Università di Siena: ridurre il disavanzo strutturale si può, ne è convinto anche il Corriere Fiorentino

Alla domanda del giornalista David Allegranti (Corriere Fiorentino) – «quali sono i progetti dei candidati a rettore per ridurre il disavanzo strutturale dell’ateneo senese?» – ho risposto di rivolgersi agli interessati e di leggere sul blog una mia modestissima proposta sull’argomento. A giudicare dallo spazio riservato nel suo articolo, il giornalista non considera poi tanto peregrina la cosa.

David Allegranti. (…) Per superare la crisi c’è chi ha avanzato altre proposte, come Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e animatore del blog ilsensodellamisura.com. Per dire. L’Università di Siena ha due facoltà di Lettere, una ha sede nella città del Palio l’altra ad Arezzo, dove c’è l’altro polo universitario. Il cui patrimonio immobiliare, sostiene Grasso, va venduto: «E ovvio che è necessario ridurre le spese strutturali. Considerando i dati ufficiali forniti, l’Ateneo nel 2010 spenderà in stipendi (le spese fisse per il personale tutto) circa 142 milioni di euro, a fronte di entrate sul Ffo (Fondo ordinario per l’università, ndr) di circa 115 milioni di euro. Questo vuol dire che ogni anno si crea un buco di 27 milioni di euro. Ed è evidente che le dismissioni immobiliari da sole non possono risolvere il problema. Abbiamo venduto il San Niccolò, stiamo vendendo il Policlinico, venderemo il Palazzo Bandini-Piccolomini, poi la Certosa di Pontignano. Ma ancor più grave è che noi vendiamo il nostro patrimonio immobiliare a Siena per tenere in piedi il Polo di Grosseto, quello di Arezzo, di Colle Val d’Elsa, di Buonconvento e così via, con costi rilevanti! L’ateneo senese spende circa 15 milioni di euro l’anno per tenere in piedi il polo di Arezzo, a fronte di 3,5 milioni di euro di contributi degli studenti (le tasse studentesche). Io credo che sia arrivato il momento di far pagare l’università aretina al territorio aretino, con risorse aretine. Il disegno di legge della Gelmini ci mette nelle condizioni di farlo. Facciamo la Scuola di Lettere di Arezzo, federata con l’ateneo senese, ma interamente pagata dal territorio aretino».

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