Parliamo di ristrutturazione dell’ateneo senese, della sopravvivenza della ricerca e del futuro dei più giovani

Stavrogin. Vengo alle domande serie, che per me, ribadisco ancora una volta, concernono la ristrutturazione dell’ateneo, la sopravvivenza della ricerca, il futuro dei più giovani, ossia di coloro che avrebbero dovuto ricevere il testimone della tradizione, dovendo garantirne la continuità, e invece si ritrovano solo delle cambiali da pagare: la sapete la storiella di quello che andò a Lourdes perché aveva un braccio paralizzato, chiedendo alla Madonna di ritornare ad avere tutte e due le braccia uguali e tornò a casa con due braccia paralizzate? Ho il sospetto che il medesimo genere di equivoci aleggi ogni volta che si parla delle ipotetiche operazioni di ingegneria istituzionale che dovrebbero portare alla chiusura di altre sedi, dipartimenti, corsi di laurea ecc. Ho già scritto che sarei favorevole alla tanto sbandierata regionalizzazione, se ciò significasse accorpamento sensato di specializzazioni, polarizzazione di competenze, in modo che topologi andassero con topologi e gattologi con gattologi. En passant, subodoro che le cose non andranno esattamente così: vi sarà chi punterà i piedi e gli altri dovranno adeguarsi alle sue bizze. Capisco che in fase elettorale nessuno si sbilanci più di tanto, ma dopo, certe scelte risulteranno ineludibili. Non voglio passare per l’apocalittico del forum, ma entro il 2012 (data prevista dal calendario Azteco per la fine del mondo, o in diverse facoltà anche prima, se non rientra lo sciopero bianco dei ricercatori) metà di quello che oggi vediamo in termini di corsi di laurea sparirà.

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Perché votare? Perché votarvi? Cinque domande della RSU ai candidati a rettore dell’università di Siena

Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU). A pochi giorni dall’elezione del Rettore, in un crescendo di appuntamenti, anche cittadini, ci siamo convinti anche noi che fosse necessario incontrarsi per ascoltare i propositi ed i programmi dei 3 candidati a rettore per il quadriennio 2010-2014. Un quadriennio importante che coincide con l’applicazione del piano di risanamento dei conti della nostra università, in cui saremo, nostro malgrado, ancora una volta chiamati alla comprensione della situazione e a probabili conseguenti sacrifici. Ma chi fra i tre candidati a Rettore potrà davvero fare del suo meglio per l’Università di Siena, non dimenticando l’importanza del lavoro di circa 1250 tecnici ed amministrativi? Certo, oggi che siamo alla vigilia di queste elezioni, le nostre 1250 teste contano appena 125 voti: poca cosa, questo è sicuro, per tenerci in grande considerazione! Ci siamo tuttavia convinti che un atteggiamento d’indifferenza verso queste elezioni potesse essere erroneamente scambiato per una noncuranza verso l’università ed il suo futuro, che sono invece il nostro lavoro ed il nostro futuro! Con questo spirito abbiamo organizzato questo incontro e preparato 5 domande che raccolgono gli argomenti e le tematiche più ricorrenti con la raccomandazione, però, che le risposte siano pragmatiche, concrete e senza “politichese”, perché la situazione richiede chiarezza e praticità. Qualcuno ha aggiunto un po’ polemicamente: le risposte le vogliamo semplici non perché siamo dei semplici, ma perché siamo stanchi di sentire soltanto promesse!

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Università come fattore di sviluppo che costruisce le proprie eccellenze traendo spunto dalle vocazioni del territorio ed incentiva nuove realtà imprenditoriali

Associazione Culturale “Nuove Prospettive” Siena. Al convegno Università, Istituzioni e territorio, organizzato per mettere a confronto i programmi dei tre candidati alla guida dell’Ateneo Senese, si è persa l’occasione di approfondire il dibattito tra comunità universitaria e istituzioni locali. Poche le idee concrete, e tra quelle qualcuna già superata. Nessun accenno a come rimettere al centro dell’interesse qualità, professionalità e soprattutto di come non essere facili prede della politica locale. Purtroppo il confronto si è limitato ad un blando scambio di battute, senza troppo infierire, neanche quando si è cercato di parlare di responsabilità e di questione morale, anche se sull’argomento, per chiunque voglia operare un vero risanamento, sarebbe indispensabile mettere dei punti fermi. La città ha bisogno di un Ateneo capace di attirare studenti, di preparare le generazioni future e, così come è stato auspicato dal presidente della Camera di Commercio, di realizzare una più importante e diretta collaborazione con le imprese, grandi e piccole, del territorio. La ricerca oggi non può limitarsi alla pura accademia, ma deve anche misurarsi con il territorio, di cui deve sapere cogliere cambiamenti e specificità e nei confronti del quale deve porsi come motore di sviluppo perché da questa sinergia possa realizzarsi il salto di qualità indispensabile alla competizione sul mercato.

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Elezioni del rettore dell’università di Siena: domande senza risposta, in questa fase

Il Tavolo dell’Alternativa Senese. La competizione per l’elezione del nuovo Rettore si sta avvicinando ed i candidati hanno cominciato a partecipare ad incontri pubblici dove si cerca di comprendere quali saranno i punti centrali del programma che intendono attuare in caso di elezione. L’attenzione sia dall’interno che dall’esterno dell’Università è molto elevata, visti i notevoli problemi che l’ateneo senese sta vivendo e le forti difficoltà a mettere in moto un processo di reale risanamento economico che ha evidenti connessioni con l’ampiezza e la qualità delle attività e con le risorse professionali coinvolte.

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Se non ridurremo il disavanzo strutturale, stipendi, ricerca, didattica e servizi non potranno esistere e sarà impossibile sviluppare un credibile progetto per il futuro dell’Ateneo senese

Silvano Focardi. Care Colleghe e cari Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Studentesse e Studenti, quando poco più di quattro anni fa mi candidai a Rettore avevo in animo, se fossi stato eletto, di realizzare una serie di interventi che avevano quale obiettivo principale il rinnovamento del nostro Ateneo, in vista di sempre nuovi e migliori risultati. La storia più recente, nota a tutti, mi ha imposto di agire in modo completamente diverso perché a partire dal settembre del 2008 l’obiettivo da raggiungere è stato salvare il nostro Ateneo. Mi sono trovato, infatti, di fronte a una situazione che mai avrei potuto immaginare. Oggi, grazie all’impegno e ai sacrifici di molti, conosciamo la reale consistenza della nostra crisi finanziaria e stiamo lavorando per risanare i conti della nostra Università e riportare l’Ateneo in un progetto di positivo sviluppo. Siamo nella speranza di poterlo fare grazie a una serie di interventi, dolorosi e difficili, che abbiamo realizzato in questi ultimi mesi e che dovranno proseguire anche nei prossimi anni; e siamo nella speranza di poterlo fare grazie all’aiuto che le Istituzioni, nazionali e territoriali, ci hanno dato. Se, dunque, oggi la nostra Università ha un futuro è perché abbiamo messo energia, professionalità, impegno e tanto lavoro per giungere a questo punto, che dobbiamo considerare come il punto per una nuova partenza.

Mi presento a voi per proseguire nel mandato di Rettore per il prossimo quadriennio, convinto che dalla crisi possa nascere una nuova storia, un’opportunità d’impresa, una capacità di rinnovamento, un’occasione di rinascita della nostra Università, che ci vedano protagonisti consapevoli della sfida che ci attende.

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Università di Siena, istituzioni e territorio: idee e programmi a confronto

Mercoledì 16 giugno alle ore 17,15 presso la Sala delle Lupe del Palazzo Comunale di Siena si terrà un Incontro-Dibattito con Silvano Focardi (Rettore dell’Ateneo senese), Angelo Riccaboni (Preside di Facoltà), Antonio Vicino (già Preside di Facoltà) e con la partecipazione dei giornalisti Stefano Bisi (Corriere di Siena) e Tommaso Strambi (La Nazione Siena).

Associazione culturale “Nuove Prospettive” Siena. Il convegno prende spunto dalle prossime elezioni per il mandato rettorale 2010-2014 dell’Ateneo senese, per mettere a confronto idee e programmi di candidati e di tutti coloro che vorranno dare un contributo per definire le necessarie sinergie tra Università e territorio. L’Università degli Studi di Siena costituisce, infatti, una risorsa fondamentale per il territorio: proprio per questo, pur nell’ambito della propria autonomia, deve rapportarsi sinergicamente con le Istituzioni che costituiscono la cerniera con il territorio stesso. È opportuno infatti chiarire pubblicamente quali contributi possa offrire l’Ateneo allo sviluppo del territorio, e quali contributi possa ottenere da quest’ultimo: l’Università, infatti, non può essere considerato un luogo separato, dove ci si limita a produrre laureati senza preoccuparsi minimamente di quali siano gli effetti, in termini di occupazione e di sviluppo; al contrario dovrebbe costruire e sviluppare azioni tali che impattino positivamente, sotto tutti i profili, in relazione al territorio di riferimento. La grave crisi finanziaria che ha investito l’Ateneo senese costringe a rimodularne ruoli e prospettive. Il convegno dibattito intende dare un contributo, non alla soluzione della crisi, che evidentemente non si risolve con una discussione pubblica, ancorché proficua, ma alla necessaria rimodulazione di ruoli e di prospettive di un Ateneo che deve porsi come uno dei fattori significativi dello sviluppo della città e di tutto il territorio.

Occorrono forse multe salatissime per combattere il “disordine strutturale e l’inefficienza endemica” nell’Università di Siena?

Un episodio emblematico di come funzionino nel nostro Paese le cose. È la terapia giusta anche per l’università di Siena? L’intervista di Nuccio Natoli ad Emma Bonino (QN 11 giugno 2010).

Finalmente la parità tra uomo e donna. L’Europa ci ha costretto a fare la cosa giusta

«Sembra incredibile, ma in Italia per fare le cose giuste dobbiamo farci mettere con le spalle al muro. Comunque va bene così».

Lo scalone che nel pubblico impiego, dal 2012, porta a 65 l’età per la pensione di vecchiaia delle donne è salutato come un buon risultato da Emma Bonino. Quindi, stavolta, il governo ha fatto la scelta giusta. «Precisiamo, il governo è stato obbligato a muoversi. Rischiare multe salatissime (714mila euro al giorno, ndr.) in un momento come questo sarebbe stato davvero ridicolo».

Comunque l’ha fatto… «Il punto non è che è stato fatto oggi, il punto è che i nostri governi, sia quelli guidati da Berlusconi sia quello di Prodi, hanno dormito per sette anni. L’Ue ci ha chiesto di aumentare a 65 anni l’età per le pensioni non poche settimane fa, ma nel 2004».

In altre parole, non è colpa dell’Ue. «Evidente. La colpa dello scalone è di chi ha governato in tutti questi anni preferendo fare finta di nulla e pensando che non sarebbe successo niente. C’e solo da sperare che la vicenda delle pensioni serva da monito per i comportamenti futuri».

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