Il risanamento dell’ateneo senese deve passare dalla via giudiziaria

Cosimo Loré. L’università deve corrispondere alla sua unica ragion d’essere di luogo non fisico ma progettuale di libera comunità scientifica, dove ricerca e didattica possano godere di prerogative e prospettive scaturenti da strutture scientifiche non obbligate, ma frutto di scelte libere e responsabili. Demolire l’architrave della libertà didattica e scientifica costringendo i ricercatori in grandi compartimenti sarebbe il colpo di grazia per la ricerca. L’accorpamento dipartimentale non produrrebbe vantaggi sul versante finanziario, che resta in questo momento l’unica vera priorità, in attesa di conoscere la reale entità del disavanzo e quanto di questo sia ascrivibile a sprechi, distrazioni, promozioni dell’immagine, sottrazioni di risorse… Tra lettere anonime, oscure minacce, propositi vendicativi, manovre elettorali, la magistratura sta facendo tremare i palazzi del potere accademico senese. La città e l’università non meritano di soffocare sotto le odierne ingombranti e maleodoranti macerie.