A parte rievocare un “glorioso passato”, quali sono le tre mosse decisive per rilanciare l’ateneo senese sul piano qualitativo?

Stavrogin. Dove eravamo rimasti prima delle vacanze? Non ricordo a che punto era il dibattito circa il risanamento. Allora, vendiamo Pontignano o vendiamo al mercato degli schiavi un po’ di ricercatori, salvando gli edifici, monumenti che nondimeno rimarranno irrimediabilmente vuoti, a causa del blocco degli avvicendamenti e degli imminenti pensionamenti? Come freniamo l’esodo inevitabile verso altre sedi di quegli studenti più motivati, che non intravederanno qui la possibilità di continuare gli studi ai livelli specializzati, e probabilmente di quei docenti che si vedono qui preclusa ogni possibilità di carriera? Il piano di risanamento è anche piano di rilancio?
 Oggi la minestra della ministra Gelmini è legge e dunque aut mangiare ’sta minestra, aut saltare: gli atenei con i conti a posto potranno assumere nuovo personale; si distribuiscono soldi alle università in base a standard di qualità. La lista dei “buoni” – leggo – sarà compilata a breve in base ai parametri individuati dal Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e dal Cnvsu. “Il blocco al 20 per cento del turn over stabilito dalla Finanziaria 2009 prevede una deroga per gli atenei virtuosi, che potranno coprire fino a metà dei posti liberatisi per effetto dei pensionamenti a patto di destinare il 60 per cento dei nuovi ingressi ai ricercatori”: riuscirà la retorica della peccatrice pentita, dell’università che risorge dalle ceneri dopo aver effettuato un serio e contrito esame di coscienza a guadagnare a Siena l’indulgenza plenaria o almeno uno sconto di pena?

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