A fine mese, forse, saranno noti i responsabili e l’entità reale del disavanzo nell’Ateneo senese

pettinella.jpg“Il Mondo”, oggi in edicola, pubblica un articolo con il quale informa che per la fine di marzo all’università di Siena i nodi sulla reale entità del disavanzo e sui nomi dei responsabili verranno al pettine. Auguriamoci che si tratti non di un pettine, ma di una pettinella in grado di scrinare nodi grandi e nodi piccoli.

SIENA, SUL DISAVANZO ARRIVANO I DATI. E I NOMI

Fabio Sottocornola. Martedì 31 marzo all’università di Siena i nodi verranno al pettine. Forse non tutti, ma certamente la data di fine mese si preannuncia come un punto di svolta nella travagliata vicenda dell’ateneo toscano. Che è gravato da uno dei più consistenti buchi di bilancio in Italia e il cui ex rettore Piero Tosi è sotto processo con diversi capi d’accusa legati a differenti episodi nella gestione dell’ateneo. La data è così importante che l’attuale numero uno Silvano Focardi ha convocato per il giorno precedente una riunione congiunta di Senato accademico e Consiglio di amministrazione. Probabilmente saranno anticipati alcuni passaggi di due relazioni molto attese per il giorno successivo. Infatti il direttore amministrativo Emilio Miccolis, passato nel dicembre scorso da Bari a Siena, dovrà finalmente rendere nota la reale entità del disavanzo che viene comunque stimato al di sopra dei 150 milioni di euro e riguarderebbe i bilanci di diversi anni. Una cosa è certa: al ministero dell’Università aspettano questi dati. Ma lo stesso giorno si conosceranno anche i risultati della commissione tecnica di indagine amministrativa interna che doveva accertare a chi risalgono le responsabilità di tutta la situazione. Ne fanno parte Bernardo Giorgio Mattarella, che in città è ordinario di diritto amministrativo, Antonio Davide Barretta, associato di economia aziendale ma anche delegato del rettore per bilancio e controllo di gestione, e Gaetano Prudente, un dirigente dell’università di Bari. La commissione in queste ultime settimane ha incontrato alcuni esponenti di punta della passata gestione: oltre allo stesso Tosi, anche i dirigenti Salvatore Interi, Monica Santinelli e l’ex direttore amministrativo Loriano Bigi. Risultati e verbali delle audizioni dovrebbero essere consegnati anche in Procura.

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31 Risposte

  1. Onore al merito di chi denunciò in tempi assolutamente non sospetti (allora era poco più di una vox clamans in deserto) il “buco”.

    Facile oggi, che ci si può mettere il dito dentro, come fece Tommaso.

    Un caro saluto

  2. Ma la commissione d’inchiesta interna ha indagato sui fatti accaduti fino al 2006 o ha indagato anche per quanto accaduto sino a settembre 2009?

  3. Avete letto il comunicato sindacale di ieri sull’Università per Stranieri? Lo sottoporrei al pubblico, prof. Grasso! Un altro bubbbone che sta scoppiando?

  4. Viste le mie denunce fatte colà… sarei interessatissimo. Lo dicevo io: c’è del marcio in Danimarca.
    Il Bardo

  5. Per quali capi di accusa e per quali diversi episodi è ancora sotto accusa l’ex rettore Piero Tosi? Mi pareva proprio che tutto fosse passato nel consueto dimenticatoio, non pensavo proprio che la cosa stesse andando avanti. Vorrei saperne di più. Grazie.

  6. Caro Paolo,
    non trovo il giornale col comunicato, molto duro, ma mi dicono dei sindacalisti che il rettore Vedovelli ha risposto: domani vedremo!
    Viola: i giornali non parlano volentieri di Tosi inquisito, che è stato parte organica del sistema di potere senese, si meraviglia che non dicano niente delle istruttorie in corso? Ha visto parlare dell’azione MPS a 1 euro?
    Ha visto parlare dei 2 milioni e mezzo della mostra Sgarbi? O della Siena Innovazione di cui ha parlato solo il giornale delle liste civiche?
    Di Pietro, come si prevedeva, entrerà nel carrozzone del centro-sinistra. Rimane quindi da votare solo Rifondazione e Comunisti italiani? Che è successo dei grillini, esistono? E i radicali? Che pena…
    Archie

  7. …La democrazia “indiretta” e telediretta! Vice-Versa col can can nazionale. Sono curioso di saperne di più sulla Stranieri viste le passate folgori su di me da parte di Luperini e Asor Rosa. E viste le mie denunce che ebbero almeno l’effetto di far tenere la porta aperta alle commissioni dei concorsi. In merito a minacce di denuncia qui e altrove da parte di alcuni offenditori che poi fan le vittime, credo che la cosa in web sia un po’ particolare e come scrive Grasso l’admin o il webmaster non hanno responsabilità dirette… Bòh! In un sito un tale mi dette del “becero” e io lo ricambiai di egual moneta. Che ci fan la multa a tutti e due se questo fa querela? Màh!
    Bardo

    Addenda
    Per quanto concerne Siena, forse è allarmistico, in parte (?), leggasi manifesto affisso da Quelli di Montaperti e titolato Monte dei Paschi.
    È la…fine.

  8. Ricevo il seguente:
    «Care colleghe, Cari colleghi, vi informiamo che le scriventi sigle sindacali hanno chiesto all’Amministrazione un incontro urgente per fare chiarezza sull’attuale situazione debitoria complessiva del nostro Ateneo.
    Cordiali saluti,
    CISL-UNIVERSITA’, CISAL, CISAPUNI, FLC-CGIL, RDB PUBBLICO IMPIEGO, RSU D’ATENEO, UGL, UIL-PA-UR»

    ————————
    Ohibò, non comprendo: ma non è stata or ora chiarita? Era meglio un po’ più oscura?

  9. @ Stavrogin

    La chiave, caro Stavrogin, sta tutta nella parola “complessiva”. Il chiarimento cui ti riferisci è quello avvenuto durante il CdA aperto al Senato del 30 marzo, ma in quella sede è stata fatta chiarezza sulla questione dei residui attivi e passivi, o meglio su quelli attivi inesistenti e su quelli passivi effettivamente esistenti. Devi tenere conto, tu come tutti quelli che sono interessati alle sorti dell’Ateneo, che il fabbisogno dell’Ateneo medesimo si aggira intorno ai 285 milioni, in uscita sia chiaro. Considerato che la dismissione del San Niccolò frutterà (si fa per dire) 72 milioni circa, il calcolo da fare è il seguente: 285 milioni (fabbisogno intero) detratti i 72 milioni (quanto arriverà dal San Niccolò) e 48 milioni (quanto cioè sinora è stato pagato più o meno in stipendi), tenuto conto che l’FFO grazie all’iniezione del “programma qualità” del Ministro (12 milioni circa in più) si aggira intorno ai 128 milioni più i 9 milioni circa della convenzione sanitaria già diverse volte citata. Come vedi non corrisponde alla realtà quanto asserito dai giornali che il debito è ormai ridotto a 6-10 milioni. Siamo intorno a quanto affermato ormai da mesi a questa parte: 130-140. Se poi si aggiunge a tutto questo che il bilancio di previsione è in disavanzo fin dalla sua presentazione di circa 35,5 milioni e che quello consuntivo 2008 non è ancora stato presentato (avverrà a fine mese), possiamo tranquillamente parafrasare il Guicciardini: quanto si ingannano coloro e’ quali allegano alle proprie parole e’ giornali. Non siamo per niente fuori dal ginepraio. Molti ci hanno lavorato parecchio, il Direttore Amministrativo in testa, ma la strada è lunghissima e – come avvertivo poco tempo fa – questa tendenza all’arroccamento sui propri piccoli o grandi privilegi (affitti, parcheggi, carte di credito, telefoni ecc. ecc.), questo alzare le spalle con la convinzione che tanto un Pantalone pagherà e che gli enti pubblici vivano costantemente in una botte di ferro, è tendenza assolutamente negativa e fondata su presupposti del tutto erronei (oltre che su una dose smisurata di arroganza). Ecco quindi perché bene fanno (una volta tanto) le sigle sindacali a chiedere ulteriori complessivi chiarimenti. E’ probabilmente anche una mossa che serve a focalizzare l’attenzione su quanto ho detto sinora per togliere anche i dubbi ingenerati dall’ingenuo (?) ottimismo dei giornali.
    Saluti dal Favi di Montarrenti

  10. Molto ragionevole, Favi! Ok, procedamus!

  11. Certo che difronte al serio computo del Favi, l’idea di andare a costruire la cittadella universitaria a Isola d’Arbia (al posto dello stadio o accanto allo stadio) di cui ha parlato Forcardi, genera forti perplessità ed infinite preoccupazioni! Nuova edilizia, nuovi debiti!! L’attuale buco è stato parzialmente generato dagli investimenti in edilizia, già in passato, in questo blog si è fatto cenno a tale aspetto. La storia si ripete tristemente… di nuovo mattoni e debiti???

  12. Riporto il comunicato diffuso dall’Amministrazione universitaria in data 7 aprile 2009.

    Consegnata alla Procura la relazione della commissione tecnica di indagine amministrativa
    Il direttore amministrativo dell’Università degli Studi di Siena Emilio Miccolis ha consegnato oggi al Sostituto Procuratore della Repubblica, dottor Mario Formisano, copia della relazione finale della commissione tecnica d’indagine amministrativa. Il documento è stato depositato ieri presso la direzione amministrativa dell’Ateneo dal segretario della commissione stessa, avvocato Ilaria D’Amelio.
    La commissione tecnica di indagine amministrativa è stata costituita con decreto rettorale dello scorso 16 gennaio, su impulso del direttore amministrativo Emilio Miccolis, nell’ambito dei lavori per l’accertamento amministrativo delle cause e delle eventuali responsabilità soggettive e oggettive, che negli ultimi anni hanno condotto l’Ateneo alla crisi finanziaria.
    Hanno fatto parte della commissione tecnica d’indagine, nominati attraverso lo stesso decreto rettorale di istituzione, il professor Bernardo Giorgio Mattarella, professore ordinario di diritto amministrativo presso la Scuola superiore della Pubblica amministrazione di Roma, il professor Antonio Barretta, associato di Economia aziendale presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, l’avvocato Gaetano Prudente, responsabile dell’avvocatura interna dell’Università degli Studi di Bari.

  13. Favi, chiedo lumi a te: a che punto è la notte? A che ne siamo con queste “scuole” che dovrebbero rimpiazzare facoltà e dipartimenti? Al solito bar, da compagni di bicchiere sempre più malinconici, odo che, tanto per aprire le danze, dopo aver cancellato il corso di laurea, adesso hanno cancellato anche il Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali: qualcuno sa spiegarmi perché (non come, ma perché, visto che gli studenti li aveva e, stando ai rapporti ufficali, aveva avuto sempre una buona valutazione, e senza contare che la facoltà si chiama “Lettere e Filosofia”, non “Lettere e Sociologia del Marketing”)? Mi pareva che da quelle parti fossero altri, quelli che Paolo addita sempre come i più voraci, a dover essere ridimensionati nella loro megalomania.
    Se le cose stanno veramente così, questo mi conferma nella mia iniziale convinzione che alla fine, sacrificato agli dei qualche capretto, tutto tornerà ad essere come prima. O peggio di prima.

  14. Raccolgo immantinente l’appello di Stavrogin e rispondo con entusiasmo. Dunque non mi risulta per nulla che tale Dipartimento sia stato disattivato, anzi sono sicuro che non è così. A che ne siamo con le scuole? A caro babbo. E a che punto siamo con il complessivo spengimento dei Dipartimenti? A nessun punto e spiego il perché. Dunque io capisco che il “giure” sia una roba assolutamente indigesta e la lettura degli interventi su questo blog spesso lo dimostra, però da Hammurabi ad oggi non è stato inventato niente che possa al momento sostituirlo. Capisco anche, e condivido, la posizione di quelli che sono con il Guicciardini: le leggi vi son, ma chi pon mano ad esse? Però al giure dobbiamo rifarci. E partiamo: sostiene Stavrogin che il Dipartimento gli studenti li aveva ed io dico che ce li ha e comunque che li abbia o non li abbia non fa nessuna differenza perché l’esistenza dei Dipartimenti non dipende dalla presenza degli studenti, ma da quella dei professori (rectius: degli afferenti, ivi compresi ricercatori e assegnisti, ma questi ultimi non concorrono a fare il numero fatidico di 16 sotto il quale il Dipartimento viene cancellato), trattandosi di una struttura preposta alla ricerca. Gli studenti vengono a rilevare in merito alla didattica e quindi in merito semmai alle Facoltà e ai corsi di laurea. Non so se è chiaro, però è così perché la legge prevede questo e lo statuto dell’Ateneo, qualunque forma prenda e qualunque direzione strategica prenda, deve rimanere confinato nei limiti della legge. E a proposito dei limiti della legge voglio ricordare anche la questione della commissione “gòvernans”: assomiglia molto questa commissione al partito che alle elezioni di Praga ai primi del Novecento si presentò alle elezioni per la circoscrizione di Vinohrady capitanato da quel burlone del grande scrittore ceco Jaroslav Hasek e dal gruppo di beoni e artisti che si riuniva nell’osteria dell’oste Zverina detta Cravin (letteralmente “vaccheria”): il Partito per il Progresso Moderato nei Limiti della Legge. Presero per l’appunto 47 voti (tutti loro in pratica), ma fecero una campagna elettorale assolutamente spassosa che è stata tramandata negli scritti di Hasek (che scriveva i discorsi), tradotti in Italia da Angelo Maria Ripellino. Questa storia è una boutade di quel genere, ma senza che i protagonisti si rendano conto di quanto sono grotteschi. Pensate cari amici che dà per scontato – tanto per dirne una – che il Senato si suicidi (ciò che non si è mai visto da tremila anni a questa parte) visto che dovrebbe approvare il proprio annientamento per dar forma ad un nuovo modello di “gòvernans”. Ora ditemi voi.
    Accolgo invece con grande gioia la correzione che del mio precedente richiamo ha fatto Giovanni perché, visto che avevo denunciato in modo fermo quanto fosse illegale e, in ultima analisi, dannosa tutta questa storia del Sum (inclusi i riflessi sull’Ateneo senese), ecco che (sempre il giure, ahimé) la magistratura viene incontro ai miei (e di altri) desiderata e rinvia a giudizio quelli che alla fine della giostra si sono comportati in modo a dir poco gaglioffesco.
    Per chiudere, caro Stavrogin, per il momento puoi dormire sonni tranquilli (sempre che tu non abiti a l’Aquila a cui abitanti va il mio pensiero solidale).
    Vi augura una buona Pasqua il vostro Favi di Montarrenti

  15. «Raccolgo immantinente l’appello di Stavrogin e rispondo con entusiasmo. Dunque non mi risulta per nulla che tale Dipartimento sia stato disattivato, anzi sono sicuro che non è così.» Favi

    Favi, i miei sonni sono inquieti a prescindere, ma il riferimento al numero di studenti e le valutazioni positive era per sottolineare il fatto che da un punto di vista complessivo non mi pareva che fosse quella l’area (corsi di studio, dipartimento) a dover soccombere per prima ed essere totalmente smembrata. Qui torniamo daccapo al dibattito: per quanto oramai in questi tempi di “coltura” venduta un tanto al chilo si rischi di essere considerati inattuali a fare questi discorsi, ribadisco che io sono favorevole all’accorpamento delle strutture, ma… est modus in rebus e certe operazioni non possono essere giustificate con l’appello ad una implacabile “necessità”, anche perché il fondamento “scientifico” talvolta mi pare alquanto sfuggente: diciamo, per favore, le cose come stanno. Temo comunque che, dai precisi contorni del racconto, quello che ti ho scritto sia più di una voce udita al bar: si tratta di prenderne atto, perché quello che mi fa innervosire è che spesso, mentre parliamo di quisquiglie ideologiche, le decisioni vere passano quasi sotto silenzio, comunicate da dispacci telegrafici di tono apodittico, mentre la gente è distratta e si accapiglia su altre fondamentali quistioni scientifiche, tipo di “descrittori di Dublino” ed altre consimili amenità. Il mio punto è: esiste un disegno culturale nel progetto di riassetto d’Ateneo o è chiedere troppo? Tu comunque prepara una boccia preventiva di quello buono, perché in caso di scommesse, perderesti.

    P.S. Cercherò subito gli scritti di Ripellino, di cui fui estimatore già all’epoca del mio primo soggiorno praghese: se però mi consenti la battuta, qui da noi proporrei piuttosto il Partito per la Rivoluzione Moderata nei Limiti della Legge; mi sembra una proposta di sicuro successo, nel paese dove tutti vorrebbero fare la rivoluzione, purché i Carabinieri siano d’accordo. Buona Pasqua.

  16. In certe scuole certi boss di Lettere e Filosofia avevan già piazzato amichetti ed amichette, poi me ne son fregato di questi gnomi e filistei. Ma la loro voracità è arcinota… sennò che ci sta a fare qualche Lordmajor o assessore e che ci sta a fare una Fondazione? E fosse soltanto la pescecanesca voracità dei soliti arcinoti osti amici! (Il conto andava cmq al Corpo Studentesco e alle tasche dei citoyens).
    Bardo aut La penna di Marat

  17. Scusate se interpongo un concetto apparentemente non pertinente: preliminare alla domanda “dove va l’università?” è “dove va la città?” e non mi riferisco alle vicende politiche. È vero che la città si sta ulteriormente svuotando di cittadini? Stasera mi hanno riferito un dato allarmante che non conoscevo: pare che i residenti della città storica siano attorno ai novemila: di questo passo Siena diventerà, in pratica, una frazione di Poggibonsi. La città insomma è vuota di cittadini. Dubito che una città fantasma possa dar luogo ad alcunché.

  18. L’allarme fu già lanciato dall’ex arcivescovo. Negli anni settanta Siena contava entro le mura trentamila abitanti. Ora ce ne sono tre quattromila, meno della città turrita super Poggibonsi (14.000). Se ne fregano della città morta i politicanti del centrosinistra – e del centrodestra. Tanto MPS macina e favorisce i soliti. Omarre guru e c. bastano nelle facoltà fantasma. Al popolino panem et circenses – pallium et circenses. E il Dominio è consolidato. Per ora.
    Bardo

  19. «Il mio punto è: esiste un disegno culturale nel progetto di riassetto d’Ateneo o è chiedere troppo?» Stavrogin

    Caro Stavrogin, secondo me la risposta al tuo quesito è negativa e ciò mi riempie di tristezza almeno quanto te, perché – lo si sarà capito – dietro ai miei burberi modi di boscaiolo si nasconde neanche tanto bene un innamorato della cultura e della scienza. Mi permetto però di aggiungere un’osservazione: assunto che non esiste un disegno culturale nel progetto di riassetto, siamo sicuri che prima esistesse? E se permetti anche a questo interrogativo che mi pongo da solo rispondo che no, di sicuro non esisteva. Vale a dire: quando Senato e Consiglio di Amministrazione in accordo con il Rettore e la Dirigenza precedente prendevano quelle decisioni, le deliberavano, le votavano a maggioranza in CdA, disponevano dei destini di molti uomini e cose secondo il loro estro del momento e infischiandosene delle conseguenze economiche e finanziarie, tanto da giungere ad un dissesto immane e infamante per un Ateneo con otto secoli di storia, secondo me – parafrasando il Gran Lombardo – tutto, ma proprio tutto passava per quelle menti salvo che i connotati di un disegno culturale.
    Quello che si può individuare nei quindici anni precedenti questo momento particolarmente drammatico dell’Ateneo è un misto di arroganza, cialtroneria, groppo di interessi privati, maramalderia e gaglioffaggine nella gestione della cosa pubblica, ma non certo un disegno culturale. E si pone quindi la domanda: come si può perseguirlo ora che le risorse sono nemmeno azzerate, ma diversi metri sotto terra? Tentar non nuoce certo, ma ancora una volta non si può certo imputare (o almeno non del tutto) all’attuale amministrazione una mancanza in questo senso. Rimbocchiamoci le maniche, lavoriamo possibilmente suggerendolo questo disegno culturale, cerchiamo di spostare le poche risorse disponibili al servizio di questo disegno, ma non ci può certo aspettare di poter rimediare a tutto quanto.
    Per concludere due cose: la boccia è pronta e non c’è bisogno di scommettere perché so già che perderei e la variazione al Partito di Hasek la trovo geniale e molto azzeccata.
    Ave et vale dal Favi di Montarrenti

  20. Favi: «Mi permetto però di aggiungere un’osservazione: assunto che non esiste un disegno culturale nel progetto di riassetto, siamo sicuri che prima esistesse?»

    e poi: «Quello che si può individuare nei quindici anni precedenti questo momento particolarmente drammatico dell’Ateneo è un misto di arroganza, cialtroneria, groppo di interessi privati, maramalderia e gaglioffaggine nella gestione della cosa pubblica, ma non certo un disegno culturale. E si pone quindi la domanda: come si può perseguirlo ora che le risorse sono nemmeno azzerate, ma diversi metri sotto terra?»

    Vedo che cominci a pensarla sempre più come me… Sono mesi che chiedo che si chiarisca qual’è il modello di università che si vuole e che si può ragionevolmente pensare di realizzare in modo sostenibile.
    Sul fatto che nei decenni precedenti non ci fosse un modello non sono d’accordo: secondo me c’era, era viziato dalle caratteristiche che tu hai elencato e che in parte anch’io ho ricordato in passato (alla tua lista aggiungerei un concetto troppo vuoto e autoreferenziale di “eccellenza”), ed è sotto gli occhi di tutti che è fallito (anche nel senso della bancarotta).
    Ma il punto dove mi pare che anche tu stia arrivando è questo: che non è da aspettarsi dalla magistratura, (che pure è bene che faccia il suo dovere) la rifondazione dell’ateneo. Come la storia recente d’Italia ha dimostrato non è nelle sue funzioni né nelle sue possibilità. È necessario un progetto, la cui stesura non può non partire da una analisi degli errori e delle cose buone (ce ne saranno state, se ci sono toccati un po’ di milioni in più per la valutazione…) del passato. La Parmalat non è stata rimessa in piedi dai magistrati (oltretutto Tanzi è già a piede libero ed ha perfino ripreso una attività imprenditoriale), ma da un serio piano industriale che è partito dagli assets industriali e dai prodotti della precente gestione.
    Se anche Tanzi fosse tenuto in catene e a pane e acqua ma non ci fosse questo piano, la Parmalat sarebbe fallita del tutto.

    saluti,
    Sesto Empirico

  21. «È necessario un progetto, la cui stesura non può non partire da una analisi degli errori e delle cose buone (ce ne saranno state, se ci sono toccati un po’ di milioni in più per la valutazione…) del passato.» Sesto

    Secondo me (cosa che del resto vale per tutta l’Italia), sarebbe necessaria azitutto una scala di valori: ma mi pare di aver capito che oramai, nemmeno quelle scale, le fanno antisismiche.

  22. Dove va la città? Si è chiesto giustamente da questo blog.
    Mah, guardate i consigli comunali come faccio io quando posso, e vedrete che non si sa niente di niente. Lo spopolamento del centro storico è un fatto certo, ma non interessa per niente la maggioranza; la città ha ormai in tutto 50mila abitanti e solo grazie a 4mila immigrati residenti stabilmente arriva al valore normale degli ultimi anni; i dentro le mura dovrebbero essere circa 9mila (non c’è dato statistico se guardate a quanto pubblicato nel sito del Comune, analitico solo per le sezioni elettorali disegnate nell’interesse di partito anziché della chiarezza!) ma ne viene agevolata la fuga costruendo a tutta lena fuori delle mura e rendendo invivibile il centro alle famiglie residue per costi e caos permanente.
    Non si vende quello che è già costruito e si è approvato il nuovo insediamento da 400 appartamenti al Renaccio (più o meno tra Taverne e Isola d’Arbia). Il tutto ha senso solo se si pensa di spostare migliaia di senesi dal centro e far arrivare molti extra-comunitari cui dare il voto amministrativo in modo da puntellare il regime palesemente cigolante.
    Questi sciagurati son pronti a tutto, e non si sono infatti vergognati di confermare Mussari nonostante il disastro Antonveneta e addirittura aumentare i posti nel CdA della banca da 10 a 12 contro le raccomandazioni della Bankitalia.
    Ma il punto vero sul quale il centro-sinistra tutto chiude gli occhi dolosamente (compresa Rifondazione e IdV) è quella della Fondazione. Essa ha distribuito senza motivare ammissioni ed esclusioni quasi 200 milioni di euro. Per avere un’idea di cosa vuol dire, pensate che lo Stato, l’onnipotente Berlusconi, ha ora erogato per l’Abruzzo 100 milioni! Questo è il cancro della democrazia senese. Meloni, Ceccuzzi, Bezzini come possono parlare di partito nuovo se non vedono questo problema? E dato che è stato sollevato mille volte, come possiamo più presumere la loro buona fede? No, non c’è, come non c’è in chi sta con loro. E se questi sono i meglio, come possiamo parlare di un progetto che non sia la continuazione pura e semplice del regime, come avveniva all’Est? Autoreferenzialità giusto per sopravvivere. Tutto qui. Ma se l’Unversità di questo non parla, se non esercita il suo obbligo scientifico d’ufficio di critica, non ha più il diritto di sopravvivere.
    Questa è l’amara verità, cari colleghi! Altroché dipartimenti, governance, precariato, tutta robetta in questo contesto… partiamo dai grandi problemi (verità e moralità o almeno decenza) se si vuol costruire qualcosa, il resto viene di conseguenza. Il percorso contrario non esiste, è tempo perso.
    2+2 quindi: dal Vostro
    Archie

  23. Purtroppo – e dico purtroppo pensando ai vecchi generosi uomini di sinistra – ti debbo dar ragione. E i prof. “comunisti” di Lettere sghignazzavano dando del pirla all’idealista!
    …Che porci!

    Il Bardo

  24. PS. A corollario di quanto suesposto. Parrà disutile ch’io rivanghi quei di Lettere, i loro perfidi piani, il loro menefreghismo “didattico”, la loro noncuranza, le loro tresche “carrieristico-ludico-amorose”, ecc. Ma non è così: la gogna storica li ha ormai inchiodati per sempre. Proprio perché li ho conosciuti posso paragonarli a quei cattivi maestri e falsi profeti che nella storia delle scuole hanno traviato innumeri giovani, prostituendo la cultura e anzi facendone “culturame”. Chieggo quindi venia se li addito al pubblico ludibrio e al pubblico disprezzo. Ne avanza sempre, in peso e in metro. L’indegnità morale è presto detta: stanno ancora in posti cattedratici di potere, si gabellano per quel che non sono (progressisti), si fan beffe della missione pedagogico-didattica. Mai debbo dire in vita mia ho vista tanta perfidia, ipocrisia e doppiogiochismo!
    Perdonatemi lo sfogo, ma un “blog” serve anche a questo e non solo a sventolare tecnicismi pur giustificati dall’iter delle quaestio. Ora, ad es., si indaga sulle assunzioni. Chi dice la sua?
    Il Bardo

  25. E dedichiamo a questi “falsari” della cultura i versi di John Donne, gran bardo inglese al pari di Shakespeare:
    «Ma, come gli alchimisti sono spesso falsari,
    il disprezzo di sé genera vanagloria;
    miglior cibo, peggiore indigestione:
    così l’orgoglio nato d’umiltà,
    non già figlio ma mostro.»

    L’altro Bardo

  26. Pensa, caro Paolone, ai vari Soloni, eterni presentatori e scrittori di libri di cui è piena la città e le cronache cittadine: tutti intellettuali riveriti ma non sanno dire una parola sulla crisi di democrazia che ci ammorba. Non un ‘la’, silenzio assoluto: in attesa di incarichi dalla Fondazione? Ma se non ha più un eurino…! Suvvia, tirate fuori le palle, adesso comincia a essere necessario, oltreché inevitabile…
    Credi che lo farano almeno in ultima istanza? Mah, ormai son morti dentro…
    Sono comunque in mala fede; tutt’alpiù pensano di rifarsi una verginità alla Flores, occupandosi di diritti umani, di magnanimità. Ma è quella degli antichi alla Bettini, naturalmente, perché loro piuttosto sputano in faccia agli avversari non potendo annullarli del tutto come vorrebbero; ma della magnanimità del pensiero cattolico, ad esempio, non sanno nulla e non han fatto sapere nulla, ‘sti ignoranti chiusi e autoreferenziali come sono. E i cattolici del PD zitti anche loro, attenti al Monte anziché agli aspetti culturali…avete mai visto uno dei Monaci occuparsene? Città morta, più pubblicano, più presentano e più è evidente. E l’Università ne è lo specchio puntuale.
    Pensiamo a migrare, amici miei. La Storia qui è passata da tempo ormai… com’è passata dalle parti mie, e anche prima. Prendiamone atto, come delle rovine dopo un terremoto. Nulla può più essere come prima. Diciamocelo francamente senza prenderci in giro.
    Archie

  27. Parlavo vivo a un popolo di morti morto non chiedo alloro chiedo oblio?, come dice il poeta triestino? Ma migrare dove? È difficile dirlo. Si, i nostri “compagni” sono inferiori ai valori cristiani di cui dovevano essere corollario. Fra un mese esce il mio libro importante per Siena ma da parte della casta non un euro, nulla. Che fo, vo a scomodare Belli che ogni tanto si ricorda di essere stato un contestatore di Lotta Dis-Continua e ora fa nanna fra Bacco e Morfeo al suon del din don dindo della Fondazione? Via, siam seri… Non uno di questi burocrati-baroni è utile. I diritti umani – Flores non è il solo – sono un bel maquillage, si; peccato che ci si scordi dei nostri “Caini” e “Abeli”… e non si muova un dito per una vera e reale democrazia. Fan finta di litigare col cavaliere d’Arcore, tutto qui.
    E mi tocca ridarti ragione!
    Bardo

  28. Addenda. So di ripetermi, ma lo farò sino alla nausea. Credo che rientri nel “buco” (morale) anche il fatto che i nostri aerei letterati e storici proff. mai abbiano timbrato il cartellino, come gli altri impiegati dell’ateneo. Eran forse protetti da Giove Pluvio? O semplicemente dalla para-mafia allignante nelle istituzioni? Era ed è privilegio di mandarini. Al pigio, invece, e vinca il migliore – e non il protetto dal partito, dal clan e dal sindacato calabraghista…
    Come direbbe Peppe I’ Tromba: a troppa verità si preferisce la bugia. Lui non è bardo ma è comunque bardatissimo.
    P.

  29. Interludio.
    Chi, come me, ha criticato la Fondazione or faccia Autodafé. La Nazione e altri ameni fogli ha snocciolato tutti i magnanimi aiuti che la F. MPS ha elargito alla cittade et provincia. Non un picciolo per il mio libro sul Tolomei? Ma mica so al banchetto del Gotha diretto dall’ex figiciotto!
    Bardo

  30. Probabilmente andrebbe postata altrove ma non ho tempo. Stasera all’Archivio di stato il prof. Mario Ascheri presenta il Costituto senese medioevale. Chi può vada (io non posso per motivi familiari). La lectio magistralis sarà senza dubbio interessante e mi duole molto la mia assenza! Dato che il professore, noto studioso e preparato, è stato emarginato – e fosse il solo, verrebbe da dire o smadonnare! – dalla local Casta occorre atto di riparazione. È quanto può fare la “parte migliore della città” (lo so: per il Balestracci sono i “Fedelissimi”. Per me no.). Ovvero coloro che sono (stati) emarginati, derisi dagli gnomi e dalle pupattole, ecc. Bene per Siena che “fervano gli studi”!!!
    Ad maiora
    Vale
    Il Bardo

  31. […] che hanno condotto l’Ateneo senese alla crisi finanziaria. La relazione finale della commissione fu consegnata, il 7 aprile 2009, da Miccolis al Sostituto Procuratore della Repubblica di Siena, Dott. Mario […]

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