La docenza a contratto si è trasfomata in un espediente per garantire insegnanti a basso costo

miur.jpgAncora sui professori a contratto: un breve articolo da “la Repubblica” del 24 giugno 2009.

Quei professori che insegnano gratis tra vanità e ricatto

Aurelio Magistà (…) la questione dei professori a contratto. Un altro esempio di come l’università trasforma opportunità e possibili punti di forza in soluzioni tampone e, di fatto, storture. È stato il ministro Berlinguer a istituire i professori a contratto. Perché? Lo spiega l’articolo 1 del decreto n. 242 del 21 maggio 1998: «Per sopperire a particolari e motivate esigenze didattiche, le università e gli istituti di istruzione universitaria statali, secondo le norme dei rispettivi ordinamenti e nei limiti degli appositi stanziamenti di bilancio, possono stipulare con studiosi od esperti di comprovata qualificazione professionale e scientifica, non dipendenti di università e anche di cittadinanza straniera, contratti di diritto privato per l‘insegnamento nei corsi di diploma universitario, di laurea e di specializzazione ovvero per lo svolgimento di attività didattiche integrative». I professori a contratto avrebbero dovuto essere essenzialmente professionisti ed esperti che portavano una speciale esperienza e competenza nell’università, magari rafforzando il debole ponte che il mondo accademico ha con il mondo del lavoro.
Com’è noto, la docenza a contratto si è trasfomata in un espediente per garantire insegnanti a basso costo, un contentino per tenere buoni giovani ricercatori e assegnisti e sfruttarli al massimo. Intanto, dicono i dati, i professori a contratto sono aumentati anno dopo anno e attualmente sono oltre 53mila, circa il 47% di tutto il corpo docente. Perfidia finale: il giro di vite a fondi e finanziamenti ha indotto – costretto? – molti presidi a proporre la docenza gratuita. Il professionista affermato potrebbe accettarla per vanità. Il precario rischia di accettarla per ricatto: non può permettersi di girare le spalle alla sua facoltà e così perdere tutti gli anni investiti aspettando che il precariato diventasse un lavoro. Resta una considerazione: se tu non sei disposto a riconoscere un valore a una cosa, vuol dire che per te quella cosa non vale nulla. Paradossalmente, per l’università italiana l’insegnamento vale zero?

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25 Risposte

  1. L’unico commento che mi viene da fare è: lo sapete quanto costano due stanze in affitto a Siena? Sapete quanto costano luce e telefono? Avete visto l’ultima clausola di questi contratti, quella che dice che se l’università non ha soldi il contraente accetta di non ricevere alcuna retribuzione? Ci pensate che i sindacati hanno approvato e sottoscritto per anni una simile maialata? Riflettendo su ciò, emerge chiaramente quale tipo di selezione imponga un sistema classista improntato a questi principi: chi non è mantenuto dalla famiglia è costretto a fare mille lavoretti per sopravvivere, quando ha terminato di insegnare. Questo – ammesso e non concesso che uno resista a un simile tirocinio – distoglie ed allontana dagli obblighi del ricercatore, altro che “inserimento graduale” nel mondo della ricerca! Ciò che scandalizza è l’impronta smaccatamente classista di simili contratti, serenamente e supinamente accettata anche da quegli intellettuali soliti ad intrattenerci con discorsi di tono radical-chic sulle magnifiche sorti e progressive o la rivoluzione alle porte, con la bocca cul di gallina. A me pare il peggio del peggio che si sia prodotto in questi anni, perseguendo l’idea di esternalizzare il lavoro di docente, con lo stesso retropensiero di un industriale che delocalizza in Romania, e non si vede perché delle posizioni universitarie a termine (come ne esistono in tutto il mondo, di due, tre anni, decentemente retribuiti e finalizzati) debbano configurarsi per forza in questo modo, di dubbia legalità, brutale e barbarico. Poi dicono che i concorsi per l’assegnazione dei contratti sono truccati: ma vi rendete conto che se uno insegna per cinque o sei anni a contratto tenendo un corso, cioè “due moduli”, come si dice ora (per un ammontare di poco più di mille euro in tutto), in teoria dovrebbe passare due concorsi all’anno, con relative commissioni ed atti previsti dal caso? In teoria potrebbero vincere due concorrenti diversi ogni anno, cosicché nell’arco di cinque anni, sempre in teoria, ad un insegnamento potrebbero avvicendarsi dieci diversi docenti, ciascuno reclutato per tre mesi, indi licenziato in tronco. Una vera buffonata, in cui la finzione di un concorso (per quanto sbraitino le gazzette) serve solo per ripristinare il buon senso e la decenza che pare essere assente dal delirio burocratico dei legislatori.

  2. Io insegnerò gratis anche perché credo nella didattica e intendo far conoscere la mia ricerca. In Italia pare che le puttane e le squillo varie valgano ben più di un prof. sia esso ex barricadero o meno. Solo chi gira coi suv e ha casali e ammanigliamenti con la mafia politica ha dirito di essere pagato e invitato a simposi vari. Smentitemi e vi invito a cena.
    Bardo prof

  3. …No, amici, non saremo chiamati a illustrare il “Cencio” nel Cortile del Podestà.

  4. «L’unico commento che mi viene da fare è: lo sapete quanto costano due stanze in affitto a Siena? Sapete quanto costano luce e telefono? Avete visto l’ultima clausola di questi contratti, quella che dice che se l’università non ha soldi il contraente accetta di non ricevere alcuna retribuzione? Ci pensate che i sindacati hanno approvato e sottoscritto per anni una simile maialata?» Stavrogin

    Ma ci pensi che per anni gli organi di governo, che sono composti esclusivamente o quasi da docenti, questa maialata l’hanno non soltanto sottoscritta e approvata, ma addirittura l’hanno proposta e ne hanno ampliato la portata, invece di rifiutarsi – in quanto professori universitari – di concedere al legislatore (che peraltro era uno di loro e per giunta di quella sinistra riformista che aborre anche solo il termine di “precario”) la soddisfazione di essersi inventato un porcheria del genere? Ma ci pensi che per giunta a Siena almeno, ma non ho motivo di dubitare che anche altrove sia accaduto, questa maialata non è rimasta neanche nei confini della legge, visto e considerato che si sono fatti a iosa contratti a dipendenti dell’Università (cosa espressamente vietata)? Ma ti rendi conto che nonostante la disastrosa condizione delle finanze dell’Ateneo un noto preside dal nome celeste è andato in Senato a battere cassa per contratti e supplenze e che il Senato per giunta gli ha anche detto di sì, salvo poi ricevere un diniego (devo dire, a questo punto, stupefacente) in CdA? Ma ti rendi conto che proprio per quello che tu correttamente affermi sul costo della vita a Siena, questa marmaglia, che gira per i palazzi dell’Ateneo proponendo e disponendo, si macchia, e si è macchiata per anni, di un crimine che grida vendetta al cielo? Ma – per finire – ti rendi conto del danno esiziale e irresarcibile che una certa classe dirigente che – fatte rarissime eccezioni – è ancora al proprio posto di comando ha fatto all’Ateneo, ai poveracci ricattati e sfruttati ed in definitiva a tutta la città, gli organi di governo della quale non sono certo migliori (anzi!) di quelli dell’Università?
    Un Favi di Montarrenti che si rende (e si è reso da molto tempo ormai) conto

  5. C’è anche da aggiungere l’altro lato della medaglia, perché come afferma Kafka non esiste un carnefice senza che ci sia una vittima. Questi poveracci sono sì sfruttati e ricattati, ma – sulla scorta di discussioni che si sono fatte mille volte – la domanda da porsi è: quanti di costoro effettivamente ha senso che entrino in modo definitivo all’Università? Quanti di costoro hanno acquisito (bada bene: acquisito) le doti e le capacità e le competenze per fare un lavoro che deve sapientemente mescolare didattica e ricerca? Di quanti di costoro l’Università (ma per dirne una, sennò la Banca o il Comune o la Provincia o l’Enel) ha bisogno?
    Perché il mio guardo – nonostante ora sia buio e i grilli allietino la mia serata alla Colonna insieme a sciami di lucciole – di giorno cade sulle vigne da ramare, sulle macchie da estirpare, sulla legna da ammetrare e stipare e su tutta un’altra serie di lavori per i quali mancano gli esecutori, mentre se sposto il mio guardo verso l'”occhiuta” Siena (come la definiva Tozzi che ben la conosceva) vedo frotte di precari che raspano alla porta delle due o tre istituzioni che finora (ma evidentemente senza averne le effettive capacità) hanno garantito a cani e porci di campare per così dire con leggerezza, lasciando altre ingrate incombenze a masse di poveracci (quelli sì davvero) per così dire “esterni”, salvo poi lamentarsi della loro presenza. E fra queste frotte non tutti mi sembra siano adatti alla prima opzione, mentre ne vedo dimolti particolarmente portati alla seconda (quella che vedo fuor di finestra). Né mi pare di aver mai scorto pile di certificati medici che imponessero a chicchessia di darsi alla ricerca in ambito universitario.
    Insomma, la maialata è una maialata e non si discute, ma se molti si adattano alle maialate con quella condiscendenza e con quella facilità, prestando il collo alla scure di questo o quel legislatore, non so quanto sia giustificato per costoro lamentarsi tanto.
    L’altra faccia del Favi di Montarrenti fra grilli e lucciole (gli insetti eh intendiamoci)

  6. Mentre la Fondazione MPS finanzia le opere degli Oligarchi nostrani, Cenni dice che “i senesi vivono in altri tempi”, dopo aver fatto il panegirico del palio delle contrade. Ho il sospetto che i tempi si sian tramandati… Usurai dal 1472, hanno vergato in Piazza Matteotti. Il “buco” quello no, è roba dell’oggi. Ora Mussi non c’è più e su chi andremo a piangere miseria? Ma forse è pronto già l’«inciucio» bipartisan o multipartisan. Qui le “opposizioni” fan ron ron e l’arcivescovado è in Fondazione. Si, ci vorrebbe una Ri-Fondazione e proprio, come dici te o Cenni lordmajor, pel “bene comune” (ah! ah! ah!).
    Che qualcuno rispolveri il motto “senese falso e cortese”? Già, … ma ‘un ci capiscano ll’altri!
    Il Bardo (tartuchino)

  7. Favi – «Questi poveracci sono sì sfruttati e ricattati, ma – sulla scorta di discussioni che si sono fatte mille volte – la domanda da porsi è: quanti di costoro effettivamente ha senso che entrino in modo definitivo all’Università? Quanti di costoro hanno acquisito (bada bene: acquisito) le doti e le capacità e le competenze per fare un lavoro che deve sapientemente mescolare didattica e ricerca?»

    C’è una domanda che secondo me viene ancora prima: di quante persone che sappiano fare sapientemente le cose che tu dici c’è bisogno? Quante l’università di Siena è in grado di sostenere? Questa mi pare la domanda che, prima di ogni altra, è stata elusa in questi anni ed ancora oggi, anche se mi pare incredibile, mi sembra esserlo. Perché ancora non sento echi di una simile ricognizione, né previsione di tagli magari per quei corsi di laurea dove gli iscritti di ogni anno si contano con una sola mano. Ma solo dopo che si sia fatto questo lavoro sarà possibile per i malcapitati (e per le nuove possibili vittime) sapere se per loro vi è speranza o è meglio che cerchino altro.
    E poi certo, la selezione dovrà essere seria.

    Ma i problemi da affrontare per una eventuale ripresa sono e restano (almeno) due:
    1) Troppo personale per i fondi disponibili
    2) scelto spesso male per i bisogni che ci sono

    Forse le cause dei due problemi sono simili, ma non è detto che affrontando l’uno si risolva anche l’altro.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  8. Anche se siamo d’accordo (e lo siamo) sugli almeno due problemi e sulla loro genesi, tuttavia non siamo evidentemente in grado di affrontarli, perché già il primo è insormontabile sulla base di quanto affermato di recente da Outis:
    «In ogni caso questa rimane una ginnastica inutile perché tutta questa zavorra non si può in alcun modo gettare a mare, potremo comprare Pato, Ibrahimovic, Cristiano Ronaldo e tutta la Montepaschi basket (quando vogliono eccellere sanno come fare), ma non potremo comprare un solo egregio (ex grege) professore dall’estero e dovremo tenerci ****, che è un cretino.»
    Vero è che l’argomentazione è rivolta al solo personale docente, ma – ahimé – vale anche per quello non docente (personale tecnico-amministrativo e collaboratori di ricerca che non possono neanche lontanamente essere assimilati ai docenti, anche solo da un punto di vista giuridico). E non si tiri fuori pretestuosamente la questione delle stabilizzazioni perché la zavorra da buttare a mare è evidente che non può essere individuata solo lì in mezzo. Tant’è vero che siamo a conoscenza di decine di casi in cui i cosiddetti “baroni” si sono adeguatamente premurati di parcheggiare propri accoliti in posti di non docenti e lì sono rimasti molto prima delle stabilizzazioni.
    Buona notte dal Favi di Montarrenti

  9. Stranamente si dimentica il problema dei problemi: la valutazione di cosa si è fatto! Sento parlare di contributi enormi avuti dall’Europa, ad es., ma chi li valuta nei risultati? A Siena la Biotech costa un 12 milioni all’anno alla Fondazione per i suoi 148 riercatori che ne fanno un istituto tutt’altro che male, non foss’altro per la sede lussuosa. A distanza di 8 anni non ‘produce’ pare in armonia con le aspettative iniziali: carrozzone e non nel deserto; com’è coordinata la sua ricerca con quella dell’Università? Lo dice Rappuoli in Fondazione, dirigente di una società multinazionale?
    Una volta la sinistra diceva che la ricerca non dovesse essere al servizio dell’industria, Vi ricordate?
    Buona domenica e preparazione psicologica al palio!
    Archie

  10. Mi rivolgo ai proff docenti-decenti che “son fuori dal coro”. Perché non fate un meeting per provvedere a una sorta di comitato di salute pubblica o a una “fronda” (qualche Richelieu si trova, volendo) per la riforma autentica? Visto che i vari Omarre in passato han stilato una ridicola lista di proff autoassolventesi… È un’idea, la butto là, cari colleghi. Io ci sarò. Salute permettendo. Ho troppa voglia di vedere sprofondati nel truogolo tutti coloro che han rubato e affossato il “Sapere”. Scusate ma mi sento più politico, aristotelicamente parlando, che tecnico.
    A proposito va detto che l’entourage del cavaliere ha fregato la “Sinistra” (quella del prete Franceschini). Un tempo la “sinistra”, per scimmiottare la borghesia, cianciava di aziende e produttività. Ora lo ha preso tra le mele… Poracci! E che carogne!
    Il bardo
    P.S. – Dimenticavo: buon pallium! (Sennò Cenni e c. mi esiliano).

  11. …un’altra cosa sui contratti: essi sono divenuti col tempo in una significativa percentuale appannaggio dei politicanti a mo’ di dazioni dipetresche; accanto ai “giovin ricercatori”, speranzosi di stabilizzazione (e nel frattempo sfruttati a sangue), vi è un sottobosco di personaggi catapultati dall’esterno nell’università per inconfessabili scorciatoie fottendo giovinotti più titolati, individui di diretta nomina da parte dell’oligarchia partitica e dal curriculum opaco: gente che nella vita fa altro, disposta a insegnare anche gratis perché titolare di posizioni di rendita assai più remunerative, ma bisognosa di una qualifica “prof” sul biglietto da visita, sia perché noblesse oblige, sia per fronteggiare una sorta di horror vacui e prevenire la imbarazzante domanda: “ma tu, come ti guadagni il pane?”
    Questa sarebbe “la selezione meritocratica”. L’università è anche questo, non è il tempio della “scienza pura”.

  12. Favi: «Anche se siamo d’accordo (e lo siamo) sugli almeno due problemi e sulla loro genesi, tuttavia non siamo evidentemente in grado di affrontarli, perché già il primo è insormontabile sulla base di quanto affermato di recente da Outis».

    È una questione di tempo.
    Salvo che non si pensi di attrarre qualche migliaio di studenti in più ogni anno (il che non pare realistico), o decidiamo di fallire subito o dobbiamo trovare il modo risparmiare (alla grossa) almeno 40 milioni all’anno. Trenta per pareggiare il bilanco annuale smettendo di aumentare i debiti ogni anno e 10 (almeno) per iniziare a ripianare i debiti accumulati fino a quel futuro momento.

    Poniamo che 10 milioni si riescano a tagliare riducendo le spese all’osso (via contratti, affitti, luce, telefono, carta igienica ecc). Almeno 30 vanno tagliati riducendo il personale, come anche il sagace Tremonti ha suggerito fra le righe.

    Diciamo che si tratta (sempre alla grossa) di circa 500 persone, che vuol dire che per 5-6 (o anche 7) anni bisogna fare con chi c’è, via via che le persone andranno in pensione, senza poter assumere più che qualche decina di persone solo per i casi più disastrosi.

    Di qui la necessità fin da ora (fin da ieri, direi io), di prepararsi a questi anni di vacche magre con una seria ricognizione dei bisogni e delle possibilità, di cui però non vedo traccia.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  13. «Diciamo che si tratta (sempre alla grossa) di circa 500 persone, che vuol dire che per 5-6 (o anche 7) anni bisogna fare con chi c’è, via via che le persone andranno in pensione, senza poter assumere più che qualche decina di persone solo per i casi più disastrosi.
    Di qui la necessità fin da ora (fin da ieri, direi io), di prepararsi a questi anni di vacche magre con una seria ricognizione dei bisogni e delle possibilità, di cui però non vedo traccia.»
    Sesto Empirico
    ———————
    Comprendo forte e chiaro e tuttavia mi chiedo: se i docenti che vanno in pensione non saranno sostituiti per un periodo di sette o otto anni, come oramai pare certo, in molti casi verranno meno i “minimi” del dedreto Mussi e dovranno chiudere bottega ben più dei 34 corsi di laurea sin qui tagliati: dunque intanto mi domando che senso ha, con questa prospettiva, partire con i nuovi ordinamenti sapendo che sono già vecchi e poi è inutile dire che “i docenti sono troppi”, giacché non sono ugualmente ed equamente distribuiti nei diversi corsi di laurea (le famose statistiche trilussiane), ragion per cui molti sono già ora con l’acqua alla gola e attendono solo il colpo di grazia di “ulteriori accorpamenti”. Inoltre mi giunge notizia di ulteriori giri di vite “dall’alto”, anche in ordine ai criteri di conteggio del numero necessario di docenti, che renderanno ancora più difficili le operazioni di accorpamento attraverso le quali si è tentato sin qui di salvare il salvabile. Prevedo perciò pasticci inenarrabili ed una ulteriore dequalificazione dei corsi. L’offerta didattica si ridurrà dunque ulteriormente in maniera notevole, con la prospettiva certa di perdere, non attrarre diverse migliaia di studenti; questo nel mentre che la concorrenza diretta, ossia Firenze, annuncia urbi et orbi il raggiungimento dell’obiettivo del famigerato 90% del Fondo Ordinario. Ora, il “business” dell’università sono gli studenti, senza studenti non c’è università e la politica di attrarne spacciando lauree dequalificate mi pare illusoria e oramai tramontata. Le soluzioni che si prospettano mi paiono raffazzonate, toppe peggiori del buco e difficilmente da qui a un paio d’anni il Censis si profonderà in lodi di questo ateneo. Dunque mi pare un circolo vizioso dal quale non ho idea di come si possa uscire: voi ce l’avete?

  14. Si potrebbe fare una cosa: la butto lì eh. Si prende e si dice a – nell’ordine – Gelmini, Tremonti, Brunetta e chi altri sia competente che noi – data la situazione – vogliamo essere ancora più virtuosi della virtù e che con i nuovi ordinamenti ci facciamo la carta igienica. Quindi non si assume più nessuno, ma nessuno di nessun genere, non si supplisce nessuno, non si contratta con nessuno. Azzeriamo il Senato perché sennò col cavolo che ce la facciamo a fare quello che sto dicendo. Dopodiché si promette urbi et orbi (agli studenti e alle loro famiglie ovviamente) che a Siena (e non ad Arezzo né a Grosseto né a Follonica, né a Montorsaio) a Lettere e Filosofia si studia Latino, Greco, Letteratura Italiana, Storia Medievale, Archeologia, Filosofia Teoretica e così via. A Giurisprudenza si studia Diritto Civile, Diritto Romano, Procedura Civile, Penale e così via. A Medicina si studia Anatomia, Fisiologia, Farmacologia e così via. E questo per tutte le facoltà, cioè si torna ad insegnare le discipline che da ottocento anni hanno i confini che hanno. Tutto ciò premesso e promesso che agli studenti gli faremo un mazzo tanto, sia pure mettendo loro a disposizione servizi di una qualità eccelsa, considerato che abbiamo quasi milleduecento unità di personale che possono anche soffiare loro il naso per non dire di pulire altro. In tale premessa e promessa ovviamente sarà specificato che chi ce la fa a laurearsi a Siena poi Delitala lo piglia di tacco, a Segre non lo vede neanche passare, alla Levi Montalcini le dedica il Premio Nobel. Vale a dire che chi si laurea a Siena esce che è un giudice, uno studioso di Aristotele, un chirurgo e non un sociologo del turismo, né uno specialista di diritto fallimentare (che vuol dire? Esiste il diritto commerciale, non quello fallimentare che del primo non è che una parte), né un come si dirà uno che ha studiato la radio? Radiologo no, radioamatore nemmeno. Boh, insomma ci siamo capiti. Ah e naturalmente in questo patto sociale imponiamo che il Censis si faccia i fatti propri e non provi neppure a nominarci, visto che quando lo fa e elogiativamente siamo quasi alla condizione di chiudere baracca e burattini. Grazie tanto se l’elogio deriva da questo, facciamo come Troisi: che non faccia il miracolo anche a me.
    Che ne dite?
    Uno psichedelico Favi di Montarrenti

  15. Condivido completamente tutto: diagnosi e terapia di Favi, Outis, Stavrogin e Archimede. A completare il quadro vorrei presentarvi alcuni dati, questa volta forniti dall’Università di Siena, riguardanti le proiezioni al 2014 e al 2020 dell’organico docente e non docente, considerando pensionamenti e zero assunzioni.

    Al 31 dicembre 2008:
    1066 docenti; 1296 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).
    Al 31 dicembre 2014:
    872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).
    Al 31 dicembre 2020:
    589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).

    Nel 2020 si dimezzano i docenti, mentre gli amministrativi restano sempre sopra quota mille. Oltre al venir meno dei “requisiti minimi” che dovrebbe portare alla chiusura di altri corsi di laurea, il problema è quello che Stavrogin ripete da tempo: l’esubero dei docenti non è ugualmente ed equamente distribuito in tutti i settori scientifico-disciplinari.

    Giovanni Grasso

  16. «… a Lettere e Filosofia si studia Latino, Greco, Letteratura Italiana, Storia Medievale, Archeologia, Filosofia Teoretica e così via. A Giurisprudenza si studia Diritto Civile, Diritto Romano, Procedura Civile, Penale e così via. A Medicina si studia Anatomia, Fisiologia, Farmacologia e così via.» Favi

    Sono moderatamente d’accordo, ma ti segnalo che sei un inguaribile ottimista. Prevedo piuttosto che nasceranno lauree ancora più generiche e corsi ancora più opachi; ciò – lo dico in maniera oggettiva ed avalutativa – per la necessità di “accorpare” sempre di più per soddisfare i famosi requisiti minimi di docenza (prevedendo numerosi pensionamenti); essendo che per questo il numero di studenti (che non sono fessi, ma cercano percorsi chiari, specie nelle lauree magistrali – l’era delle Bocciologie volge al termine) calerà drasticamente, ripropongo la domanda: qual’è il disegno a medio termine?

  17. Al 31 dicembre 2008:
    1066 docenti; 1296 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).
    Al 31 dicembre 2014:
    872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).
    Al 31 dicembre 2020:
    589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).

    Insomma nel 2020 i docenti saranno quasi dimezzati e gli amministrativi saranno più o meno gli stessi; a me sembra follia pura; non sopravviveranno nemmeno la metà dei corsi fondamentali. Cosa amministrerà il personale amministrativo?

  18. Mi sono firmato “psichedelico” che vale a dire una notazione oltre l’ “inguaribile ottimismo”. Era solo una provocazione per nascondere la seria preoccupazione. Certo è che se si desse luogo ad una procedura del genere sicuramente risparmieremmo un monte di soldi e di seccature, oltre a eccellere sul piano scientifico e didattico.
    Quanto alle tabelle pubblicate da Giovanni, considerando che effettivamente è una follia pura, viene da chiedersi: ma perché queste previsioni cataclismiche, che potevano senza dubbio essere fatte anche prima, non hanno impedito agli organi di governo di non dar luogo al progetto che – a questo lo possiamo ben dire – ha un’alta percentuale di criminosità e che ha visto assumere scriteriatamente non solo docenti, ma sopratutto tecnici (pochi) – amministrativi (troppi?). Senza tener conto del fatto che si assumeva gente giovanissima, cosa che avrebbe dato luogo proprio a quanto asserito sopra? Insisto a dire che queste cretinate le ha proposte ed approvate il Senato e le ha certificate e deliberate il CdA con la supervisione del Rettore che è presidente di entrambi e con l’accondiscendenza, ma vorrei dire la propulsione di certi sindacati che – come ha messo più volte in evidenza Giovanni – hanno cogestito allegramente. Tutta questa gente, che peraltro, salvo rari casi, non ha ancora patito (né è in prospettiva di patire) alcuna conseguenza per quanto ha commesso, è ancora lì, al solito posto e briga con la politica del not in my backyard. Bisogna tagliare, sì, giusto, bene, bravi, ma non a me. Questa è la pura e semplice verità. E come ha giustamente scritto Raffaele Ascheri, il Tiresia dell’Università (il nostro ospite) è rimasto inascoltato. Ora siamo non alla frutta, ma all’ammazzacaffé, con prospettive cataclismiche. E purtuttavia non si sono ancora presi ragguardevoli provvedimenti.
    Un catastrofico Favi di montarrenti

  19. Stavrogin: «Comprendo forte e chiaro e tuttavia mi chiedo: se i docenti che vanno in pensione non saranno sostituiti per un periodo di sette o otto anni, come oramai pare certo, in molti casi verranno meno i “minimi” del dedreto Mussi e dovranno chiudere bottega ben più dei 34 corsi di laurea sin qui tagliati»

    È possibile. Ma tieni presente un po’ di cose:
    1) non tutte le uscite sono di docenti, anzi alla fine dovranno uscire più tecnici-amministrativi che docenti. I dati del prof. Grasso – che è d’accordo con tutti fuorché con me, ma non ho capito perché- qui sopra mostrano che sarà più complicato e ci vorrà molto più tempo di quello che avevo ipotizzato. D’altra parte, la riduzione dei docenti avverrà in tempi anche più rapidi di quelli che avevo indicato (ovvio che, indicativamente, ci si dovrà fermare a 7-800 docenti e poi lasciar calare solo gli altri. Ma questi sono conti che non si possono fare in astratto)
    2) La riduzione non sarà improvvisa ma graduale. Quindi i corsi non vanno tagliati subito ma via via che ci si rende conto che non si è in grado di sostenerli per un triennio, concentrandosi via via su quelli che “rendono” a scapito di quelli in debito
    3) Come ha ricordato varie volte Favi, se c’è un esubero di docenti sarà anche perché accanto a tanti che fanno anche più del loro, ce ne sono anche che non finora non hanno sudato troppo. Si tratta di scovarli (un po’ di puntate di “chi l’ha visto” sarebbero istruttive) e metterli al pigio. E questo vale anche per il personale tecnico.

    “Dunque mi pare un circolo vizioso dal quale non ho idea di come si possa uscire: voi ce l’avete?”

    Il Favi ha iniziato a risponderti: dare più responsabilità e potere ai Corsi di Laurea a scapito di presidi e dipartimenti. Abbiano chiaro cosa vogliono fare. I soldi li portano i CdL: li si metta davanti ai loro conti: il vostro corso costa tot e rende tot, che intendete fare?

    E questo servirebbe anche a fare chiarezza su quali sono i corsi e i settori disciplinari che convene cercare di proteggere e quali non hanno bisogno o non valgono la pena.

    Ovviamente non è detto che tutti gli studenti abbiano gli stessi gusti rétro del Favi, ma non vedo perché non sia possibile offrire, per la stessa classe di laurea, sia corsi all’antica per chi li vuole che corsi magari con metodi didattici moderni: se non ricordo male, era una delle proposte di una delle candidate alla presidnza di medicina pubblicata qui sul blog.

    In ogni caso, ripeto, l’importante sarebbe che questa ricognizione da qualche parte si iniziasse a fare, per poter tentare di governare il cambiamento, il che non vedo.

    saluti scettici
    Sesto Empirico

  20. Rispondo a Sesto Empirico che mi chiede come mai io sia d’accordo con tutti fuorché con lui. Semplicemente perché ho confuso Sesto Empirico con Outis: succede, quando non si può associare ad un nome un volto. Anzi, devo dire che è stato proprio il commento di Sesto Empirico a stimolarmi ad intervenire: infatti, la sua proposta di 40 milioni da risparmiare ogni anno la vado ripetendo con qualche amico da circa 1 anno. Avrei anche qualche proposta concreta, ma ne parleremo più avanti. Scusami per la dimenticanza.
    Giovanni Grasso

  21. Dal resoconto CdA del 22.6.2009:
    Aree dirigenziali: istituzione Area poli territoriali.
    Ma non dovevano chiudere o ridimensionare i poli territoriali? Non dovevano accorpare gli uffici e diminuire i dirigenti (anche il d.l. 112 del 2008 – Brunetta – lo richiede)? Ed invece si crea un nuovo dirigente. Quanti sono gli iscritti ai poli territoriali? Quanto costa la gestione annua dei poli territoriali (incluso il nuovo dirigente)?
    Grazie per le risposte

    Una prima risposta alle tue osservazioni te la fornisce l’Ufficio Organi Collegiali con la seguente errata corrige: «Attribuzione incarico dirigenziale “coordinamento poli territoriali”». Alle altre tue domande cercherò di rispondere quando ne saprò di più.
    Giovanni Grasso

  22. Prof. Grasso: «Semplicemente perché ho confuso Sesto Empirico con Outis:»

    Non volevo fare polemica, ero solo sorpreso perché almeno stavolta non mi pareva di essere così dissonante con gli altri (cosa che a volte mi capita). Sono sollevato.

    «succede quando non si può associare ad un nome un volto.»
    In effetti, il blog non permette di avere un avatar, comunque rimedio subito: una mia foto si trova qui: http://tinyurl.com/nmdxn5 (a volte sorrido anche 😉

    «Anzi, devo dire che è stato proprio il commento di Sesto Empirico a stimolarmi ad intervenire: infatti, la sua proposta di 40 milioni da risparmiare ogni anno la vado ripetendo con qualche amico da circa 1 anno.»
    Beh, se non avessi frequentato questo blog non credo che avrei potuto avere gli elementi per formulare la proposta (che non è la prima volta che faccio, per il vero). Evidentemente l’ho assorbita in qualche modo o, più semplicemente, è la risposta più logica ai problemi sul tappeto.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  23. @ Vicky

    Se posso permettermi di prendere il posto di Giovanni: hai ragione, nel piano di risanamento c’è scritto a chiare lettere che i poli andavano tolti tutti salvo Arezzo e Grosseto, la prima perché storicamente “dependence” di Siena (falso, falsissimo: prima c’era Magistero e poi siccome la legge ha tolto di mezzo tutte le Facoltà di Magistero riformando anche le Magistrali, si è trovato l’escamotage per mantenere il centro di potere di Arezzo legato a personaggi politici, è bene essere chiari, creando un doppione di Lettere), la seconda perché il meccanismo consortile con la Provincia e col Comune di Grosseto che è alla base del polo impedisce di raderlo al suolo unilateralmente (questo non so se è falso, ma sicuramente c’è della malafede in tutto questo discorso perché appare chiaro a chiunque che se non ci sono i soldi per mantenerlo, consorzio o non consorzio, si chiude).
    Il dirigente non c’è bisogno di assumerlo perché è già nei ruoli, quindi non ci costa una lira di più. Vai a vedere dove dice Giovanni, ci trovi le informazioni che cerchi. Se ti riferisci agli ultimi tre concorsi, erano stati banditi oltre un anno fa, quindi non si poteva non farli (ahimé). Comunque non costa nulla il dirigente, anzi ce ne abbiamo un altro da sistemare, sempre che se la scoppoli.
    Gli iscritti di Lettere ad Arezzo tutto sommato giustificano (almeno per ora, vediamo a settembre) la rimanenza in essere del polo. Certo è che anche lì costa un monte di soldi fra contratti e supplenze (e anche un affitto, non costosissimo, ma c’è). A Grosseto gli studenti sono pochissimi, si può chiudere tranquillamente. Solo che – per quanto esposto sopra – non si può (non si potrebbe). Fra l’altro anche quello costa parecchio di contratti e supplenze. Gli altri poli non dovrebbero esistere più già da febbraio, ma siccome qui sembra di parlare in tagalog anziché in italiano (e io andavo tanto fiero di quello che mi sembrava un buon italiano imparato tra farnie e tordi alla Colonna), come premesso gli organi di governo (ma mi sembrerebbe più corretto chiamarli organi di maneggio e mendacio) prima hanno approvato la loro distruzione e poi li hanno allegramente mantenuti in vita, con una scusa o con un’altra.
    Tutti i dati che hai richiesto comunque se cerchi nel blog ci sono, li ho forniti in buona parte io a più riprese e Giovanni un sacco di volte.
    Un Favi di Montarrenti bonariamente (e umilmente, Giovanni non ti arrabbiare) spodestatore

  24. Ringrazio delle risposte finora date.
    @giovanni grasso
    La rettifica e “l’attribuzione incarico dirigenziale “coordinamento poli territoriali” è avvenuto a seguito di prova comparativa? Quando è stata bandita? Non sarebbe stato sufficiente una categoria Ep, come per le biblioteche?

    @Favi di Montarrenti
    Forse per i dirigenti essendo solo banditi i posti, ma non celebrati i concorsi potevano essere ritirati i bandi o non celebrate le prove comparative. Nessuno di coloro che avevano presentato domanda aveva acquisito un diritto all’espletamento del concorso.
    Penso a quanto sia stato difficoltoso assumere i ricercatori, pur vincitori, entro il 31.12.2008.

    Per i poli… sarebbe interessante fare un calcolo (analitico di voci) sui costi al pari di quello già fatto per fissare le tariffe (ahimè!) dell’ufficio congressi.
    Ma sulla Certosa di Pontignano, nessun computo dei costi?

  25. Vicky: «Ma sulla Certosa di Pontignano, nessun computo dei costi?»

    Tempo fa era intervenuto il reponsabile, Machetti, dicendo (oltre ad una serie di considerazioni ampiamente condivisibili) che era sostanzialmente in pareggio, con un bilancio di poco più di un milione di euro.

    Quello che non mi torna del tutto è che dalla rubrica telefonica dell’università a Pontignano risultano 35 dipendenti, e come minimo 900000 euro li dovrebbero costare.

    Comunque è tutto qui:
    https://ilsensodellamisura.com/2008/10/ateneo-senese-un-dissesto-che-viene-da-lontano-nellindifferenza-dei-docenti/#comment-1280

    saluti scettici
    sesto empirico

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