Per un’Università senese che sappia coniugare le esigenze locali della formazione e della ricerca con gli stimoli e le esperienze internazionali nei vari campi del sapere

Antonio Vicino. Cari amici, nelle settimane recenti ho elaborato alcune riflessioni per la formulazione del mio Programma, che vi sottopongo in vista delle elezioni del nuovo Rettore. Ho raccolto stimoli e suggerimenti da un gran numero di persone con cui ho avuto modo di dialogare, e ho molto apprezzato il fatto che tanti abbiano dimostrato di non essere vincolati ai confini del proprio campo di ricerca e abbiano preferito porre domande piuttosto che imporre risposte. Da questo processo è scaturito il Programma che vi presento, a seguito del Volantino dei Principi che vi avevo già fatto pervenire alcune settimane fa.

L’Università che immagino è un’Università che sappia coniugare le esigenze locali della formazione e della ricerca con gli stimoli e le esperienze che la comunità internazionale ci propone nei vari campi del sapere. Credo che lo studio e la ricerca di ciascuno di noi trovino nell’Università il luogo più adatto per aprirsi al confronto con gli altri saperi, in un dialogo reciproco di straordinaria ricchezza. E credo anche che sempre più l’Università sia un luogo di comunicazione incessante, a cui la società guarda come a un fondamentale punto di riferimento culturale e scientifico. Anche per questo ritengo che dobbiamo mantenere un atteggiamento franco di apertura e di confronto nei riguardi delle più stimolanti realtà sociali e produttive che ci circondano. L’Università deve rimanere il luogo dove antico e nuovo sapere si integrano e si arricchiscono vicendevolmente: non può e non deve essere un luogo di frammentazioni e di steccati. Senza una visione di ampio respiro, che sappia guardare al di là dei confini disciplinari, la specializzazione diventa un ghetto incapace di dare frutti duraturi.

Il mio intento principale è dare una spinta propulsiva al continuo processo di scambio fra i saperi che ha fatto dell’Ateneo di Siena un laboratorio di conoscenza a cui oggi si guarda con grande rispetto nel nostro Paese. Se seguiamo con convinzione questo percorso sono sicuro che usciremo nel migliore dei modi dalle attuali difficoltà, che rischiano di appannare la nostra immagine.

Per rendere il Programma facilmente consultabile e stampabile anche solo per specifici temi, e per agevolare la prosecuzione della discussione sulle proposte, ho predisposto un sito e un Wiki dove è possibile prendere visione delle singole sezioni del programma e formulare commenti, suggerimenti e proposte. Con stima ed amicizia.

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3 Risposte

  1. E ora basta
    Per i professori e ricercatori universitari, il cui trattamento retributivo è fermo dal 1990 ed assai inferiore a quello dei magistrati, gli scatti di classe o biennali e gli adeguamenti sono bloccati (art. 9, c. 21, D.L. n. 78/2010) per tre anni, “non sono utili ai fini della maturazione delle classi e degli scatti di stipendio previsti dai rispettivi ordinamenti” e “hanno effetto per i predetti anni solo ai fini esclusivamente giuridici”.
    Per Magistratura ed Avvocatura dello Stato, allo stesso articolo, c. 22, non solo la riduzione stipendiale “non opera ai fini previdenziali” ma la maturazione dei vari scatti ”è differita, una tantum, per un periodo di trentasei mesi, alla scadenza del quale è attribuito il corrispondente valore economico maturato” e “Il periodo di trentasei mesi differito è utile” anche per la maturazione delle successive classi di stipendio e aumenti biennali. Per chi, poi, in tale periodo cessa dal servizio alla fine del medesimo ”si procede a rideterminare il trattamento di pensione, considerando a tal fine anche il valore economico della classe di stipendio o dell’aumento biennale maturato; il corrispondente valore forma oggetto di contribuzione per i mesi di differimento”.
    La manovra in atto mostra esplicitamente come esistano figli e figliastri in questo Stato. Non v’è uniformità ed equità. A parità di meccanismi retributivi, si prevedono attenuazioni sui disagi imposti a chi ha retribuzioni assai più elevate, con buona pace dell’equità.
    Civiltà, correttezza, dialogo, proposte, inviti a ragionevoli confronti: in questo Paese non servono a nulla! A quanto sembra ciò che conta è il potere ed i rapporti di forza.
    La docenza universitaria è stata esclusa dalla dirigenza quando alla medesima si sono triplicati gli stipendi, ha retribuzioni ferme, adeguamenti annuali irrisori e pari ad 1/3 di quelli dei magistrati, dal 1990, ha carriere bloccate per l’inesistenza in pratica del turnover ed il blocco dei concorsi da sei anni; ha avuto scatti di classe e biennali un anno congelati ed un altro pure. L’assegno di tempo pieno, che fa parte della retribuzione, non è pensionabile anche se subisce tutte le ritenute esistenti ed è fermo sin dalla sua nascita (1984). Nove anni di servizio svaniscono in conferme, previste ad ogni passaggio di “fascia” ammesso che si riesca a farlo e le ricostruzioni di carriera riconoscono al più 8 anni di servizio pregresso ad ogni “salto” dei tre possibili. La retribuzione di un professore ad ogni eventuale avanzamento resta quindi ferma (oltre che nei trienni di conferma che non sono considerati) fino a che l’asfittica ricostruzione prevista faccia raggiungere alla nuova retribuzione il tetto della pregressa. Tale dinamica relega nell’astratto il concetto di raggiungimento del “massimo” della carriera per un professore, intravedibile solo per chi diviene ordinario a trent’anni! Si faccia l’esame di coscienza l’incattivito magistrato che nel corso di una nota trasmissione televisiva lamentava che “dopo 15 anni di carriera un magistrato si ritrova con soli 3500 euro netti al mese”. Ma costui e chi lo intervistava sanno che un professore raggiunge quello stipendio con 40 anni di servizio? Ed il Ministro Alfano nel ritenere opportuno l’intervenire in aiuto dei “giovani” magistrati, com’è che non accomuna ai magistrati gli assai più poveri giovani professori universitari?
    E allora, cari colleghi, svegliatevi! Prendete atto una volta per tutte che chi non è contrattualizzato deve consentirci strategie che si sviluppano nel tempo e che potranno avere un esito utile solo se vi abbiamo alle spalle, numerosi e, se del caso, decisi. Nel frattempo ognuno di noi garantisca la sola didattica che gli compete per legge (didattica frontale di circa 60 ore o di 120 per chi abbia optato per il regime della legge n. 230/2005 per i professori, solo didattica complementare per i ricercatori) dandone comunicazione agli organi accademici.
    Prof. Vittorio Mangione, Ateneo di Parma

  2. L’idea di fare qualcosa per evitare l’alienazione di Pontignano è carina forte! Mi riesce però difficile capire l’utilità di creare una Fondazione con l’obiettivo di far produrre utili alla struttura. So di essere ignorante in materia di fondazioni e dico quindi la mia aspettandomi di essere smentito. Ho paura che una Fondazione sarebbe solo un nuovo centro di spesa e di potere. Possibile che non si riesca a trovare un modo più semplice per far produrre utili a Pontignano? L’Università soffre per caso di carenza di personale? O, all’opposto, non sappiamo come sistemare gli esuberi? E con una buona facoltà di Economia a disposizione ci mancano forse i manager capaci di rendere produttivo Pontignano? Lo sappiamo o non lo sappiamo il motivo per cui Pontignano non produce utili? E con una ben promossa città d’arte sullo sfondo ci manca forse la capacità di promuovere l’immagine di Pontignano? Come funzionano Oxford, Berkeley, Stanford, Salamanca o Cambridge? Se ci svegliassimo e puntassimo alla rinascita non avremmo forse le radici e la cultura per diventare noi un modello? Un bel blog come questo è invece snobbato da molte delle personalità di grandi capacità che esistono a Siena e che potrebbero dare un contributo. Costoro non escono allo scoperto e non spendono due parole gratis in questo posto per dare un contributo che a mio avviso dovrebbe essere doveroso. Giganti che si camuffano da nani. È davvero un arcano che non mi spiego. Che razza di scheletri hanno negli armadi? O mi sbaglio e semplicemente siamo a corto di quella fantasia e di quella creatività per le quali eravamo famosi? O siamo a corto di voglia di lavorare e tutto ciò che la nostra fantasia è oramai capace di produrre è l’idea che accendendo ceri alla Madonna passerà la nottata? Dev’essere vera quest’ultima ipotesi se i tempi sono quelli di chi pensa che non abbiamo abbastanza leggi per perseguire l’evasione fiscale e che quindi occorra coniarne altre nuove di zecca. Con proprietà taumaturgiche incorporate, si capisce!

  3. Mettere nella stessa situazione professori e ricercatori mi pare un po’ eccessivo… vi pare la stessa situazione? A me no…

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