Un marziano a Siena

stemma_ceramica_tif.jpgCome non pensare al signor Kunt di Ennio Flaiano o a Fric-frac di Federico Confalonieri, leggendo le amenità del Prof. Angelo Riccaboni, presidente della Commissione di Ateneo per la modifica delle Regole di governo, pubblicate dal “QN” del 14 ottobre 2009? Troppe le coincidenze con il racconto di Flaiano (a cominciare dal periodo temporale in cui è ambientato) e con la novella di Confalonieri.

Il 12 ottobre 2009 è stata approvata dal Senato accademico la proposta di revisione dello Statuto dell’Università degli Studi di Siena, così come licenziata dalla Commissione Riccaboni. Nei prossimi giorni ci sarà il pronunciamento dei Consigli di Facoltà, di Dipartimento e del Consiglio studentesco. Entro 30 giorni dalla data del 12 ottobre, il Senato accademico, adotterà la delibera definitiva da inviare al Ministero per l’approvazione.

Il 14 ottobre è cominciato il battage pubblicitario: “le Istituzioni locali nel governo dell’ateneo; è iniziata una nuova era per Siena”. Ma lasciamo la parola al nostro marziano. «Consiglio e Senato oggi svolgono le stesse funzioni. È un bicameralismo che non funziona. In futuro il Senato accademico definirà gli indirizzi strategici su didattica e ricerca, il consiglio si occuperà dei vincoli finanziari. Il CdA sarà anche ridotto da 26 a 10 membri, 5 dei quali esterni. Li sceglieremo d’intesa con gli enti per dimostrare che vogliamo confrontarci con l’esterno. È un modo per collegare le istituzioni all’università. Non ha senso chiamarle solo quando c’è bisogno.»

Il nostro marziano, ovviamente, non sa che tutto questo è già nello Statuto vigente e, inoltre, non è vero che Consiglio e Senato svolgano le stesse funzioni. La novità è la riduzione dei membri del Consiglio d’Amministrazione, con l’aggravante che oggi ci sono 5 membri esterni (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio, Banca MPS) su 26, mentre con il nuovo Statuto saranno 5 su 10 e sarà eliminato anche il rappresentante del Governo. Ritorneremo in seguito su altri aspetti “rivoluzionari” del nuovo Statuto.

39 Risposte

  1. Lo Statuto è palesemente antidemocratico. Poi in effetti comanda il MPS e l’Arcagnolo. Alcuni membri aggiunti esterni pare siano il Jolly, lo Spaventapasseri, il Pinguino… E la Siena che è vantata dal Palazzo come superdemocratica sin dalla media aetas? Si potrebbe dire come disse Welles della Svizzera: “500 anni di democrazia non han prodotto che cioccolata e orologi a cucù”. Qui il palio e i giannizzeri, metti qualche oste amico del sindaco.
    bardo

  2. Questo Riccoboni dovrebbe dimettersi solo per aver scritto quelle bischerate, oltreché aver licenziato quella bozza addirittura come presidente!
    Ma come, gli enti c’erano ancor oggi, lo si sa persino nel capoluogo! Differenziazione funzioni risibile ugualmente. Ha confermato che le riforme non possono venire dall’interno, e soprattutto da chi, come lui, è sempre stato assenziente negli anni passati.
    Ma la cosa più grave è che qualche pensante c’è nella commissione a giudicare dall’elenco fornito (grazie, prof. Grasso!): come hanno fatto ad approvare quella bozza? Finché si tratta di gente di regime, come alcuni presenti oggi anche in CdA non c’è da meravigliarsi, passi; ma altri hanno fama di liberi pensatori… brutta storia. Non hanno capito che sono alla frutta. Mi hanno ricordato – facendo le debite proporzioni – la Chiesa alla vigilia della Riforma protestante: i cardinali ecc. da un progetto di riforma all’altra passavano. Esattamente come l’Università di oggi. Impressionante, non Vi pare?
    Torno in cantina dal mio padrone!

  3. Gentili Colleghe e Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Rappresentanti
    degli Studenti,

    intervengo con questo mio comunicato per informarvi che oggi, alle ore 12, si è tenuta una seduta del Senato accademico, convocato ad horas.
    Ho inteso riunire i Senatori per aggiornarli sull’esito degli incontri che, coadiuvato dal Direttore amministrativo, dai suoi collaboratori e dal Delegato al Bilancio, programmazione economica e controllo di gestione, ho avuto a Roma presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze al fine di ottenere l’autorizzazione a stipulare il contratto di finanziamento con la Banca Monte dei Paschi di Siena. Inoltre, ho esplicitato al Senato accademico tutto il mio dispiacere e rincrescimento per la pubblicazione oggi su un quotidiano cittadino della Relazione della Commissione per la stesura di un Piano strategico.
    L’analisi di tale Relazione era all’ordine del giorno della seduta del Senato accademico del 12 ottobre. In quella sede, su invito del ProRettore che presiedeva l’incontro, dal momento che mi trovavo a Roma presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Senato ha concordemente stabilito di rinviare l’analisi e la discussione sulla suddetta Relazione a una seduta straordinaria da tenersi lunedì prossimo, 19 ottobre, alle ore 9 in modo che io potessi essere presente. L’episodio odierno è particolarmente grave non perché abbia svelato il contenuto della Relazione su cui si dibatterà lunedì in Senato, ma per il fatto che un documento non ancora discusso in un Organo di Ateneo – e che comunque, come il Senato stamani ha confermato, non è un atto di sfiducia nei miei confronti – sia stato integralmente pubblicato su un quotidiano. La cosa è ancora più grave perché accade in un momento in cui siamo impegnati in un dialogo costante con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per ottenere la possibilità di una linea di credito da parte della Banca Monte dei Paschi di Siena. E soprattutto è assai grave perché questo intervento sulla stampa non aggiunge nulla alla conoscenza da parte dei cittadini e dei lavoratori sulla situazione dell’Università ma contribuisce a gettare discredito sulla nostra Istituzione in un momento delicato come è quello che stiamo vivendo, momento in cui, tra l’altro, sono ancora aperte le immatricolazioni.
    A tal proposito, colgo l’occasione per informarvi che le immatricolazioni stanno andando bene e che a oggi il decremento rispetto allo scorso anno è contenuto.
    Cordiali saluti.

    Il Rettore
    Silvano Focardi

  4. Da una commissione di così alto livello che, con il nuovo Statuto, ci consegna in toto alle istituzioni locali (rappresentate in CdA più degli studenti) ci saremmo aspettati di più. Alla faccia dei ridondanti discorsi che abbiamo ascoltato anche durante l’incontro del Corpo Accademico allargato, in cui si parlava di aulica priorità di docenza e studenti… ci chiediamo dove siano finiti quest’ultimi, visto che la loro rappresentanza è ridotta ad una sola unità? Non li riteniamo degni di avere almeno un’adeguata rappresentanza? Se questo elaborato è il biglietto da visita del nuovo che vuole arrivare, fermiamolo!!! e teniamoci il vecchio, almeno è un male che conosciamo e con cui abbiamo imparato a convivere. Dobbiamo sempre ricordare che l’Università ha la sua ragion d’essere per fare didattica e ricerca e vive dell’ossigeno che portano gli studenti con la loro presenza… speriamo sempre più numerosa… visto il periodo di apnea che stiamo attraversando e che non durerà poco, purtroppo.
    Finalmente vediamo due rappresentanti del personale tecnico-amministrativo in Senato mentre in CdA i rappresentanti del personale spariscono per lasciare il posto ad un garante? Grazie. Ci saremo, in Senato, dove si prenderanno le decisioni politiche ma se queste potranno essere realizzate o rimarranno nel cassetto del mondo dei sogni lo deciderà il CdA, che dipenderà direttamente dal Senato, visto che i membri di quest’ultimo non saranno eletti ma designati. Quanto potere avrà realmente il CdA? Chi sarà il garante del personale tecnico-amministrativo? Perché nominare i membri del CdA e non eleggerli, magari liberi da ogni legame sindacale?
    Vorrei ricordare che l’Università, nella sua autonomia, ha come referente il Ministero e non le istituzioni del territorio… Non si saranno montati un po’ la testa con il tavolo interistituzionale che, con un anno di incontri, è arrivato a proporre la fantastica ciambella di salvataggio dei 160 posti INPS.? Mamma ci ha fatto studiare per finire passapratiche alla Fantozzi.
    Che risultatone! Ora gli enti locali li abbiamo tutti in CdA, meno il rappresentante del governo. Ma non avevamo tanta paura del commissario? E questo non è un commissariamento da parte delle istituzioni locali?

  5. Nel comunicato Rettorale si usa troppo spesso la parola grave per la reprimenda alla commissione strategica… Non perdiamo di vista… che grave è l’assenza di risorse… i debiti infiniti… Forse Tremonti nicchia o nega o ha già negato la firma per le critiche della commissione di Ateneo??
    Nel comunicato sarebbe stato utile sapere come si pagheranno gli stipendi di ottobre, novembre, dicembre ’09, gennaio 2010 ecc… 2011, 2012 ecc..
    Come e con cosa si compreranno i libri, le riviste, gli strumenti minimi per la didattica (ricerca è sperare troppo…) es. computer, cancelleria ecc… carta A4…
    Questo la comunità dei lavoratori di ogni ordine e grado vuole sapere… Ed è grave che non si dica e si perda tempo ad horas per chiacchiere!!
    Un suggerimento: se si sente tanto offeso, il Magnifico… potrebbe chiedere un risarcimento per danno all’immagine dell’Ateneo!!

  6. Sì, certo, io – se non fossi con la valigia pronta per lasciarVi – mi sarei preoccupato di più dell’unanimità sulla bozza per la governance. Che pena, rettore! Bella gente hai o ti sei messo intorno con l’acquiescenza di tutti: sia bene inteso; ad futuram rei memoriam.
    Il Vostro desolato Archie

  7. Si dice che le immatricolazioni sono migliori dei pronostici, ma quali sono i numeri delle matricole, ormai a corsi iniziati? Nelle sedi decentrate (corsi triennali e specialistici) quante matricole ci sono, ad oggi? Evitando il doppio computo delle matricole: sedi decentrate + sedi centrali, per favore.
    I corsi di laurea in lingua straniera (credo inglese), quante matricole/iscritti hanno raggiunto?
    Grazie per le risposte

  8. L’Unione degli universitari (UdU) contro il nuovo Statuto

    «Gravissimo sintomo di una sintonia con i vertici dell’Ateneo che si dimostra così ancora una volta incapace di difendere anche i più elementari diritti degli studenti, che verranno lesi in varie maniere dal nuovo Statuto. Si riduce per esempio la rappresentanza in CdA da 5 a 1 studente, con la sua elezione indiretta attraverso il Consiglio studentesco. Ciò causa, prima di tutto, una minore legittimità del rappresentante per via dell’eliminazione dell’elezione diretta, nonché una gravissima compressione delle capacità degli studenti universitari di esprimersi in merito a qualunque questione affrontata in CdA, dal regolamento tasse al finanziamento delle attività studentesche. Inoltre attraverso il meccanismo di nomina rettoriale del CdA vengono eliminate anche le rappresentanze dei lavoratori sostituite da un garante, nominato appunto dal rettore. Il Senato accademico diventerà una sorta di “Senato delle rappresentanze”, un organo elefantiaco e sostanzialmente incapace di fornire quelle indicazioni strategiche necessarie alla guida dell’Ateneo. Lo Statuto rappresenta un attacco alla natura pubblica del nostro Ateneo, inaccettabile
    da parte degli studenti che si riservano di mettere in atto ogni possibile azione per bloccare il percorso di riforma della governance nelle Facoltà e negli organi».

  9. Giusto! Ma i colleghi docenti dove sono? Hanno paura del loro preside? Non c’è neppure da dividersi cattedre o posti di ricercatore, mi pare… Un po’ di coraggio non guasterebbe, soprattutto quando si voterà. L’unanimità del Senato è stata vergognosa e soprattutto i giuristi hanno fatto una figuraccia: come si fa a cascare in un tranello del genere? Fortunatamente oggi tutti si sbracciano per salvare la Costitutizone. Non è semplicemente scandaloso?
    Coraggio, quindi, quando si tratterà di votare! È un momento costituente e 2+2 rischia di non fare 4…
    Archie

  10. Lo Statuto non mi sembra così scandaloso. Sono le persone che poi lo mettono in pratica il problema.
    Se una persona leggesse il vecchio Statuto direbbe: è perfetto! Tutti sono rappresentati, nel CdA ci sono tutti e tutti possono dire la propria, così nel Senato. Eppure, guarda dove ci troviamo…
    E poi ci si radicalizza su posizioni pseudo-sindacali nel demonizzare il nuovo e magari difendere il vecchio; meglio lasciare tutto com’è.
    Mi sembra questa la deriva degli studenti e di molti commentatori di questo blog.

  11. No!? Semplicemente non dà quello che promette, anzi peggiora con una specie di presidenzialismo zoppo: rettore non rieleggibile, dir. amm.vo che non dipende più da lui, studenti inesistenti, il ridicolo ‘garante’… vergognoso! Altroché demonizzare il nuovo, ci si deve difendere dalle furberie: la politica (=PD) s’impadronirà, anche più di quanto non fa già oggi, dell’Università, e così saranno privilegiati gli amici degli amici anche più di quanto s’è fatto finora.
    Complimenti, bartlindon, spero che tu sia uno dei giuristi che l’hanno prima redatto e poi approvato. Che vergogna!
    Archie

  12. Il controllo politico del CdA sarà totale, come ben evidenziato nel post di archimede 20 ottobre 2009 alle 00:31. Il controllo è univoco e senza reciprocità: da enti locali territoriali all’università, ma nessun rappresentante dell’università si aggiunge alla governance di questi enti!

  13. …posso capire la Regione, ma il Comune e la Provincia… qualcuno mi può chiarire cosa daranno concretamente in cambio? Io spero comunque che non continui la vecchia pratica del mondo politico di catapultare all’università il proprio personale in guisa di rottamazione e di gonfiare in modo innaturale l’amministrazione in nome di una mai appagata sete di consenso popolare. Per passare ad altro, leggo il comunicato del Magnifico in cui si annunciano i prepensionamenti dei docenti: «così si libereranno risorse», dice, e forse qualche spicciolo (forse) verrà devoluto in un futuro nebuloso alla stabilizzazione di qualche ricercatore. «Questa soluzione – afferma il Magnifico – garantisce, oltre a un considerevole risparmio economico per l’Ateneo, anche la possibilità per le Facoltà di continuare a beneficiare dell’attività didattica e di ricerca dei suddetti docenti.»
    Allora, scusate se ribadisco in modo monomaniacale quale, secondo me, è il timore, ossia quello suscitato dalla probabilità che la fuoriuscita di un consistente numero di docenti, in diversi corsi di laurea di quelli sopravvissuti alla mattanza, crei problemi con i famosi “requisiti minimi” di numerosità del fu Mussi, in procinto peraltro di essere drasticamente alzati dalla ministra Gelmini: di quale attività didattica dovrebbero “beneficiare” gli studenti se spariscono i corsi di laurea? Una parola rassicurante, o almeno una parola di chiarezza rispetto a questo, sarebbe auspicabile. Cosa resterà di questo ateneo in decadenza (di questa città in piena decadenza) se oltre ai trentaquattro corsi di laurea già soppressi, ne spariscono ancora altri? Cosa si intende valorizzare e cosa si intende sopprimere? C’è un progetto, un disegno, o almeno un’idea? Prima che studenti, ricercatori e docenti, se possono, fuggano da Siena come dalla peste, sarà forse il caso di chiarirlo. In che rapporto si porrà un ateneo così fumoso e indebolito – vaso di coccio fra vasi di ferro -, rispetto agli altri atenei toscani, ora che si va verso una maggiore “regionalizzazione” dell’università?

  14. Sul prepensionamento e sulla chiusura dei corsi: il timore “monomaniacale” di stavrogin mi sembra quantomeno esagerato.
    Chi decide di andare in pensione può restare ad insegnare con un contratto di insegnamento (peraltro direi ben pagato: 25000 euro il primo anno, 30000 il secondo, 35000 il terzo 40000 il quarto e 45000 il quinto… a paragone con i contratti gratuiti elargiti per coprire molti altri corsi).
    Inoltre, come ho già detto in un altro post, si tratta di incentivi: chi ha “il senso della misura” e ritiene che la sua presenza sia essenziale per il bene del Dipartimento e dell’Università, rinuncia all’opportunità. Punto.
    Invece, di quanto detto dal Rettore mi preoccupa la seguente frase: «L’obiettivo che ci poniamo è quello di un effettivo risparmio, […] senza tralasciare la possibilità – qualora tale proposta incontri un buon consenso – di destinare una parte dei fondi risparmiati a progetti per i giovani ricercatori.» Cosa si intende per progetti per i giovani ricercatori? Si riconosce che i ‘giovani ricercatori’ saranno (dovrebbero essere) il propulsore per la rinascita di questo Ateneo? Si intende usare questi fondi per un effettivo e reale reclutamento o per continuare a offrire incertezza ai ‘giovani ricercatori’? Sarà una questione puramente linguistica, ma sentire parlare di “progetti”, dopo quando lo stesso Tremonti elogia il posto fisso, mi fa scendere un brivido lungo la schiena.

  15. Si parla tanto del comunicato del Magnifico… vediamolo:

    Gentili Colleghe e Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Studentesse e
    Studenti,

    al termine di una giornata particolarmente importante per le decisioni che gli Organi di Ateneo hanno assunto, desidero informarvi sulle questioni principali che sono state trattate.

    Nella prima parte della mattina si è tenuta una riunione del Senato accademico nel corso della quale è stata presentata la Relazione della Commissione per la stesura di un Piano strategico. Sui contenuti di tale Relazione abbiamo avuto un confronto vivace nel corso del quale ho fornito i chiarimenti richiesti. Quindi il Senato accademico ha preso atto della Relazione e ne ha approvato la parte relativa alle linee politiche e culturali che dovranno caratterizzare la nostra Università nei prossimi 5 anni: potenziamento dei meccanismi di programmazione strategica volti a valorizzare la qualità; utilizzo di rigorosi meccanismi di valutazione ai fini dell’allocazione delle risorse finanziarie e di personale; ripresa del ruolo dell’Università di elemento di sviluppo economico, tecnologico e sociale della Toscana del Sud; impegno sempre maggiore ad acquisire risorse dall’esterno; razionalizzazione dei dipartimenti; promozione di una programmazione concordata tra gli Atenei della Regione sulla ricerca e la didattica. Ho inoltre rassicurato tutti sul regolare pagamento degli stipendi, smentendo così alcune notizie apparse nei giorni scorsi sui quotidiani.

    Nella seconda parte della mattina si è poi tenuta la riunione congiunta di Senato e Consiglio di amministrazione, nel corso della quale è stato presentato il Regolamento per l’incentivazione del pensionamento volontario
    anticipato dei professori di prima e seconda fascia.
    Su tale documento il
    Senato ha espresso parere favorevole e il Consiglio di amministrazione l’ha approvato all’unanimità. In particolare tale Regolamento prevede che i professori che abbiano raggiunto il requisito di età per la pensione di vecchiaia e maturati 40
    anni di anzianità contributiva possano optare per il prepensionamento. In questo caso la Commissione tecnica appositamente costituita ha previsto per i docenti prepensionati un incentivo rappresentato da un contratto di insegnamento. Questa soluzione – della quale è stata valutata e verificata la congruità rispetto a quanto stabilito dal Piano di risanamento dell’Ateneo – garantisce, oltre a un considerevole risparmio economico per l’Ateneo, anche la possibilità per le Facoltà di continuare a beneficiare dell’attività didattica e di ricerca dei suddetti docenti. Per tale contratto ciascun docente percepirà un corrispettivo lordo costituito dalla somma:
    – del differenziale annuo tra la retribuzione fissa, al netto delle ritenute previdenziali ed assicurative e delle indennità assistenziali, percepita dal professore all’atto della cessazione, e la pensione;
    – di un importo annuo di 25.000 euro (somma parametrata sul compenso per le supplenze stabilito dall’art. 114 D.P.R. 11 luglio 1980 n. 382), incrementato di 5.000 euro per ogni anno di rinnovo, quale compenso forfettario per la minore somma percepita a titolo di indennità di fine servizio.

    Tale soluzione, che per l’anno 2010 potrebbe interessare 92 professori, porterebbe all’Ateneo un risparmio dei 2/3 del costo complessivo della remunerazione lorda dei docenti (si calcola un risparmio medio di 90.000 euro l’anno per docente), contribuendo a un progressivo rientro nei parametri del 90% del rapporto tra costi del personale e Fondo di
    Finanziamento Ordinario.

    Inoltre, è previsto che il docente, all’atto della stipula del contratto, possa chiedere di ridurre, a partire da un minimo di 5.000 euro, l’importo a lui spettante, mettendo tale somma a disposizione del fondo per spese di ricerca del Dipartimento cui afferiva.

    Il Regolamento è stato approvato dal Consiglio in un clima disteso e positivo, riconoscendone a pieno la strategicità nel processo di risanamento dell’Ateneo. L’obiettivo che ci poniamo è quello di un effettivo risparmio, continuando ad avvalerci del sapere, della professionalità e dell’esperienza di questi docenti, senza tralasciare la possibilità – qualora tale proposta incontri un buon consenso – di destinare una parte dei fondi risparmiati a progetti per i giovani ricercatori.

    Sempre nell’ottica del risanamento della nostra Università va letta la delibera Consiglio di amministrazione nel pomeriggio di oggi di aggiudicare in via definitiva la procedura ristretta per il conferimento di mandato irrevocabile con rappresentanza e a titolo gratuito alla vendita di beni immobili non strumentali proprietà della nostra Università in favore della Società Antoitalia Networking srl, con sede legale in Milano, via Fatebenefratelli 19, e di autorizzare il Rettore e il Direttore amministrativo a procedere alla stipula del relativo contratto di mandato previa acquisizione del parere assertivo di conformità espresso dai competenti Ministeri (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e Ministero dell’economia e delle finanze) che attesti la fattibilità e la coerenza con la normativa vigente dell’operazione di finanziamento da parte della Banca Monte dei Paschi Spa di Siena, condizione cui è subordinata l’efficacia della presente delibera.

    È questo un passo importante che abbiamo compiuto facendo fronte alle richieste contenute nella proposta della Banca Monte dei Paschi di Siena, che si è impegnata a dar seguito alla nostra istanza di una linea di credito. A tal fine sto adoperandomi con serenità ma al contempo con grande risolutezza per ottenere dal Ministero dell’economia e delle finanze il nulla osta a stipulare il contratto di finanziamento con la Banca Monte dei Paschi di Siena. Sono fiducioso che anche quest’ultimo atto possa formalizzarsi in tempi brevi così da permetterci finalmente di imboccare quella strada del rilancio dell’Università, per il quale stiamo lavorando da mesi.

    Infine, il Consiglio di amministrazione, a seguito di un articolato dibattito richiesto dalla complessità dell’argomento, ha condiviso e approvato il nuovo modello organizzativo dei servizi amministrativi, proposto dai professori Giuseppe Catturi e Giovanni Minnucci e dal Direttore amministrativo. L’impianto organizzativo prevede un contenimento del numero dei livelli gerarchici e una riduzione delle posizioni dirigenziali (sono 5 i dipartimenti amministrativi previsti: Dipartimento amministrativo servizi agli studenti e didattica, Dipartimento amministrativo per la ricerca e le relazioni internazionali, Dipartimento amministrativo risorse finanziarie, Dipartimento amministrativo risorse umane, Dipartimento amministrativo
    risorse economiche, patrimoniali e tecniche per l’edilizia), la definizione di unità organizzative relativamente autonome, il decentramento operativo e strategico, meccanismi di coordinamento, strumenti di sostegno alla motivazione dei lavoratori.
    Gli obiettivi di tale modello vanno verso una organizzazione snella e funzionale, con un forte orientamento all’utenza, un’attenzione particolare ai risultati e alla qualità dei servizi e al miglioramento delle performance. Il nuovo impianto produrrà dunque un accorpamento di alcuni servizi, una razionalizzazione dell’amministrazione e un abbassamento dei costi complessivi per il personale. Il Direttore amministrativo Emilio Miccolis ha espresso ampia soddisfazione per la condivisione e la fiducia mostrate dai Consiglieri di amministrazione nei confronti di tale modello. Nei prossimi giorni il Direttore amministrativo incontrerà le Organizzazioni sindacali per presentare il nuovo impianto organizzativo al fine dell’adozione degli ulteriori necessari adempimenti.

    Concludo nel rinnovare la mia fiducia in tutto il personale docente e tecnico amministrativo dell’Ateneo per realizzare quanto gli Organi di Ateneo hanno deliberato, in vista di una nuova e positiva stagione della nostra Università.

    Il Rettore
    Silvano Focardi

  16. il mitico Silvano… rinnovasse mai la fiducia e ringraziasse mai lo stuolo di precari che reggono almeno il 50% della baracca dove lui e gli altri signori magnano…

  17. «Sul prepensionamento e sulla chiusura dei corsi: il timore “monomaniacale” di stavrogin mi sembra quantomeno esagerato. Chi decide di andare in pensione può restare ad insegnare con un contratto di insegnamento (peraltro direi ben pagato: 25000 euro il primo anno, 30000 il secondo, 35000 il terzo 40000 il quarto e 45000 il quinto… a paragone con i contratti gratuiti elargiti per coprire molti altri corsi).» Antonio
    —————-
    Spero che tu abbia ragione, anche se il commento che aggiungi mi pare c’entri abbastanza poco: uno potrà anche rientrare con contratto, ma ai fini del conteggio dei minimi, non conterà più, giacché a quanto ne so i docenti a contratto ne sono esclusi; pertanto rimane il sospetto di cui al mio precedente messaggio.

    P.S. Il raffronto fra lo stipendio di questi “contrattisti” (35.000 euro all’anno) rispetto allo stipendio dei normali contrattisti che svolgono lo stesso esatto compito (3.000 euro all’anno) è comunque raccapricciante.

  18. Ammetto che la questione dei punti organico necessari per aprire i corsi resta aperto. In teoria i contrattisti contano, ma in negativo (ovvero vanno al denominatore del rapporto docenti ruolo/docenti totali su cui è calcolato il minimo).
    Su questo aspetto bisognerebbe capire se la commissione prepensionamenti ha fatto uno studio degli effetti e ha avanzato una proposta.

  19. «Su questo aspetto bisognerebbe capire se la commissione prepensionamenti ha fatto uno studio degli effetti e ha avanzato una proposta.»
    Antonio
    ……………….
    Ma i docenti che vengono prepensionati e poi riassunti a contratto, contano o no ai fini del calcolo dei “requisiti minimi”? Io ho il sospetto di no; la legge attuale dice che occorrono 12 docenti stabilizzati per una triennale e altri 8 (diversi) per una magistrale, che verosimilmente diventeranno di più, e si saprà quanti non appena la ministra ci informerà delle sue decisioni. Ma può darsi che mi sbagli: in ogni caso non mi pare un aspetto trascurabile!

  20. P.S. Ma anche “25000 euro il primo anno, 30000 il secondo, 35000 il terzo 40000 il quarto e 45000 il quinto… ” non è un mezzo scandalo? A questo punto tanto varrebbe assumere qualche ricercatore; almeno l’operazione avrebbe un senso.

  21. Infatti non è assolutamente trascurabile….
    E la soluzione che mi viene in mente, che salverebbe capra e cavoli, è la seguente:
    contestualmente alla richiesta di (pre)pensionamento si indice un concorso per una nuova posizione per lo stesso SSD e nell’ambito della facoltà del docente che esce dal ruolo. In questo modo i requisiti minimi si salvano e le competenze didattiche non vanno perdute.

  22. Gli squallidi personaggi che circolano per le strade, proff universitari, “dottori” e “dottoresse” infilati in enti “culturali”, non varrebbero un fico secco senza l’appoggio delle Mafie-Partito. Sono come i giannizzeri del 4l Tiranno di Siena, come i gerarchi del duce e i poliziotti di Beria. Queste cacche debbono avere il potere, grazie anche ai partiti di “sinistra”. Focardi ora taglia i corsi e i proff. Ma intanto i mafiosi che erano in cattedra han fatto fortuna.
    Bardo

  23. «Infatti non è assolutamente trascurabile….
    E la soluzione che mi viene in mente, che salverebbe capra e cavoli, è la seguente:
    contestualmente alla richiesta di (pre)pensionamento si indice un concorso per una nuova posizione per lo stesso SSD e nell’ambito della facoltà del docente che esce dal ruolo. In questo modo i requisiti minimi si salvano e le competenze didattiche non vanno perdute.»
    Antonio
    ……………………
    Mi pare una cosa sensata e direi anche doverosa: il rischio è infatti che, oltre ai “requisiti minimi” e le “competenze didattiche”, scompaiano anche le competenze scientifiche, e quelle, quando sono perse, non si recuperano in un giorno (sempre che le si voglia recuperare). Insomma, stiamo attenti a “favorire” allegramente l’uscita dei docenti di questo ateneo senza appropriato rimpiazzo, perché è difficile rimettere assieme i cocci di un vaso rotto per farlo ritornare identico a prima (sebbene debba riconoscere che in alcuni casi, un amorevole calcio nel sedere e sostituzione con un giovane aitante, sarebbe legittimamente auspicabile, senza che il livello scientifico ne avesse a soffrire). Ma per finire, a me pare che il punto di vista di chi ha concepito il provvedimento in esame sia quello di coloro che hanno le cattedre moltiplicate per quattro e siano generosamente disposti a rinunciare a due: che in altri casi non vi sia quest’abbondanza, sicché ciò comporterebbe la chiusa tout-court del corso di laurea, pare non destare alcun interesse (“i soliti poveracci, pauper ubique iacet…”) in questa fase di sacrifizi umani. E allora torno al primo punto: chi vuol trucidare chi? Qual’è il disegno di fondo e in quali antri è stato partorito? Non sarebbe giunto il momento di parlare apertamente? Ma tanto se Tremonti non firma, qui arriva il commissario e tutto questo arrabattarsi sarà vano…..

  24. A Stavrogin ed Antonio consiglio, nel caso non lo avessero ancora fatto, la lettura della Nota ministeriale n. 160 del 4 settembre 2009 (Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa nella prospettiva dell’accreditamento dei corsi di studio) e, cosa più importante, del relativo Allegato A (L’offerta formativa effettivamente sostenibile).
    Segnalo anche il Regolamento per l’incentivazione del pensionamento volontario anticipato dei professori di prima e seconda fascia.

  25. Ringrazio il Prof. Grasso per la segnalazione. Trovo oltremodo esilarante (se rapportato alla presente situazione senese) il punto 23 dell’allegato A:

    «(23) Va pertanto ulteriormente sollecitata, anche con misure specifiche, una riprogettazione dei corsi di studio che privilegi la disponibilità, per ciascuno di essi, di una docenza di ruolo più numerosa e qualificata e meglio in grado di assolvere, con piena competenza, tutti i compiti istituzionali richiesti.»

    Lo leggo con malizia (il pessimismo dell’intelligenza, naturalmente “senza nulla a pretendere”…): chi più ha dissipato e reclutato “praeter necessitatem” nei tempi di vacche grasse, adesso verrà addirittura premiato, mentre chi ha usato maggiore parsimonia (o semplicemente, magari per ignavia, è rimasto lontano dalle stanze del potere) rischia grosso. Lo diceva anche mia nonna che i soldi fanno i soldi e la ricchezza nasce dalla ricchezza… e tutti discorsi sull’eccellenza e sulla valutazione? Sfido chiunque a dimostrare che chi ha più docenti ha prodotto una qualità della ricerca migliore. Qualcuno in questo forum ha richiamato la teoria dell’anaciclosi di Polibio: per restare dentro a questo paradigma, se consideriamo solo il numero, stiamo teorizzando l’Aristocrazia o l’Oclocrazia?

  26. Stavrogin, sei grande! Solo un classicista può avere alle spalle questa saggezza… bene, benissimo! Anzi, male perché hai ragione, come ha ragione Antonio, mi pare, che sottolineava lo scandaloso contrasto tra contratti usuali e quelli dei magnifici pensionati… altroché art. 3! Del resto vale solo contro il Berlusca, no?
    2+2, cari amici un salutone da
    archie

  27. Signori miei,
    qui nel capoluogo devo venire a sapere, e non da Voi, che la maggioranza del Consiglio comunale non ha permesso la discussione di una interrogazione sui compensi alla Vostra Università? Informatevi per favore e caricatela. Avete un’informazione da Repubblica delle banane. Altroché trasparenza del PD! Qui traspare solo che siete sotto una bella cappa perdavvero.
    Secondo. Qualcuno ha parlato del documento di programmazione pubblicato localmente, ma per i poveri mortali all’estero, cioè lontani da Badesse, potete caricarlo?
    Servitor Vostro
    Arlecchino

  28. Scrive Arlecchino: «(…) la maggioranza del Consiglio Comunale di Siena non ha permesso la discussione di una interrogazione sui compensi alla Vostra Università. Informatevi per favore e caricatela.»

    Sarebbe molto più facile se i comunicati ci arrivassero dai diretti interessati. Comunque, sono riuscito a trovare l’interrogazione. Eccola:

    I Consiglieri delle Liste Civiche Senesi presentano un’interrogazione su: “Università di Siena – Compensi a Dirigenti”.

    Al Signor Sindaco di Siena
    Premesso che
    • l’Università di Siena, come è noto, è stata ed è tuttora interessata da una grave situazione di carattere economico-finanziario-contabile tanto che lo stesso Rettore è stato indotto a relazionare, come doveroso, la locale Procura della Repubblica e la Corte dei Conti;
    • è stata, tra l’altro, posta in essere una necessitata opera di risanamento che ha coinvolto e coinvolge l’organizzazione, l’organico, il patrimonio immobiliare, i rapporti con il Governo centrale, la Regione, il Monte dei Paschi ed è in essere un tavolo locale interistituzionale con la doverosa presenza del Sindaco;
    • in tale contesto di risanamento si inseriscono di certo i compensi relativi alla cosiddetta retribuzione di risultato ai dirigenti, avuto riguardo alla constatata grave situazione all’attenzione di varie sedi a seconda delle diverse competenze;
    • tale situazione, induce, prima dell’accertamento definitivo delle responsabilità ai vari livelli, ad astenersi da erogare compensi non in sintonia con la situazione verificatisi e quindi in atto non giustificabili:
    • atteso il tempo trascorso senza i doverosi aggiornamenti in Consiglio Comunale e attesa l’esigenza di conoscere notizie anche su posizioni e determinazioni di certo non coperte da alcuna riservatezza riferendosi ad aspetti amministrativi;
    chiedono di conoscere:
    • aggiornate notizie circa la situazione in atto e in prospettiva della nota situazione dell’Università di Siena;
    • se siano state erogate retribuzioni di risultato ai dirigenti per il 2008 e, in caso affermativo, quante e per quale spesa complessiva lorda;
    • il numero dei dirigenti che hanno lasciato l’Università nel 2008 e, in caso affermativo, se siano state in quell’occasione attribuite qualifiche superiori a quelle ricoperte ed anche al vertice come ad esempio di prima fascia.

  29. Ma al CdA dell’Università gliel’hanno chiesto? Le liste civiche…. che vanno a fare le moraliste in consiglio comunale e intanto fanno carriera all’Università (primi della lista per i prossimi nomi da dirigenti, dopo aver brigato per anni e anni, con questo e con il precedente rettore), proprio in questi tempi difficili.

  30. Per noi che lavoriamo sui numeri qui delle due l’una:
    – o Rif. e sinistra e libertà non ne ha saputo niente, e ora che lo sanno (un Iantorno lo legge eccome questo blog!) intervengono pubblicamente a deprecare la maggioranza (?) che ha escluso l’ammissibilità dell’interrogazione, o
    – Rif. e Sinistra e libertà sono stati conniventi. E allora è veramente grave!
    Pregasi precisare: non è senza importanza per chi ha occasione di simpatizzare con gli uni o con gli altri – molti dopo la deriva caotica del PD in genere e ‘tirannica-cementizia’ del PD locale.
    Archie

  31. Occorrerebbe – oltre al suesposto dibattito – azzerare pressoché tutte le cariche pubbliche, spec. quelle in enti cosiddetti culturali. Non ci fanno impressionare i teorici della sodomizzazione e pedofilia a “sinistra”, con fogli finanziati dallo stato e che non han titolo per parlare di rinnovamento istituzionale. Ci paiono poco all'”Aperto” poi certi baroni che han messo il vinavil nelle pltrone e che seguono i “direttori libertari” e i cadaveri della “sinistra”. Azzerare le cariche e sottoporle a vigilanza stretta popolare. Ci son comitati fantasma e professori fantasma. Si addita Mastella ma anche qui il potere si è mastellizzato. Nicchie di corruzione, ecc. Il buco si, quello si che è “aperto”…
    Gelmini dice qualità e valorizzazione… che i bilanci in rosso saran penalizzati (atenei) e che i proff. finalmente dovran lavorare almeno 1500 ore annue (quanto fa al mese?). Ci credo poco che si realizzi una razionalità non punitiva per chi “è bravo”. In Italia un ex CGIL ex Craxiano come l’attuale socialista forzitalista Brunetta dice che ci sono i fannulloni e dà ragione alla Marcegaglia sul posto fisso-mobilità. Nessuno dice che i confindustriali prendono denari dallo stato e dalle banche e che sono – molti – dei parassiti, sia pure imprenditoriali.
    Così i prof baroni e il loro malcostume getta ombre sui prof bravi e che magari non hanno il culo coperto da Pdl-Pd!
    Au revoire
    Bardus

  32. ‘Sto Andrea con chi ce l’ha, lo dica chiaramente! Ascheri è stato costretto ad andare a Roma per respirare! A me sembra scandalosa ‘sta storia. Speriamo che venga fuori per bene su “ZOOM”, l’ultimo dei samurai, com’è stato battezzato dal Manni il Bisi è difficile che riporti la notizia. Capito, Arlecchino, perché è più facile trovare le notizie sull’Unità o la Repubblica di Firenze?
    S’è capito invece che il Corriere della Sera ha ormai sposato con i due riti il MPS. Avrà i suoi buoni motivi, vero dott. Ermini, professore a Scienze politiche, oltreché direttore del Corriere Fiorentino?
    Archie

  33. Ce l’avete un cuore?

    Ti ho incontrato vecchio, mio vecchio professore: forse dicevi poco, ma affabulavi molto. Con la tua aura di rivoluzionario autonomo (ma de che??) fascinavi i perdigiorno rivoluzionari fiji de…papà, e invidiavo un poco le nobilotte e borghesotte che ti accompagnavano nei fumosi locali presso Romana. La tua parola era verbo, altro che il Verbo di Mao… Io invece ero smilzo e biondino e ti scorgevo muovere le labbra…e mi accompagnavano non fiche lesbo-libertarie ecc. ma matti e poveracci, poi qualche pollo di Lettere con “La Repubblica” in tasca…
    Ti ritrovai a un concorso e tu mi dicesti che passerà quel tale perché pubblica con delle popò di case editrici…
    Ti ho detto che pubblicherò con tasche mie, per non farmi mangiare da avvoltoi delle fascistiche case editrici italiane.
    Mi sarei però atteso qualcosa sul buco, su come versa l’università, sulle “grandi speranze” (dickensiane) del tempo che fu…Avevi fretta, diamo colpa alla pioggia.
    “Bedenkt das Dunkel und die grosse Kàlte in diesem Tale das von Jammer schalt” (Brecht)
    Bardo

  34. Scrive Remo Tessitore in un suo commento: «È uno Statuto fatto da professori vicini (se non iscritti) ad un partito per consegnare il controllo dell’Università di Siena a quel partito.»

    È difficile non condividere quanto dichiarato da Tessitore, dal momento che il nuovo Statuto prevede che ben 4 componenti del CdA su 10 siano nominati dal Rettore d’intesa con il Presidente della RegioneToscana, con il Sindaco di Siena, con il Presidente della Provincia e con i Presidenti della Fondazione MPS e Banca MPS. Fortunatamente, il Consiglio dei Ministri di oggi approverà un DDL che pone alcuni paletti sulla composizione del CdA. Sarà sufficiente per bloccare il disegno che prevede la consegna dell’Università di Siena (la prima ed unica nel panorama nazionale) ad un partito?

    Ecco l’art. 2, comma 2, lettera g del DDL che approverà oggi il Consiglio dei Ministri:
    «Composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici componenti, inclusi il rettore componente di diritto ed una rappresentanza elettiva degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti secondo modalità previste dallo statuto, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello; non appartenenza di almeno il quaranta per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell’incarico; elezione del presidente del consiglio di amministrazione tra i componenti dello stesso; nomina del presidente designato con decreto del Presidente della Repubblica.»

  35. Chi è dotato d’un naturale senso d’appartenenza o almen d’un soffio di spirito indipendente o, se si fosse a corto di ciò, di un guizzo d’amor proprio e di attaccamento ad una identità, indignata per i disastri morali e materiali prodotti da una genìa di governanti che meriterebbero d’essere cacciati a calci nel sedere, oltre che puniti e obbligati a restituire quanto sottratto e sperperato per anni, s’unisca a noi per cader nel guano ma combattendo!

  36. Puoi, infatti, avere il massimo dei carati ma non avrai mai – se non temporaneamente – oro puro. Occorre giocoforza una lega. E una tempra! Qui finisce che dovrem cantare “Come Leonida saprò morir”… Mbè, combatteremo all’ombra!
    Coraggio amice, … “Dalle piccole cose nascono le grandi”…, …o no??
    Certo che la situazione è paradossale, kafkiana… Ma si vive in Italy dove, come dice D’Ambrosio, ex procuratore, gli inquisiti finiscono per inquisire…
    Bardo

  37. Leggo di questa interessante prospettiva:
    «In particolare per il professori e i ricercatori la legge potrà prevedere la mobilità coatta, anche se accompagnata da incentivi finanziari (art. 3 comma 5).»

    Mobilità “coatta”? Io, visto che non ho commesso crimini gravi, apprezzerei (in guisa di incentivo) di essere deportato in una località di mare, come per esempio Ponza.

  38. Ecco sull’argomento un comunicato della rappresentante della sezione universitaria del Blocco studentesco di Siena.

    Francesca Focarelli. Le recenti modifiche allo statuto hanno realizzato anche in ambito universitario ciò che ormai nell’organizzazione cittadina è un dato di fatto da anni: calo drastico della partecipazione interna ed accentramento di poteri attorno ad una casta inamovibile. Con l’eliminazione delle rappresentanze del personale tecnico-amministrativo, la riduzione a meno della metà dei membri (da 26 a 10) e ad uno solo la rappresentanza studentesca, si tenta di passare di fatto al controllo totale dell’Università degli Studi di Siena da parte dei potentati cittadini e al Mps. Non era la sinistra fortemente contraria alla trasformazione delle università in Fondazioni? Non si era fatta paladina delle lotte contro il ministro Gelmini? L’incoerenza pare continuare ad essere il pane della politica. Le università, la senese compresa, hanno la loro ragion d’essere nella didattica e nella ricerca e vivono del costante apporto della gioventù studentesca. L’eliminazione dell’elemento partecipativo, sia degli studenti che dei lavoratori, a beneficio di un ateneo in cui il Rettore sarà padre padrone con il supporto condizionante delle istituzioni locali, va nella direzione della trasformazione dell’Università in un diplomificio a solo uso e consumo della Banca. Senza contare la svendita di importanti settori medico-ospedalieri alla Regione. Tutto ciò è inaccettabile. Confidando quindi nel rigetto delle modifiche statutarie da parte del ministro Gelmini, non attenderemo con le mani in mano ed agiremo per un’Università libera, pubblica ed indipendente.

  39. «Con l’eliminazione delle rappresentanze del personale tecnico-amministrativo, la riduzione a meno della metà dei membri (da 26 a 10) e ad uno solo la rappresentanza studentesca, si tenta di passare di fatto al controllo totale dell’Università degli Studi di Siena da parte dei potentati cittadini e al Mps. Non era la sinistra fortemente contraria alla trasformazione delle università in Fondazioni? Non si era fatta paladina delle lotte contro il ministro Gelmini?» Blocco
    …………….
    Vabbè, ma anche questi non è che possono fare da “gnorri”: la configurazione dei nuovi CdA l’ha delineata l’attuale Ministra, dunque è roba loro.

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