Ateneo senese e debito Inpdap: la legge 388/2000 cancella 40 milioni di euro di sanzioni

Che alcuni membri del gruppo che ha governato negli ultimi venti anni l’ateneo senese criticassero l’attuale rettore Silvano Focardi per la denuncia in Procura è comprensibile. S’illudevano di evitare guai penali ai responsabili delle precedenti gestioni. Quel passo, necessario in virtù dell’obbligo dell’organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato, si è rivelato in seguito incredibilmente vantaggioso per l’ateneo. «È grazie alla tempestività con cui mi sono rivolto all’autorità giudiziaria – dice Focardi – che è stato possibile ottenere, sfruttando l’art. 116 della L. 388/2000 (comma 15, lettera a), l’abbattimento delle sanzioni pari a circa 40 milioni di €. Una cifra ragguardevole; ma non si è trattato di uno sconto, né di un regalo bensì la conseguenza di una previsione legislativa che oggi permette di pagare all’ente solo il dovuto». L’accordo con l’Inpdap prevede che l’ateneo senese paghi, in un’unica soluzione entro il prossimo 31 luglio, il debito contributivo (pari a € 72.259.154,48) per gli anni 2004, 2005, 2006, 2007 e per la quota in scadenza nel 2011. Il reperimento della somma avverrà sia mediante la stipula di un mutuo che attraverso la cessione all’Inpdap del San Niccolò, prevedendo un contratto d’affitto dello stesso a “canone cosiddetto etico” per 18 anni, al fine di garantire la sede per le attività di ricerca e di didattica di Ingegneria e di Lettere e Filosofia.

24 Risposte

  1. Insomma, vuoi dire che il Focardi ci ha fatto così risparmiare 40milioni? Ma allora bisogna mettere un altro monumento al palazzo del Rettorato!

  2. Sono lontano dal vero se sostengo che se per pagare il canone “etico” dismettessimo gli affitti “immorali” su cui ho già più volte richiamato l’attenzione, ci avanzerebbero anche i soldi?
    Un insinuante Favi di Montarrenti

  3. @ Archimede e Favi

    Proprio così: abbiamo risparmiato 40 milioni di euro sol perché Focardi ha denunciato per tempo all’Autorità giudiziaria, per fatto doloso, il mancato pagamento dei contributi. L’accordo con l’Inpdap ha rivisto anche la rateizzazione capestro fatta da Tosi e per la quale sono già stati versati all’Inpdap 26 milioni di euro. Ecco il calcolo:
    € 91,3 milioni (debito complessivo) + 8,5 milioni (interessi legali) = 99,8 milioni €. Sottraendo i 26 milioni di € già versati e 1,1 milioni di € di interessi si ha il debito effettivo da pagare: 99,8 – 27,1 = 72,7 milioni di € ancora da versare. L’accordo con l’Inpdap è stato firmato il 19 marzo mentre il debito verrà saldato entro il 31 luglio 2009. Ovviamente, occorrerà aggiungere gli interessi maturati dal 19 marzo fino alla data del saldo del debito.
    Concordo con Favi che è necessario dismettere immobili in locazione per un importo almeno corrispondente al “canone etico” del San Niccolò.

    Giovanni Grasso

  4. …in pratica, se ho capito bene, si tratterebbe di dismettere i locali che ospitano le biblioteche di economia e di lettere. Nulla questio. Una sola domanda: dove pensate di metterle? Si tratta di centinaia di migliaia di volumi.

  5. Forse lo sapranno i “pàtron” dell’Università, Omarre e c. Se si potessero piazzare i libri come gli amici e i parenti. Ma che fine avrà fatto la mia denuncia-e sugli abusi dei baroni della Stranieri, di Lettere e di Scienze politiche? Il porto delle nebbie…

  6. Va fatta una seria verifica degli utilizzi degli spazi: quanti e dove sono usati con continuità e quanti e dove no? Forse non c’è solo Lettere ed Economia che dovrebbero ‘pagare’, no?
    A proposito, Vi ricordate che il nostro sempre brillante sindaco bollò come inopportuno il ‘viaggio’ al palazzo di giustizia del rettore? Finì naturalmente sulla ‘voce del regime’, erano i primi giorni del disastro annunciato dal prof. Grasso. Peraltro, poi il sindaco ha fatto tanto, vero? Peccato che alle elezioni attuali non si sappia neppure come punire lui e i suoi compagni che volevano le dimissioni del rettore: il centro-destra sembra aver addirittura rinunciato alla battaglia! E poi altroché turarsi il naso…
    Archie

  7. Scrive Giovanni Grasso: «Quel passo (la denuncia in Procura) si è rivelato in seguito incredibilmente vantaggioso per l’ateneo.»

    Ritengo che si stia rivelando incredibilmente vantaggioso non solo per l’Ateneo senese ma anche per il Tosi. Basti pensare all’entità del danno erariale collegato.

    Antonio Carlini

  8. Ritengo utile riportare quanto pubblicato sull’argomento dal Corriere di Siena del 22 marzo 2009. Gino Greco

    Stefano Bisi. (…) «L’etica e i numeri. Se non vogliono rischiare le manette, gli amministratori dell’Inpdap affitteranno il San Niccolò all’università ad un prezzo moderato ma si può ragionevolmente pensare che il canone di affitto ammonti a circa 2 milioni di € all’anno, il 3% del valore dell’edificio. Se lo moltiplicate per i 18 anni di affitto, la spesa complessiva sarà di 36 milioni di €, senza considerare gli aumenti di legge. L’università avrà sì saldato il debito con l’Inpdap ma non sarà più proprietaria del San Niccolò e, alla fine dei 18 anni, dovrà rinegoziare il canone di affitto. Che sarà sempre etico?» (…)

  9. Motivo di più per metterci anche la biblioteca e Bettini e i suoi, no?…
    Archie

  10. @ Stavrogin, Giovanni Grasso, Gino Greco

    Cari Amici due osservazioni. Dove mettere le biblioteche: non si tratta di centinaia di migliaia di volumi, ma dubito che si raggiunga complessivamente i centomila (Economia e Lettere). Ho già spiegato altrove di recente come nei locali dell’ex Circolo Giuridico a San Francesco stavano comodamente oltre 200.000 volumi più i bibliotecari (25 circa). Esauriente come risposta? E comunque non si tratta solo di dismettere quei due affitti lì, ma anche tutti gli altri che concorrono ad una spesa totale di 1.023.239,49 euri somma che si ottiene agilmente da questo mio precedente commento. Gino Greco ci ha fatto un favore non da poco a riportare quell’articolo del Bisi, perché al di là dei dubbi del medesimo Bisi sulla futura eticità dell’affitto una volta saldato il debito, è presumibile che la presente eticità di due milioni l’anno sia vicina al vero. E per quanto sostiene Giovanni in un altro commento, cioè che concordava con me che andassero dismessi gli affitti almeno fino alla concorrenza del fitto del San Niccolò, vediamo che non ci siamo per niente, quand’anche si dismettessero tutti.
    Come in altri casi è stato osservato v’è da dire che nonostante si tratti di una manovra “leggera” e presumibilmente insufficiente, tuttavia essa deve partire immediatamente, altrimenti non possiamo sperare neanche in una parziale attuazione del piano di risanamento.
    Un intricato, ma spero efficace Favi di Montarrenti

  11. Ma ricontrattare gli affitti o magari un bel comodato di qualche anno per la Cripta del San Francesco??? Che utilizzo ci farà la Basilica…?
    La carità Cristiana… D’altro canto non esiste neppure la corte dei conti vaticana? E gli affitti dei vari dipartimenti… tutto tace? Ricordiamoci che sui fondi di ricerca, con destinazione di scopo, non si possono stornare per gli affitti e comunque bisogna avere somme a garanzia che coprano tutto il periodo residuo del contratto di locazione.

  12. @ Favi
    Leggo su Internet:
    «La Biblioteca è stata istituita con la nascita della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena nell’Anno Accademico 1971-72. In un primo momento essa era formata soltanto dall’attuale Sala di Lettura e da un magazzino al piano sotterraneo; in seguito ha assunto, negli anni, lo stato attuale. Oggi contiene oltre 175.000 volumi e circa 1.000 periodici, di cui 680 attivi […] Il volume di acquisti si aggira ogni anno intorno alle 6.000 unità […]»
    «La Biblioteca (di Economia) raccoglie 193.493 tra monografie e papers, e 3.350 testate di periodici, di cui 1.354 in corso di abbonamento.»

  13. A parte la riflessione che da qualche giorno mi frulla per il capo e di cui intendo mettervi a parte, cioè che se in questi mesi di crisi fosse saltato un paio di volte (o anche una solamente) lo stipendio per tutti, forse tanti che si arroccano su certe posizioni e che vedono come un fastidio non necessario i (a dire il vero assai rari) provvedimenti restrittivi adottati, o che si irritano dei controlli o, ancora, si sentono in animo di scrivere lettere deliranti ai giornali dove si afferma che la situazione non è poi così grave, presumibilmente sarebbero scesi a più miti consigli, individuo ottime sedi per le due biblioteche l’una nella sede dell’ex Circolo Giuridico e l’altra nell’enorme padiglione del San Niccolò dove un tempo si aggiravano tanti disturbati mentali e dove – fra l’altro – in un primo progetto di creazione di un polo che comprendesse Giurisprudenza, Scienze Politiche e Economia, si era pensato di trasferire l’intero Circolo Giuridico addirittura a scaffali aperti.
    Sottolineo inoltre che quanto si legge su Internet là dove si afferma «Il volume di acquisti si aggira ogni anno intorno alle 6.000 unità» va letto «Il volume di acquisti si aggirava ogni anno intorno alle 6.000 unità» perché ora non c’è un duino neanche per comprare i libri e, là dove si legge «di cui 1.354 in corso di abbonamento» va emendato in «di cui 1.354 erano in corso di abbonamento», perché anche lì si è smesso di pagare già da un bel po’. Chiedere in Ragioneria, please. Sicché tutto questo accrescimento lo vedo prossimo alla fine e – detto fra noi – mi scoccia parecchio che non si comprino più i libri per pagare degli affitti esosi per locali senza dubbio esteticamente significativi, ma che – nella mia opinione di grezzo boscaiolo – valgono parecchio meno dei libri.
    Buona serata dal Favi di Montarrenti

  14. Torno in una Toscana fredda e piovosa come quando ne ero partito giorni fa per climi migliori grazie al vino del Chianti che tutto sommato regge – più che carissimo Brunello e Nobile in ascesa.
    Appena rientrato mi danno una notizia che vorrei sapere se a Siena ha circolato. Pare ufficiale: la mostra di Sgarbi al SMS è costata due milioni e mezzo di euro (!) sganciati dalla Fondazione MPS. Direte che sarà stata programmata in tempo di vacche grasse. OK, ma mi dicono che è una specie di deposito di roba varia e come tema assai poco orginale. “Arte e follia” è connessione antichissima ma ancora pochi anni fa a Parigi aveva avuto una mostra grandiosa.
    Siena ha comprato la mostra senza nulla produrre! Pare anche che ci si avvalga di guide d’una società nazionale anziché di quelle locali! È la tutela del lavoro locale tipica del solidarismo PD. I maligni fanno osservare che la società delle guide è stata fondata da Veltroni. Insomma, il legame dell’Università con il territorio ne è uscito esaltato! Solo la Piccinni e il Belli, colonne del PD, riescono a farsi sentire presso le istituzioni locali a quanto pare!
    Non c’è da rallegrarsi granché mi pare.

  15. Ahimè… e come non darti ragione o amico del sito web!? Come siamo ridotti! La mostra, tra l’altro, è piaciuta, per l’abbinamento col manicomio… Quel che è triste vedere è che la Fondazione MPS retta dagli ex comunisti sgancia miliardi per la fama di uno Sgarbi e niente per la fame de noantri, come chioserebbe il Cenni. Ma le colonne portanti – è ridotto bene il pd! E poi non dovrebbe vincere il Cavaliere Nero? Via…-, quelle si, non han la strada in salita. Le sirene cantano ma non c’ammaliano! E non si potrebbe cantargli l’elogio ai buono, quello che odia Nietzsche perché non ha l’ugne, come recitava una bella poesia del nostro Guido Gozzano.
    Il Bardo

  16. Caro Favi, il padiglione ellissoidale del San Niccolò che se non erro fu dei paranoici, in effetti non sarebbe una collocazione sbagliata per una biblioteca; non foss’altro perché è una struttura architettonica di un certo pregio. Ma casca a pezzi, è pericolante e dev’essere completamente ristrutturato e consolidato; senza contare che da sé, non credo che basterebbe e quindi (battute a parte) andrebbe…. ampliato di un 40%: e poi, si sa a chi appartiene? E in ogni caso, chi ci mette i soldi (tanti!) a questi lumi di luna?

  17. Ecco la risposta del Direttore Amministrativo all’articolo del Corriere di Siena di oggi sul San Niccolò.

    «Gentile Direttore Bisi,
    a proposito dell’articolo pubblicato dal suo giornale nell’edizione odierna, a pagina 7, dal titolo “Orfani senza il San Niccolò”, desidero precisare alcune circostanze relative alla situazione dell’Ateneo. Ciò senza spirito di polemica alcuno, ma per quel mio personale desiderio di chiarezza che deriva proprio dal ruolo tecnico che ricopro all’interno dell’Amministrazione dell’Università degli Studi di Siena.
    L’operazione immobiliare riguardante il palazzo che ospita le attività di didattica e di ricerca delle facoltà di Lettere e filosofia e di Ingegneria non è frutto di un’arbitraria e non meditata decisione univoca: fa anzi parte del Piano di risanamento 2009/2012 dell’Università degli Studi di Siena, che è stato condiviso dal Senato accademico e adottato dal Consiglio di amministrazione dell’Ateneo lo scorso 17 novembre, quale atto legittimamente e pubblicamente condiviso da coloro che siedono nell’Organo deputato a decidere in materia di gestione economico-finanziaria dell’Ateneo.
    Lo stesso Piano di risanamento è stato ritenuto anche in sede governativa strumento idoneo per affrontare e risolvere la grave crisi finanziaria in cui si è venuta a trovare l’Università degli Studi di Siena.
    Mi permetto di osservare, inoltre, che la cessione del San Niccolò, per la quale si sta valutando una formula che prevede tutele e garanzie massime per le attività istituzionali delle due Facoltà, pur portando con sé un fardello di amarezza per un grosso progetto varato molti anni or sono dall’Ateneo, è un passaggio obbligato, necessitato, che consentirà di regolarizzare la posizione contributiva ai fini pensionistici di tremila dipendenti dell’Ateneo. Sul piano emotivo, non posso che condividere il dispiacere di quanti, riconoscendosi nella comunità accademica e, ancor più cittadina, provano un senso di sconfitta e di perdita di fronte a tutto ciò; ma da dirigente dello Stato, sul piano della legittimità e della correttezza amministrativa, devo porre fine all’illegalità perpetrata dall’Ateneo, che ha l’obbligo di agire correttamente nei confronti dei suoi dipendenti, mettendoli nelle condizioni di godere di diritti previdenziali maturati con il proprio lavoro.
    Per far fronte alla situazione di crisi che a tutti è nota anche attraverso il lavoro di questo Giornale ­ crisi che non è stata causata né dall’attuale Amministrazione, né dal Rettore in carica, professor Silvano Focardi, che ha agito nell’esclusivo interesse pubblico (è sua la denuncia alla Procura della Repubblica di Siena, del 29 settembre 2008) – l’operazione sul San Niccolò sarà dunque un atto dovuto, previsto all’interno del Piano di risanamento, in coerenza con tutte le azioni complesse, diversificate, dal controllo della gestione, alla razionalizzazione delle spese, che questa Amministrazione sta conducendo dall’atto del suo insediamento, avvenuto lo scorso 11 dicembre 2008. Azioni tutte queste, che, in condivisione con gli organi deputati alla gestione, la nuova linea dell’Amministrazione dovrà continuare a perseguire, in attuazione del Piano stesso, contrastando gli sprechi di risorse pubbliche, con l’obiettivo di continuare a produrre ricerca di eccellenza, didattica di qualità e servizi di ottimo livello per i nostri studenti.
    Insistere su posizioni dettate da reazioni emotive, significa non aver compreso la situazione reale dell’Università degli Studi di Siena, per la quale il profondo cambiamento nell’organizzazione amministrativo-gestionale che sta avvenendo non è un’opzione, ma è una necessità imprescindibile.
    Credo che occorra da parte di tutti incominciare a guardare oltre, analizzando e ammettendo gli errori, laddove ci sono stati, per lavorare in modo sereno e costruttivo al rilancio della nostra Istituzione, tra le più prestigiose d’Europa, patrimonio pubblico, della Città, ma anche del Paese, per il bene degli studenti, di chi vi fa ricerca e di chi collabora nell’amministrazione.
    Nel pregarLa di pubblicare integralmente questa mia nota, spero di incontrarLa al più presto, per condividere le azioni di rilancio del nostro
    Ateneo.»

    Emilio Miccolis
    Direttore amministrativo dell’Università degli Studi di Siena

  18. «Se in questi mesi di crisi fosse saltato un paio di volte (o anche una solamente) lo stipendio per tutti, forse tanti che si arroccano su certe posizioni e che vedono come un fastidio non necessario i (a dire il vero assai rari) provvedimenti restrittivi adottati, o che si irritano dei controlli o, ancora, si sentono in animo di scrivere lettere deliranti ai giornali dove si afferma che la situazione non è poi così grave, presumibilmente sarebbero scesi a più miti consigli.» Favi
    ………………….
    Se fossero saltati solo due mesi di stipendio, temo che coloro che hanno alle spalle una lunga gavetta come precari, non si sarebbero nemmeno scrollati, abituati come sono a sei mesi o più in media d’astinenza. Una prece: pur non essendo il sottoscritto direttamente interessato, potreste intercedere, o voi che potete, presso l’attuale Direttore Amministrativo affinché riveda la forma giuridica vieppiù buffonesca di tali contratti?

  19. Stavrogin ovviamente non mi riferivo ai precari per i quali certamente le cose non sono cambiate, ma all’esatto contrario dei precari, a gente oserei dire dal culo di pietra (in tutte le categorie intendiamoci a scanso di equivoci: docente e non) che si è assestata su delle posizioni, diciamocelo in faccia, di privilegio e ritiene che nulla e nessuno possa arrogarsi il diritto di spodestarla. Per fare qualcuno dei molti esempi che si possono fare: è successo un casino per il ritiro (prestamente rientrato) delle carte di credito, è successo un altro casino perché si devono pagare i parcheggi (ora via! in una città come Siena dove per parcheggiare due ore i suddetti precari devono andare al monte dei pegni e lasciarci l’orologio), è successo un casino per i pochi affitti dismessi, ne sta succedendo uno spropositato per quelli che andrebbero dismessi, è successo un casino perché è stato chiesto di portare a registrare le matricole dei palmari (sic!). Devo aggiungere altro? Tutti a imprecare contro quest’amministrazione boia che pretenderebbe di risparmiare o guadagnare qualcosa per cercare di rimettere le cose a posto. Il Bisi (che non parla con la propria bocca, ma con la bocca di molti anche all’interno dell’Ateneo) strepita contro la cessione del San Niccolò, beccandosi la giusta risposta del Direttore Amministrativo che elegantemente gli ha consigliato di rileggere la situazione sotto altri aspetti e meno elegantemente si è assicurato che quanto scritto fosse pubblicato integralmente (giustamente insinuando che questo spesso non sia stato fatto). Insomma qui ognuno tira l’acqua al proprio mulino e quindi la tua richiesta (“o voi che potete”, potete chi? Giovanni? mmmm … Io? Un boscaiolo della Colonna … Arlecchino? ehehehe) cadrà presumibilmente nel vuoto e i precari vedranno la propria posizione rimanere immutata. Comunque stai certo che ove Miccolis venisse qui a Montarrenti gli saranno certamente riportate le tue richieste unitamente a quella mia personale di far cessare questa serie di arroccamenti insensati e dannosi.
    Un miserando e periferico Favi di Montarrenti

  20. ‘sto Miccolis pare giustamente impostato: evviva, ‘na volta tanto qualcuno parla di legalità! Ma a Siena si applaudono solo quando ne parlano per Napoli, per la Sicilia… come al solito la trave propria non si vede!
    Persino Italia dei Valori qui s’accorda, avete visto il comunicato significativo di oggi sempre del sollodato Bisi? Mah, c’era anche gente seria come l’avv. Peccianti, ma ora che ci stanno a fare con Di Pietro e Pancho? E l’Aurigi non ci aveva anche lui bazzicato? Che ne dice ora?
    Forza Miccolis!
    Archie
    (A proposito, i parcheggi davanti alla Facoltà di Giurisprudenza costano 1,60 all’ora e se si sfora di un minuto scata la tariffa! È il modo in cui il Cenni promuove il turismo…)

  21. «Nessuno ha ancora tenuto conto del valore culturale, storico e sociale del San Niccolò» Corriere di Siena
    ———————
    …. oserei dire: in primis da parte di chi l’ha restaurato, giacché del passato di quell’edificio e della sofferenza che ha ospitato, non mi pare che resti un granché. MA gli archivi dove sono finiti?

    «… Dopo tanti sacrifici della comunità, ora lo cediamo, senza che nessuno muova un dito o si indigni per tanta leggerezza. Ne perdiamo la proprietà per risanare un debito gigantesco per cui nessuno, o quasi ha ancora pagato…» Corriere di Siena
    …………………
    Ovvia Bisi, allora tira fuori di tasca qualche soldo pure tu: un centinaio di milioni sarebbero un obolo accettabile.

    «Con tutta franchezza mi sarebbe piaciuto che si fosse aperto un dibattito in questo sito» Corriere di Siena
    ………………..
    …ecco si, apriamo un bel dibattito (casomai sei mesi di chiacchiere non fossero bastate): il lunedì di Pasqua.

    «… Mi pare di vedere, anche qui, una delle trovate che quotidianamente il governo Berlusconi tira fuori dal cappello per distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi del paese (vedi ronde, testamento biologico, case). Quali tematiche cittadine si cerca di far passare in sordina?» Corriere di Siena
    ————-
    Ecco, ora si! Il “buho” è tutta colpa del Berlusca: in effetti non esito a qualificare chi ci ha zuppato il biscottino come un “berlusconiano di sinistra”; non v’è chi non vede che la contesa riguarda anche le altre istituzioni cittadine, ma non so che pensare di chi si ostina a negare la difficoltà in cui versa l’Ateneo a causa del dissesto finanziario: siamo al negazionismo. Questi qua finiranno all’inferno, ma sono così ipocriti che fingeranno di essere in paradiso.

  22. Riporto un commento di Cassandra apparso sul sito di “Impegno per Siena”. (Giovanni Grasso)

    Il problema non è il “guadagno di Pottino”, ma il buco di bilancio

    Cassandra. Su un giornale cittadino del 22 marzo ci si pone la domanda se vendere il San Niccolò da parte dell’Università all’ente di previdenza Inpdap, nei confronti del quale l’Università ha un notevole debito, sia un affare o no. Sempre sullo stesso giornale del 25 marzo spunta il detto: “guadagno di Pottino che bruciò i tovaglioli per vende’ la cenere”, ancora a proposito della vendita del complesso San Niccolò allo stesso ente previdenziale. Il nocciolo del problema non ci sembra tanto questo, quanto chiedersi: chi sono quelli che hanno fatto il buco di bilancio, mandando l’Università in rosso per così tanti milioni di euro? Come sono stati spesi i soldi che mancano all’Inpdap? A queste domande si spera che diano una risposta chiara le autorità competenti.
    Per quanto riguarda l’affare di cui parla il giornale cittadino, si sa, la legge di mercato è sempre quella: chi deve correre, la fontana o l’assetato? Cioè a dire, chi è in situazione di bisogno non vende, ma svende. Questo vale per tutto, dalla piccola casa al grande immobile, anche se storico. Il male dell’Università di Siena non va ricercato nella cura di risanamento in atto, per quello c’è solo da ringraziare il Governo che sta dando una mano. Il male va ricercato nei comportamenti che hanno portato l’Università ad avere il debito che ha.
    Per quanto riguarda la memoria storica del San Niccolò, memoria che evoca sofferenza e disagio di generazioni di senesi che ci hanno preceduto e che per questo merita rispetto, nessuno si vuole impadronire di questa memoria storica e di ciò che questo complesso rappresenta e ha rappresentato nella storia della città: il San Niccolò rimane e rimarrà sempre lì e sarà sempre testimone di questa memoria. L’Inpdap non lo prende di peso e lo porta via. Del resto l’unica cosa certa in tutta questa vicenda, ad oggi, è una: mancano all’appello tanti, ma tanti milioni di euro.

  23. Quoto parola per parola quanto detto da Stavrogin a proposito dell’articolo di Bisi. Bravo Stavrogin!
    Un sintetico (contrariamente al solito) Favi di Montarrenti

  24. Per correttezza specifico che l’articolo era firmato F.D.C. e le suddette affermazioni erano presentate come opinioni di (naturalmente anonimi) cittadini intervistati: osservo che la falsa intervista non si sa bene a chi spopola sulle gazzette locali, forse perché titilla le velleità di certi scrittori mancati.

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