Nessuno tocchi Abele. Riflettiamo con Ruffolo sulla richiesta di Welby

WelbySì, liberiamo Welby dall’ergastolo della vita
Da: Libero 28 novembre 2006.
Ugo Ruffolo. No alla pena di morte. È imperativo preferirle la condanna a vita; anche con carcere duro. Ma non quando la cella è tanto disumanamente ristretta da impedire di muoversi, e contemporaneamente si subisce il dolore di torture efferate. Perché allora la morte diventa quella grazia agognata che i torturatori negano, e quelli più feroci sapientemente procrastinano.
Welby non ha commesso crimini, ma è prigioniero della più angusta, terrificante ed immobilizzante prigione: il proprio corpo inerte, bara vivente ed insieme torturatore efferato. Welby, condannato senza colpa a quell’ergastolo, chiede la grazia di morte. È questa grazia eticamente e giuridicamente negabile? In verità, se fossimo davvero al suo posto, e se solo potessimo, noi tutti (o quasi) ci spareremmo un colpo. Ma lui non può; e chiede aiuto. Possiamo negarglielo? Al di là del nostro credo confessionale o esistenziale, vi sono cose che noi non vorremmo fare, ma che non possiamo vietare a chi la pensa diversamente da noi. Non possiamo vietare a tutti tutto quello che non approviamo, bensì solo quello che ci sembra superare i confini del disumano. Rischiamo, altrimenti, un involutivo neofondamentalismo: di inventare le nostre vacche sacre, e di imporre agli altri, e sulla pelle degli altri, i nostri (magari incongrui) tabù. Dobbiamo evitare, certo, il relativismo a tutti i costi, ma anche i paraocchi etici ad angolo acuto.

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Chiudere l’Università e abolire il valore legale del titolo di studio

Libero*Francesco Perfetti. (…) Il problema dell’università italiana non è soltanto un problema di carenza di fondi. È un problema strutturale, che riguarda la definizione dei curricula di studio, la selezione del corpo docente, la qualificazione dei corsi, la competitività della offerta dei laureati su un mercato globale e così via.
(…) Allo stato attuale l’università è in una situazione disastrosa con una proliferazione di atenei, di sedi distaccate, con una moltiplicazione di corsi di laurea con le dizioni più fantasiose, con l’invenzione di insegnamenti stranissimi, con la creazione di università telematiche o a distanza, con il gioco di convenzioni con strutture pubbliche per abbreviare il corso degli studi o quasi annullarlo. È una giungla, insomma, dove tutto cresce a dismisura e fuori controllo.
(…) Cosa fare in questa situazione? Ecco una modesta proposta: abolire l’università, ridurla a un liceo superiore, una sorta di specializzazione tecnica. Del resto la situazione, in molti atenei, è, ormai, diventata quella di un liceo. Talora, neppure di buona qualità. E con docenti che, qualche volta (non sempre, per fortuna) sfigurerebbero di fronte ai buoni e collaudati professori di scuola secondaria. Infine, lasciare a poche accademie, centri di ricerca, istituti superiori di alto studio il compito di saziare la fame di conoscenza di chi vuole davvero imparare qualcosa o imparare a fare ricerca. Il tutto condito dalla abolizione del valore legale del titolo di studio, la vecchia e sempre attuale idea di Luigi Einaudi. Una idea liberale, autenticamente liberale. Chi vuole accedere a studi superiori non per fare carriera ma per amore del sapere non ha bisogno di certificati con valore legale.
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*Parola di professore: l’Università va chiusa, Libero 12 novembre 2006.

Non serve mettere più soldi in questa università: prima va riformata

LarepubblicaIo, docente universitario mi dichiaro colpevole
(lettera a “la Repubblica“, 23 novembre 2006).

Guido Ascari. Non vorrei essere scambiato per il solito professore universitario che sputa nel piatto che mangia. No, al contrario io qui vorrei andare solo controcorrente e provare, forse con impudenza, a non “difendere l’indifendibile”.
Innanzitutto appare paradossale che ogni volta che i problemi dell’università guadagnano gli onori della cronaca, i giornali si riempiano di commenti, diagnosi e cure da parte dei vari professori universitari, che sono anche editorialisti. È come se si chiedesse un fondo al più esimio dei tassisti per discutere della liberalizzazione delle licenze.
I professori universitari sono parte del problema non della soluzione. Il sistema malato è costituito da noi professori, non da marziani che non conosciamo. Spesso infatti gli stessi che pontificano ricette sui giornali sono quelli che entrano nelle commissioni di concorso e spesso, per dichiarata fama, dettano la legge del nepotismo nel proprio settore disciplinare.
Inoltre vorrei dire che non è sicuramente prioritario mettere più soldi in questa Università. Come chiunque può leggere sul Bollettino dei concorsi di Roberto Perotti, sorprenderà molti sapere che la spesa per studente è maggiore in Italia che in Inghilterra (che ha il miglior sistema universitario d’Europa) e che un professore italiano con un po’ di anzianità guadagna di più del 90% dei professori americani. I quali hanno stipendi differenti a seconda della loro produttività, mentre in Italia i docenti sono pagati a seconda dell’anzianità in ruolo. Mettere più soldi in questa Università quindi non serve a molto: prima bisogna riformarla. E con lei, questo paese.

Università: non servono più soldi senza nuove regole

F_giavazzi*Francesco Giavazzi. Una tipica lamentela è la mancanza di risorse: «I nostri stipendi sono miseri e in più non ci sono soldi per la ricerca». Innanzitutto non è vero (si vedano i confronti di Roberto Perotti tra costi e produttività nelle università in Italia e Gran Bretagna, che Alberto Alesina ed io abbiamo spesso citato). Ma perfino se il problema fossero le risorse, buttare più denaro in queste università senza prima cambiare le regole arcaiche che le governano significherebbe aumentare sprechi e privilegi, perpetuare un sistema che impedisce la concorrenza fondata sul merito, non migliorare la ricerca.
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*Errori e miti sull’università, Corriere della Sera, 14 novembre 2006.

Perché abolire il valore legale della laurea

Pietro_ichino*Pietro Ichino. «… pensiamo a un sistema universitario nel quale sia abolito il valore legale della laurea (dove cioè siano abrogate tutte le norme che richiedono quel titolo di studio per accedere a qualsivoglia posto, funzione o beneficio) e nel quale lo Stato non finanzi direttamente gli atenei, ma dia a ogni diciottenne l’80% del necessario per l’iscrizione a una facoltà universitaria liberamente scelta, a suo rischio. A quel punto potremmo lasciare altrettanto libera ogni facoltà di assumere il personale docente e amministrativo secondo le procedure che essa preferisce: se sceglierà male, gli studenti andranno altrove ed essa dovrà chiudere. Forse, paradossalmente, sarà la prima volta che vedremo dei concorsi veri: magari con minor dispendio di verbali e ceralacca, ma con un impegno sostanziale assai maggiore a selezionare le persone più capaci e più adatte, rispetto alle specifiche esigenze effettive.»
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*L’ipocrisia del concorso, Corriere della Sera, 21 novembre 2006.

Sui costi della politica, sugli sperperi e le mode, anche lessicali

Buco_sole24oreR. Redini. A conferma di quanto scritto a proposito di Mussi, Cenni (sindaco di Siena, n.d.r.), rai 3 e tanti altri, ecco la notizia del 14 novembre in cui si racconta come dieci “raccontatori”, nove sindaci e il presidente della provincia di Siena, abbiano tratto dal loro cilindro una nuova “holding” nei servizi pubblici toscani, dall’acqua al fuoco, ai rifiuti. Altro CdA? Nominato da chi? Ora holding si può tradurre come “possesso”, commerciale o immobiliare, o anche “tenuta”, il che è già preoccupante; ma si può anche tradurre come “mossa illegale che impedisce ad un avversario di muoversi liberamente”, e allora le preoccupazioni aumentano …
E aumentano ancor di più quando un esperto viene chiamato advisor e non semplicemente esperto. Gli advisors (o esperti, amici di chi?), politicamente indirizzati dal sindaco di Prato, compiranno «un passo avanti fondamentale per il consolidamento dell’industria toscana dei servizi: si muove un primo passo sullo scacchiere delle utilities (e dagli con le paroline esotiche, forse l’autore vuol far sapere che è stato negli States …), dove già da anni sono in atto processi importanti di fusione strategica». Parole sante, magari poco toscane, ma sante, questo si, di Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel (?); ipse dixit e, come in tante altre occasioni, quasi quasi ci crede anche lui …
Il segretario regionale ds Andrea Maciulli ritiene come «il localismo sia un elemento frenante» (a Siena però dovevano esser senza freni per metter su quel po’ po’ di MPS) e quindi afferma che «la firma è di grande rilevanza». Un Versace o un Armani insomma, o giù di lì. E ci sta serio serio anche lui, come se ci credesse.
Erasmo da Rotterdam, pardon D’Angelis, Margherita, che è anche un cocktail, non dimentichiamolo, considera l’accordo strategico e chiede ora una legge regionale «per favorire le fusioni e introdurre qualità». Parole, parole, parole … Chi è al caldo ha la lingua sciolta. Mah?! Non sarà che troppe margherite …
Basta però girar pagina per apprendere che a Viareggio si dà un saggio sulle società parastatali (a torto definite pubbliche, perché di pubblico hanno solo il finanziamento forzoso, e i debiti): il sindaco non sa nemmeno chi ha nomitato, e i nominati scoperti ad assumere parenti e amici (va da sé che la moglie del sindaco ha una società che lavora col Comune …); si voleva dividere la Sea (acqua e rifiuti) per raddoppiare le poltrone; si voleva istituire la Patrimonio (?) s.r.l. per altre poltrone ancora; poi è arrivata la finanziaria a disturbare il manovratore. Ma è questione di tempo: appena giri gli occhi, ti ritrovi con un fottìo di miracolati in più. Mica solo a Napoli, fanno i miracoli … Eccellenti, s’intende.

La doppia elica: «il simbolo che ha sostituito la croce come firma dell’analfabeta di biologia»

Erwin Chargaff (scritto del 1979). In seguito, quando i vorticosi balletti dei dervisci molecolari raggiunsero il culmine della frenesia (tutto, non solo la biologia, divenne d’un colpo «molecolare»), spesso molte persone, più o meno in buona fede, mi chiesero perché non avessi scoperto il famoso modello del DNA. Rispondevo sempre che ero stato troppo sciocco, ma che se Rosalind Franklin e io avessimo potuto lavorare insieme, avremmo portato a termine qualcosa del genere in uno o due anni. Dubito, però, che saremmo riusciti a elevare la doppia elica a ciò che una volta ho definito «il simbolo potente che ha sostituito la croce come firma dell’analfabeta di biologia».*
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*E. Chargaff, Review of «The Path to the Double Helix, by R. Olby, Perspect. Biol. Med.: 19, 289-290, 1976.

I costi della politica e lo sperpero del pubblico denaro in un servizio di “report” su “rai 3”

Report_politicaQuesto blog si è già occupato dei costi della politica. Domenica 19 novembre 2006 alle ore 21.30, rai 3 affronterà il tema degli sperperi del pubblico denaro con un servizio di Report intitolato:

Cara politica
di Bernardo Iovene

2.400 lavoratori pagati dai comuni che timbrano e aspettano la fine del turno per ritimbrare e tornare a casa. Lavoro? Nessuno, perchè i camion non funzionano, perché nessuno dice cosa devono fare. 
E’ questo il deprimente bilancio di 12 anni di commissariamento del ciclo dei rifiuti della Regione Campania, dove c’é stato un continuo ricorso alle consulenze e alle ditte esterne. Sono 18 i consorzi comunali che dal 1999 avrebbero dovuto occuparsi della raccolta differenziata e invece di servirsi dei lavoratori pubblici assunti e retribuiti, grazie anche a una tariffa specifica sui rifiuti, li lasciano senza far niente e affidano la raccolta a società esterne. 
La Regione Lazio invece, negli ultimi anni, ha costituito una rete di 60 società esterne, spesso con competenze che si sovrappongono. Sindaci e Presidenti delle Regioni si servono delle società esterne per spostare pezzi dell’amministrazione che vengono poi diretti da amici o amici degli amici. Il risultato é stato quello di mortificare i propri funzionari, nel migliore dei casi. Nel peggiore, invece, come per l’agenzia Lazio Lavoro, i funzionari sono stati costretti, dopo pressioni da parte di politici, ad assunzioni clientelari. 
Al comune di Milano, invece, assunzioni e richieste di prepensionamento diventano strumenti di gestione del potere. È successo a 14 dipendenti a cui é stato chiesto di andare anticipatamente in pensione. Al loro posto arriveranno 54 professionisti esterni con le stesse funzioni. 
La stessa cosa accade in Emilia Romagna. Eppure in base alla legge, prima di affidarsi ad esterni bisognerebbe servirsi delle competenze interne. C’è anche l’abitudine, da parte delle nostre amministrazioni, del ricorso al consulente esterno. Sono stati 146.000 i consulenti per i nostri ministeri, e il costo è stato di oltre un miliardo e settecentomilioni di euro. A questi vanno aggiunte le consulenze per le regioni, le province e i comuni. Per esempio la consulenza affidata dal sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, per la sicurezza e per combattere il degrado, è costata 100 mila euro. Cosa ha prodotto?

Dietro le mura di Gerico

Allons_enfants_1Aldo Ferrara. Un altro segnale di cambiamento arriva dalla elezione di Giovanni Grasso a Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche. Giovanni, uno degli straccioni di Valmy, sostituisce, con le sue, le insegne del Prof. Sgaragli al quale va la nostra umana solidarietà, ed in questo è in buona compagnia, e questi sicuramente andrà ad arricchire, sgravato dagli impegni amministrativi, la sua già copiosa e fertile produzione scientifica.
Mi spiace sinceramente non essere in quel Dipartimento: io ed altri colleghi abbiamo fatto domanda, respinta dal Senato Accademico, poi rifatta, poi rirespinta e così per due anni. Peccato, avremmo voluto esserci in quest’ultima elezione per dare il nostro conforto elettorale ad un farmacologo con il quale io avrei personalmente voluto collaborare ma che, evidentemente, era di parere diverso, a costo di sforare le regole.
Avanti Giovanni c’è lavoro per te e siamo sicuri che bene opererai, con la protezione che ti viene non dall’alto ma dal suono dolce della marsigliese come a Valmy.

Sul discorso di Mussi all’inaugurazione dell’anno accademico a Siena

Fabio_mussi2Libera Siena. Libera Siena ha apprezzato alcuni passi del discorso tenuto dal Ministro Fabio Mussi in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico dell’Università degli Studi di Siena; in particolare quando egli ha chiaramente condannato l’ingerenza della politica nel sistema delle nomine, «basta con lo spoil system» ha esclamato testualmente Mussi, «che difficilmente tiene conto delle competenze e dei meriti acquisiti».
Questa dichiarazione ha seguito e, da questo punto di vista, completato quanto affermato dalla rappresentante del Personale Tecnico e Amministrativo che, nel suo ottimo intervento, non ha usato mezzi termini per denunciare come a Siena, «Il giusto riconoscimento e la valorizzazione delle competenze professionali richiedono il superamento di logiche del passato, magari anche di un passato recente, che si sono mosse più sulla considerazione di interessi di parte, che di analisi obiettive».
Libera Siena ha denunciato e continuerà a denunciare il perverso sistema di potere (quella specie di “cappa di piombo del sistema”, criticata da Enrico Berlinguer nel 1981 a proposito del negativo sistema imperniato sullo strapotere dei partiti divenuti soprattutto “macchine di potere e di clientela”) che sovrintende a Siena al sistema delle nomine pubbliche. Optare per dei “fedeli”, anche se non meritevoli, è uno dei mali peggiori della nostra Comunità. Libera Siena ha sempre proposto un nuovo metodo che escluda l’appartenenza partitica, basato invece sulla responsabilità e la trasparente selezione delle competenze e delle professionalità, attenendosi al principio dell’unicità degli incarichi, del ricambio dei ruoli e della valorizzazione dei legami con il territorio.
Chissà cosa avrà pensato il sindaco Cenni, seduto in prima fila, quando il ministro Mussi ha contestato il perverso metodo clientelare che è connaturato col sistema delle nomine, tra l’altro senza valutazione comparativa, adottato anche dal Comune di Siena per tutte quelle di propria competenza, diretta od indiretta.
Molto apprezzabile anche l’esclamazione del Ministro Mussi «conoscenza è libertà»; anche in questo campo Libera Siena ravvede una certa carenza in Città, soprattutto riguardante la diffusione e la correttezza di parte dell’informazione. Purtroppo non tutti i cittadini riescono ad ottenere in modo obiettivo e trasparente tutte quelle notizie che permetterebbero loro un’analisi completa su cui sviluppare le proprie convinzioni.
Libera Siena continuerà a sostenere tutte le proposte e le idee che puntino ad affermare in concreto i valori della trasparenza e della competenza, indipendentemente dallo schieramento politico.