«È una tragedia nazionale che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali»

A conclusione del suo incarico di ambasciatore USA in Italia durato 41 mesi, Ronald Spogli, finanziere e professore universitario californiano di origini italo-americane (un nonno era di Gubbio) ha rivolto ad alcuni giornalisti un saluto di commiato esponendo alcune considerazioni sulle sfide che a suo parere attendono l’Italia. Di seguito si riportano le sue riflessioni sull’università.

Ronald Spogli. «È una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali. (…) Nei miei incontri con gli studenti ho percepito un profondo pessimismo sul futuro. Non sono sicuri che la laurea li aiuterà a trovare un buon lavoro e spesso ho avuto la sensazione che vedano il loro futuro non in Italia, ma altrove. Il vostro Paese può contare su giovani di grande talento. Perderli sarebbe un vero peccato. (…) Perché, allora, non si scelgono tre università — una del Sud, una del Nord e una del Centro — e gli si concedono uno status speciale e incentivi mirati (…) per portare in dieci anni queste università ai primi posti delle graduatorie mondiali? (…) Mi sono chiesto come mai gli italiani non reagiscano nel vedere costantemente il proprio Paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi. Non voglio certo dire che un paese debba dipendere ciecamente da queste analisi economiche, ma esiste uno stretto legame tra i dati positivi di queste valutazioni e le economie che vanno meglio. (…) Tutti conosciamo i problemi: una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo secolo. (…)»