Chiudere l’Università e abolire il valore legale del titolo di studio

Libero*Francesco Perfetti. (…) Il problema dell’università italiana non è soltanto un problema di carenza di fondi. È un problema strutturale, che riguarda la definizione dei curricula di studio, la selezione del corpo docente, la qualificazione dei corsi, la competitività della offerta dei laureati su un mercato globale e così via.
(…) Allo stato attuale l’università è in una situazione disastrosa con una proliferazione di atenei, di sedi distaccate, con una moltiplicazione di corsi di laurea con le dizioni più fantasiose, con l’invenzione di insegnamenti stranissimi, con la creazione di università telematiche o a distanza, con il gioco di convenzioni con strutture pubbliche per abbreviare il corso degli studi o quasi annullarlo. È una giungla, insomma, dove tutto cresce a dismisura e fuori controllo.
(…) Cosa fare in questa situazione? Ecco una modesta proposta: abolire l’università, ridurla a un liceo superiore, una sorta di specializzazione tecnica. Del resto la situazione, in molti atenei, è, ormai, diventata quella di un liceo. Talora, neppure di buona qualità. E con docenti che, qualche volta (non sempre, per fortuna) sfigurerebbero di fronte ai buoni e collaudati professori di scuola secondaria. Infine, lasciare a poche accademie, centri di ricerca, istituti superiori di alto studio il compito di saziare la fame di conoscenza di chi vuole davvero imparare qualcosa o imparare a fare ricerca. Il tutto condito dalla abolizione del valore legale del titolo di studio, la vecchia e sempre attuale idea di Luigi Einaudi. Una idea liberale, autenticamente liberale. Chi vuole accedere a studi superiori non per fare carriera ma per amore del sapere non ha bisogno di certificati con valore legale.
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*Parola di professore: l’Università va chiusa, Libero 12 novembre 2006.