Università italiana e francese: sorprendenti analogie anche nei progetti di riforma

Di seguito un articolo di Cesare Segre (Corriere della Sera 25 maggio 2009) sul movimento universitario francese – che si oppone alla riforma di Nicolas Sarkozy e Valérie Pécresse – e sulle analogie con la situazione dell’università italiana.

Se l’università rinuncia alla competenza

Cesare Segre. È probabile che il movimento delle università francesi contro la riforma di Sarkozy e della ministra della Ricerca Pécresse finisca malamente (…) Ma occorrerà meditare a fondo sulle motivazioni di questo movimento, che in generale non sono state intese bene dal pubblico né dai media: non è un movimento solo degli studenti, ma di molti di coloro che sono impegnati nell’università, anche ricercatori, professori, perfino presidenti, cioè rettori, come quello dell’illustre Sorbonne; non è un movimento politico, dato che è nettamente trasversale, ma semmai antigovernativo. E in effetti è stato provocato da decreti del governo. Niente a che fare con il ’68, a cui va subito la nostra memoria.

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Buonconvento: il sedicente Laboratorio sull’accessibilità universale

Riportiamo dal Libro di Raffaele Ascheri (“Le mani sulla città”) il paragrafo (pagg. 67-69) riguardante il “Laboratorio accessibilità universale” (Lau) di Buonconvento.

Raffaele Ascheri. Non ci si può certo soffermare sulle magagne di tutti i Poli creati all’insegna della delocalizzazione ipertrofica creata da Tosi e dai suoi emuli: anche qui, mancanza di spazio. Giovanni Grasso sarebbe la persona più adatta per scriverci una monografia, che potrebbe avere davvero il carattere del testo “definitivo” su Universitopoli.
Qualcosina sul Polo di Buononvento, però, non posso esimermi dal dirla: sarà che lì ho lavorato (ci ho insegnato nell’anno scolastico 2005-2006); sarà perché ero proprio nella locale scuola media, la mattina in cui arrivò la notizia dell’avviso di garanzia proprio a Piero Tosi, fra l’incredulità generale (ed anche mia, allora). Sarà quel che sarà, ma questa – in estrema sintesi – è una storia che va raccontata. Cosa concerne questo Polo universitario di Buonconvento? Trattasi di un laboratorio sull’accessibilità universale; si tratterebbe, quindi, di una sorta di think tank sui problemi dell’accessibilità dei disabili (anzi, dei diversamente abili), pare di capire.
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Riuscirà la Gelmini a chiudere le lauree a gogò e le università di quartiere?

L’immotivata proliferazione dei corsi di laurea e di sedi universitarie decentrate – con conseguenti assunzioni di docenti e amministrativi – ha dato il colpo di grazia ai conti di molti atenei. Di seguito sono riportati brani di un vecchio articolo di Umberto Eco (L’Espresso 2 febbraio 1992) nel quale sono elencate le obiezioni di Cesare Segre alla diffusione delle università sul territorio.

Benvenuti all’Università di Coccolato

Umberto Eco. (…) un articolo di Cesare Segre sul “Corriere della Sera”, ha acceso un dibattito sul bacillus universitatis e cioè sulla tendenza, che pare accentuarsi nel nostro paese, ad attivare nuovi centri universitari in città di provincia. Le ragioni possono essere sia di malintenzionato clientelismo, sia di benintenzionato proposito di ovviare al sovraffollamento dei grandi centri.
Le obiezioni al bacillus – e le ragioni per cui di bacillo letale potrebbe davvero trattarsi – sono state elencate da Segre. Il piccolo centro non può avere le tradizioni delle grandi università storiche, avrà fatalmente per decenni biblioteche e laboratori inadeguati, i docenti vi andranno di malavoglia, con pendolarismo smandrappato, e cercheranno al più presto di tornare alle metropoli. Questi centri verranno a soddisfare la pigrizia (spesso dettata anche da motivi economici) di studenti di provincia che non vogliono allontanarsi da casa, e che quindi perderanno la grande occasione che l’esperienza universitaria offre allo studente sin dal Medioevo, e cioè di conoscere qualcosa oltre la cerchia delle proprie mura e di venire a contatto con ambienti pervasi da flussi internazionali. Meglio sarebbe dunque potenziare i grandi centri con strutture di accoglienza per gli studenti e ridurre il sovraffollamento eliminando il valore legale di una laurea che spesso si prende di malavoglia solo per vincere un concorso nella pubblica amministrazione (dove basterebbero buoni e solidi diplomi). E sono, naturalmente, parole sante.
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Gian Maria Rossolini è il nuovo preside della Facoltà di Medicina di Siena

Votanti: 300. Non votanti: 55. Quorum necessario: 151 voti. Gian Maria Rossolini: 175 voti; Alessandro Rossi: 68 voti; Carlo D’Aniello: 2 voti; Alessandra Renieri: 50 voti; schede bianche: 2; schede nulle: 3. Dopo la proclamazione dei risultati, Rossolini ha dichiarato: «Grazie per la fiducia che mi avete accordato, il lavoro difficile inizia il primo novembre prossimo. Come già detto in campagna elettorale sarò il preside di tutti, non ho fatto alcuna promessa se non quella di operare in modo trasparente. Ci aspetta un’attività durissima, su tutti i versanti.»

Risultati della prima votazione per l’elezione del Preside di Medicina a Siena

Quorum necessario: 178 voti. Gian Maria Rossolini: 128 voti; Alessandro Rossi: 58 voti; Carlo D’Aniello: 43 voti; Alessandra Renieri: 39 voti; Giuseppe Gotti: 17 voti; Nicola Nante: 15 voti; schede bianche: 6; schede nulle: 5. La seconda votazione avrà luogo il 21 maggio 2009.

Attività conto terzi: risorsa o truffa per le università?

tommaso_gastaldi.jpgIl professor Tommaso Gastaldi, Università di Roma “La Sapienza”, chiede al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta, una risposta ufficiale su un malcostume ormai diffuso non solo tra i docenti ma anche tra il personale amministrativo, con pesanti penalizzazioni per didattica e ricerca.

Tommaso Gastaldi. Quesito. L’attività relativa ai contratti conto terzi svolta da un professore universitario a tempo pieno deve considerarsi soggetta ad approvazione da parte della Facoltà di appartenenza, come avviene di norma per tutti gli incarichi retribuiti, oppure, al contrario, un docente può svolgere di fatto qualunque numero di ore per qualsiasi importo senza dover chiedere autorizzazione alla propria facoltà o renderne conto? Se sì, quali sono le conseguenze per omessa richiesta di autorizzazione? Nel caso di contratti conto terzi – per i quali si sono percepiti ad esempio decine di migliaia di euro – svolti senza alcuna autorizzazione della Facoltà, vi sono conseguenze per il docente che non ha chiesto autorizzazione, il Dipartimento che non ha informato del contratto la Facoltà, e la Facoltà che ha omesso il controllo?
Segnalazione. Constato che nel mio Dipartimento (ed in molti altri) ci si imbarca nello svolgimento di contratti conto terzi per importi notevoli (svariate centinaia di ore pro capite, spesso da erogare in tempi stretti a causa di precise clausole contrattuali) senza richiesta di autorizzazione alla Facoltà e distogliendo attenzione e forze dalla normale attività lavorativa, oltre che sfruttando alacremente le strutture e infrastrutture pubbliche ed il personale non docente e di segreteria. Mi sembra un’anomalia che, in virtù della piccola percentuale percepita dall’università, i docenti possano impegnare qualsiasi numero di ore in attività dalle quali spesso traggono ingenti profitti personali, inevitabilmente a scapito della docenza e dei compiti istituzionali. Tutto ciò appare fortemente lesivo degli interessi pubblici nell’ambito della Pubblica Amministrazione e, pertanto, mi sono permesso con il massimo rispetto, di porre il quesito e la segnalazione all’attenzione del Ministero nella certezza di poter contare su una risposta definitiva e autorevole, nell’ottica di andare nella direzione (e rivoluzione) per la quale il Ministro si batte quotidianamente.

Università: è la “forma mentis” dei professori che genera le stirpi accademiche

Si riporta una breve presentazione, ripresa da Ateneo palermitano, del libro “Parentopoli” di Nino Luca.

Una risata vi seppellirà…
Un altro libro sui mali degli Atenei nazionali, trattati stavolta con la forza della satira

Francesca Patanè. Se ne sono dette e scritte di cotte e di crude sulla malauniversità, che include nepotismo e concorsopoli. Ma nessuno, ad eccezione forse di Ateneo palermitano, aveva mai utilizzato la forza della satira per mettere “le birbe alla berlina”, come recitava quella famosa poesia delle nostre reminiscenze scolastiche.

In realtà, raccontare con lo strumento della satira, se lo si sa usare, è devastante. 
Nino Luca, autore di “Parentopoli” (ed è forse la limitata originalità del titolo l’unico difetto del volume), c’è riuscito e ne è venuto fuori un delizioso libro che a partire dall’immagine di copertina – una caricatura di famiglia-tipo accademica con barone-padre, baronessa-madre, baronetto-figlio e persino baroncino-cane, anche lui, per par condicio, con tanto di tocco, ma, diversamente dagli altri, senza toga, forse perché è solo un cane e non un porco e nemmeno un asino.

 Certamente Luca si è divertito a scrivere questo libro, a scoprire le malefatte di parentopoli, a risalire ai nutriti e contorti alberi genealogici, a titolare in modo esilarante capitoli e paragrafi. L’idea gli è venuta dalla “forma mentis” del prof-barone Nicòtina, quello che per giustificare concorsopoli/parentopoli aveva dichiarato, coram populo: «I nostri figli sono più bravi perché hanno la forma mentis tipica di noi professori». 
Da lì è partito il libro-denuncia del giornalista che, grazie anche alle numerosissime e-mail ricevute da tutta Italia, ha potuto raccontare «quando l’università è affare di famiglia». 

Le storie che elenca bene o male sono note, a volte arcinote tanto da essere venute a noia. 
Ma è appunto lo stile con cui l’autore le affronta che, come dicevamo, le rende originali. 

L’immagine che degli Atenei nazionali viene fuori è avvilente (oltre che imbarazzante) e non sarebbe potuto essere che così, visto il degrado in cui i baroni accademici l’hanno fatta precipitare da Nord a Sud, passando per il Centro e per le Isole.

 Finirà, prima o poi, questa vergogna nazionale? Lo speriamo. Nell’attesa non ci resta che ringraziare il collega per averci voluto ampiamente citare.

I quattro del “Santa Maria alle Scotte” per la presidenza di Medicina di Siena

Una novità nella lunga campagna elettorale per la presidenza della Facoltà di Medicina di Siena. Quattro dei 6 candidati hanno accettato di rispondere alle domande del responsabile della trasmissione “Ping pong” a Canale 3 Toscana: si tratta di Giuseppe Gotti, Nicola Nante, Alessandra Renieri, Alessandro Rossi. Chi non avesse seguito la trasmissione può ancora farlo, se lo ritiene utile, su Canale 3 e Sky 843 venerdì 8 maggio alle ore 17,00 e sabato 9 maggio alle ore 10,00.

Per un’anagrafe della ricerca e di tutte le risorse che ne consenta l’accesso a chi non gode già di sostanziosi finanziamenti

Di seguito la candidatura di Carlo D’Aniello, professore ordinario di Chirurgia plastica, alla Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Siena

Carlo D’Aniello. La decisione di sottoporre a tutti voi la mia candidatura a Preside della Facoltà di Medicina nasce da riflessioni emotive e razionali: l’orgoglio di appartenere a questa Istituzione, la reazione al pervicace tentativo esterno di sminuire il prestigio della stessa, spesso motivato da piccoli interessi di parte, e nel contempo la ragionata consapevolezza che all’interno della nostra Facoltà esistono e sono ben vive risorse intellettuali, capacità tecnico-scientifiche, collaborazioni internazionali, doti umane di altissimo livello. Sicuramente anche la nostra Facoltà presenta criticità legate all’invecchiamento del corpo docente, alla carenza di risorse, alle trasformazioni legislative, al tentativo sempre più evidente di trasformarla in un appendice del Sistema Sanitario Nazionale e a tutti quei problemi, compresa la questione morale, che coinvolgono in toto il sistema universitario italiano ed in particolare le Facoltà mediche:
– Cessione della gestione dell’assistenza al SSN, sulla base delle esclusive esigenze assistenziali;
– Passaggio della gestione della ricerca medica ad un prossimo venturo “DAI” Aziendale del SSN, sotto controllo regionale;
– Passaggio della didattica medica al SSN (già in atto per le Scuole di Specializzazione come forma di “integrazione”; in atto per i CdL triennali in cui Coordinamenti e Docenze sono in larga parte ricoperti da Dipendenti del SSN; in atto, sotto forma di finanziamento, per i ruoli di tutta la funzione docente);
– Passaggio del Personale Amministrativo Universitario alle dipendenze del SSN, con transitoria centralizzazione presso ambigui “Centri Servizi”, con abolizione del supporto di segreteria alla docenza ed alla ricerca e mantenimento solo di compiti di gestione di budget;
– Cessione dei beni immobili al SSN.
Ritengo sia giunto il momento di far fronte a queste criticità e di porre con trasparenza, indipendenza e pragmatica disponibilità la Facoltà di Medicina di Siena al centro di un confronto con tutte le istituzioni di riferimento ma anche e soprattutto nei confronti della cittadinanza, dei medici di base e della comunità scientifica nazionale, senza condizionamenti esterni. L’intendimento è quello di realizzare una proposta di Facoltà che affronti in modo condiviso e con forza le problematiche che sono ben presenti a tutti noi
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