Dal “Giudizio Universale” al “Laboratorio Accessibilità Universale” di Buonconvento (LAU)

Dopo aver ricevuto la mail di seguito riportata, ho tolto dal blog la nota “incriminata” ed ho girato, per conoscenza, la protesta all’anonimo autore del commento, il quale mi ha chiamato al telefono e, terrorizzato, mi ha implorato di cancellare tutto. Cancellare cosa? L’accenno alla carriera fulminante di alcuni rappresentanti sindacali? È forse falso? Inoltre non è scritto che Angelaccio sia uno di questi fortunati! Non si capisce il motivo di una reazione così esagerata che, comunque, mi dà l’occasione per occuparmi di un filone finora trascurato.

«Egregio prof. Grasso, di fronte all’ennesimo vergognoso utilizzo del suo blog di cui riporto solamente, per decenza, un breve stralcio:
“Al Lau di Buonconvento, presieduto da Angelaccio inaugurato a settembre 2008 si tengono corsi sul turismo accessibile, anche sulla carriera fulminante sotto direzione Tosi di questi sindacalisti tecnici amministrativi (…)”
le preannuncio che la querelerò per diffamazione aggravata e per altri reati (di cui spero lei abbia conoscenza e consapevolezza) legati al contenuto dei post ed alle forme di anonimato dei blogger ospitati nel suo sito di cui lei è integralmente responsabile. La invito, comunque, sin da ora, ad intervenire nel suo blog per scusarsi pubblicamente ed a rispettare le normative di settore oltrechè, ammesso che ne abbia, un minimo di correttezza etica.»
Diodato Angelaccio

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19 Risposte

  1. «…legati al contenuto dei post ed alle forme di anonimato dei blogger ospitati nel suo sito di cui lei è integralmente responsabile.»
    ——————
    Ohibò, quasi tutti i blog e i forum sono fatti così, ossia i partecipanti utilizzano un nick, sia pur sulla base di un regolamento che prescrive un codice etico e naturalmente l’osservanza della legge: è la rete, baby! Ricordo di aver preso parte ad un forum in cui un tizio cambiava freneticamente nick perché sosteneva di essere inseguito dal Mossad.
    Credo però di essere stato implicitamente la causa dell’incidente quando ho parlato (si può ancora parlare di ciò in Italia o siamo già al regime?) della miopia di aver investito risorse cospicue sulla proliferazione di certi corsi di laurea od insegnamenti di scarsa sostanza culturale, e per far ciò ho inventato la bocciologia applicata, la fuffologia o, appunto, la sociologia del turismo (il Favi è stato più fantasioso di me). Ma la realtà evidentemente supera la fantasia – Attendo anch’io la querela di qualche fuffologo. Mandatemela in Russia.
    Personalmente non so che roba sia il LAU, né dunque (non conoscendola) avevo in mente questa istituzione; ma forse il risentito Angelaccio dovrebbe serbare un po’ della sua indignazione per coloro che negli anni passati hanno contribuito al massacro della cultura e di una generazione di ricercatori in nome del “marketing” (che fa rima con marchette) o della “comunicazione”, portando a compimento operazioni tra il truffaldino e l’effimero come i famosi cinquanta e passa addetti alla cura della “immagine” dell’ateneo. Sono altri coloro che dovrebbero reclamare giustizia.

  2. Ti voglio bene stavrogin!!!
    Il Bardo

  3. «Personalmente non so cosa sia il LAU…» stavrogin

    È sufficiente visitare il minisito cliccando su Lau di Buonconvento. Nella schermata troverai le seguenti news:
    – Apertura straordinaria in occasione della “Sagra della Valdarbia”
    – Testo “Il Polo dell’accessibilità universale” di Dino Angelaccio
    – Video della giornata di inaugurazione
    – Video dell’intervento di Moni Ovadia
    – Fotografie dell’inaugurazione
    Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
    Giovanni Grasso

  4. Avete presente la canzone di De Andrè, di quel dottore messo in galera per non tradire i propositi di gioventù? (No al denaro né all’amore…). Nel caso italico-senese però non c’è ironia: si può quindi cantare “Dottor, professor, truffatore, imbroglione”. Omertà, non fo nomi, solo che è patetico il prof. Luperini che in un blog ciancia di itaiani semianalfabeti. E lui e i suoi amici che han fatto oltre a fare congreghe su Bilenchi?
    Ai posteri l’ardua sentenza…
    Bardo

  5. Parliamo anche degli affitti di strutture allocabili in immobili di proprietà dell’Università.

  6. …Però, no, il loro attivismo va premiato o autopremiato. Il Flores è più al Santa Maria che in ufficio a presentare mostre democratiche per lo sviluppo della cultura; Prete, Barzanti e Clemente vanno a presentare i libri del Lippi, come exilium (premonitore?). O Lippi, o caro amico del mondo cattolico, potevi mettere in locandina: mi presentano i soliti noti (gli Ideologi). Prete è quel grande letterato che insiste sull’inesistente rapporto Leopardi-Nietzsche. Lascio dormire in pace De Andrè: “Dottor professor truffatore imbroglione”! Il libro del Lippi, noto scultore-poeta, verrà presentato nell’Aula Magna e recitato dalla suadente voce dell’attrice Paola Lambardi.
    Il Bardo

  7. Buongiorno, ho dato una scorsa al LAU bonconventino, sito in uno “dei più bei borghi d’Italia”. Ci sono imbarcati un mucchio di assessori, professori… Ma con tutte le spese di buco che ha l’Università, era necessario questo museo benedetto da Moni Ovadia, ebreo comunista-buono? (C’è anche l’immancabile Susanna Cenni, la donna-copertina o immagine dei DS ora PD).
    Come si fa per essere imbarcati senza perdere l’anima?
    «Negare, credere, e dubitare a proposito, sono per l’uomo ciò che il correre è per il cavallo.» (Pascal)
    F.to Bardo

  8. Massimo Lippi, presto nell’Aula Magna… Oltre al racconto Il Cristo di Lippo (“Racconti d’Italia”) ti dedicai una poesia che ti posto in segno amicale.
    Da “La Rosa e la Spada”
    Lettera vernacola (1995)
    «O messer Lippo dipintore,
    un casca’ mai nel loto,
    guarda d’unn’imbrattatti!
    Pensa a ‘sto povero
    frate Paulo che pena:
    a tutti i porci è ‘nviso,
    a comincia’ dal su’ Ordine guasto.
    Frate Francesco
    morì avvelenato!
    El popolo prega
    ma sempre è gabbato!»

    Il Bardo
    (Con amicizia, memore anche del nostro amico Fortini)

  9. Sentite come si esprime il castigato (espressione quanto mai consona al personaggio) Diodato Angelaccio parlando del Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta: «Io invece mi vergogno di dire a mia figlia come mai ci sono certi loschi figuri al Governo». Senza per questo difendere il ministro, se è da querela riferirsi alle carriere fulminanti dei rappresentanti sindacali a maggior ragione lo è l’espressione rivolta al ministro Brunetta.
    Gino Greco

  10. La mì nonna diceva: senti da che pulpito viene la predica, oppure la prima gallina che canta ha fatto l’uovo. Mi sa che nel caso del sig. Angelaccio e dei suoi colleghi sindacalisti che hanno avuto la stessa carriera mi sa che tali detti calzano a pennello.

  11. Se Angelaccio appartenga o no al gruppo dei fortunati rappresentanti sindacali con “carriera fulminante” saranno i lettori a dirlo scorrendo il suo curriculum.
    Remo Tessitore

  12. Un minimo di obbiettività… mi pare che anche gli esponenti di altre sigle sindacali, confederate abbiano fatto carriere ben più brillanti!!
    Nessuno deve essere giustificato, ma apriamo la prospettiva e guardiamo tutti, dai sindacati, ai figli e le figlie, alle mogli/mariti.

  13. Diodato Angelaccio – ho visto il “curriculum” – decanta le magnifiche sorti e progressive della città e del territorio. Come Cenni (ma che son fatti tutti con lo stesso stampino?). Caro Angelaccio, l’Università è talmente prestigiosa che è sprofondata nel più sudicio pantano, con un buco terrificante. C’è invece da vergognarsi di questo territorio e di questa università dove i boss sindacalisti e politicanti “di sinistra” han da sempre – dico sempre – sminestrato capitali e prebende, posti e posticini… alla faccia del popolo: Detto questo non auspico certo leghisti o postfascisti rondisti al potere. Se solo la cittadinanza avesse uno scatto di dignità! Ma siam tutti analfabeti, dice Luperini: non c’è stata la rivoluzione francese in Italia. Resta da vedere dove latitavano i proff-boss “di sinistra”, a parte i convegni su Bilenchi e Tozzi.
    P.S. – Si è mai chiesto l’ottimistico Angelaccio (che fa da péndant al Berlusca?) come mai ora ci si vergogna a dire “sono un prof universitario?”! Mentre prima i baroni ci gongolavano? La gente sa ormai dei concorsi truccati e della “mafia” esistente nella cosca professorale. Naturalmente chi ci rimette? I prof. bravi, modesti e che con modestia e impegno fanno il loro nobile lavoro! E i precari son poi bistrattati, rischiano il posto se non han santi in paradiso!
    Angelaccio, per quanto ancora potrete prendere il popolo per i fondelli? Speriamo che nella CGIL, che è un grande sindacato, non sian tutti come te, anzi come Lei.
    P.S. – Ci racconti, semmai, Angelaccio, come ha fatto a diventare docente. È docente a contratto? Chi lo stipendia realmente? Certo, ha buoni uffici da CGIL, CRUI e Confindustria, leggo. Che ha fatto per i disabili (io lo sono) in pratica? Perché io sono ricercatore “para-universitario” da 15 anni e mi han respinto da dieci concorsi quando insegnavo ai membri giudicanti storia?
    Una bella democrazia, caro docente Angelaccio!
    Fiero bardo

  14. Considerato quanto ha comunicato Giovanni a proposito del fatto che se si cerca su Google vengono fuori 170 risultati a mio nome, sto preparando la doppietta da cinghiale caricata a terzarola onde difendermi dalla fila di soggetti appartenenti alle seguenti categorie: psicopatologi delle sopracciglia, semiotici degli audiovisivi, sociologi del turismo, storici contemporanei, letterati e medici in genere, politologi, presidi delle Facoltà di Scienze Politiche, di Economia e di Lettere (tutte e due le Facoltà), 26 Senatori e una cinquantina di Consiglieri di Amministrazione, diversi fascistelli residenti in Pian d’Ovile, nonché dirigenti sindacali – ça va sans dire -, tutti in fila alla Colonna di Montarrenti a notificarmi citazioni in giudizio per un reato che non avevo mai sentito nominare, la diffamazione (quella sì sentita nominare) aggravata (o questa? Aggravata da che? Dalla veridicità delle affermazioni? Boh …). Mi sembra di essere nella scena finale di The Blues Brothers
    Mentre attendo, mi sono permesso di fare due conticini, tornando ad una vecchia abitudine, cara anche ad Archimede. Dunque ho fatto il conto che dal 2003 in poi (più o meno) l’Ateneo spende la considerevole sommetta di 13.000.000 di eurini al mese per i soli stipendi, così distribuiti: 7.000.000 per gli stipendi, 2,8 milioni per l’Irap e 3,2 milioni di oneri contributivi. Stiamo parlando degli strutturati a vario titolo, dunque anche quelli a tempo determinato. Dunque se moltiplichiamo questa cifra per 13 mensilità (ma stiamo arrotondando per difetto) otteniamo 169.000.000 di eurini. Di questa somma recuperiamo 9.000.000 per la questione delle Scotte che Giovanni ha spiegato benissimo qualche tempo fa, nonché diverse altre entrate la cui maggiore è ovviamente costituita dalle tasse degli studenti. Prima di dire che poi c’è da mantenere gli edifici, pagare le bollette del gas, della luce e dell’acqua, ricordiamo a quanto ammonta il FFO: 120.000.000 di eurini (arrotondato questo per eccesso). Se si considera che le tasse e il recupero dell’assistenza ammonta a circa 15.000.000 veniamo a stabilire che escono tra stipendi e bollette circa 145.000.000 di eurini l’anno. Non abbiamo comprato neanche una penna biro e viaggiamo regolarmente tutti gli anni da anni a questa parte a -25.000.000 l’anno.
    Ora: sarà il caso di darsi una calmata e di cambiare registro invece che incacchiarsi tanto per delle velate o meno allusioni alle pastette accademiche e sindacali da un lato e politiche dall’altro? Siamo sicuri che ‘sta bischerata della “gòvernans” sia effettivamente così urgente e significativa, oppure si tratta dell’ennesimo calcio d’angolo? E queste suscettibilità di certuni (tipo i sunnominati che mi verranno a cercare) hanno senso? Siamo sicuri che il LAU, così come mille altre strutture la cui necessarietà o opportunità è quanto meno dubbia, valgano una messa (per parafrasare)?
    Secondo me la risposta è negativa. Qui c’è ma da rimboccarsi le maniche e spendere parecchio, ma parecchio meno, producendo molto di più se non si vuole andare a fondo. E non è impossibile a mio parere. Se mi sarà risparmiata la galera per tutte le mie precedenti affermazioni ritengo di avere ancora qualcosa da dire in proposito.
    Un asserragliato e – as usual – logorroico Favi di Montarrenti

  15. @ Favi
    Condivido parola per parola quello che dici sui conti, Favi, ma non sono certo che vi si possa metter mano con i meccanismi di decisione attuali e del resto il fatto che a tutt’ora, nonostante l’evidenza delle crisi (dell’università, della città, del mondo..) non lo si faccia, a partire da una seria elementare analisi dei costi, degli introiti e dei risultati, mi pare confermarlo.

    Non sono neppure certo che cambierà molto se sarà approvato il Disegno di legge N. 1387 del PDL sugli assetti dell’università e sul reclutamento. In pratica, un rettore monarca assoluto eletto con gli stessi meccanismi di adesso, con un senato che mi pare composto anch’esso come adesso (se capisco giusto che per “i responsabili delle strutture organizzative di primo livello” si intendono i presidi, a meno che non si intenda abolire le facoltà) e con un Consiglio di Amministrazione formato dal rettore e altri 8 membri di cui 7 nominati dal rettore medesimo (addio “rompiscatole”!), mentre almeno i tre revisori dei conti sarebbero nominati dal ministero dell’economia. A questi tre signori ed alla esplicita minaccia di commissariamento sarebbe affidato il compito di tenere per le palle (non mi viene altro termine) il rettore medesimo per conto del governo, cui spetterà in ultima analisi stabilire i criteri dl finanziamento dei singoli atenei (quindi bastone e carota).
    Di buono nel DDL c’è per la prima volta un finanziamento specifico per le attività di ricerca (con una copertura finanziaria abbastanza fantasiosa: a parte una improbabile tassa a carico dei neo laureati, le università dovrebbero farsi promotrici del consumo di alcol e tabacco) che permetterebbe di fare chiarezza sui compiti istituzionali e sul loro finanziamento.

    Ho anche l’impressione che sia destinato a influenzare e rendere in gran parte futile il lavoro della commissione sulla governance testé insediata. È vero che è un DDL e l’iter potrà essere lungo e molto potrà essere cambiato (o magari non farne nulla), ma visto l’andazzo dubito che saranno allentate le misure destinate ad aumentare il controllo del governo sulle università.

    Sulla riforma dei concorsi non mi pronuncio. Abbiamo già avuto concorsi nazionali e locali, terne, commissari eletti e sorteggiati, senza che questo abbia mai inciso. Potrà anche darsi che questa funzioni, ma non vedo perché dovrebbe farlo. L’unica sarebbe abolirli, assieme al valore legale del titolo di studio.

    Ma qui casca l’asino, perché voler mantenere il valore legale (e quindi i concorsi) e i meccanismi elettorali di rettore e senato vuol dire a mio parere non fare i conti con i meccanismi clientelari accademici che proprio di questi due alimenti si nutrono ghiottamente e che del disastro attuale sono in gran parte responsabili.

    saluti scettici
    Sesto Empirico

  16. Ad Angelaccio che scrive: «Egregio professor Grasso le preannuncio che la querelerò per diffamazione aggravata e per altri reati legati al contenuto dei blogger ospitati nel suo sito di cui lei è integralmente responsabile.»

    È stata depositata la sentenza con cui la Cassazione ha respinto il ricorso dell’Aduc contro il sequestro di alcuni messaggi del forum di discussione. Per la Cassazione (terza sezione penale, sentenza 10535) «i nuovi mezzi di comunicazione e manifestazione del pensiero non possono rientrare nel concetto di stampa». In sostanza sono equiparabili ad una bacheca e, a differenza della stampa (dove per la riproduzione e per la responsabilità civile e penale ci sono editore e direttore responsabile), l’autorità giudiziaria può esercitare un controllo diretto. Quindi, la Cassazione ha stabilito la legittimità del sequestro di alcuni messaggi del forum di discussione (è, pertanto, censurabile tutto quello che non è “stampa”) senza alcuna responsabilità per il curatore del blog che ospita i commenti incriminati.
    Giovanni Grasso

  17. La lettera al personale di qualche mese fa recita così: «Oggi il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha dichiarato che il dipendente della pubblica amministrazione si vergogna a parlare del proprio lavoro con i suoi figli. Io invece mi vergogno di dire a mia figlia come mai ci sono certi loschi figuri al Governo. I precari che lavorano nel settore pubblico – specialmente i precari dell’Università che sono destinati a rimanere tali a vita – invece non hanno il problema di vergognarsi del proprio lavoro di fronte ai figli, perché non potranno mai permettersi di avere alcun figlio»
    Che bravo questo paladino dei diritti dei lavoratori, questo protettore dei precari, questo tessitore di trame romantiche… uno che è “Dato da Dio” non potrebbe essere altrimenti!? hmmmmmm… e quei ragazzi mandati in giro a mettere “reperti” sui tavoli… chilometri e chilometri in lungo ed in largo… certo quante promesse… sfruttati come manovalanza per il suo prestigietto? Ciarlatano imbonitore? Quelli, di precari, facevano comodo? hmm

  18. Sì questa lettera la lessi tempo fa. No comment.

  19. Il commento potrebbe essere questo?: Cavalcare la debolezza dei giovani, a volte troppo sciocchi, per benefici assolutamente personali?… trovare un argomento che faccia presa – quello della “diversità” con tutto il corollario di buoni sentimenti che si porta appresso, mediaticamente vincente – per fare una scalata ed allargare i propri confini di potere da sud a nord? Un po’ di fumo negli occhi e qualcuno ci casca: «quando è pronto il Polo vedrete che opportunità!!». Castelli di sabbia + disagio di chi cerca occupazione = carriera? Chissà se quando ha scritto quella lettera si è ricordato di quei precari che gli hanno portato tutta questa notorietà? È la solita storia italiana dei buoni e dei cattivi.

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