Se non ridurremo il disavanzo strutturale, stipendi, ricerca, didattica e servizi non potranno esistere e sarà impossibile sviluppare un credibile progetto per il futuro dell’Ateneo senese

Silvano Focardi. Care Colleghe e cari Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Studentesse e Studenti, quando poco più di quattro anni fa mi candidai a Rettore avevo in animo, se fossi stato eletto, di realizzare una serie di interventi che avevano quale obiettivo principale il rinnovamento del nostro Ateneo, in vista di sempre nuovi e migliori risultati. La storia più recente, nota a tutti, mi ha imposto di agire in modo completamente diverso perché a partire dal settembre del 2008 l’obiettivo da raggiungere è stato salvare il nostro Ateneo. Mi sono trovato, infatti, di fronte a una situazione che mai avrei potuto immaginare. Oggi, grazie all’impegno e ai sacrifici di molti, conosciamo la reale consistenza della nostra crisi finanziaria e stiamo lavorando per risanare i conti della nostra Università e riportare l’Ateneo in un progetto di positivo sviluppo. Siamo nella speranza di poterlo fare grazie a una serie di interventi, dolorosi e difficili, che abbiamo realizzato in questi ultimi mesi e che dovranno proseguire anche nei prossimi anni; e siamo nella speranza di poterlo fare grazie all’aiuto che le Istituzioni, nazionali e territoriali, ci hanno dato. Se, dunque, oggi la nostra Università ha un futuro è perché abbiamo messo energia, professionalità, impegno e tanto lavoro per giungere a questo punto, che dobbiamo considerare come il punto per una nuova partenza.

Mi presento a voi per proseguire nel mandato di Rettore per il prossimo quadriennio, convinto che dalla crisi possa nascere una nuova storia, un’opportunità d’impresa, una capacità di rinnovamento, un’occasione di rinascita della nostra Università, che ci vedano protagonisti consapevoli della sfida che ci attende.

Questi anni sono stati durissimi, segnati da difficoltà e criticità indicibili, che ci hanno costretti a sostenere la fatica di fronteggiare il presente senza smarrire un’idea di futuro. Nonostante tutto, mai ho pensato di abbandonare la guida di questa Istituzione; anzi ho lottato – anche quando i più mi consideravano un folle – per far attecchire ovunque la consapevolezza che, per quanto difficile, la partita che avevamo dinanzi andava affrontata, giocata e vinta. Con la decisione di mettermi a disposizione dell’Ateneo per altri quattro anni, vi propongo di affrontare con me quella che considero la seconda fase della sfida e di cercare di vincerla insieme. Dovremo, cioè, portare a termine quanto abbiamo stabilito concordemente e in maniera condivisa nel Piano di interventi 2010-2014: il risanamento finanziario ed economico dell’Ateneo e un progetto di rilancio della nostra Università, basato sulla massima attenzione ai conti ma anche sul mantenimento e, possibilmente, sul miglioramento dei livelli di qualità della nostra ricerca, della didattica e dei servizi che eroghiamo.

Ma è anche su un altro fronte che chiamo voi tutti a una scelta: nei prossimi mesi, l’applicazione delle nuove norme nazionali che il Parlamento si appresta a varare potrà segnare nel profondo il sistema universitario italiano. Dal momento che alcune di queste norme necessitano, a mio avviso, di cambiamenti rilevanti, mi adopererò in Conferenza dei Rettori e in ambito governativo, per quanto mi sarà possibile, perché siano modificate. Alcuni temi che il tavolo nazionale dovrà affrontare sono anche i “nostri” temi, come la questione dei ricercatori, per i quali considero prioritario agire in relazione alla definizione dello stato giuridico, con il riconoscimento del loro ruolo fondamentale, e come l’accesso nel nostro sistema della ricerca dei giovani ricercatori di talento, che sono sempre più costretti a lasciare l’Università, se non il Paese.

Come si può rilevare dal nostro Conto consuntivo 2009 appena approvato, le azioni che abbiamo intrapreso cominciano a manifestare i loro effetti positivi. La loro reale e completa efficacia si rivelerà però nei prossimi anni. Ed è per questo che ritengo opportuna una continuità che possa assicurare il raggiungimento del risanamento, obiettivo ineludibile e necessario perché il nostro Ateneo continui l’“avventura” iniziata 770 anni fa, mantenendo quella grande e meritata reputazione che abbiamo ereditato e contribuito ad accrescere in tutte le aree scientifico-disciplinari. Nessuna sfida potrà essere veramente affrontata se non ridurremo il disavanzo strutturale. È questo il risultato prioritario, senza il quale stipendi, ricerca, didattica e servizi non potranno esistere e senza il quale sarà difficile, se non impossibile, sviluppare un serio e credibile progetto per il futuro del nostro Ateneo. Tutto ciò potrà essere realizzato affrontando con coraggio una riorganizzazione seria ed efficace, che tenda a razionalizzare e, al contempo, a valorizzare capacità, saperi e professionalità. Siamo in grado di farlo e lo abbiamo dimostrato con le azioni già messe in atto. Abbiamo superato alcuni dei momenti più critici grazie agli interventi economici della Banca senese, del Governo e, soprattutto, della Regione Toscana. Sappiamo oggi di poter contare su un periodo relativamente lungo per poter affrontare e risolvere i problemi che abbiamo davanti. Tuttavia, sappiamo anche che i prossimi anni si annunciano difficili per l’intero sistema universitario nazionale, data la prevista sensibile diminuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario.

Candidandomi dunque per il prossimo mandato, mi impegno a lavorare con decisione nel percorso iniziato, cercando di coniugare l’esigenza di raggiungere al più presto l’equilibrio finanziario con la necessità di avere una Università di eccellenza nella ricerca e nella didattica. Una Università gradita agli studenti, in sintonia con la Città di Siena e con il territorio della Toscana del Sud, in grado di fornire servizi essenziali di qualità per la popolazione e per le imprese, quali soprattutto l’assistenza sanitaria e l’innovazione tecnologica. Una Università che è stata così da sempre, lo è ancora oggi e vogliamo che lo sia anche in futuro. Un saluto cordiale.

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6 Risposte

  1. Scrivo da Economia, e non voterò per il prof. Focardi. Potrebbe essere interessante chiedere al ricandidato Focardi se è in grado di quantificare il disavanzo accumulato nei suoi quattro anni di gestione, pur partecipata da tutto il corpo accademico. Potrebbe comunque essere interessante se il prof. Grasso volesse proporre/stimare lui una cifra, in attesa di un dato fornito da Focardi. Poichè alla fine difficilmente si potrà stare sotto i 100 milioni di euro (mia stima), mi piacerebbe capire quali giustificazioni possono essere addotte da un sostenitore di Focardi per un eventuale voto a favore della sua rielezione. Preciso che non mi parrebbe una giustificazione adeguata il sostenere che il disavanzo della gestione Focardi è tutto effetto di trascinamento di un debito accumulato dalla gestione precedente, o che il prof. Focardi ha messo in mano alla magistratura i libri contabili non “appena” accortosi dei problemi, o che a Riccaboni, tanto per fare il nome di un altro candidato, sarebbe andata allo stesso modo. Insomma, visto che il titolo del blog è “il senso della misura”, mi piacerebbe avere una risposta franca.

  2. Carlo anche io penso che Focardi abbia avuto una perdita di oltre 100 milioni nei quattro anni, se la differenza fra entrate e uscite nel 2008 è stata di -50 milioni. Però fatti i conti negli ultimi mesi fra cessioni (San Niccolò e Scotte 182 milioni), finanziamenti in più (40 milioni in cinque anni dalla Regione) e sconto sul debito INPDAP (si dice oltre 50 milioni) ha messo nel sistema disastrato almeno 272 milioni. Questo mi garantisce lo stipendio che mi sembra la cosa più importante, e voterò Focardi. Il tuo candidato Riccaboni non è però quel fenomeno che dici anche se capisco che difendi Economia. Dal 1994 al 2006 è stato Presidente del Nucleo di valutazione (ha esaminato i bilanci e tutto era a posto), è stato presidente del CRESCO (che andava chiuso prima!) e delegato ad Arezzo. Spero che gli altri economisti dell’Ateneo siano più svegli.

  3. Lungi da me difendere Riccaboni. Ma che le cessioni siano merito di Focardi è ridicolo. Ha venduto patrimonio come avrebbe fatto qualunque rettore. E si è circondato prima di un DA amico del centro dx e poi di un DA aziendalista (dello stesso dipartimento di Riccaboni – il che la dice ben lunga di quanto siano svegli ad economia…).
    In compenso ha stabilizzato 300 persone… e con questo ha finito di ammazzare l’ateneo… (infatti guarda strano quale è la voce che pesa di più? – il personale…). Io ringrazierei i tecnici per lo stipendio, Focardi alla meglio pensa ai pinguini e alle foche…
    Per la precisione, il nucleo dà un parere sul rendiconto che l’amministrazione gli fornisce. Dal 2004 non lo fa più. Riccaboni ha cessato nel 2002. Anche altri insigni prof di economia hanno commentato positivamente i bilanci di quegli anni. Chiunque conosca un minimo di contabilità sa che dal bilancio non si vedono le magagne. Soprattutto se il bilancio è falso.

  4. Giusto! Non mi pare infatti che i candidati abbiano spronato la magistratura a fare luce! Dicano come possono evitare che si riproducano situazioni criminose come quelle su cui non si riesce a far luce! Prendete ZOOM, che ha in prima pagina un bel pacchetto (troppo fitto, non articolato!) di richieste, molte buone, del Tavolo dell’Alternativa, cioè i gruppi che si stanno riunendo per studiare l’alternativa alla c.d. sinistra attuale. Che Dio li aiuti! Ne hanno bisogno come o forse più di noi…

  5. Dovrei avere una lettera anch’io in ZOOM, ma non vengo in città in questi giorni, come si fa ad avere?
    Avete letto Focardi? “Situazione inimmaginabile”. Bel coraggio, lui come gli altri presidi. Ma i verbali del CdA con le riserve della prof.ssa Muscettola non li leggeva?
    Troppi pinguini, carino, ieri e oggi. Ci vuol altro. Non è mica una contrada l’Università!

  6. Oh Arlecchi’, che di’?
    È da vari numeri che in ZOOM mettono il cellulare dove puoi prenotarlo in formato pdf… 30 euro! Non fare l’avaro!
    347-7947717
    Vai!

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