Il tradimento di Ippocrate. La Medicina degli affari

Roberto Gava. Ho lavorato quindici anni in una Clinica Medica universitaria. Ero ben inserito, perché mi piacevano sia lo studio che la ricerca in ambito clinico, ma non mi ero ancora accorto che quel mondo era inconciliabile col mio desiderio di fondo: individuare le vere radici delle malattie, specie di quelle croniche, e aiutare il paziente ad estirparle. 
Avevo tre specialità e un centinaio di pubblicazioni scientifiche quando presi coscienza che se avessi voluto restare in quel mondo avrei dovuto soffocare e rinunciare per sempre, oltre al mio ‘desiderio di fondo’, anche a quel senso di giustizia e a quel desiderio di lottare, con sacrificio, per la verità e per il bene del malato che fino ad allora avevano orientato la mia persona e la mia carriera medica.
Ho lasciato l’ambiente universitario senza volgermi indietro e ho cercato altri approcci terapeutici, altri Maestri, altre conoscenze, ma con uno spirito di sacrificio e una passione per la ricerca ancora maggiori.
Ora non mi considero un plurispecialista, ma solo un medico desideroso di imparare che cresce specialmente grazie agli insegnamenti continui che riceve dallo studio e dai suoi Pazienti. In conseguenza di questo mio cammino personale, era palese che il lavoro del Dr. Domenico Mastrangelo non poteva lasciarmi indifferente.

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Subito un premio per chi, con dolo, imperizia e negligenza, ha portato l’ateneo di Siena all’attuale miseranda condizione

OmbraEcco gli ultimi interventi, dopo quello di Zanchi e di alcuni presidi e consiglieri del CdA. Chi si aspettava di leggere le argomentazioni dei Proff. Coluccia e Bernardi e del Dott. Angelaccio resterà deluso, per l’assenza dalla riunione della prima e il silenzio degli altri due.

Michela Muscettola (rappresentante dei prof. Ordinari). La Prof.ssa Muscettola dichiara, con profonda amarezza, che per lei il documento di “Riaccertamento dei residui attivi e passivi”, almeno per alcune voci, non costituisce una sorpresa. Ma non può nascondere il suo sconcerto di fronte alle dichiarazioni del Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, rese, a suo avviso, con indifferenza e distacco, lasciando intendere la sua estraneità ai fatti in discussione. Come se non spettasse al Collegio l’obbligo di verificare che tutti gli atti amministrativi siano debitamente rappresentati in modo chiaro e veritiero, di vigilare sulla regolarità della gestione relativamente all’acquisizione delle entrate, all’effettuazione delle spese, alla tenuta della contabilità e, se del caso, riferire al CdA tempestivamente su gravi irregolarità di gestione. Evidenzia come il Presidente del Collegio ha certificato nella procedura Proper i prospetti concernenti le specifiche informazioni relative alle entrate per diversi milioni di Euro derivanti dalle cosiddette convenzioni “stabili” a copertura di spese per personale di ruolo, risultate oggi inserite tra i residui attivi per le quali, al contrario, non sono stati riscontrati i relativi titoli di legittimazione. La Prof.ssa Muscettola ritiene necessario elencare alcune consistenti voci inserite fra i residui attivi prive dei relativi titoli di legittimazione e per questo non esigibili. Tra queste evidenzia i contributi derivanti dai cosiddetti Poli universitari di Arezzo, Valdarno, Grosseto, Follonica, Colle di Val d’Elsa, i fondi di qualità dell’Azienda ospedaliera universitaria senese, le sponsorizzazioni per Parole e Musica, i contributi per il Centro Comunicazione e Marketing, i contributi per attività di ricerca, per l’attivazione di borse di studio, di ruoli di personale docente e tecnico provenienti dall’Azienda ospedaliera, da vari Enti pubblici e privati, contributi ministeriali per l’Edilizia, per la Scuola Superiore S. Chiara e tanto ancora.

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I dati sui residui attivi e passivi dell’ateneo senese mostrano un sistema contabile confusionario e approssimativo, evidenziano errori o infrazioni e la mancanza reiterata di controlli

Dopo quello di Enrico Zanchi, publichiamo altri interventi pronunciati nella riunione congiunta Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione (30 marzo 2009), nel corso della quale venne approvato all’unanimità il “Riaccertamento della gestione dei residui attivi e passivi esercizio finanziario 2008 e precedenti.”

Giuseppe Catturi (rappresentante dei professori ordinari). Il Prof. Catturi sottolinea l’importanza di ragionare sui dati, preferibilmente tendenti alla certezza, e che quando si raggiungono gradi di certezza elevati è opportuno ridefinire l’insieme. Manifesta una duplice necessità: avere il quadro della posizione debitoria il più verosimile e certo possibile, anche alla luce delle nuove risultanze, ed essere messo in condizione di dominare l’evoluzione del bilancio 2009, attraverso la percezione del montante delle spese cumulate sui singoli capitoli e di come queste si avvicinano agli stanziamenti previsti. A tale proposito chiede che venga fornito mensilmente un consuntivo finanziario cumulato da mettere a confronto con il dato previsionale del 2009. Si compiace per il lavoro svolto dall’unità di crisi, rileva che i dati presentati mostrano un sistema contabile confusionario e approssimativo e si augura che i nuovi vertici dell’amministrazione possano mettere velocemente ordine. Segnala il numero delle partite che evidenziano errori o infrazioni, i montanti che sono in gioco negli errori e nelle infrazioni, la lunghezza del periodo nel quale sono stati perpetrati e la mancanza reiterata di controlli. Puntualizza che la KPMG non ha effettuato una certificazione, ma ha svolto un’attività di supporto al lavoro degli uffici, e che nell’incarico affidato alla KPMG erano previsti altri due punti che se non saranno portati avanti da tale società dovranno essere garantiti direttamente dall’Ateneo, invita, pertanto, a individuare le procedure amministrative e contabili da mettere in atto per evitare il ripetersi di questa situazione e la ricognizione puntuale della posizione debitoria.

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Un apparato amministrativo disastrato, disorganizzato, incapace di tenere sotto controllo una macchina così complessa come l’Università di Siena

Il 16 agosto 2009, pubblicai il lucido intervento con il quale il Dott. Enrico Zanchi motivava le sue dimissioni dal CdA dell’Università, dove rappresentava il Comune di Siena. A distanza di un anno metto in rete un altro suo intervento, quello pronunciato nella riunione congiunta Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione (30 marzo 2009) nel corso della quale venne approvato all’unanimità il Riaccertamento della gestione dei residui attivi e passivi esercizio finanziario 2008 e precedenti.”

Enrico Zanchi. Il documento oggi presentato è estremamente importante ed è il frutto di un lavoro assai impegnativo per il quale esprimo il più vivo compiacimento. Ma è questo l’unico motivo di soddisfazione. Per il resto i dati che ci vengono forniti ci prospettano una situazione ancor più drammatica di quanto immaginassimo e che, purtroppo, conferma alcune mie previsioni pessimistiche. La lettura della documentazione offertaci ci dà inoltre il quadro di un apparato amministrativo disastrato, disorganizzato, incapace di tenere sotto controllo una macchina così complessa come l’Università. Appaiono chiari anche comportamenti quantomeno disinvolti e superficiali nella gestione a livello delle strutture periferiche, dei dipartimenti, delle scuole di dottorato, dei master e delle attività di ricerca e così via. È un panorama desolante di cui avevamo da tempo la percezione ma che ora si tocca con mano con l’evidenza dei numeri. Quello che più sconcerta è che gran parte della comunità accademica continua ad ignorare tutto questo, a comportarsi come se nulla fosse successo, a difendere piccoli e grandi privilegi senza rendersi conto che è purtroppo venuto il momento di rinunciare anche alle cose dovute. Un folto gruppo di docenti ci ha segnalato nei giorni scorsi il rischio che l’Ateneo di Siena sia retrocesso dalla serie A alla serie C se diminuiscono alcuni stanziamenti per la ricerca. Non entro nel merito della questione, ma una cosa deve essere chiara: l’Ateneo di Siena in questo momento non rischia la retrocessione ma una cosa ben più grave, la radiazione da tutti i campionati.

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Ateneo senese: “truffa continua”?

«Università di Siena in attesa del commissariamento» è il titolo che davo al post del 18 agosto, senza immaginare che il giorno dopo Il Corriere Fiorentino sarebbe uscito con un articolo che riportava le accuse del Nucleo di Polizia Tributaria (con segnalazione alla Corte dei conti) nei confronti di Tosi, Focardi, Bigi e dei revisori dei conti. Un’altra vicenda che, aggiunta alle altre, rende, a mio parere, ineluttabile il ricorso al commissariamento. I dati dell’articolo sono noti da tempo: si riferiscono al mancato versamento, da parte dell’ateneo nel triennio 2006-2008, degli acconti Irap (25.784.811,21 €) e della relativa penale (7.735.444,00 €). Il giornalista cita anche due anomalie del bilancio 2007, anch’esse note, che vengono riferite in modo da risultare inesatte, con confusione di ruoli e responsabilità e, soprattutto, trascurando i meriti di coloro (prima il gruppo coordinato dal prorettore Santoro e dopo la task force anticrisi del Direttore amministrativo Miccolis) che dal settembre 2008 hanno iniziato a mettere in evidenza tutta una serie di storture dell’apparato amministrativo. Gli esempi concreti citati dal giornalista fanno parte del poderoso Atto di ricognizione dei Residui Attivi e Passivi per gli Esercizi finanziari 2008 e Retro” effettuato dall’Ufficio Ragioneria sotto la direzione Miccolis, approvato dal Senato Accademico e dal CdA (in seduta congiunta il 30 marzo 2009) ed inviato alla Procura della Repubblica di Siena e alla Procura regionale della Corte dei Conti di Firenze che stavano indagando. Entrambi gli episodi sono riconducibili al rettorato del “grande timoniere” Tosi. Il primo si riferisce alla vendita nel 2001, da parte dell’ateneo senese, della Casa dello Studente di Viale 24 maggio all’Azienda per il Diritto allo Studio per un importo di 4,5 milioni d’euro. Qualcuno dice che quei soldi sono stati letteralmente “sputtanati” da un noto personaggio. Forse faranno parte di quel gruzzolo di 20 milioni di euro che sono stati inseriti nei bilanci del “grande timoniere” con l’eufemistica dizione “assegnazioni diverse” e di cui chiedo da 4 anni di conoscerne la destinazione. Ma cosa ancor più grave è che i 4,5 milioni di euro sono stati inseriti tra i crediti esigibili in più esercizi finanziari (fino alla scoperta della “voragine” nei conti) con lo scopo di portare in attivo il bilancio di competenza, come se non fossero mai stati incassati e spesi. L’altro esempio concreto citato dal “Corriere Fiorentino” si riferisce a 8 milioni d’euro di fondi ministeriali per investimenti nell’edilizia inseriti, anche questi, tra i crediti esigibili. Tale episodio, sempre riferibile al “grande timoniere” ha fatto scervellare tutti, perché non si riusciva a trovare il relativo titolo di legittimazione. Finché qualcuno, spulciando tutte le comunicazioni ministeriali, a partire dal 2000, relative a eventuali assegnazioni per l’edilizia, ha scoperto una nota del MiUR che indicava, per un determinato esercizio, proprio la cifra di 8 milioni d’euro, riferita, però, all’intero Sistema universitario italiano. Quindi, l’Amministrazione pensò bene, al fine di portare in attivo il bilancio di competenza degli esercizi di riferimento, di far inserire tra i crediti esigibili dall’ateneo senese anche quegli otto milioni d’euro, senza che il Ministero avesse mai inviato alcun titolo di legittimazione per quella somma.

L’università di Siena in attesa del commissariamento

Riprendo come post il commento che Stavrogin ha inserito, il 9 agosto 2010, in «Mamma li turchi nel Sistema Siena». Non è la prima volta che lo faccio e non solo con Stavrogin, specialmente quando ne condivido i contenuti. Avevo intenzione di riprendere questo commento a settembre, ma le incomprensioni con strascico polemico nei commenti di ieri mi hanno spinto ad anticiparlo. Giuste le considerazioni espresse, non sono convinto, però, che «l’insistere solo sulle diatribe interne o i machiavellismi della politica cittadina» possa apparire «come un’autoconsolatoria fuga dalla realtà.» Quel che è accaduto con l’elezione del rettore sta a dimostrare proprio che è la politica cittadina a decidere nelle scadenze più importanti dell’ateneo senese. In questo senso, un altro utile segnale sarà la nomina del nuovo direttore amministrativo. I colleghi, che manifestano preoccupazione con i loro commenti perché, dopo due anni, non si sa ancora se ci saranno richieste di rinvio a giudizio per i responsabili della voragine nei conti, dovranno pazientare ancora un po’. A giudicare da quel che si legge sulla stampa, nei primi 10 giorni di settembre si concluderà l’inchiesta, seguita dalle eventuali richieste di rinvio a giudizio.

Stavrogin. (…) In autunno la riforma passerà anche alla Camera (dove sarà discussa fra settembre e ottobre, credo con pochi emendamenti) e l’anno venturo ci troveremo inevitabilmente alle prese con le decisioni dolorose che essa impone e le inevitabili reazioni. Ci troveremo anche alle prese con la necessità di sostenere l’offerta didattica disponendo di un corpo docente drasticamente ridotto, anche senza pensionamenti a 65 anni, e all’interno di questo, con una parte cospicua pari ad un terzo, demoralizzata e praticamente allo sbando. Arrivare a questo appuntamento in un clima di guerra civile e di stilettate agli angoli delle strade, con un vuoto di potere pauroso, l’ateneo spaccato e nessuna autorevole guida da tutti riconosciuta, significa candidarsi al suicidio. Mi pare che queste tematiche non incontrino grande successo nel forum, ma l’insistere solo sulle diatribe interne o i machiavellismi della politica cittadina appare in questa luce come un’autoconsolatoria fuga dalla realtà.

Alla ricerca del “buon senso perduto” sia alle Scotte (Siena) che all’Umberto I (Roma)

Anche quest’anno, ad agosto, sfogliando i vecchi giornali, che si accumulano nella casa delle vacanze, in attesa che finalmente il comune predisponga il servizio di raccolta della carta, mi è capitato di soffermarmi su qualche vecchio articolo. La rilettura mette sempre in evidenza qualche particolare sfuggito la prima volta, oppure evoca collegamenti o riflessioni che la prima lettura non aveva suscitato. È accaduto l’anno scorso con un vecchio articolo di Michele Ainis (“Nel belpaese unito dall’abuso”). Questa volta, molto più prosaicamente, si tratta della rimozione dell’auto nel parcheggio di un ospedale.

IL MIO RICORSO AL BUON SENSO (La Repubblica, 22 agosto 2009)

Massimo Carducci. Il 7 agosto 2009 accompagnavo mia madre di 77 anni, invalida civile al 100%, ad un controllo oncologico all’Ospedale Policlinico Umberto I. Parcheggiavo l’automobile all’interno dell’ospedale avendo cura di posizionarla entro le strisce gialle/blu che ritenevo adibite a parcheggio, senza arrecare alcun danno alla circolazione interna. Ultimata la visita, con amara sorpresa l’auto era sparita. Siamo stati informati che questa era stata rimossa dal carro attrezzi, ma che l’avrei potuta ritirare, pagando 80 euro, al deposito situato all’interno della struttura, dove mi sono recato immediatamente. Il custode, pur confermando che la vettura non creava intralcio alcuno alla circolazione, mi ha spiegato che era parcheggiata “fuori dagli stalli” e che comunque avrei potuto inoltrare ricorso tramite raccomandata all’Azienda Ospedaliera. L’unico ricorso che vorrei fare è al buon senso: degli addetti alla rimozione delle autovetture, che eseguono le direttive, e al responsabile del Servizio Rimozioni dell’ospedale, che le impartisce.