Buonconvento: il sedicente Laboratorio sull’accessibilità universale

Riportiamo dal Libro di Raffaele Ascheri (“Le mani sulla città”) il paragrafo (pagg. 67-69) riguardante il “Laboratorio accessibilità universale” (Lau) di Buonconvento.

Raffaele Ascheri. Non ci si può certo soffermare sulle magagne di tutti i Poli creati all’insegna della delocalizzazione ipertrofica creata da Tosi e dai suoi emuli: anche qui, mancanza di spazio. Giovanni Grasso sarebbe la persona più adatta per scriverci una monografia, che potrebbe avere davvero il carattere del testo “definitivo” su Universitopoli.
Qualcosina sul Polo di Buononvento, però, non posso esimermi dal dirla: sarà che lì ho lavorato (ci ho insegnato nell’anno scolastico 2005-2006); sarà perché ero proprio nella locale scuola media, la mattina in cui arrivò la notizia dell’avviso di garanzia proprio a Piero Tosi, fra l’incredulità generale (ed anche mia, allora). Sarà quel che sarà, ma questa – in estrema sintesi – è una storia che va raccontata. Cosa concerne questo Polo universitario di Buonconvento? Trattasi di un laboratorio sull’accessibilità universale; si tratterebbe, quindi, di una sorta di think tank sui problemi dell’accessibilità dei disabili (anzi, dei diversamente abili), pare di capire.

Diciamolo subito: l’iniziativa nasce con intenti più che lodevoli, dal momento che il problema, per esempio, delle barriere architettoniche è serio, molto serio. Chi frequenta, a qualunque titolo, persone disabili, lo sa bene. La sede è a Buonconvento: scelta oculata e saggia, dal momento che uno dei “borghi più belli d’Italia” è completamente, totalmente posto in pianura, non c’è una salita neanche a cercarla con il lanternino. Grasso che cola, per chi deve portare un disabile in giro. Se uno va a Siena, per esempio, la cosa cambia, e non poco: pianura, parecchio meno. E che dire della risalita meccanica di Fontebranda – inaugurata dal Sindaco Cenni in pompa magna proprio mentre lavoravo a Buonconvento, vedi le coincidenze – che non prevede alcuna attrezzatura per i disabili? Come spesso a Siena, si pensa bene (con i soldi pubblici), ma si realizza meno bene… Torniamo al luogo in cui trovò la morte Arrigo VII, dopo la digressione senese. Chi c’è dietro questo Polo universitario? L’immancabile Protocollo d’intesa è stato siglato dall’Università di Siena (nella fattispecie, rappresentata da Diodato Angelaccio) e dall’Assessore al turismo del Comune di Buonconvento Giorgio Meconcelli (il Protocollo è del 31 maggio 2007, quindi già sotto il regno dell’attuale Rettore Silvano Focardi; avrà una durata ventennale: l’Università senese sì che ha una programmazione a lungo termine, altro che…).

Vediamo di aggiungere qualcosa sui due creatori del Polo sull’accessibilità universale di Buonconvento. Subito una curiosità: entrambi sono dipendenti dell’Università di Siena, ma entrambi come tecnici-amministrativi, fanno cioè parte di quell’esercito di più di 1300 persone a tempo indeterminato che sono stipendiate dall’Ateneo (più 861 a contratto). Sono quindi dipendenti dell’Università, ma senza alcun ruolo docente. Curioso, no? Con tutto il capitale umano di giovani – e meno giovani – professori dell’Ateneo (1060 docenti di ruolo, 1275 professori a contratto, 252 collaboratori in attività di ricerca…), non se n’è trovato uno che fosse capace di gestire questo popò di Polo universitario. Stranezze dell’Università senese, e del suo concetto di merito. Ho tra le mani il documento programmatico, redatto da Dino Angelaccio, del Polo sull’accessibilità universale, inaugurato solennemente a Buonconvento – nel Palazzo Del Taja – sabato 6 settembre 2008 (ci doveva essere la Gelmini, ma dette buca). L’inaugurazione c’è stata, ma gli accordi attuativi specifici tra l’Università ed il Comune (quelli decisivi per il funzionamento e per le coperture di spesa) non sono mai stati sottoscritti.

Sin dalle prime frasi, si capisce il rapporto instaurato, negli anni del tosismo imperante, fra il sindacalista della Cgil Angelaccio e Tosi stesso: «Il sistema universitario italiano, grazie allo straordinario impegno (si noti la sobrietà linguistica, Ndr) del Prof. Piero Tosi (che ha rivestito per alcuni anni la carica di Presidente della Crui), ha promosso l’elaborazione di una nuova cultura dell’accessibilità»: i diversamente abili, possono dormire sonni tranquilli, da quando Tosi si è preso cura di loro (tramite Angelaccio, pare di capire). E ancora, tanto per marcare al meglio: «In qualità di Rettore dell’Università di Siena, Piero Tosi, alla fine del 2006, ha promosso il progetto “Vietato non toccare” e costruito le basi del primo polo universitario italiano sull’accessibilità universale con sede a Buonconvento». L’imprinting di Tosi, quindi, risalta, si staglia alato. «La novità reale del Polo è però quella di essere un luogo i cui si progettano e si costruiscono soluzioni accessibili ed universali», continua, ispirato, Angelaccio a pagina 2 del suddetto documento programmatico. Più leggo, più mi rendo conto – ma sarà un limite mio, si capisce – che siamo alla fiera del generale e del generico, delle ottime intenzioni a rischio velleitarismo, per non dire inconcludenza. Per arrivare a qualcosina di concreto, di piacevolmente concreto, si deve attendere pagina 7 (Diodato va avanti per 16, più imponente bibliografia di supporto…). «Realizzazione di eventi itineranti (degustazioni di vino ed olio al buio, laboratori tattili ed olfattivi, spettacoli teatrali privi di linguaggio verbale, stimolazioni multisensoriali, laboratori esperienziali nei quali si sperimentano situazioni di disagio quali ad esempio: attraversamento strada trafficata al buio, percorso pedonale in carrozzella, ecc.)». In pratica, il solerte Angelaccio ha istituito, con il fido Meconcelli, un Polo universitario per fare provare a tutti i “normali” esperienze limite come quella di un «attraversamento strada trafficata al buio». Per quello, invece di un Polo universitario, bastava attraversare la Cassia di notte in quasi tutto il suo percorso senese. Anche a Buonconvento, tra l’altro…

9 Risposte

  1. Ce ne sono tanti di giovani davvero preparati all’Università… molti dei quali lo hanno aiutato (gratis) a farsi famoso e bello al cospetto di amministrazioni di varie parti d’Italia… ma facevano la manovalanza spicciola… sballottati di qua e di là… a proprio rischio e pericolo… fra l’altro… abbindolati da speranze generiche da future professioni… indefinibili… del resto il potere si costruisce sul disagio… sulle difficoltà altrui… vada a vedere in qualche parte d’Italia dove invece di chiacchere e promesse hanno prodotto… del resto qualche rimborso spesa per viaggio non esiterà a chiederlo… all’Ateneo… chissà se l’ascensore ce l’hanno messo a Buonconvento… si diceva che se ne erano scordati… peccato che c’è anche il piano di sopra… inaccessibile dunque?

  2. O’Brien nello spiegare a Smith in quel romanzo-manifesto che è 1984 di G. Orwell chiede: «Come si fa ad acquisire il potere assoluto su un uomo?». Smith non dà le risposte giuste fino a che – dopo un paio di scosse elettriche – dà finalmente la risposta giusta: «Facendolo soffrire».
    Un meditativo Favi di Montarrenti

  3. Anch’io ho fatto la manovalanza, come tutti, e ho aiutato a farsi bello qualche filibustiere del “Gotha”. Ho già visto i primi vigili panzoni per la via. Quando vedremo fuori dagli uffici i proff. panzoni e le culone? Forse aspettano che il “piccolo grande uomo” abbia impalmato Titti. Poi forse sfileranno tutti con le medaglie usurpate come nelle parate di Breznev.
    L’Italico Bardo

  4. Il concetto di accessibilità universale è sconosciuto al mondo accademico italiano (non solo senese). Visto che si cita Orwell, direi è accessibile a tutti, ma per qualcuno è più accessibile (da “La fattoria degli animali”). E non mi riferisco alle barriere architettoniche… Alla faccia dei concorsi pubblici!

  5. Ordunque mi ripeto. In Italia vige un sistema feudal-capitalistico e solo formalmente “democratico”, ovvero di “pari opportunità”, come cianciano gli ex pci, maestri nel taroccare le carte pro domo loro. Penso – e questo è un discorso prettamente politico – che se c’è Berlusconi con le sue televisioni a inquinare morale e coscienze (come rileva Famiglia Cristiana et non solum), lo si deve anche a questi figuri che si son fatti passare per mezzo secolo da comunisti e ora da democratici. Chi li conosce li evita, come pare stian facendo i neocomunisti italiani (Vendola? Sicuramente PRC). Sperare che i concorsi sian pubblici è come credere che gli asini volino. Il giovane Werther di Goethe, aveva un ministro amico che lo voleva far impiegare. Senza un ministro amico oggi non fai nulla. I posti di professore universitario, nella stragrande maggioranza dei casi, sono incarichi politici. Passare da professore a ministro è poi facile come un fiat (Prodi, Brunetta superman ecc. ecc.) e vice-versa.
    Ahimé (sospiro)!

  6. Ma l’ascensore ce l’hanno messo o no? Pare che volesse dare una limatina al Gran Sasso d’Italia giù in Abruzzo… perché poco accessibile e giù trasferte a gogo… assessori al palio nella finestra dell’Ateneo (con i soldi pubblici quindi)… tiriamo giù anche le montagne in fondo in pianura si cammina meglio!!!… si arriva meglio a Chieti… dove casualmente c’era un concorso pubblico… hmmm… un bel posticino… da occupare per qualche caro/a.
    Il fiume Anacostia scorre

  7. E non è regime questo, seppur “coperto” e avallato da svariate tonache e cappottini?? Ma già… speriamo che dal Billionaire o da villa Certosa ci diano almeno gli avanzi, i confettini come li dava Piero dei Medici dal suo palazzo ai fiorentini. O le monetine fini fini come facevan quei di palazzo Bianchi in era napoleonica…

  8. Egr. “Fiume Anacostia”,
    le sembrerà strano, ma solo ora, a distanza di quasi due anni leggo la sua nota del 29 maggio 2009, a dir poco… impetuosa e dopo aver inserito (dietro l’insistenza di persone che come noi… soffrono a diverso titolo, certe “realtà italiche che sanno d’avorio & Gattopardi“) su un motore di ricerca le seguenti parole: scandalo-università-Siena.Spero di avere un suo riscontro.

  9. …gli otto commenti precedenti cui umilmente ma spero utilmente mi unisco rappresentano non solo fresca aria per chi ha difficoltà a respirare ed anche un fascio di luce su realtà dimenticate…

    …per me che scrivo dopo una vita dedicata alla istituzione troppe volte rappresentata e gestita farisaicamente da mendaci ipocriti dilapidatori, traditori, truffatori tali voci sono bandiera…

    …perchè se in guerra ogni buco è trincea nella nostra squallida storia accademica chiunque vola alto e parla chiaro difende l’onore dell’ateneo, sopperisce all’ignavia diffusa ed è un monito…

    Anacostia, Favi (ci manchi non poco!), Ruscello, Paolo, Machiavelli, interpretando anche Giovanni ringrazio voi, che avete il senso della realtà e anche del pudore, nel disastro mentale senese…

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