa dei colleghi derelitti o vittime di ingiustizie, che brandiscono le proprie armi incutendo timore all’oligarchia, che quando avviene un fattaccio lo rendono pubblico, che informano i colleghi dei loro diritti sindacali, che aprono trattative lunghissime, estenuanti fino a notte fonda. Chi passasse per caso in quelle ore, sentirebbe il chiassoso rinfocolare degli animi accesi dalla lotta. Sapete chi sono: i nostri sindacalisti, in fondo brava gente! Se tra di loro ci fosse caso mai un Napoleone, sotto mentite spoglie in attesa del Consolato, bene, stia attento alle spalle, ci sono anche gli straccioni reduci da Valmy.