Università di Siena: venduto ed affittato il San Niccolò

Silvano Focardi (Rettore dell’Università di Siena). Gentili Colleghe e Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Rappresentanti degli Studenti, dopo l’approvazione da parte del Consiglio di amministrazione degli schemi di compravendita del complesso edilizio San Niccolò, abbiamo oggi sottoscritto l’atto di vendita dello stesso a Fabrica Immobiliare Sgr Spa, società strumentale dell’Inpdap, che opera attraverso il Fondo Aristotele come veicolo del Piano di investimento dello stesso Istituto nazionale di previdenza. Contemporaneamente abbiamo sottoscritto un contratto di locazione, della durata di 24 anni, che ci permetterà di continuare a occupare il complesso del San Niccolò e a utilizzarlo per le necessità di ricerca e di didattica della nostra Università. Il contratto prevede anche la possibilità per il nostro Ateneo di riacquisto dell’immobile, in qualunque momento, a un valore pari al prezzo di vendita maggiorato della sola rivalutazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Esprimo viva soddisfazione per il fatto che tale operazione ci permette di far fronte al pagamento di quanto previsto dall’accordo sottoscritto con l’Inpdap il 19 marzo scorso, e di eliminare così ogni debito dell’Ateneo nei confronti dell’Inpdap. Ringrazio quanti, a iniziare dal Direttore amministrativo Emilio Miccolis, hanno lavorato a questa operazione, essenziale per attuare quanto stabilito dal Piano di risanamento 2009-2012.

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16 Risposte

  1. A Focardi… vai dal giudice e di’ finalmente un nome di un responsabile del buco. Qui non siamo nella contradina amico! …dove basta strizzare l’occhio e fare il disinvolto come l’Amerikano che ci invita ad andare a Vulci, la patria del mossiere. Bel mossiere, davvero! Ormai è il Palio dei fantini e la gente si fa prendere per il culo… E te lo dice un tartuchino e senese di nascita.
    Vai a fare i nomi dal Giudice porcocane, poi si penserà a svendere tutta la baracca, Okay!!!???
    Il Bardo

  2. … forse non ricordi, caro Paolo, che il rettore ha già detto a chiare lettere che i danni li provoca chi li scopre e li pubblicizza! Il rettore evita la magistratura perché rappresenta quella parte della accademia che non vuole interferenze giudiziarie anche a costo di dover chiudere bottega senza sapere perchè! Il rettore è colui che a fronte del disastro ha bloccato ogni assunzione e promozione di ricercatori preferendo promuovere e assumere amministrativi invece di informatizzare gli uffici! Non credo che la mia voce isolata possa far cambiare il corso degli eventi, ma insisto per missione di uomo e di cittadino senese, di ricercatore e di professore criminologo! Perchè l’indipendenza intellettuale che dovrebbe distinguere il buon cattedratico è nel mio caso un istinto insopprimibile! Tuo Loré

  3. Caro professore, ammiro la sua coerenza e il suo coraggio in una cittadina che pare orbitante nei pressi di qualche feudo più vicino alla Libia che all’Europa. Siamo nei pressi della città di Dite e già si vedono infuocati diavoli serrare le porte e i forzieri! Focardi è restato nelle stalle non tanto della chiocciola ma in quelle famose ove più letame spalavi e più s’accumulava, secondo l’epica greca. E noi siam qui a ripetere le nostre fatiche d’Eracle. Non mostreremo alcun tallone achilleo alla cosca che ha in mano da sempre l’accademia e che sicuramente non è immune dall’aver provocato il disastro. Ma la cosa è pure politica… basta vedere le nomine dei soliti noti in enti pubblici, magari il tutto annacquato con l’eau de rose del volto “pulito” d’una Meloni.
    Resteremo a Siena a soffrire e non andremo a Vulci a schiacciar pulci, dietro i corifei di regime. Risorgeremo? Ma come si fa se Focardi si nega alla magistratura – che non mi risulta un potere corrotto e forgiato da corruttele? Ci diano una mano probi e onesti, ove fossero. Ma avremmo bisogno, forse, di un eroico Veltro, che posssa retoricamente gridare:
    “Che linse!”
    Il Bardo

  4. Da quando sono uscito dalle grazie di un vecchio barone, per altro ormai defunto, per aver osato rammentargli le sue promesse di coccodrillo, non posso certo dire di essermi risparmiato quanto a lotta contro la corruzione nell’università di Siena; i risultati, come anche troppo spesso mia moglie mi fa notare, sembra siano stati quasi insignificanti; sì perchè prima di lanciare accuse, bisogna riflettere… non si può, ad esempio, dire a cuor leggero che conoscere i nomi dei membri delle commissioni di concorso prima che essi siano eletti, sia reato; non è affatto reato, è “campagna elettorale”… lo dice la legge! E non si possono fare illazioni sull’irregolarità di concorsi nei quali si presenta un solo candidato… la legge lo consente; anzi, tutela il diritto del candidato unico ad essere, appunto, “unico”! E non ci si può neanche permettere di ipotizzare che i commissari eletti passino le buste con i quesiti dell’esame al candidato prescelto, per fargli fare una figura superlativa e mettere definitivamente a tacere le malelingue; chi lo dice è un diffamatore che va perseguito “per legge”!
    È giusto, chi sa deve parlare! Ma siamo proprio sicuri che la Magistratura non sappia o non riesca a stabilire le responsabilità individuali nel buco di bilancio dell’ateneo senese? La mia paura è che la stessa Magistratura tema, visti antefatti e precedenti, che il primo buon “azzeccagarbugli” di turno riesca a dimostrare che il “buco s’è fatto da sè” e che truffare il fisco “è cosa buona e giusta”… ovviamente, se lo fa l’università!…
    Niko

  5. Al 31 dicembre 2008:
    1066 docenti; 1296 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).
    Al 31 dicembre 2014:
    872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).
    Al 31 dicembre 2020:
    589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici (compresi i Cel).

    Rifletto ancora su questi dati, che mi paiono agghiaccianti: rendono già stantii gli ordinamenti al varo nel prossimo A.A. e costituiscono ragione sufficiente (checché ne dica il Censis) per molti studenti, per fuggire da Siena. A parte la palese assurdità, unica in Italia e nel mondo di espellere docenti, pur mantenendo un numero di amministrativi pari al doppio, ossia due amministrativi per ogni docente; a parte la massiccia decimazione di giovani leve, sperando che una rinascita dell’università e della ricerca provengano dall’operosità di molti vecchi bacucchi assenteisti oramai pensionati di fatto. A parte tutto ciò, il dimezzamento del numero di docenti vuol dire chiudere bottega, non solo per quei corsi di laurea che già sono con l’acqua alla gola. Non credo infatti che qualcuno trarrà giovamento da un ridimensionamento drastico dell’ateneo senese e dal presumibile dimezzamento anche del numero di studenti. Il disegno, a livello nazionale, è quello di ridurre molti atenei di provincia a scuolette dedite allo spaccio di lauree brevi o dequalificate, concentrando specializzazioni e ricerca in alcuni atenei autoproclamatisi “eccellenti” da sé, com’è d’uso in questo paese. Vorrei capire se le nostre autorità accademiche sono consapevoli dei rischi di questo disegno, oppure se lavorano per il re di Prussia (e per la propria pensione).

  6. Stavrogin: «Rifletto ancora su questi dati, che mi paiono agghiaccianti: rendono già stantii gli ordinamenti al varo nel prossimo A.A. e costituiscono ragione sufficiente (checché ne dica il Censis) per molti studenti, per fuggire da Siena.»

    E perché mai? Siamo nel 2009 e i dati dicono che fino al 2014 (quando chi si iscrive ora avrà finito la triennale) il numero dei docenti non cambierà di molto (ok, bisognerebbe vedere i singoli insegnamenti, ma questo è un altro discorso su cui a lungo mi sono dilungato). Tempo per ricambiare gli ordinamenti via via ce n’è.
    Insomma, ammesso che uno studente per scegliere l’università controlli il programma dei pensionamenti, da quel punto di vista non vedo motivi di allarme. Se vai indietro nel blog troverai i dati del rapporto docenti/studenti rispetto alle altre università e vedrai che ora in molti casi qui è veramente eccessivo. La qualità dei corsi può (dico, può) rimanere la stessa o anche migliorare anche con un rapporto di docenti/studenti meno esagerato (non è detto che si debba arrivare al 2020 senza assumere!). Purché ci si lavori da subito (il che, ripeto ancora, non mi pare accada).
    Molto meno tranquilli invece a mio avviso si può stare dal punto di vista dei conti, vista la lentezza dei pensionamenti, e dal punto di vista dell’atteggiamento generale nell’affrontare i problemi.
    saluti scettici
    sesto empirico

  7. Errate corrige. Credo di aver confuso nel mio precedente intervento Melandri con Meloni (PDL invece che PD). Che non si pensi che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambi. Insomma mi riferivo alla dolce neosegretaria del Pd, una che “ci crede” (ci credo!).

  8. Paolo, ‘ste donne ti danno alla testa! La Melandri è l’ex-ministra DS, la Melani l’allieva di Ceccuzzi, locale…va bene che fanno inciuci tutti i giorni a Siena almeno, nonostante i proclami verbali, ma una ha vent’anni più dell’altra!

  9. E comunque l’allieva di Ceccuzzi (allieva di che? E Ceccuzzi di cosa potrà mai essere maestro?) si chiama Meloni e non Melani, Elisa Meloni e effettivamente è allieva di cotanto maestro. Anzi, mi viene in mente quale possa la materia che li accomuna in questo rapporto discepolare: l’insulsaggine.
    Un caustico Favi di Montarrenti

  10. «Se vai indietro nel blog troverai i dati del rapporto docenti/studenti rispetto alle altre università e vedrai che ora in molti casi qui è veramente eccessivo.» Sesto Empirico
    Caro Sesto, allora sarebbe il caso di occuparsi di quei casi, senza generalizzare; altrimenti non caveremo un ragno dal buco. Stai a sentire questa simpatica variante sul tema delle statistiche trilussiane, che ho captato alla radio: “ricchi e poveri hanno assegnata una eguale quantità di ghiaccio: i ricchi d’estate, i poveri d’inverno”.

  11. MI ultrarettifico ma non mi scuso con le ministre-minestre e le nostrane “impegnate” neocrocerossine “democratiche”. In questo caso chi dice donna dice danno.

  12. @Stavrogin: «Caro Sesto, allora sarebbe il caso di occuparsi di quei casi, senza generalizzare; altrimenti non caveremo un ragno dal buco.»

    Questo è quello che sto ripetendo da tempo. E l’unico modo ragionevole di farlo mi parrebbe all’interno di una analisi delle necessità e delle opportunità dei vari corsi di laurea.
    Altrimenti il ragno sarà l’unica cosa che caveremo, dal buco.

    saluti scettici
    sesto empirico

  13. Una lunga lettera di Massimo Pedani, fortemente critica sulla vendita del San Niccolò, pubblicata dal “Corriere di Siena” del 5 luglio 2009 con il titolo e sottotitolo seguenti:
    San Niccolò, scippo nel silenzio
    “L’università ha venduto un pezzo di Siena e tutti zitti”

  14. Caro prof. Grasso, cosa vuole – a questo punto – che gli freghi ai senesi della s-vendita del San Niccolò? Babbo Monte gli dà la pappa, il carnascial paliesco li fa divertire… cosa si vuol di più? Il governo “buono” dei “compagni” fa da salvacoscienza… «È un privilegio vivere a Siena» ha lapidariamente chiosato l’Uomo Per Tutte Le Stagioni, il notorio Amerikano dell’Acropoli che peraltro si fregia di andare a braccetto con il solito Omarre. «Per vivere a Siena», ha chiosato Babbo Barzanti, «ci vuole un grado di pazzia». In tal senso forse van lette le vicende paliesche di Capitan Chiocciolino, altro Sor Tentenna, quello che “non si dimette” (dalla Chiocciola, mica dall’Ateneo). «Qui al Comune la gente non si vuol bene»… chiosò invece un segretario dell’Amm.ne Com.le (era una “Eccellenza” nel Paese Mafioso).
    E staim sempre qua, nella città del “Berebennannà”!
    Il Bardo un po’ caustico

  15. I numeri degli amministrativi attuali e le prospettive sono un paradosso. Perchè non promuovere politiche di mobilità in altri enti pubblici? Le connotazioni paradossali di questo strapotere sono oramai una realtà: in biblioteca non si acquistano praticamente più libri da circa un anno, in qualche dipartimento i docenti devono pagarsi il telefono, incluso il canone, con i residui fondi di ricerca, che non verrano quasi più distributi (quindi, tra poco, forse decurtazione da stipendio). Il telefono per gli amministrativi (siano di livello C o dirigenti), ad esempio, chi lo paga? Una revisione del piano di risanamento e una procedura di esubero e ricollocazione del personale non potrebbe aiutarci, almeno, come riequilibrio d’immagine?

  16. Evviva la democrazia….
    a.

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