Per la rinascita dell’ateneo senese è necessario eleggere persone adeguate alla crisi e alla sfida

L’elezione del Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena avverrà nei giorni 14, 21 e 28 maggio per il triennio 2009-2012. Pubblichiamo di seguito il programma di Alessandro Rossi, professore ordinario di Neurologia. Attendiamo i programmi degli altri candidati.

PER IL FUTURO GOVERNO DELLA FACOLTÁ DI MEDICINA

Non ci sono confini che dividono la città di Siena dalla sua Facoltà di Medicina: un legame che dura da 770 anni.
Il 26 dicembre 1240 il Podestà di Siena firmava un decreto per sostenere lo Studio Senese del quale faceva già parte la Scuola Medica. Essa avrebbe acquisito in pochi anni prestigio e fama notevoli anche grazie ai provvedimenti delle autorità cittadine che stanziavano risorse e sancivano protezione e garanzie per tutti coloro che studiavano a Siena. Infine nel 1892 una straordinaria mobilitazione dei cittadini senesi e di tutte le istituzioni locali, con sciopero generale degli esercizi commerciali, manifestazioni e moti popolari nelle strade e nelle piazze, impedirono al governo centrale di decretare la chiusura della Scuola di Medicina senese e con essa dell’intero Ateneo.
(Fonte: Archivio storico Università degli studi di Siena)

Cinque punti per declinare cambiamento, innovazione e condivisione.

1. OBIETTIVO: la Facoltà di Medicina deve avere un compito da realizzare e non una sopravvivenza da gestire.
Mantenendo fermo il proprio obiettivo primario – cioè la comprensione della biologia umana e l’utilizzazione delle conoscenze che da essa derivano per prevedere, prevenire e trattare la malattia – la Facoltà di Medicina deve poter affermare il proprio ruolo centrale nella tutela della salute, nel sistema formativo e nel tessuto produttivo. Deve cioè assumere la piena consapevolezza e la responsabilità di essere il mediatore unico tra il mondo della ricerca, della formazione e quello della pratica clinica. Per realizzare questo obiettivo non possono essere utilizzate pratiche adattative, come è dimostrato dalla sostanziale inefficacia dei reiterati atti normativi e regolamentari succedutisi nel tempo. Occorre un impegno nell’innovazione dei valori e dell’identità ed un ripensamento sulle modalità del proprio agire.

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