«Il dissesto dell’ateneo senese è dovuto a pessimi amministratori e ad un’insufficiente attenzione dell’ambiente circostante»

La proposta dell’on. Franco Ceccuzzi (Pd) di una “Legge speciale per l’ateneo senese” – con la quale si chiede allo Stato un contributo straordinario a fondo perduto di 100 milioni di euro per far fronte al disavanzo – è considerata demagogica e propagandistica o una goliardata. L’on. Ceccuzzi, però, ha accompagnato la sua proposta con dichiarazioni che nessuno della sua parte politica aveva mai fatto. Infatti, nel chiedere che vengano individuati senza alcuno sconto i responsabili, indica, tra le cause del dissesto, anche una pessima amministrazione e un’insufficiente attenzione dell’ambiente circostante. Accogliendo l’invito, ci chiediamo prima di tutto a chi si riferisce l’on. Ceccuzzi quando parla di pessimi amministratori: a Luigi Berlinguer, Piero Tosi e Silvano Focardi? Ad uno dei tre o solo ai primi due? E i presidi? E il nucleo di valutazione? Chi, tra i direttori amministrativi? Per ambiente circostante si riferisce forse a: Comune, Provincia, Fondazione MPS, sindacati? Cercheremo di chiarire alcuni di tali quesiti.

Franco Ceccuzzi. (…) Sono tante le cause che hanno portato a questa situazione di crisi finanziaria. Talune oggettive, per colpa dei tagli alla finanza pubblica, che da quasi 20 anni colpiscono il sistema universitario; altre soggettive che chiamano in causa una pessima amministrazione dell’Ateneo e un’insufficiente attenzione dell’ambiente circostante di cui tutti ci dobbiamo fare carico. (…) chi scrive ha contribuito, come altri, a candidare ed eleggere amministratori locali, ad esprimere quel complesso di orientamenti che caratterizzano una classe dirigente in una determinata fase storica e che comprendono tutte le forze politiche, compresa l’opposizione. Per questi motivi, mentre, senza alcuno sconto, vanno ricercate le responsabilità di chi ha contribuito a causare un tale indebitamento che mette in discussione la vita stessa dell’ateneo e getta cattiva luce sulla città, in Italia e non solo, tutta la classe dirigente deve essere consapevole che nei libri di storia le responsabilità verranno ascritte a questa generazione e non si fermeranno al rettore o al direttore amministrativo di turno. Ognuno, per il ruolo che ricopre, deve adoperarsi al massimo per portare un contributo alla causa del risanamento e al rilancio dell’Università (…).