“Mamma li turchi” nell’elezione del rettore dell’università di Siena

I quotidiani senesi d’oggi riportano la notizia di un’inchiesta – dei sostituti procuratori Nicola Marini e Mario Formisano che ipotizzano il reato di «minacce e diffamazione» – sul voto per il rinnovo del Rettore a seguito di un esposto-querela presentato dal Prof. Egidio Bertelli, rappresentante dell’Università nella Fondazione Monte dei Paschi.  Il 20 luglio 2010, il Corriere di Siena pubblica, con il titolo “Per Medicina si scomoda la Fondazione”, un articolo nel quale si legge: «Ci sono alcuni illustri professori della nostra università pronti a testimoniare di aver ricevuto forti pressioni, da parte di chi rappresenta l’università in Fondazione Mps, affinché la scelta dei singoli converga sull’attuale rettore Silvano Focardi, a discapito del suo concorrente Riccaboni». L’articolo cita testualmente anche un testimone che dichiara che «l’interlocutore (Bertelli, n.d.r.)  ha tirato in ballo la Fondazione e sostiene che senza la conferma di Focardi, l’attenzione sulla sanità e sui singoli progetti da parte dell’istituzione non sarà quella di sempre». Un altro medico dichiara al quotidiano: «Non possiamo credere che il presidente (della Fondazione Mps, n.d.r.) Gabriello Mancini sia al corrente di questa campagna che si consuma alle spalle della Fondazione, vorremmo una posizione chiara da parte sua e che ne prendesse le distanze». Il 21 luglio, giorno del voto nel ballottaggio, il Corriere di Siena, scrive in prima pagina: «Oggi la comunità accademica va al voto fra mille veleni.  In particolare la bagarre si è accesa intorno alle Scotte e alle pressioni che alcuni docenti ritengono di aver ricevuto dal rappresentante dell’università in Fondazione Mps, Egidio Bertelli, affinché orientino il loro voto sul rettore uscente. A questo proposito un gruppo di docenti di Medicina infuriati ha inviato una lettera al governatore della Toscana Enrico Rossi, al presidente della Fondazione Gabriello Mancini e al direttore generale delle Scotte Paolo Morello, affinché intervengano, ognuno nel suo ambito, per mettere fine a questa pressione».

In un altro articolo, sempre del 21 luglio, il Corriere di Siena pubblica la lettera presentandola come «firmata da un gruppo di docenti di Medicina della nostra università». In realtà, la lettera comincia con “noi” (si tratta forse di pluralis maiestatis?) e finisce con “io”. Ecco il contenuto: «Apprendiamo con stupore e costernazione dall’articolo del Corriere di Siena che alleghiamo di pressioni che sarebbero state esercitate nei confronti di alcuni di noi da parte del rappresentante dell’Università all’interno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena Egidio Bertelli per convogliare i voti verso l’attuale rettore Focardi, presunta garanzia di continuità nell’erogazione di fondi relativi a progetti, strumenti e convegni. Tali metodi sono di una gravità inaudita oltre a ledere la nostra professionalità ed il prestigio della nostra università. Purtroppo lo stesso verificarsi di questi episodi, la dice lunga su quali rischi corriamo se lasciamo spazio a scorribande di questo tipo. Siamo certi che la Fondazione Monte dei Paschi di Siena  sia estranea a questi interventi e che al più presto si pronunci in merito. Non meno grave giudichiamo i “calcoli” che si fanno sui tempi di attribuzione delle responsabilità relative ai Dipartimenti ad attività integrata (Dai) che certamente l’Azienda ospedaliera universitaria senese non vorrebbe che fossero immessi sul mercato elettorale. Anche in questo caso ci auguriamo che si tratti di spregevoli espedienti e sono certo che il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Paolo Morello vorrà rassicurarci che tali attribuzioni verranno fatte dal rettore che sarà eletto e solamente nel momento in cui entrerà in carica. Mi rivolgo quindi a tutti voi, invitandovi non solo a respingere questi attacchi alla nostra libertà di espressione, ma anche a non tacere di fronte a comportamenti di così basso profilo». Oggi, su “La Nazione”, Tommaso Strambi scrive che tale lettera «al momento però sembra essere sparita, volatilizzata e che neanche i destinatari avrebbero mai ricevuto.  Ma di questo saranno gli inquirenti a fare piena luce. Quello che ci auguriamo è che sia fatta quanto prima. Per il bene di Siena e della sua Università».

Piccole importanti e cruciali puntualizzazioni: 1) È vero che Bertelli ha telefonato ad alcuni suoi ex colleghi di Facoltà? 2) Se la lettera esiste, per quale ragione non si trova? 3) Trattandosi di una lettera pubblica, è necessario conoscere numero ed identità dei firmatari. 4) Tutta la vicenda ha influenzato l’elettorato? 5) Se sì, siccome soli 8 voti sul perdente avrebbero cambiato il risultato dobbiamo, forse, aspettare la conclusione delle indagini per la proclamazione certa del vincitore?

 

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132 Risposte

  1. Caro Giovanni, mi sembra ormai evidente che la strategia del Bisi si sia sviluppata cercando in tutti i modi di depotenziare Focardi a scapito di Riccaboni, anche, come sembra, con notizie non certe che hanno influenzato l’elettorato coinvolgendo anche l’etica del Corriere di Siena. La domanda è perchè questo comportamento? Pare ci sia anche almeno una risposta che spero di potervi dare, dopo conferma. Per il momento vediamo come si sviluppa l’indagine e osserviamo le strategie del Corriere di Siena per iniziare a far diventare Santo Riccaboni.
    L’Unisi è allo sfacelo e ci vorrà un Santo per risolvere. Lo dice l’Angolo dell’Unto e lo dice soprattutto il Martinelli, Presidente dei Revisori da oltre dieci anni. Fonte attendibilissima!. Ti ricordo che il Martinelli era presidente dei revisori anche nel 2001 quando fu venduta da unisi al Diritto allo Studio la casa dello studente in San Prospero. Dagli atti del CdA successivi al settembre 2008 si apprende che nonostante il DSU avesse subito saldato l’acquisto per oltre 4 milioni di euro, questa cifra è rimasta in bilancio, da incassare, fino a che non è stato scoperto “il buco” nel 2008.
    Il Presidente Martinelli 1) non si era accorto di averli incassati o 2) non aveva visto che erano ancora nel bilancio da incassare o 3)… non mi pronuncio ma spero si capisca…
    Mi sembra quindi strategico che il Bisi per avere la situazione finanziaria di unisi “usi” il Martinelli come referente. Specialmente se come lascia intendere, vuole “costruire” ad arte qualcosa sui prossimi eventi di unisi.
    Marco

  2. Agli illustri amministrativisti e penalisti: esiste sempre il danno erariale? I giudici, dott. Formisano in primis, saranno certamente molto interessati a questa “bombetta” se vera… Io credo che si debba fare appello a loro, con la massima fiducia. Possono imprimere una svolta storica a Siena, forza giudici! I cittadini ormai non hanno altra speranza.
    Grazie!

  3. Alle ultime due domande del curatore del blog non si può che rispondere di sì: «Tutta la vicenda ha influenzato l’elettorato? Se sì, siccome soli 8 voti sul perdente avrebbero cambiato il risultato dobbiamo, forse, aspettare la conclusione delle indagini per la proclamazione certa del vincitore?». A condizione, però, che si dimostri che è tutta una montatura con lo scopo di influenzare l’elettorato il giorno prima e lo stesso giorno della consultazione. In tal caso, trattandosi di soli 8 voti, sarebbe necessario rifare il ballottaggio.

  4. Caro Remo,
    sei troppo generoso! Chi si siede sul cattedrone per togliercelo ci van le cannonate… come dimostri la relazione di “causalità” degli 8 voti spostati?

  5. Dalla lettera dei docenti di Medicina apparsa sul Corriere di Siena del 21 luglio: “apprendiamo con stupore e costernazione dall’articolo del Corriere di Siena….”.
    Sembra derivarne che (e mi scuso se sto scrivendo cose ovvie):
    a) nessuno degli estensori della lettera è stato oggetto delle indebite pressioni;
    b) nessuno degli estensori della lettera è venuto a conoscenza di tali pressioni dai colleghi di Facoltà. L’unica fonte di “conoscenza” individuale e collettiva è, pertanto, l’articolo citato.
    La centralità del Corriere di Siena è poi confermata dal fatto che i firmatari abbiano sentito la necessità di “allegare” alla propria lettera-denuncia l’articolo del 21 luglio.
    Quanto poi si passa da “pressioni che sarebbero state esercitate” a “tali metodi sono di una gravità inaudita” (perdendo il “presunti” per strada) direi che la logica è un ricordo lontano… o meglio, siamo di fronte ad una logica alternativa ed ideologica…

  6. Come ho detto in un’altra sezione di questo blog e scusandomi se dico una cosa ovvia (ma se è così ovvia allora siamo tutti matti da legare), i malfattori che hanno distrutto il nostro ateneo sono ancora tra noi… e non sono né sazi né contenti… per questo ora, con la benedizione della vacante (non in senso formale ma sostanziale) Presidenza della Facoltà di Medicina, si sono accaparrati la direzione aziendale e tentano di prendersi qualche piccola soddisfazione (vendetta è una parola troppo grossa per “uominicchi” di questa fatta!).
    Il caso recente delle presunte, possibili (e, credo, molto probabili) irregolarità nell’elezione del rettore è solo l’ennesima prova (se mai ve ne fosse stata necessità) del fatto che i furfanti di cui sopra sono sempre all’erta e operatvi… mi associo, pertanto ad Arlecchino nel grido di “forza giudici” e nell’attesa che le Patrie Galere finalmente si aprano per accogliere questo manipolo di furfanti patentati.
    Se mi è consentito, sarei anche per invitare i lettori del Corriere di Siena a letture più istruttive (ad esempio “Topolino”) o comunque più eccitanti (“Playboy” è certamente più caro, ma si presta benissimo a “riletture” ed è sempre molto interessante!)

  7. Da “La Nazione” di oggi: “Nella giornata di ieri i sostituti procuratori della Repubblica hanno ascoltato alcuni medici (e non solo) come «persone informate sui fatti». Altri verranno sentiti anche nei prossimi giorni. Il quadro secondo i magistrati è ormai chiaro e i soggetti convocati in Procura aiutano i pubblici ministeri a definire alcuni dettagli e non il fatto nel suo insieme.”

  8. Rispondo ad Arlecchino che scrive: «Caro Remo, come dimostri la relazione di “causalità” degli 8 voti spostati?»

    Proprio tu, caro Arlecchino, hai commentato (il 21 luglio 2010) l’episodio di cui si discute in questo post con le seguenti parole: «Mi avvertono ora della lettera Bertelli! Incredibile davvero, o meglio come ci si poteva aspettare qualcosa di diverso viste le premesse?»

    Mi chiedo quanti saranno stati gli elettori che hanno reagito come te? Quanti avranno cambiato le loro intenzioni di voto? Quanti, nauseati, hanno deciso di non recarsi a votare o di annullare la scheda? Questo è il punto. Capisco che è difficile dimostrare la “causalità” di questi eventuali comportamenti con l’episodio scandaloso, ma la turbativa c’è stata e certamente avrà influenzato il voto. Di quanto? Non si sa. Ma ammesso e non concesso che si sia trattato di un solo voto certamente non avrebbe cambiato il risultato elettorale ma resterebbe la turbativa sul regolare svolgimento delle operazioni di voto. Ergo se tutta la vicenda dovesse risultare una montatura, a mio modestissimo parere, sarebbe necessario rifare il ballottaggio.

  9. Il problema non è di logica o di buon senso, ma di diritto. Per annullare le elezioni occorre una norma e non basta invocare genericamente turbative, anche determinanti…
    Non c’è niente di specifico per le Università e, tantomeno, per le elezioni del Rettore.
    Curioso come una cecca, continuo a cercare….

  10. A questo punto non mi stupirei se il 1° Novembre il Corriere di Siena titolasse:

    “Gaudeamus igitur! Il Focardi si è tolto dai cogl…”

    Al di là di ogni giudizio di merito ed indipendentemente da esso è semplicemente vergognoso. Anzi, seriamente preoccupante!!
    Di certo meglio topolino come giustamente suggerito da qualcuno.

  11. Il “coraggio” del Pm Formisano

    Cosa succeda e quali (mal)trattamenti Siena riservi a quei PPMM che qui fanno bene il loro dovere trattando anche i potenti secondo la bistrattata norma (a Siena del tutto calpestata) “La legge è uguale per tutti” ben lo dimostra la sorte toccata al coraggioso Pm Alessandra Chiavegatti (allego in calce i Link dei miei 2 articoli dettagliati pubblicati su “MondoRaro” che dimostrano perché abbiano costretto tale Pm a trasferirsi via da Siena).
    E lo sa ancor meglio di me, ovviamente, il Pm Mario Formisano che finora, in tutti i suoi anni di servizio a Siena Caste e Potentati locali non li aveva disturbati più di tanto.
    Lo sa tanto bene che ora che se ne deve andare (tra un mese lascerà la Procura) trova, notizia del 30 luglio, il “coraggio” di profanare il sancta sanctorum della Sede Storica del Monte con una spettacolare perquisizione (ma l’indagine era partita da un esposto di 2 anni e mezzi fa) e pochi giorni dopo di indagare sui vertici dell’Università per presunte pressioni sulle elezioni del Rettore.
    Avanti così, dottor Formisano, ci faccia vedere almeno in questo ultimo mese di che pasta è fatto.

    Maestro Adriano Fontani (Siena)

    http://www.mondoraro.org/2009/12/27/lonesto-pm-alessandra-chiavegatti-le-indagini-a-siena-e-il-trasferimento-parte-prima/

    http://www.mondoraro.org/2009/12/31/l%E2%80%99onesto-pm-alessandra-chiavegatti-le-indagini-a-siena-e-il-trasferimento-parte-seconda/

  12. Siamo tutti per il Dott. Formisano: forza, forza!
    Sono lieto di constatare dal mio buen retiro enologico che persino l’Università sta svegliandosi.
    Ad esempio, persino rendendosi conto che è un po’ strano che un giornalista abbia assunto così largo pigolo in città!
    Solo i giornalisti di sinistra, sempre vigili, tacciono, e tacciono ancora… se il riformismo è nelle loro mani siamo ben messi. Guardate i dibattiti che faranno alla Festa dell’Unità.
    Manca solo la Santa Messa: naturalmente, di Mgr Acampa con Mussari a far da chierichetto!
    E poi ci si meraviglia che Berlusca abbia avuto successo…

  13. Segnalo da “L’angolo dell’unto” del Corriere di Siena (2 agosto 2010) le didascalie che accompagnano la foto di Rappuoli, di Bertelli e di Pertini:
    «Da Rino Rappuoli… Era il rappresentante dell’università nella deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi.
    … a Egidio Bertelli è l’attuale rappresentante dell’università nella deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi.
    Sandro Pertini offrì le dimissioni.»

    In sostanza, si chiede l’angolo dell’unto, che aspetta Bertelli a dimettersi?

  14. 1969: Sandro Pertini era stato eletto Presidente della Camera con il sostegno del Partito Socialista Unificato (PSU) che successivamente si scisse. Le dimissioni di Sandro Pertini non furono però accettate dalla Camera.

    Il riferimento (molto velato) è alla vicenda Fini-Berlusconi. Il messaggio subliminale è invece palesemente quello descritto da Remo. Ma chi riesce a spiegarlo al Corriere di Siena?

  15. …sul ballottaggio: …e che, rifacciamo il ballottaggio con il candidato che ha ottenuto i voti che hanno portato alle indagini della procura? Il ballottaggio non si rifà; passa il candidato arrivato secondo!

    …Mauro Manganelli, se non capisco male, evidenzia la “vacatio legis” rispetto alla possibilità di annullare le elezioni del rettore. Non stento a crederlo… nell’università, la “vacatio legis” è diventata norma di comportamento, di governo e di rapporti interpersonali… mascherata da “autonomia” essa è diventata norma di vita ed è per questo che ora noi paghiamo le malefatte di una manica di banditi che sembrano sempre farla franca! Non sarebbe ora di cambiare questo schifo?

    …il Corriere di Siena è un’altra gravissima piaga sociale, come, d’altra parte, molta della stampa nazionale… la cosa che fa veramente paura è che se anche tutti i lettori “affezionati” (ma ce ne sono?) o occasionali smettessero di leggerlo, quel fogliaccio continuerebbe ad uscire indisturbato, visti i finanziatori che lo sostengono… anche qui, se non ci diamo delle regole e non cominciamo a rispettarle e a pretendere che vengano rispettate, non ne verremo mai fuori!

  16. Caro Nik, penso non sia produttivo continuare sui commenti al quotidiano… domani o domani l’altro potrebbe uscire con “inaudito: attacco alla libertà di stampa da un blog dell’Ateneo”… tanto chi ha un po’ di cervello ha già capito tutto…

  17. Nik, lei non vuole intendere che non è “igienico” scrivere come se si fosse sotto giuramento, oltre al fatto che le verità scomode e sgradevoli per i più sono da respingere con tutto il mittente.

    Lei mi pare Raffaele Ascheri 2 con questa libidine da curiosità incoercibile e questa idiosincrasia nei confronti di ogni forma di omertà e opportunismo!

    Vero è che oggi Siena è popolata da anziani sereni e da studenti e turisti in transito “mordi e fuggi” con un contorno di tranquilli burocrati di banca e di ateneo, senza figure di riferimento autorevoli e riconoscibili dal cittadino comune.

    Quindi le forze in gioco risultan temibili non per ingegno eccelso quanto piuttosto per improprie ambizioni e scadenti recitazioni…

    All’orizzonte non si vede un “politico” degno di appassionati consensi, né la voce di quella che era l’ “Alta Scuola” ha il flatus dei Maestri d’un tempo.

    Tuttavia la invito a una certa cautela perché in questa società decadente i mediocri non son rari e posson esser molesti quando fanno sciame.

  18. Bertelli lasci il posto a Tosi in Fondazione!
    Mi sembra che ci sia qualcosa, in questa vicenda, che sfugge alla nostra attenzione. Intanto molto opportuno il titolo del post che, certamente per le origini salentine del curatore del blog, ci riporta alla tragedia di Otranto del 1480 e al clima di allarme continuo per le scorrerie ottomane che facevano esclamare le popolazioni: “Mamma li turchi!” Nello stesso tempo ci ricorda le “meritate vacanze” in Turchia del nuovo rettore, come efficacemente ha scritto il “Corriere di Siena”, mentre l’attuale rettore trascorreva, immeritatamente sembra di capire, il fine settimana al mare con i familiari.
    Secondo i magistrati, «il quadro è ormai chiaro e i soggetti convocati in Procura aiutano i pubblici ministeri a definire alcuni dettagli e non il fatto nel suo insieme.» Ebbene, mi chiedo perché tutto questo? Certo spostare qualche voto nel ballottaggio. Ma una volta raggiunto il risultato, con l’elezione di Riccaboni, perché non cercare di ottenere le dimissioni di Bertelli dalla Fondazione MPS? Infine, nel caso andasse in porto anche questa operazione, chi designare al suo posto come rappresentante dell’Università? È fantasioso pensare allo sponsor più importante di Riccaboni e, cioè, al Prof. Piero Tosi?

  19. Mi permetto di rifare capolino sul benemerito blog del Prof. Grasso, pur letteralmente annientato dallo stato delle cose riguardanti l’Università, per far notare un dettaglio a mio avviso di non secondaria rilevanza.

    Il mio ultimo intervento su questo blog prese spunto dagli altissimi lai riguardo la riforma Gelmini provenienti dalla premiata ditta Cenni & Bezzini – il quale, en passant, ricorda in maniera spettacolare, e non solo fisiognomicamente, quel politico che Forattini immortalava come un bel nulla con la barba intorno, del quale ignoro nome e storia per motivi anagrafici e forse anche di buona stella personale.

    L’intervento dei due era discutibile nel merito e nel metodo, senz’altro, ma almeno poteva denotare una certa attenzione per il destino dell’Unisi (anche volendo non vedere che a portarla allo sfascio sono stati personaggi che di certo coi partiti attualmente al governo non hanno mai avuto a che spartire); attenzione che magari avrebbero potuto decidere di portare in avanti con qualcosa di più di un comunicato stampa ad usum gazzillori.

    Wishful thinking? Purtroppo si, stando a quanto è dato leggere sul programma della Festa Democratica/del Partito Democratico/de L’Unità/del sarchiapone muschiato verde bianco e rosso/non sa, non risponde.

    Ci saranno infatti tante comparsate di gente che piace alla gente che piace e di gente che conta per la gente che conta, tra biodiversità, accesso all’acqua e green economy (puro pret-a-porter 2010, a quanto pare), diversità e discriminazioni, 4 dicasi 4 “iniziative politiche” (sic) con la parola tagli nel titolo, inclusa una sulla scuola, un “Tutti per Siena, Siena per tutti” che grida contemporaneamente vendetta al cospetto di Dio e vieni avanti creativo ed addirittura la reentree di quel sublime venditore di fumo uozzammerega di Uolter Veltroni – tutti i gusti son gusti, d’altro canto.

    Ma in tutto questo bailamme, prevedimilmente ammorbato dalla nube di fritto e di kebbabberia equosolidale, dicevamo, non una volta comparirà la parola università.

    Buona cena di pesce a tutti.

  20. Così come non comparirà la “questione morale”, che esisteva anche indipendentemente e prima dell’inquisizione sul Mussari e altri 15 per Ampugnano. Ma chi pon mano ad essa? Beppe Grillo non esiste a Siena, fatto molto molto indicativo, e IdV non trova di meglio che candidare contro il Ceccuzzi il nuovo, cioè un Berlinguer!
    Qualcosa di nuovo sotto il cielo senese? Guardate domani come i media daranno notizia della storia Ampugnano… Io personalmente spero anche che ne scrivano gli intellettuali della sinistra, su Metìs. Ci sarà da imparare, credetemi.

  21. Nel ricordare a tutti gli insigni e meno insigni giuristi di questo blog che in Italia l’azione penale è obbligatoria ove la Procura rilevi un fumus di reato (figuriamoci quando ha le stanze piene di documenti e annose denunce), il rilevare un tifo da stadio volto a compellere un magistrato a fare semplicemente il suo dovere è desolante.

  22. @kerans «Ma in tutto questo bailamme, prevedimilmente ammorbato dalla nube di fritto e di kebbabberia equosolidale, dicevamo, non una volta comparirà la parola università.»

    Molto ben detto, kerans. È veramente impressionante che il PD locale si nasconda su questo argomento.
    Dubito però che non ne parleranno, visto che è prevista la presenza del presidente Rossi che sul sostegno alle università toscane sta investendo non poco. Non necessariamente per beneficenza, ovviamente, ma mi pare sia l’unico che finora ha dato soldi, non dovuti (la regione ha pagato per acquistare un ospedale di cui per legge poteva usufruire gratutamente), ma vitali per evitare il fallimento.

    A me pare molto lungimirante l’idea di investire soldi della comunità per preservare le università toscane, in un momento in cui sia per colpe proprie che per scelte politiche nazionali (tripartisan) il sistema universitario nazionale pare destinato ad un serio ridimensionamento. Una scelta che potrebbe dare alla Toscana un serio vantaggio competitivo rispetto ad altre regioni.

    Il condizionale è d’obbligo per due motivi: primo che la regione sappia rispettare l’autonomia delle università invece di cercare di riscuotere subito l’investimento sotto forma di asservimento ad obbiettivi politici e pratici (ad esempio nella sanità). Secondo, che le tre università sappiano approfittare della opportunità cambiando decisamente registro rispetto a comportamenti certamente non virtuosi (uso un eufemismo). Le polemiche recenti sul caso del dottor Macchiarini a Firenze inducono a pensare che su questi due punti ci siano visioni abbastanza diverse.
    C’è poi un terzo punto, che riguarda più da vicino la città di Siena, e che concerne il peso di ognuna delle tre città (Firenze, Pisa e Siena) all’interno del sistema universitario toscano che si profila: delle tre, l’università di Siena è la più debole sia per motivi di dissesto economico che per dimensioni e per peso politico. Ed è il fatto che il locale partito dominante glissi proprio su questo punto che è, a mio avviso, particolarmente preoccupante.

    Sesto Empirico,
    scettico

  23. Che abbia ragione Ghinacco che ha titolato il suo commento: «Bertelli lasci il posto a Tosi in Fondazione!»? Se così fosse, si spiega tutto quello che è successo e sta succedendo per l’elezione del rettore.

  24. Sesto Empirico: «Dubito però che non ne parleranno, visto che è prevista la presenza del presidente Rossi che sul sostegno alle università toscane sta investendo non poco. Non necessariamente per beneficenza, ovviamente, ma mi pare sia l’unico che finora ha dato soldi, non dovuti (la regione ha pagato per acquistare un ospedale di cui per legge poteva usufruire gratutamente), ma vitali per evitare il fallimento.»

    «A me pare molto lungimirante l’idea di investire soldi della comunità per preservare le università toscane […]».

    Nel fare i complimenti a Kerans per l’acutissima analisi con punte di soave ironia del comportamento del PD senese su questa maleodorante vicenda dell’Università e nel quotare al cento per cento quanto ha da dire Outis sul singolare atteggiamento di alcuni bloggers che credono ancora a Babbo Natale, vorrei – una volta per tutte – chiarire come sta questa storia dei finanziamenti delle c.d. istituzioni locali perché mi pare che ci sia una plètora di personaggi che, pur sedendosi tutte (?) le mattine sugli scranni dell’Ateneo, continuano a non sapere o a far finta di non sapere come sono andate e come stanno andando le cose.
    Dunque: l’Ateneo senese deve essere grato all’allora Assessore alla Sanità Regionale, ora Presidente della Regione Toscana, Ernesto Rossi perché ha fatto sì che si forzasse la mano con una legge regionale che consentisse all’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) di contrarre un mutuo col Monte dei Paschi per acquisire (cosa che giustamente poteva fare tranquillamente gratis et amore dei) la parte universitaria delle Scotte per una cifra che, bada caso, è più o meno equivalente a quella proposta nel famoso contratto definito capestro ipotizzato nell’agosto scorso e per il quale non è mai arrivata la deroga dal Ministero dell’Economia e Finanza. Il che equivale a dire che di soldi pubblici non se ne sono visti da due anni a questa parte: sono soldi che provengono dal Monte dei Paschi di Siena che, fino a prova contraria, ha perso la propria veste di istituto di diritto pubblico ormai due decenni fa, se non di più. Fermo restando che è corretto attribuire al Presidente Rossi l’intenzione di investire nelle Università toscane (pur non investendo certo soldi pubblici), è invece massimamente scorretto attribuire agli enti pubblici locali la medesima intenzione. L’apporto del duo Cenni (Comune) e Bezzini (Provincia) è stato e continua ad essere, almeno per l’aspetto finanziario, nullo, essendosi concretizzato il loro contributo alla crisi dell’Ateneo in una serie di farseschi tavoli interistituzionali (che da quando Barretta è divenuto Direttore Amministrativo sono cessati completamente) e in quel comunicato ad usum gazzillori di cui parla Kerans. Stop. Ergo è da diffidare (rectius: sarebbe stato meglio diffidare) di chi (come Ataturk e il Corrierino dei Piccoli) ha impostato tutta la propria campagna elettorale proprio sul rapporto con le istituzioni locali e con la Fondazione, da un lato perché, come si dice sopra, le istituzioni, fatta eccezione della sola Regione, di questo sfacelo se ne sono fregate, e dall’altro perché la Fondazione più di quello che dà (ed è molto) non credo proprio che possa dare né ha fatto la mossa di voler dare.
    Concludo sostenendo che in primo luogo è improprio parlare di fallimento eventuale, perché un ente pubblico non fallirà mai; tutt’al più può arrivare, anche sulla base del dettato dell’approvanda riforma Gelmini, un commissario governativo che, a questo punto, ci auguriamo sia un reduce di Al Alamein o di Tobruk e che faccia il pulito che deve fare. In secondo luogo è altamente improprio parlare di soldi della comunità per quanto ho sostenuto sopra. Si badi bene che non è un’interpretazione, quella testé esposta, di come siano andate le cose, tanto che sfido chiunque a provare da bilancio anche soli cinque euro provenienti da casse pubbliche, fatta eccezione di quelli in anticipazione, ma che poi andranno (e sarà cura di Ataturk e di chi verrà scelto come Direttore Amministrativo al posto del dimissionario Barretta) restituiti fino all’ultimo centesimo.

  25. …obnubilato dalle non meno equosolidali nuvolette di drago cinese (e meno male che di equo c’è almeno il prezzo e il gusto dei felafel e del raviolo al vapore!), scorro con animo confuso il testo del Ddl approvato al Senato, che l’uscente Magnifico gentilmente ci recapita… se posso dunque interporre un concetto in quest’aspra tenzone a colpi di ponderosi faldoni, vorrei rammentare che finite le ferie (per chi le fa, e il Censis dice che sei su dieci non le fanno) i problemi che ci siamo lasciati alle spalle all’inizio dell’estate, rimangono tali e quali. ́

    A) En passant leggo:
    Art 6. (Stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo)
    3. I ricercatori di ruolo svolgono attivita di ricerca e di aggiornamento scientifico e,
    sulla base di criteri e modalità stabiliti con di regolamento di ateneo, sono tenuti a riser-
    vare annualmente a compiti di didattica integrativa e di servizio agli studenti…

    ….ma state tranquilli: subito dopo, assai ipocritamente, il Ddl rinvia alla legge 230 del 2005, in cui si dice che i ricercatori, anche non confermati, in realtà possono, cioè devono (quasi ovunque) essere titolari di corsi, come lo sono, già, “gratis et amore dei” con buona pace di tutti (sennò, tutta la baracca andrebbe a rotoli). Dunque, salvo novità dell’ultim’ora delle quali non sono a conoscenza, “nihil sub sole novi”: circa lo stato giuridico dei ricercatori si è deciso di non decidere.
    Vi garantisco che mi sono sentito ridicolo nel cercare di spiegare questa complessa “problematica” ad amici d’oltralpe.
    Credo che molti “ricercatori”, quelli che in diverse facoltà sono titolari di corsi in egual misura e pari ammontare di ore rispetto agli altri colleghi, docenti che nel volgere di un lustro e più hanno laureato decine di persone, si sbellicheranno dalle risate all’idea che i loro insegnamenti, né più e né meno identici a quelli di associati ed ordinari, siano alla fin fine da considerarsi “integrativi”: ma che vuol dire? Nei piani di studio i loro corsi, come tutti gi altri, risultano essere etichettati come “caratterizzanti”, oppure come “affini”, tertium non datur; perché il Ddl persiste in questa palese sciocchezza? Non potevano metterci una pietra sopra, visto che una pietra (tombale) l’hanno messa sopra i ricercatori stessi?

    B) Leggo poi su un quotidiano:
    La risposta del presidente della Repubblica ai ricercatori della «Rete 29 Aprile»
    Ddl università, Napolitano: «Serve confronto costruttivo»

    … un comunicato della rete 29 Aprile relativo all’impatto della manovra economica, stima gli effetti in questi termini:

    «si può però fare riferimento a due pareri autorevoli, e non certo antigovernativi. Il primo del Senatore Valditara, relatore di maggioranza del ddl di “Riforma dell’Università” (riforma che, al suo stato attuale, è contrastata dalla Rete29Aprile che la ritiene assai peggiorativa del sistema universitario), il quale ha parlato di una stima di -400.000 € a carico di un giovane neo-Associato (il primo gradino attuale della docenza universitaria) sulla prospettiva di 30 anni di vita lavorativa (Il Secolo d’Italia, 25 giugno 2010). In pratica una sorta di “mutuo di Stato obbligatorio”, acceso dal ricercatore o professore per ripianare, di tasca sua, i debiti del Paese. Il secondo parere è del Sole24Ore (Gianni Trovati, 28 giugno 2010), che ha stimato in 32,7% il peso percentuale sulla retribuzione annuale di un giovane ricercatore (primissimo stadio, non docente, della carriera universitaria). Si tratta di un terzo dello stipendio annuo atteso, ben 7.659 €! Per un Professore Ordinario (il livello più alto della docenza) all’apice della carriera l’aliquota sarebbe invece solo del 6,91%.”

    Sarà vero? Se è così, dove sarebbe la “meritocrazia” abraveliana? E quale “eccellenza” volete ricavare da un popolo di gente demotivata ed avvilita a caccia di un secondo lavoro per pagare il mutuo?

    C) «A me pare molto lungimirante l’idea di investire soldi della comunità per preservare le università toscane, in un momento in cui sia per colpe proprie che per scelte politiche nazionali (tripartisan) il sistema universitario nazionale pare destinato ad un serio ridimensionamento. Una scelta che potrebbe dare alla Toscana un serio vantaggio competitivo rispetto ad altre regioni.» Sesto Empirico

    Lascio a Ismaele più sofisticati approfondimenti politici, ma il Ddl parla anche, mi pare astrattamente, della possibilità di federazione fra atenei contigui e di possibile mobilità in funzione di essa:

    Art. 3. (Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell’offerta formativa)

    1. Al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attivita didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse, nell’ambito dei princìpi ispiratori o, il progetto
    della presente riforma di cui all’articolo 1, due o piu università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività o strutture, ovvero fondersi.

    2. La federazione puo avere luogo, altresì, tra università ed enti o istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell’alta formazione, ivi compresi gli istituti tecnici superiori ecc… sulla base di progetti coerenti ed omogenei con le caratteristiche e le specificita dei partecipanti.

    Questo mi sembra un tema di bruciante attualità, in un ateneo che sa bene per il futuro prossimo, di non poter garantire nemmeno la metà dell’offerta attuale, né di poter più sostenere la ricerca in diversi comparti. Pur avendo la consapevolezza che per come si sono oramai incancrenite certe distorsioni della mentalità accademica, “la mobilità” appare per certi versi un concetto utopico (nessuno vuol fra i piedi gente che viene da un’altra bottega), non so se occorra una cura all’elettroshock per far tornare alla realtà diversa gente che non si è ancora accorta che il panorama tutto attorno è cambiato: ragionare in termini “regionali” o “federali”, più che un’opzione mi pare una scelta obbligata, come il reciproco aiuto del cieco e dello zoppo.
    Circa la mobilità il Ddl così si esprime:
    5. In attuazione dei procedimenti di federazione o di fusione di cui al presente articolo, il progetto di cui al comma 3 dispone, altresì, in merito a eventuali procedure di mobilità dei professori e dei ricercatori ecc… in particolare, per i professori e i ricercatori, l’eventuale trasferimento avviene previo espletamento di apposite procedure di mobilità ad istanza degli interessati. In caso di esito negativo delle predette procedure, il Ministro può provvedere, con proprio decreto, al trasferimento del personale interessato disponendo, altresì, in ordine all’eventuale concessione agli interessati di incentivi finanziari a carico del fondo di finanziamento ordinario, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze.

    Vabbè che qui il problema è che non si riesce nemmeno a “federare” Siena con Arezzo, ma in ogni caso, come ripeto, quella di individuare poli regionali dove concentrare le specializzazioni mi pare addirittura una strada obbligata, giacché la pratica di accorpare orgiasticamente corsi di laurea e dipartimenti affatto diversi all’interno dello stesso ateneo -pratica che mi dicono si stia inevitabilmente e scandalosamente diffondendo anche in altri atenei di media stazza come Siena, non afflitti da problematiche di bilancio in eguali proporzioni -, o di spostare come trottole di qua o di là i docenti, magari ad insegnare cose che non sanno, per turare i buchi nei “requisiti minimi” causati dai pensionamenti, tentando in tal modo di scongiurare il rischio di chiusura, secondo me mostra oramai la corda.
    Si rischiano grossolani minestroni della sòra Cianciulli, impotabili sbobbe e indigeribili cacciucchi; si distolgono sistematicamente i ricercatori, non solo dal loro compito primario, ma persino dall’insegnamento della loro disciplina e soprattutto ciò va in direzione diametralmente opposta, rispetto all’andazzo europeo, alla necessità cioè di confrontarsi con un’offerta didattica vasta e specializzata disponibile oramai su scala continentale, e al vagheggiato desiderio di creazione di poli d’ “eccellenza” competitivi internazionalmente, gargarismo con cui inevitabilmente ci si sciacqua la gola nelle occasioni pubbliche, per poi dentro di sé accettare sommessamente l’idea di un inarrestabile declino.
    Vi è una insanabile contraddizione nel proporre da un lato criteri draconiani per la valutazione della ricerca, mirando all’alta specializzazione, e dall’altro nell’ostacolarla nei fatti, o comunque considerarla come l’ultima delle preoccupazioni.

  26. «Chi attacca il Palio attacca Siena», recita il pensiero totalitario del Cenni e dei vari Ceccuzzi… Allora… chi non gradisce la Giunta e il sindaco attacca Siena. La Brambilla avrà detto imprecisioni ma è vero che al Palio son crepati anche dei cavalli, che non son più quelli “lenti” come una volta. I senesi non solo amano i cavalli ma li idolatrano: io li ho visti dare baci in bocca ai bai, certi contradaioli: messi alle strette preferirebbero i bai alle mogli!
    Ma invece della demagogia pro-paliesca Cenni si occupi delle discriminazioni al Comune e del caso Ampugnano dove l’ex Fgci Mussari è indagato: sapeva niente l’ex enfant prodige Machetti? E che dire della presunta elezione truccata del neo rettore universitario?
    Per ora si ghigna… ma poi si vedrà!
    Bardo

    P.S. Avanti magistrati! Fate pulizia! I migliori cittadini son con voi!

  27. Tra parentesi.
    Secondo i media la Procura si è mossa in base a un esposto anonimo. Chiunque abbia mandato, per l’elezione farsa del rettore, la missiva anonima, sia benedetto. Visto il conformismo da regime che qui regna è meglio di niente e va capito. Se le accuse su Ampugnano e sul rettore fossero confermate, si dovrebbero emettere mandati di cattura: da troppo tempo qui regna il terrorismo fascista della maggioranza (ora ex pci, ex dc, rottami extraparlamentari di sinistra, ecc.).

  28. …e a proposito, signor Cenni: io non mangio più Panforte, mi fanno male i denti. Sarò bollato come antisenese e cacciato dalla città? Se un cittadino senese se ne frega del Palio non vedo dove sia l’antisenesità. Da piccino facevo, in una villa patrizia, il palio con dei bimbi e giocavo ai barberini. Poi fui incoronato poeta nella Capitale…e, si sa, i poeti amano i felini, poco gli equini. Fa eccezione D’Annunzio e pochi altri. Ma in generale son pochi i Vati. Io son come Gozzano: amo i mici e non amo il cattivo, l’egoista, il superuomo. (…) A meno che Cenni non pensi come la marmaglia fascista che il Palio è “festa maschia”, come la guerra, appunto.
    Buonanotte fiorellino…

  29. @Chiamatemi Ismaele

    «Dunque: l’Ateneo senese deve essere grato all’allora Assessore alla Sanità Regionale, ora Presidente della Regione Toscana, Ernesto Rossi perché ha fatto sì che si forzasse la mano con una legge regionale che consentisse all’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) di contrarre un mutuo col Monte dei Paschi per acquisire (cosa che giustamente poteva fare tranquillamente gratis et amore dei) la parte universitaria delle Scotte per una cifra che, bada caso, è più o meno equivalente a quella proposta nel famoso contratto definito capestro ipotizzato nell’agosto scorso e per il quale non è mai arrivata la deroga dal Ministero dell’Economia e Finanza. Il che equivale a dire che di soldi pubblici non se ne sono visti da due anni a questa parte.»
    ……
    «sfido chiunque a provare da bilancio anche soli cinque euro provenienti da casse pubbliche, fatta eccezione di quelli in anticipazione, ma che poi andranno (e sarà cura di Ataturk e di chi verrà scelto come Direttore Amministrativo al posto del dimissionario Barretta) restituiti fino all’ultimo centesimo.»

    A parte che non mi pare di aver parlato di gratitudine, ma di una strategia che ha evidentemente i suoi interessi, mi pare che sull’origine dei fondi ti contraddici: i soldi sono stati pagati dall’Azienda Ospedaliera, che fa parte del sistema sanitario toscano.
    Il fatto che per pagarli abbia acceso un mutuo col Monte dei Paschi non cambia le cose: il mutuo lo dovrà restituire l’Azienda Ospedaliera (quindi con i soldi pubblici del sistema sanitario regionale), non l’Università: sono soldi della comunità.
    E, fra le righe, si tratta di soldi sottratti in qualche modo ad altre attività dell’assistenza sanitaria (che non ha fondi illimitati).

    «Fermo restando che è corretto attribuire al Presidente Rossi l’intenzione di investire nelle Università toscane, è invece massimamente scorretto attribuire agli enti pubblici locali la medesima intenzione. L’apporto del duo Cenni (Comune) e Bezzini (Provincia) è stato e continua ad essere, almeno per l’aspetto finanziario, nullo.»

    A cosa alludi? Mi pare di aver scritto proprio le stesse cose.

    «tutt’al più può arrivare, anche sulla base del dettato dell’approvanda riforma Gelmini, un commissario governativo che, a questo punto, ci auguriamo sia un reduce di Al Alamein o di Tobruk e che faccia il pulito che deve fare.»

    Non escludo che un buon commissario (con competenze più congrue di quelle che tu suggerisci) potrebbe fare cose egregie, ma non lo darei per scontato. Sulle non esaltanti performance dei commissariamenti in italia dal dopoguerra ad oggi, ho trovato interessante questo documento
    http://tinyurl.com/3y8t3yt
    Riguarda soprattutto l’attualità della protezione civile, ma non solo quello.

    @stavrogin
    «Lascio a Ismaele più sofisticati approfondimenti politici, ma il Ddl parla anche, mi pare astrattamente, della possibilità di federazione fra atenei contigui e di possibile mobilità in funzione di essa.»

    Forse troverai meno astratto l’inizio di questa comunicazione del Rettore successiva alla seduta del Consiglio di amministrazione del 13 aprile 2010:

    Il Consiglio di amministrazione dell’Università di Siena ha varato il Piano di interventi 2010-2014 per il risanamento e ha chiesto contemporaneamente agli organi istituzionali dell’Ateneo di agire immediatamente per la costituzione di un tavolo finalizzato alla realizzazione in tempi brevi di sistema universitario regionale, che veda il coinvolgimento della Regione Toscana e l’attivo impegno del ministero dell’Università e della ricerca.

    Prova a sommarlo a quanto hai letto sul disegno di legge ed a chiederti con Archimede quanto fa 2+2.

    Sesto Empirico
    scettico

  30. Ieri il “Corriere di Siena” (7 agosto 2010) riportava una notizia molto preoccupante:

    Stefano Bisi. (…) i carabinieri della Procura di Siena ieri sono arrivati all’università per sequestrare i faldoni relativi alle ultime elezioni del rettore. Il sequestro è avvenuto in seguito ad un esposto giunto a palazzo di giustizia in cui si scrive di una imperfetta identificazione di coloro che hanno partecipato al voto. Soprattutto gli studenti non sarebbero stati identificati correttamente, secondo l’esposto presentato alla procura della Repubblica. (…)

  31. Ovviamente la riporta a “modo suo”:
    – “imperfetta identificazione”: che cappero vuol dire;
    – “Naturalmente gli elettori, docenti, personale amministrativo e studenti dei consigli di facoltà, sono sati identificati come avviene alle elezioni politiche e amministrative” ergo avrebbero dovuto essere idendificati;
    – Il Prof. Mario Comporti è stato il Decano, non il Presidente del Seggio…
    – Non credo che un esposto anonimo determini l’inizio di un procedimento penale…

    Non so cosa pensare. L’unica cosa che è certa è che l’Università avrebbe bisogno solo di un po’ di normalità…

  32. Le elezioni sono in aria di annullamento (violazione amministrativa)?
    Se non ci sono i dati identificativi dei votanti, tertium non datur… di nuovo alle urne.
    I componenti del seggio elettorale che hanno dato luogo alla grave irregolarità saranno invitati (anche dalla Corte dei Conti) a pagare le spese sostenuto per le elezioni irregolari (es… costo navetta ecc.).??

  33. Bravo chi riporta la discussione sul punto centrale di questa vicenda ossia i brogli elettorali perpetrati da coloro che, dopo aver dato fondo alle casse dell’amministrazione e raccolto privilegi di ogni sorta, solo ed esclusivamente per se stessi, non si rassegnano all’idea di farsi da parte, neanche dopo le devastazioni (non solo finanziarie, ma anche morali) che hanno prodotto
    Come ho già detto credo che le elezioni non si debbano ripetere, ma che debba passare il candidato secondo classificato… è anche un altro modo per contenere le spese. Ho seri dubbi sull’utilità di ripetere le elezioni con il candidato che ha raccolto i voti incriminati, proprio perché i signori di cui sopra sono sempre tra noi e sempre pronti a rientrare in azione.
    Quanto al tifo da stadio per i giudici, il problema, caro Outis, non è l’obbligatorietà dell’azione penale e nemmeno la capacità di chi governa la Giustizia; il vero cancro è la mancanza di regole e di moralità che sta dietro la cosiddetta autonomia dell’università… ci sono sentenze che stabiliscono, ad esempio, che se un primario decide di fare “campagna elettorale” perché siano eletti certi commissari invece che altri, ad un concorso per ricercatore, questo non è reato… e nemmeno si può parlare di reato se a un concorso nazionale per ricercatore si presenta un solo candidato, magari figlio di qualcuno importante… allora vedi bene che per cercare di cambiare tutto questo occorrono precise regole morali e giudici con gli attributi che sappiano farle rispettare.

  34. Bah ma che ragionamento è? Se ci sono irregolarità le elezioni vanno ripetute. Far passare il secondo vuol dire che le irregolarità hanno avvantaggiato solo il primo… e chi l’ha detto?

  35. Come ho già detto credo che le elezioni non si debbano ripetere, ma che debba passare il candidato secondo classificato… è anche un altro modo per contenere le spese….Ho seri dubbi sull’utilità di ripetere le elezioni con il candidato che ha raccolto i voti incriminati.
    nik

    …ohibò, questa mi sembra una teoria strana. Spiegatemi una cosa: ma qualcuno ha già verificato che i voti presuntamente non validi erano a favore del Riccaboni? In ogni caso, benché la teoria appaia vieppiù superata, dalla giurisprudenza contemporanea, non occorre una sentenza, per dichiarare qualcuno colpevole? La teoria per cui “le elezioni sono valide solo se vinco io” però non mi è nuova. Questa pantomima appare sempre di più una sorta di supplemento ai patteggiamenti che evidentemente non si erano conclusi soddisfacentemente al dì delle elezioni: come una mossa falsa del Palio.

    e nemmeno si può parlare di reato se a un concorso nazionale per ricercatore si presenta un solo candidato.
    nik

    …..naturalmente invece i concorsi per associato o per ordinario sono tutti onestissimi. I disonesti, come oramai recita la vulgata, sono solo i ricercatori, anche se non sono figli di chissacchì. E tra gli ordinari sono particolarmente onesti, dunque, quelli che non si sono macchiati della colpa di aver sostenuto un concorso.

  36. Ho qualche domanda da porre a questo interessante blog. La prima: come mai ci si è data tanta pena negli ultimi due anni di infierire su una sola persona sbandierando ai quattro venti (stampa inclusa) i provvedimenti disciplinari cui è stata sottoposta e non si fa parola di altri provvedimenti disciplinari irrogati ad altri?
    La seconda, conseguenza della prima è: come mai, per fare un esempio, non si sa niente del provvedimento disciplinare irrogato (pare per un affare di rimborsi missione non proprio cristallini) ad un noto ex segretario della CGIL d’Ateneo, ora membro del Consiglio di Amministrazione e già molto noto su questo blog per le vicende legate al mitico LAU di Buonconvento (che ancora non si sa quanto è costato e continua a costare all’Ateneo) ed altre faccenduole venute fuori nell’agosto scorso? Un suggerimento: provate a cercare il signore in ufficio il prossimo 13 agosto e vediamo che vi rispondono.
    Terza domanda: in presenza di una situazione disciplinare del genere è legittimo che costui segga ancora in CdA? E se è legittimo, è opportuno che segga in CdA di un’azienda pubblica con un bilancio da 300 e passa milioni un funzionario che danneggia la medesima azienda tanto da beccarsi dei provvedimenti disciplinari?
    Quarta domanda: per analogia è legittimo che seggano nel medesimo CdA almeno due membri uno dei quali condannato in primo grado per questioni concorsuali (sempre della medesima azienda) e un altro al centro per mesi delle attenzioni della Guardia di Finanza anche lui per missioni non proprio cristalline?
    Il curatore del blog è in grado di rispondere a queste domande? E se non lui, gli altri intervenienti che sembrano molto competenti in materia amministrativa e giuridica?
    Buona serata

  37. @cal
    …non mi vorrei contorcere in ragionamenti lapalissiani, ma se ci sono state delle irregolarità (anche solo “generiche” e che hanno agito “un po’ qua e un po’ là”), chi ne ha tratto vantaggio è sicuramente il primo classificato, non certo il secondo (specie se lo scarto è stato di pochi voti)… che ha perso… e dunque non ha vinto! Se le “irregolarità” hanno favorito anche il candidato classificatosi secondo (ma mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse in che modo), si rifacciano pure le elezioni, ma con altri candidati…

    @stavrogin
    lei riporta il mio messaggio, ma sembra non averlo letto!
    Ha trovato, nel mio messaggio, anche una sola volta il nome di Riccaboni? O non è stato lei a pronunciarlo per suo conto? Chi ci legge è in grado di giudicare… ma per il massimo della chiarezza, il nome di Riccaboni lo ha fatto lei, associandolo ad una sentenza più o meno presunta…

    Quanto poi alle “elezioni buone solo se le vinco io”, spero che lei non abbia dimenticato i tempi, neanche tanto remoti, in cui le elezioni del rettore senese venivano definite “bulgare” anche dalla stampa nazionale… lì sì che le elezioni erano buone solo se… e tutti tacevano ed erano felici e appagati!

    …E anche sui concorsi a ordinario e associato, caro Stavrogin, lei mi mette in bocca parole che non ho mai detto… perchè insiste? Io ho solo parlato della mia personale esperienza… che mi dice che nonostante io sia in possesso di tutti i titoli di un associato e di un ordinario della nostra facoltà di medicina, non sono mai diventato neanche ricercatore, ma sono rimasto un semplice tecnico, “carica” con la quale, con tutta probabilità, andrò anche in pensione! Le sentenze di cui parlo, le ho ascoltate in tribunale, con le mie orecchie perché riguardavano fatti che io ho denunciato.

    …E poi, chi ha mai detto che i concorsi a ordinario e associato sono onestissimi? Se sono già così corrotti e moralmente compromessi i concorsi per ricercatore, certo nessuno può ragionevolmente pensare che quelli per ordinario e associato siano meglio… e io non solo non l’ho mai detto, ma nemmeno lo penso… il fatto è che se lei continua ad attribuirmi parole che non dico e pensieri che non ho mai “pensato”, qualcuno potrebbe finire col credere che diciamo cose diametralmente opposte e io non credo che sia così… per giunta, chi ci legge potrebbe finire col dimenticare che la cosiddetta “campagna elettorale” che il “primario” pone in opera per avere certi commissari “e non altri” in commissione d’esame, serve generalmente, ad avere commissari che siano disposti a “passare le domande” al candidato “prescelto” in modo che la sua prova d’esame sia “blindata” e ineccepibile… e inoltre, il lettore potrebbe finire col dimenticare che nonostante questo accada e anche con una certa frequenza, è assolutamente impossibile che un individuo si presenti come unico candidato ad un concorso su scala nazionale… se non attraverso la realizzazione di una rete mafiosa di corruttele e connivenze che sarebbe semplicissimo smascherare, ma che viene regolarmente ignorata a salvaguardia della beneamata “autonomia” dell’università.

    Guardiamo in faccia lo schifo di questa università e cominciamolo a chiamare col suo nome… se veramente vogliamo provare a cambiare le cose!

  38. Dunque si rifacciano le elezioni ma con candidati diversi… io credo che tu abbia un’idea della democrazia e delle elezioni un po’ tutto tua…
    Peraltro in un tuo commento precedente denunci brogli… da denunciare se si hanno le prove. Le hai Nik? perché se non le hai io sarei molto più prudente ad usare certi termini. Hai visto che succede a dire male della Cgil?

  39. Caro Cal,
    forse gli equivoci derivano dal fatto che tutti sentiamo dentro quel tanto o quel poco di paura che ci ispira il fatto di confrontarci con un regime più che con delle istituzioni democratiche. È per questo che non diciamo mai le cose come veramente stanno e facciamo allusioni, più che dire ciò che veramente pensiamo.
    Io, comunque non ho paura né della verità, né dei banditi che hanno distrutto il nostro ateneo e che, come ho detto, sono, in qualche modo, ancora tra noi e “promettono vendetta” contro chi ha avuto il coraggio morale e civile di dire, appunto la verità.
    Forse servirà, a chiarire il mio pensiero sulle elezioni, il post di Baden Powel il quale ha delineato, ancora non smentito, se non sbaglio, in maniera abbastanza chiara la “mappa” dei votanti per l’uno e per l’altro candidato a retttore nel ballottaggio.
    Bene, quello dei due (non faccio nomi così non si offende nessuno) che si è “portato dietro” i voti della vecchia guardia (così rimaniamo nel generico e nessuno se la prende), anche se è senza colpe (perché il voto, in questo paese spetta anche ai mafiosi di “chiara fama” e se ti votano loro non è che puoi dire che quei voti non li vuoi) è certamente quello più a rischio di essere “manipolato” da coloro che hanno distrutto questo ateneo! Vogliamo tornare a quei tempi o vogliamo vedere se si può voltare pagina?

    Sono stato abbastanza chiaro e sufficientemente rispettoso del “regime”?

  40. Sì Nik può darsi tutto, ma tu hai denunciato brogli…brogli!! Se le parole hanno ancora un peso questo termine è molto pesante e va dimostrato. Che poi riccaboni sia stato sostenuto dalla vecchia guardia e FOcardi no è un problema di merito ma qui si discute la forma delle elezioni…

  41. Io non ho denunciato nulla perché non so come sono andate le cose e aspetto con fiducia che la Magistratura faccia il suo lavoro. Se ci sono stati brogli, è giusto ed opportuno che vengano denunciati; la Magistratura saprà poi cosa fare… io mi limito a proporre che poiché a fortemente sospettati, indagati e condannati in primo grado è ancora consentito di votare e “manovrare” voti (a decine e, secondo alcuni che se ne vantano publicamente, a centinaia, nell’ombra o allo scoperto), per eliminare la piaga dei “nostalgici”, passi il secondo classificato… è una proposta e come tale mi piacerebbe che tu la considerassi… spero almeno che tu convenga con me che un modo per uscire dall’«impasse» e comunque evitare il ritorno al clima delle elezioni “bulgare” di buona memoria, debba assolutamente essere trovato… sul “metodo” si può discutere quanto vuoi… non ho mai preteso di avere la verità in tasca…

  42. «Se ci sono stati brogli, è giusto ed opportuno che vengano denunciati; la Magistratura saprà poi cosa fare… io mi limito a proporre che poiché a fortemente sospettati, indagati e condannati in primo grado è ancora consentito di votare e “manovrare” voti (a decine e, secondo alcuni che se ne vantano publicamente, a centinaia, nell’ombra o allo scoperto), per eliminare la piaga dei “nostalgici”, passi il secondo classificato…» Nik

    Ma tu hai detto che ci sono stati brogli… mica io …adesso ne dubiti …bah …chiarisciti le idee e pensa prima di scrivere…
    Quindi se ci sono dei “fortemente sospettati” il loro voto non conta… e di grazia chi sono? E come si individuano???
    La “piaga dei nostalgici” va eliminata …cioè se uno rimpiange Tosi se ne deve andare o comunque non deve votare…

    Mi sa che hai un’idea della democrazia e del voto un po’ particolare… un po’ tutta tua…

  43. …ecco la mia idea di democrazia:
    Chi ha sbagliato è giusto che paghi… a te risulta che abbia pagato nessuno per il buco di bilancio dell’ateneo senese? No? Allora questa è la negazione della democrazia. Questo è malaffare istituzionalizzato… Ho capito male o il “buco” è rappresentato da centinaia di milioni di euro non corrisposti all’INPDAP? Ho capito male o si tratta di contributi non pagati? Prova a non pagare tu le tasse e fammi sapere quanto ci mette la Guardia di Finanzia a venirti a “fare il culo”!
    L’Istituzione universitaria non è soggetta alla legge e resta impunita anche se non paga le tasse? E questa la tua idea di democrazia? E gli autori (ancora ignoti, dopo anni! Capito? Anni!) del “buco” dove sono? Sono in pensione? O sono ancora qui tra noi? Bene, finché non sappiamo chi sono, condividiamo stesso tetto, stesso letto, stesso tutto, facciamoli tornare ad amministrare l’ateneo e poi facciamo in modo che si possano anche vendicare fino a quando morte non sopraggiunga a sancire una volta ancora, se mai ve ne fosse bisogno, il principio che in questo paese gli onesti sono sempre dei coglioni e i malfattori sempre degli eroi!
    Se è questa la tua idea di democrazia, tienitela pure stretta, io non so che farmene… ma almeno astieniti dal commentare le idee degli altri!

  44. Nik ho la vaga sensazione che l’ira e forse il caldo ti offuschino un po’ le idee.

    Le responsabilità per il “buco” sono in corso di accertamento da parte della Magistratura, sbaglio?
    Tu invece sei già alla sentenza. E la tua sentenza è che siccome Riccaboni era sodale con Tosi è colpevole. E quindi non può fare il rettore. Peccato che le urne abbiano detto esattamente il contrario. (e fra parentesi non è che il buon silvan abbia dato una mano stabilizzando 300 persone o no?). Se ci saranno delle responsabilità verranno fuori ( e non credo che sarà pizzicato solo riccaboni – pure silvan il mago c’è dentro vedrai…). Ma sul mero sospetto di colpevolezza (di cosa poi non si sa ancora) non si possono sovvertire i risultati delle urne. Sarebbe un golpe in piena regola. Se le elezioni, fatte con regole condivise, hanno stabilito la prevalenza di Riccaboni, sarà lui il Rettore per il prossimo quinquennio.

  45. …sono abituato al caldo e le idee, generalmente le ho abbastanza chiare… le tue, invece, mi sembrano abbastanza confuse… le indagini sono in corso? E quanto ci vuole a scoprire chi ha frodato il fisco? Se tu fai una falsa dichiarazione dei redditi, quanto ci mettono, come dicevo, a prenderti e “farti il culo”? Ci vogliono anni? Non mi pare! Dunque, l’istituzione universitaria e al di sopra della legge! È così che la vuole, la tua democrazia? Bene, Goditela!

    Io non sono affatto arrivato ad alcuna sentenza e tu mi metti in bocca cose che non ho detto! Non ti chiedo di “pensare”… basta che tu legga… il “papocchio” con i nomi, le sentenze e tutto il resto lo hai scritto tu, non io.

    Se poi ti guardi un po’ intorno, vedi che le tue “urne” democratiche consegnano spesso al nostro paese politici collusi con la mafia… che magari poi vengono assolti, è vero… ma la mafia è sempre lì e non c’è modo di debellarla… o no?

    il mero sospetto di colpevolezza… di cosa poi non si sa ancora? Fammi capire: l’ateneo si trova un debito di centinaia di milioni di euro truffati al fisco e non c’è né un colpevole né un reato? Ma allora di cosa stiamo parlando?

    Chi “condivide” le regole? Chi le fa, le regole, in questo ateneo? …e soprattutto chi le rispetta le regole, in questo ateneo? Dai nomi si direbbe che parli dell’università di Siena, ma da quello che dici, mi pare proprio che tu ti riferisca a qualcos’altro!

    P.S. …io posso andare avanti all’infinito a discutere con te di questa faccenda anche se non ne vedo l’utilità… è comunque per darti un segno della mia lucidità nonostante l’ira (da cosa deduci la mia presunta ira?) e quello scortese obnubilamento da “caldo” che mi attribuisci.
    Ti chiederei, tuttavia, di moderare i tuoi toni non solo rispetto ad affermazioni che non ho mai fatto, ma anche e soprattutto, a commenti che riguardano la persona: sono molto poco “democratici“.

  46. Nik, io tendo a distinguere la realtà dai sogni.

    Nella realtà ci sono state incriminazioni? mi pare di no. Quindi di quali reati si parli non è chiaro ancora….associazione a delinquere? abuso d’ufficio? La magistratura ce lo dirà. Per ora non ci sono colpevoli e non ci sono reati. Nella realtà.

    Poi che io e te sappiamo bene che qualcosa ci deve essere stato siamo d’accordo. Che io e te pensiamo di sapere chi possano essere i colpevoli pure. Solo che nè io nè te siamo il pubblico ministero o il giudice per cui dobbiamo aspettare il loro lavoro. E ci mettono pure tanto lo so…

    Ma non per questo possiamo modificare il risultato elettorale ti pare?

    PS1. Mi scuso se con i toni posso essere sembrato offensivo – non era mia intenzione

    PS2. Dio solo sa se da questa storia io non sono stato danneggiato e se non vorrei sentire tintinnare un bel po’ di manette…

  47. Cari Cal e caro Nik,
    dato che la vostra discussione sta diventando decisamente privata, vi propongo un incontro alle 19 in Piazza del Campo dove potete menarvi di santa ragione.

  48. … facciamo alle 20…

  49. Nik, hai la stoffa del ricercatore doc, quello che si prodiga per amor di conoscenza, ma adesso stop!

    Insisti con il meravigliarti e l’affannarti in tal modo che dai l’impressione di creder nel prossimo!

    Lo vuoi capire una volta per tutte che ormai Siena è come Seahaven di Truman Show ossia mera fiction?

    Ti dispiace leggere come Raffaele Ascheri descrive Siena nel nuovo volume Gli scheletri nell’armadio?

    Dai retta a chi come il sottoscritto ci ha vissuto dal ginnasio all’università da doctor a professor!

    Pensa alla tua vita se ancora sei capace di gòdere (pronuncia tipica chiantigiana) e non dilapidarla!

    Dopo quel che è successo nessuno ha battuto ciglio lasciando a me ed a Grasso la difesa del vessillo!

    E spesso siam stati anche da autorevoli personaggi denigrati come disfattisti da mettere alla berlina!

    Ma ti rendi conto (esclamazione qui ricorrente) di qual disastro mentale e morale tutto ciò è stigma?

    Credi che se si è tre “exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor” non resterà comunque lettera morta?

  50. … la storia insegna che il corso della storia non si cambia se non si è politicanti privi del minimo scrupolo o ricconi pronti a finanziare i peggiori malavitosi, a meno che non si arrivi a compiere un gesto eclatante tale da far notizia con effetti però perniciosi per gli autori ed i loro cari, per cui lassa perde’! Forse noi due, abbastanza caldi già oggi, potremmo arrivare ad alte temperature, adeguate a lasciare un segno! Non aggiungo altro per non sciupare un elemento essenziale per il successo di simili iniziative cioè la sorpresa: non si scrive nè si telefona!

  51. Ora che siamo ben oltre la soglia di sicurezza le parole della giornalista russa assassinata, famosa malgrado i suoi libri non siano mai stati pubblicati in Russia, sembrano profetiche: «…il livello della sanità pubblica e lo sprezzo dell’ecologia… Per il momento non si vedono cambiamenti. Il potere rimane sordo a ogni “segnale di allarme” che viene dall’esterno, dalla gente. Vive solo per se stesso. Con stampato in faccia il marchio dell’avidità e del fastidio che qualcuno possa ostacolare la sua voglia di arricchirsi… Oggi come oggi il potere è solo un modo per far soldi. E basta. Del resto non si cura. Se qualcuno ha la forza di godersi la previsione “ottimistica”, faccia pure. È certamente la via più semplice. Ma è anche una condanna a morte per i nostri nipoti» …

  52. «Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare…. Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me. Eppure tutti i più alti funzionari accettano d’incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un’indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all’aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci.»

    Anna Stepanovna Politkovskaja
    New York, 30 agosto 1958 – Mosca, 7 ottobre 2006

  53. …per questo, Nik, me ne fotto della scheda in più o in meno ad una tornata elettorale che non ci doveva essere fra personcine civilizzate… l’ateneo era e rimane da commissariare… come si fa a parlare di “regole condivise” quando stiamo messi peggio d’un teatrino di saltimbanchi… o questo blog – come più d’uno talvolta sbraita o mugola – è ricettacolo della più infima diffamazione e Giovanni ed io siamo da cacciare a calci in culo da un’accademia che non meritiamo o – come convintamente credo – è una delle poche pagine degne dell’attenzione dei contemporanei e della memoria dei posteri! Visto che non si è commissariato andava formato il comitato da noi proposto.

  54. …ma che cosa è un ambiente dove per scrivere si ricorre a pseudonimi e le pubblicazioni quasi mai vengono prese in considerazione nei concorsi ed i docenti devon cercare consensi di studenti che li giudicano in forma anonima? La scuola della viltà e della irresponsabilità, ove s’impara come vermi a strisciare e non,…come le foglie sugli alberi d’autunno, a far la propria pubblica particina!!! Zitti e boni, rasentando i muri ed il ridicolo…

  55. Cosimo caro,
    se non ti conoscessi da un discreto numero di anni e non sapessi del cronico ottimismo al quale ti ispiri, nella vita, direi che hai scritto quasi un testamento (…grattati, grattati pure!).
    Tu concludi parlando di viltà, ma il vile almeno è motivato dalla paura e se hai paura e non la sai vincere, non ci sono santi!
    In realtà, credo di avertelo detto tante volte, l’atteggiamento che temo di più è l’indifferenza, il “lasciar correre”, il “ma tanto che me ne frega se io non ci rimetto nulla”, il «ma chi te lo fa fare, tanto hanno sempre “loro” il coltello dalla parte del manico»; ecco cosa temo più ancora dei peggiori banditi, briganti e mafiosi.
    Siamo tutti dei rinunciatari cronici o cronicizzati perché abbiamo perso (o ci hanno fatto perdere) anche i più piccoli valori in cui credere; siamo sfiduciati, increduli, scettici che non riescono neanche più ad immaginare che la Giustizia in qualche modo, da qualche parte possa finalmente arrivare a trionfare… e quello che mi fa stare peggio è che anche coloro che in fondo credono negli stessi valori e ancora hanno conservato sufficiente orgoglio e dignità, quando interloquiscono, come in questo blog, finiscono spesso con il non capirsi, anche se pensano e desiderano cose simili… Stavrogin mi suggerisce, abbastanza irritato (almeno mi sembra, dal tono) che non sono solo i concorsi per ricercatore ad essere truccati: e vorrei vedere! Non mi ha mai neanche sfiorato l’idea che i concorsi per associato e ordinario siano corretti in questo ambiente in cui dominano malaffare e impunità. Cal, lo apprendo solo ora, ha un forte desiderio di sentir tintinnare le manette; sapessi io, caro cal; magari non lo vorremo per le stesse persone (ne dubito), ma una bella scorpacciata di manette chiuse (con relative chiavi buttate via), gioverebbe senz’altro a ristabilire un po’ di legalità e restituire qualche speranziella anche ai più scettici e rinunciatari.
    Giona, che si deve essere divertito molto a leggere tutto lo scambio di commenti tra me e cal, suggerisce un inconto/scontro a Piazza del Campo per una scazzottata, inconsciamente riportando la discussione sulle “zone franche”, come il nostro ateneo, in cui la Legge sembra non avere alcun valore, dal momento che proprio a Piazza del Campo ti può capitare, in clima paliesco, di prendere a cazzotti qualcuno senza doverne necessariamente pagare le conseguenze penali… tanto c’è il Palio!
    No, credo che la competizione, il litigio e la disputa tra noi sia in assoluto l’atteggiamento meno produttivo in un blog dedicato ad una nuova università (e non solo)…
    un caro saluto
    Nik

  56. …grazie, Nik… ah… una cosa… in caso di annullamento… permettimi… non si rivota, ma l’ateneo senese si deve com-mis-sa-ria-re… su impara e ripeti: com-mis-sa-ria-men-to, ancora:
    com-mis-sa-ria-men-to! com-mis-sa-ria-men-to!
    com-mis-sa-ria-men-to! com-mis-sa-ria-men-to!
    com-mis-sa-ria-men-to! com-mis-sa-ria-men-to!
    com-mis-sa-ria-men-to! com-mis-sa-ria-men-to!
    com-mis-sa-ria-men-to! com-mis-sa-ria-men-to!

  57. Sul Corriere di Siena (11 agosto 2010) il Prof. Lorenzo Gaeta, Presidente del seggio elettorale, ha dichiarato:
    «La procedura si è svolta secondo le regole e lo dirò a chi di dovere, quando mi verrà chiesto. Le elezioni si sono svolte nella massima limpidezza. E quindi l’esito è cristallino. Pertanto Angelo Riccaboni è il rettore dell’università di Siena, lo è di quelli che lo hanno votato e di quelli che non l’hanno votato, tengo a dire che dal 21 luglio è il rettore di tutta la comunità accademica. È questo il momento di stringerci intorno al nuovo rettore e all’istituzione che ha ancora bisogno di essere rilanciata, ha bisogno di coesione, è assurdo continuare ad invelenire il clima, creando nuove contrapposizioni e ulteriori sospetti. Per quanto riguarda le ultime elezioni i sospetti sono più che mai infondati, tutto si è svolto legittimamente e quindi l’esito non potrà essere contestato in alcun modo.»

  58. …certo è che se il presidente del seggio elettorale avesse detto: “tutta la procedura di voto era irregolare” ce ne saremmo fatte, di risate grasse, no?
    com-mis-sa-ria-men-to!; com-mis-sa-ria-men-to!
    Vedi Cosimo, con che velocità imparo?

  59. Premetto che sono per il confronto verbale e mai per la violenza. Le manette caro Nik le vorrei sentire tintinnare per così tante persone che penso ci rientrerebbero anche quelli che proponi te. Io sono un giustizialista: per me revisori, cda, rettori (si noti il plurale), DA sarebbero tutti da portare a Santo Spirito. Chi ha sbagliato paghi. E paghi fino in fondo. Perché in questo gioco chi ci ha rimesso sono i giovani. L’ho detto 3000 volte e lo ripeto. Avete idea di quanti precari della ricerca abbiamo perso? Moltissimi e qualcuno anche molto valido.

    Ora l’idea del commissariamento. Guardate che in linea teorica il commissario potrebbe licenziare…

  60. A Nik (e questo mi ricorda tanto “Il cacciatore”, ricordate?)
    non mi sono messo a ridere di fronte alla discussione tra te e Cal. Anzi ho apprezzato la tua vena polemica e radicale… quanto poi alla scazzottata in Piazza del Campo era solo per cercare di smorzare l’ambiente… anche se penso che due persone, adulte e consenzienti, possano prendersi a cazzoti, senza che la legge penale se ne debba necessariamente interessare…
    spero di conoscerti

  61. Con il titolo «Barretta “suggerisce” la strada al pm» è uscito un articolo sul Corriere di Siena (12 agosto 2010) di cui si riportano i dati più significativi e preoccupanti.

    «L’unica posizione ufficiale prodotta dall’università, dopo il sequestro delle schede elettorali, è quella contenuta in una lettera firmata dal direttore amministrativo Antonio Barretta, inviata martedì all’attenzione del pubblico ministero Mario Formisano. (…) Il direttore sostiene che la procedura adottata nella prima tornata elettorale sia stata corretta, alcuni votanti sono stati identificati attraverso il documento, altri per conoscenza diretta dei membri del seggio. Dice lo stesso per la seconda del 14 luglio. Per quanto concerne il 21 luglio, giorno in cui si è svolto il ballottaggio, Barretta indica invece il fatto che non si è provveduto per alcun votante alla identificazione tramite documento, ma si è adottata la formula della certificazione di tutti i votanti, come persone conosciute da almeno uno dei componenti del seggio stesso. Secondo Barretta dare per buona l’identificazione nella terza tornata sulla scorta delle precedenti, potrebbe non essere corretto, perché l’elettorato potrebbe non essere coincidente. Così qualche pulce nell’orecchio del pm il direttore amministrativo l’ha messa, strano che l’iniziativa parta proprio da lui.

  62. …ma chi se frega da chi parte… basta si accerti la verità…

  63. Queste interpretazioni estemporanee non mi piacciono.
    La legge in questo campo è chiara, poco importa se in altre elezioni qualcuno non l’ha applicata.
    Riporto sotto l’art. 57 del T.U. 361 del 1957 che regola tuttora le elezioni. In effetti è valido il riconoscimento diretto per chi non sia in possesso di documento, però perché valga questa norma è esplicitamente chiesto che chi si assume questa responsabilità deve “apporre la propria firma nella colonna di identificazione”. Quindi se nei verbali c’è riportato gli estremi del documento o la firma di chi si è assunto la responsabilità del riconoscimento diretto, la votazione è valida. Se manca anche una sola di queste cose è da annullare.
    Sono certo che la magistratura non darà seguito alle interpretazioni “facilone” come quelle del Gaeta del Corriere di Siena o di altri.

    Art. 57
    1. Dichiarata aperta la votazione, gli elettori sono ammessi a votare nell’ordine di presentazione. Essi devono esibire la carta d’identità o altro documento di identificazione rilasciato dalla pubblica Amministrazione, purché munito di fotografia. In tal caso, nell’apposita colonna d’identificazione, sulla lista autenticata dalla Commissione elettorale circondariale, sono indicati gli estremi del documento.
    2. Ai fini della identificazione degli elettori sono validi anche:
    a) le carte di identità e gli altri documenti di identificazione, indicati nel comma precedente, scaduti, purchè i documenti stessi risultino sotto ogni altro aspetto regolari e possano assicurare la precisa identificazione del votante;
    b) le tessere di riconoscimento rilasciate dall’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, purchè munite di fotografia e convalidate da un Comando militare;
    c) le tessere di riconoscimento rilasciate dagli Ordini professionali, purchè munite di fotografia.

    3. In mancanza d’idoneo documento d’identificazione, uno dei membri dell’Ufficio che conosca personalmente l’elettore ne attesta l’identità, apponendo la propria firma nella colonna di identificazione.
    4. Se nessuno dei membri dell’Ufficio è in grado di accertare sotto la sua responsabilità l’identità dell’elettore, questi può presentare un altro elettore del Comune, noto all’Ufficio, che ne attesti l’identità. Il presidente avverte l’elettore che, se afferma il falso, sarà punito con le pene stabilite dall’art. 104.
    5. L’elettore che attesta l’identità deve apporre la sua firma nella colonna di identificazione.
    6. In caso di dubbi sulla identità degli elettori, decide il presidente a norma dell’art. 66.

  64. Cal, siamo in due a voler verità e giustizia fino in fondo senza sconti: una comunità che tenta con faccia tosta di fare finta che l’attuale disastro sia ascrivibile al caso o al fato e rientri nella sfera di calamità non riferibili a responsabilità umane non è credibile né affidabile come fonte di conoscenza ed esperienza! Il fatto che quindi non siano stati smascherati e disciplinarmente puniti tutti i soggetti che hanno massacrato la “nostra” università e che costoro agiscono impunemente per proseguire nei loro perversi piani e perseguire i vantaggi e le vendette cui aspirano è ripugnante!

    Si leggono inviti a non avvelenare il clima e non dividerci ma a stringerci intorno a tizio e caio: come al solito si tenta in piena consapevolezza e spudorata ostentazione di invertire oscenamente i ruoli e le responsabilità, trasformando chi ci ha trascinato nella voragine in vittima e coloro che, pochi ma determinati, si prodigano per accertare i fatti in guastatori che approfittano della crisi!

    Questo sporco gioco si ripropone ogniqualvolta la vita d’una comunità rimane in balia di personaggi che tradiscono il mandato di governo conferito e, malgrado i danni prodotti, non escono di scena ma interferendo subdolamente cercano di “ritornare”, magari attraverso volti apparentemente “nuovi”…

  65. Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.
    Beati i perseguitati per la giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    Alleluia.

    Vangelo Mt 10,34-11,1
    Sono venuto a portare non pace, ma spada.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
    «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
    Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
    Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
    Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
    Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
    Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

  66. Sono venuto a portare non pace, ma spada.
    Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa!

  67. La scienza senza coscienza e coraggio non serve: combattiamo! http://www.youtube.com/watch?v=K_HVFVU2m0I

  68. Caro Professore,
    come sempre efficace, dotto, pungente!
    Rodolfo dice bene: le deviazioni dalle regole vanno bene finché non ci sono contestazioni. Non credo che basti la mancanza di una firma, ma se le mancanze sono tali da aver potuto inficiare il risultato allora il discorso cambia eccome! Qui la conclusione è stata così sul filo che è facile debordare nell’invalidità.
    Il preside di Legge come poteva parlare diversamente? Ci fa una bella figura po’rino… Del resto ai tempi del Costituto non s’è detto che si diffidava dei giuristi? Due secoli dopo non erano ancora “Boese Christen”?

  69. L’Università degli Studi di Siena ha indetto oggi con Decreto rettorale un avviso per il conferimento dell’incarico di direttore amministrativo. La domanda, corredata di curriculum formativo-professionale, dovrà essere indirizzata al Rettore dell’Università degli Studi di Siena e dovrà pervenire entro il 30 agosto 2010.
    La selezione sarà effettuata da una Commissione giudicatrice nominata dal Rettore dopo il termine di scadenza per la presentazione delle domande. Questa commissione sarà composta da tre docenti universitari, di cui uno appartenente ad altro Ateneo, esperti nelle discipline economico-aziendali, nella contabilità pubblica e nel diritto amministrativo, e da un segretario. La commissione effettuerà una preselezione delle candidature, in numero non superiore a 5, che, sulla base dei titoli e dei curricula presentati risulteranno più corrispondenti alle caratteristiche del profilo professionale descritto nell’avviso.
    I candidati prescelti saranno invitati a sostenere un colloquio individuale, pubblico, che si terrà presso il palazzo del Rettorato il giorno 3 settembre 2010. L’incarico di direttore amministrativo sarà conferito dal Rettore, previo parere del Consiglio di amministrazione, con decorrenza 15 settembre 2010. Ecco l’avviso.

  70. Se il Rettore Focardi avesse voluto cogliere l’occasione delle dimissioni di Barretta per rimettete anche lui il mandato anticipatamente avrebbe emesso questo bando?
    Che ne pensate? Che sta’ “bollendo in pentola”? Un passaggio di consegne condiviso in accordo con il neo-eletto (a meno di colpi di scena) o cosa?

  71. Me, scrivi dimostrando rispetto per il rigore del metodo e dell’etica del serio uomo di scienza che a nessuno crede ma nulla esclude e tutto verifica consapevole della illusorietà delle dichiarazioni ufficiali e delle seduttive apparenze, umilmente, utilmente conscio del fatto che quel che sappiamo ben poca cosa è rispetto a quel che ci sfugge! CL

  72. Ringrazio il Prof. Loré per l’apprezzamento che mi onora.
    E allora faccio solo una piccola aggiunta.
    Focardi aveva apertamente fatto capire che se Barretta se ne fosse andato, anche lui avrebbe seriamente e necessariamente preso in considerazione l’ipotesi di lasciare anzitempo la carica per evitare che una paralisi amministrativa potesse compromettere ulteriormente la situazione.
    Vado a memoria ma più o meno un quotidiano cittadino riportava…”…non potendo, con un rettore eletto ed il mio mandato vicino alla scadenza, procedere alla nomina di un nuovo Direttore Amm.vo”
    Tutto questo accadeva prima dell’esposto e gli accertamenti sulle ultime votazioni.
    Considerando il preavviso con cui il Prof. Barretta ha successivamente ufficializzato le proprie dimissioni ci sarebbe stato tutto il tempo per “programmare” senza grossi traumi le proprie dimissioni. Lasciando così al nuovo Rettore le decisioni sulla nomina del Direttore Amm.vo.
    Adesso sembrerebbe invece (con il beneficio del dubbio) che Focardi abbia deciso di creare i presupposti che lo mettano in condizioni di poter arrivare (se deciderà di farlo) al termine del proprio mandato.
    Va notato che la volontà di scegliere il nuovo Direttore amm.vo mediante bando era stata preannunciata… con le note conseguenze! Ed è anche vero che un Ateneo (specie quello senese adesso) non può comunque restare paralizzato amministrativamente.
    Ma volendo ragionare per assurdo: se Focardi decidesse di dimettersi anzitempo e poi venissero considerate nulle le votazioni chi resterebbe a guidare l’Ateneo?

    Ma giustamente «…quel che sappiamo ben poca cosa è rispetto a quel che ci sfugge.»

  73. Io partirei con il chiedermi delle dimissioni al 15 settembre. Chi parlava di due mesi di preavviso per lasciare?
    Secondo: perché al 15 settembre? Non si prende servizio il 1° novembre nelle nuove sedi? Perché non coincidere con carica nuovo Rettore?
    La trasparenza e correttezza non richiederebbero una spiegazione? Se l’ho perduta scusatemi!

  74. Ci sono degli inguaribili ottimisti, non c’è dubbio. Non è questione di Silvano o DA, il corpo docente è senza vita come ha dimostrato la campagna elettorale (a partire dai candidati).
    Vi pongo una riflessione da clima paliesco: dovessimo dare dei voti, sono peggio i politici o gli intellettuali e professori della città?
    La storia dell’aeroporto non assomiglia tragicamente a quella dell’Università? Una farsa drammatica come l’acquisto Antonveneta. Anche lì si vuole fare il ‘meglio’ e tutto queste novelle hanno sempre un puntuale e distinto cantore-adulatore-cortigiano che è lo specchio di nuovo puntuale della crisi.
    Andiamo al mare (dopo il palio), non c’è speranza per me.
    Bye bye, cari amici, a tempi migliori se mai possibili!

  75. 15 settembre perché a sentire i giornali avrà un incarico di prestigio in regione…

  76. «il corpo docente è senza vita»: grande diagnosta sei, Arlecchino caro!
    …quanto alle domande decisive che poni rispondo ricordando che nella Siena d’oggi prevale chi ha doti da “paragnosta”!
    L’invito al mare? Da accogliere!! Tempi migliori? Assai improbabili …

  77. Ovviamente il corpo docente è senza vita. Cosa rischia alla fin fine un prof. ordinario? Nulla… non rischia mai nulla. E l’attaccamento alle istituzioni è prerogativa di pochi… la maggior parte delle persone se ne fregano, basta che i pagamenti arrivino regolari e del resto chi se ne importa…

  78. …cal, ora so chi sei: uno che guarda in faccia la vita senza neppur tentare di conformarsi alla deriva mentale e morale di un mondo accademico i cui protagonisti sembrano l’antitesi della nobil figura del magistrale cattedratico circondato da discepoli appassionati e orgogliosi di far parte di una alta Scuola faro di cultura e civiltà per indiscussa indipendenza ed onestà intellettuali!

    Sai che ti dico? Che fai benissimo ad indignarti perché l’altrui indifferenza è segno di miseria, meschinità e, talora, malvagità morale e mentale da cui è bene non farsi contaminare… Immagina come molti di questi tristi impiegati travestiti da luminari trascinano le loro esistenze private nonchè accademiche… Cosa possono trasmettere, sia a casa in mutande che in aula al microfono?! Quale motivo serio c’è per attirare nell’ateneo, fra le mura? …ops… dimenticavo il presente, che vede ormai tradita e abbandonata la vecchia, rectius vetusta, prestigiosa magione accademica, per improbabili ed orribili ghetti e siti che da perfetti burocrati bolscevichi hanno avuto cuore (e portafoglio!) d’inventare ed imporre i “capi” che con il corteo di consigliori, veline e servi ci hanno saccheggiato la città e l’università…

    Dice bene il grande (ed unico!) onesto cronista, nonché storiografo di questa stagione sciagurata Raffaele Ascheri (v. Gli scheletri nell’armadio)

    … San Miniato… la quintessenza del grigiore, visto dall’esterno. San Miniato è così: anonimi, grigi, lividi blocchi di cemento posti l’uno sull’altro, con finestre rettangolari, muri sovente oltraggiati dall’umidità, un verde trascurato. Un qualcosa difficile da immaginare, se comparato con la incommensurabile bellezza del centro storico. Un luogo ideato per acquartierare quella fetta di senesi che non potevano più permettersi di vivere in centro: gente traghettata dal sogno gotico all’incubo da paese dell’est. Un luogo peraltro che di socialismo reale ha solo la reale bruttezza delle sue forme architettoniche. Gli orrendi quartieri delle città del Patto di Varsavia almeno hanno l’alibi della dittatura. Come tanti quartieri simili, anche lì nessuno di coloro che l’avevano pomposamente creato o politicamente sostenuto era mai andato a vivere.
    San Miniato sembra il pegno pagato da Siena per tenere buona l’invidia degli Dei, per evitare che le divinità si possano vendicare di cotanta originaria bellezza della città. Pare fatto apposta, con il suo squallore architettonico, con il suo grigiore, per bilanciare l’inebriante bellezza della città murata. I potenti di Siena continuano a farci costruire case su case, palazzi su palazzi, approfittandosi del fatto che, in questo caso, non si fa altro che aggiungere bruttezza a bruttezza…

    Ancora aspiranti studenti si fanno ammaliare dalla gloriosa tradizione, in particolare della scuola medica senese, e adescare dalla immaginifica pubblicità della antica città medievale, ma fino a quando si adatteranno a restare confinati in un simile sito servito – si fa per dire – da mense non certo paragonabili a quelle di Oxford o Harvard con cui si osò parificarci e da parcheggi a pagamento o meglio sotto lo sfruttamento di pochi furbi e l’incubo della rimozione selvaggia e del pedaggio brutale? Il tutto con generazioni di meridionali che vengono trattati da sempre come dei vu’ cumpra’ della cultura in alloggi magari centrali ma fatiscenti, da cui molti furbi ricavano grande parte del “guadrino”…

  79. Molto più modestamente sono uno cui lo sfascio presente ha fatto male sia in prima persona, sia, se vuoi più romanticamente, come senese affezionato all’istituzione unisi.

    Solo che io non voto né posso essere votato. Per cui la mia capacità di impatto sul problema è nulla.
    Però penso anche che lo sfascio vada combattuto e che l’ignavia sia il più grave peccato. Quando c’è da sporcarsi le mani occorre farlo, e con impegno. Il ruolo di prof. ordinario – in altri termini – non vuol dire solo 3000 o più euro al mese ed il titolo da utilizzare sul biglietto da visita, ma richiede anche l’impegno in prima persona ed i sacrifici personali che solo ad alcuni ho visto fare. La maggioranza è silente e preoccupata solo che lo status quo scandalosamente vantaggioso in cui si trova possa permanere il più a lungo possibile.

  80. Tutto giusto, ma il nostro lavoro non dovrebbe essere la politica universitaria!
    Se ci fosse un’associazione universitaria seria (a proposito il “soggetto” di Vicino che fine ha fatto, balneare?) basterebbe vedersi ogni tanto, definire la “linea”, dividersi i settori di competenza e tenersi in contatto ad esempio in un blog come questo.
    Ma se un 50-100 docenti non sono stati capaci di fare un appello a Grasso perché si candidasse, su che possiamo contare? Chi ha detto che è un corpo docente in coma? E quello docente ha la massima responsabilità (e infatti il voto pieno, salvo anomalia ricercatori). Ripeto: certi amm.i possono andare ovunque, all’Inps, negli enti locali ecc. ma noi docenti dove? A questo punto solo in pensione o, i più giovani, in un’università straniera!

  81. Il corpo docente, in gran parte, è ricattabile e sa che senza il Pd farebbe una finaccia… Qualcuno mi ha detto che si è impedito a persone di votare il rettore e a ciò si aggiunge la non richiesta dei documenti… ergo è invalidata la neo rettoria. Intanto il Tg2 ha detto che la Brambilla difende gli animali e che al Palio si maltrattano e si uccidono i cavalli: se Cenni è coerente dovrebbe denunciare il Tg2, che pare l’organo (?) dei finiani. Ma forse anche dei berlusconiani…
    Quelli dei complotti stalinisti secondo D’Urso, grande mente dei finiani.
    bardo

  82. Commento perfetto quello di outis che in risposta al mio post sulla “Giustizia” senese scrive (6 agosto 2010 alle 22:52):

    «Nel ricordare a tutti gli insigni e meno insigni giuristi di questo blog che in Italia l’azione penale è obbligatoria ove la Procura rilevi un fumus di reato (figuriamoci quando ha le stanze piene di documenti e annose denunce), il rilevare un tifo da stadio volto a compellere un magistrato a fare semplicemente il suo dovere è desolante.»

    Purtroppo con la “giustizia” senese siamo a questo livello: sperare che una volta tanto facciano il proprio dovere. Il PM Chiavegatti, delle cui gesta e della cui (mala)sorte rivendico di essere da 4 anni il solitario pubblico declamatore, è stata capace di attivarsi una volta (vicenda dei Carabinieri Ladri di maiali in Val d’Arbia) sulla base del solo “fumus” delle voci che le arrivavano in Procura: volle approfondire, indagò, convoco il test chiave (il derubato), acquisì il filmato, ottenne il rinvio a giudizio e la condanna in primo grado.
    Altri suoi colleghi sono stati capaci di chiedere (ed ottenere dal Gip) l’archiviazione di denunce che citavano con nomi e cognomi 6 testimoni oculari di un determinato fatto con la seguente motivazione: “Si archivia perché non vengono indicati elementi per fare indagini” (documentazione disponibile).
    Adriano Fontani

  83. Concordo in pieno soprattutto con la prima parte del commento che il mio amico Cosimo Lorè ha scritto il 12 agosto alle 13:09. Credo sia tutta lì la sostanza del problema del nostro ateneo.

    Riguardo a San Miniato, sempre Cosimo mi ha evocato il ricordo (da brividi) di un mio rientro dalle vacanze estive dalla Grecia, parecchi anni fa… impossibilitato a rientrare per nave fui costretto a passare per la Iugoslavia, aggirando l’allora completamente isolata Albania ed attraversando la Macedonia, per poi fare sosta a Pristina… un solo albergo nel raggio di centinaia di chilometri, pagamento in dollari fumanti o marchi tedeschi e non vi dico le condizioni. Affacciandomi alla finestra dell’albergo fui folgorato dall’immagine di questa città che avrei poi rivisto, molti anni dopo, “ricostruita” a Siena (San Miniato)… è un ricordo impressionante e angosciante che volevo rievocare date le giustissime osservazioni dell’ottimo Cosimo…

    Per Cal… molti sono stati danneggiati dal modo di gestire l’amministrazione dell’ateneo nell’ultimo decennio e più… io sono un altro di quelli e questo destino ci accomuna… come ci accomuna la convinzione che l’ignavia, l’indifferenza, l’apatia, il menefreghismo, siano i mali che hanno determinato questo sfascio (oltre al dolo, evidentemente, di alcuni).
    Non direi, però, che “la capacità di impatto sul problema” di chiunque, tra noi, è “nulla” o almeno non lo direi prima di aver provato a fare qualcosa di serio e concreto.
    Ricordo che quando andai alla Procura della Repubblica a denunciare fatti che ritenevo criminosi, il procuratore capo mi chiese: “ma lei cosa si aspetta di ottenere, da questa denuncia?”…fui tentato di rispondere “Giustizia“, ma ebbi sufficiente pudore, anche di fronte ad un suo rappresentante e dissi che mi aspettavo che la mia azione avrebbe dato ad altri il coraggio di uscire allo scoperto e fare quello che stavo facendo io.
    Nella prospettiva odierna forse posso dire di non avere ottenuto, almeno PER ME, la Giustizia che speravo… ma altri mi hanno seguito ed hanno avuto risultati anche migliori dei miei (vero Cosimo?)… e questo è consolante a prescindere.

    Ricambio la curiosità di Giona che spero di conoscere personalmente, così come spero di conoscere Cal e tutti gli altri facendo mio l’invito di Archimede a vedersi, conoscersi e magari cominciare a costruire qualcosa di concreto e valido per cercare anche noi di fare quanto di meglio possiamo per salvare questo nostro ateneo agonizzante…

  84. Tutto molto ragionevole… ai primi di settembre Il senso della misura dovrebbe convocare un dibattito, invitando perché no, Vicino, Focardi e l’Eletto… aula magna storica?

  85. «Molti sono stati danneggiati dal modo di gestire l’amministrazione dell’ateneo nell’ultimo decennio e più… io sono un altro di quelli e questo destino ci accomuna… come ci accomuna la convinzione che l’ignavia, l’indifferenza, l’apatia, il menefreghismo, siano i mali che hanno determinato questo sfascio (oltre al dolo, evidentemente, di alcuni).» nik

    Siccome ritengo di essere fra questi “danneggiati”, credo di avere il diritto di esprimermi per ricordarti che lo sfascio dell’ateneo senese (così “autorevolmente” portato avanti dalle locali autorità accademiche con la condiscendenza di molti) si inquadra però in un contesto di sfascio più generale e di riforme monche ed accomodanti. Senza tener conto di questo, certe geremiadi rischiano di apparire solo forme di autocommiserazione e alla fine hanno solo un blando effetto autoconsolatorio per chi sostanzialmente non rischia niente ed ha comunque assicurato il pane nella madia.
    Questa per esempio è una dichiarazione del rettore del Politecnico milanese, che nondimeno complessivamente se la passa assai meglio di noi:

    “I tagli previsti dalla Finanziaria faranno morire i nostri atenei” e renderanno “l’Italia vassalla degli altri paesi”… “Siamo sull’orlo del burrone … se il finanziamento statale sarà confermato torneremo ad essere una scuoletta. Potremmo arrivare anche a chiudere il Politecnico”…”Per innescare un percorso virtuoso basterebbe investire in modo mirato qualche centinaio di milioni di euro, spiccioli rispetto al salvataggio di Alitalia”

    http://milano.repubblica.it/dettaglio/Universita-lallarme-del-Politecnico-Dopo-i-tagli-rischiamo-la-chiusura/1538574

    Forse sarò ripetitivo, ma questo dibattito appare surreale se decontestualizzato e collocato in una sorta di vuoto pneumatico, senza cioè tener conto di quello che ci succede intorno e delle concause dello sfascio:

    “a) Viene confermato il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni nella pubblica amministrazione fino a tutto il 2014. Per l’università, nella prospettiva dell’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità nei prossimi cinque anni, sarà semplicemente impossibile garantire gli stessi livelli di servizio e di offerta formativa.

    b) I tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro (art. 94 del testo provvisorio)

    c) Le progressioni stipendiali dei ricercatori, compresi quelli assunti da poco e ancora in “periodo di conferma” (periodo di prova che dura tre anni), vengono congelate dalla manovra per tre anni (art. 14). Il ricercatore neoassunto si vedrà decurtata la retribuzione di quasi 1600 euro annui, i ricercatori in servizio da nove anni avranno un taglio pari a 4.745 euro annui.”

    http://www.rete29aprile.it/comunicati-stampa/il-drammatico-impatto-della-manovra-finanziaria-sulle-universita.html

    gennaio 2011. «Una proiezione della Conferenza dei Rettori stima al primo gennaio 2011 … il momento di insostenibilità finanziaria per gran parte degli Atenei. Già oggi molte Università sono in una condizione di deficit crescente che impone il taglio dei corsi, dell’offerta formativa, della ricerca; in qualche caso hanno annunciato l’impossibilità a breve di pagare gli stipendi al personale».

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=101885&sez=HOME_SCUOLA

    Per questo, torno a ripetere, quella che sta arrivando è ciò che i metereologi chiamano “la tempesta perfetta” e sarebbe meglio se anche il registro del dibattito fosse più appropriato alla straordinaria congiuntura.

  86. Andate a indagare nel campo degli architetti di regime, poffarbacco… e magari degli ingegneri… Non fo nomi, non rischio denunce… Cenni è in agguato. Vorrei sapere come si fa ad amare una città dove i vip e i boss della cricca che s-governa hanno avuto tutto e gli altri son mandati in culo! Mi dicono che, oltre a un “proffe” senza laurea, vi è anche un dirigente senza laurea-era obbligatoria… -a “Siena Ambiente”. Pare sia stato un ex “giustiziere proletario” stile Sofri-il magister di Cenni e di Barzanti…- e pare sia stato parente di un politico ai vertici della città. Si pòle indagà o si deve fini’ in gattabuia perché si rompe i coglioni?
    Intanto una “Morte nel pomeriggio” aleggia sul palio, la festa dei turisti e dei pochi contradaioli rimasti al Carnevale agostano.
    bardo

  87. Caro Stavrogin,
    dì tu quale deve essere il tono del dibattito più adatto alla congiuntura, magari senza dimenticare che se siamo in braghe di tela, su tutto il territorio nazionale è forse perchè un branco di banditi si è appropriato della gestione degli atenei nazionali ed i denari dei più o meno copiosi finanziamenti li ha usati per tutto, meno che per migliorare la qualità dell’insegnamento e della ricerca, gratificando i meritevoli e isolando i malfattori.
    Ad oggi, poi, mi pare che i mascalzoni ancorchè per nulla toccati da provvedimenti penali, restino in auge e la facciano da padroni, mentre i meritevoli o si “levano dalle balle” o restano a morir di stenti.
    Tu li daresti i soldi a un manager della tua azienda, sapendo che se li metterà in tasca? Io no! E allora fammi capire come si esce da questo circolo vizioso…
    1. i banditi sono sempre a piede libero perché nessuno può essere punito fino a prova provata (magari fino al terzo grado di giudizio) della sua colpevolezza;
    2. d’altra parte, l’accertamento della verità ha i suoi tempi e allora come fai? Se ci vogliono venti anni per accertare la verità, devi aspettare venti anni;
    3. nel frattempo, chi finanzia (governi o chiunque altro) si è stufato di arricchire la “gang” offrendo ai suoi componenti tutti i privilegi possibili e anche i denari per sostenerli ed eventualmente aumentarli, avendo generalmente, come “ritorno” il risultato che la gente che merità più spesso lascia o se ne va, mentre i parassiti rimangono a divorare le briciole o il poco che resta.
    Come se ne esce?
    Io ho più volte suggerito l’allontanamento di chi ha fatto male come la base per un risanamento e per guadagnare credibilità… ma sembra che questa misura sia impopolare perché le sentenze di condanna le devono emettere i giudici…
    L’alternativa qual’è? Chiediamo ancora più soldi, sempre più soldi, a sazietà? Ma se poi vanno a finire sempre nelle stesse tasche, cosa otteniamo?

    Io resto sintonizzato sulla proposta di Archimede; ho fatto, personalmente, i miei passi, anche da solo e accettando belle sfide e sono tuttora convinto dell’importanza di far sentire la nostra voce… e se non fosse questa la strada, sono ancora aperto a tutte le proposte… non saprei veramente cos’altro dire!

  88. Grazie, Nik… bisognerebbe cominciare anche dalle piccole cose… ho letto ora il bando per i tre assegni: prescindendo dai loro proponenti e dai casi specifici, perché mi pare costume (più che obbligo di legge, no?) farli così, mi chiedo come un esterno all’Accademia possa non sospettare che in oggetti così analitici non ci sia già la foto del candidato vincente?
    L’interno avrà solo il vantaggio di conoscere anche il nome?

  89. …non so… credo che “gli esterni all’accademia” non siano sufficientemente informati… oppure sanno fin troppo bene come vanno le cose nell’università e sono rassegnati… ma credo anche che se ci sediamo tutti intorno a un tavolo, come tu hai proposto, qualche buona idea per provare a cambiare questo andazzo possa venire fuori.
    Forse sono troppo ottimista, ma se neanche ci proviamo, abbiamo fallito in partenza…

  90. Scusa Nik, ma vorresti essere più preciso nelle tue reiterate invettive? Chi sono gli “esterni” all’accademia? E tu come sei entrato, “nell’accademia”? Comunque se non erro la riforma prevede un’abilitazione nazionale, ma con chiamata locale e diretta: ti sembra che stiamo andando verso un superamento del deplorevole nepotismo?

  91. «Bisognerebbe cominciare anche dalle piccole cose… ho letto ora il bando per i tre assegni: prescindendo dai loro proponenti e dai casi specifici, perché mi pare costume (più che obbligo di legge, no?) farli così, mi chiedo come un esterno all’Accademia possa non sospettare che in oggetti così analitici non ci sia già la foto del candidato vincente?» Archimede

    Caro Archimede, il vero punto è “ma che roba è un assegno di ricerca”? Ti risulta che nel resto del mondo la ricerca si finanzi in maniera così ipocrita e bizantina?

  92. No, caro amico, se il problema è sempre un altro non si comincerà mai…

  93. …Archimede, veramente io speravo che, ora che abbiamo le “tenure track” all’americana (qui mica si frigge con l’acqua!), tutta questa sbobba di elemosine, contrattini, assegnucci e cambiali di ricerca, venissero finalmente aboliti, e con essi il modo paternalistico di elargirli da prevosti di campagna. Ma anche se resteranno, non credo che resteranno nella forma attuale: forse questo è l’ultimo anno in cui ciò avviene. Personalmente, credo che dovrà essere profondamente rivisto il criterio di attribuzione, possibilmente non fingendo che si tratti di generici concorsi alle Poste o in Provincia. Innanzitutto, quale organismo li bandirà? I “megadipartimenti” o qualche loro sottostruttura? Io non lo so, ma da questo discende chiaramente anche la loro finalità. A mio avviso tutte le borse dovranno in futuro essere realmente legate alla ricerca. In passato “assegnista” era uno dei tanti sinonimi di “professore a basso costo”, ma ora, giacché ai titolari di assegni non possono più già da un anno essere attribuiti interi corsi (ma solo, se non erro al più 4 cfu d’insegnamento nell’ambito di corsi altrui), dovrebbe essere a mio parere sostanzialmente (e non solo nominalmente) chiaro nel contesto di quale specifica ricerca di quale gruppo di ricerca e progetto di ricerca essi vengono banditi. Sennò, tutti i discorsi sulla “ricerca” diventano puro flatus vocis, giacché essa è impresa organizzata e corale, e non puro susseguirsi di effimere cavatine individuali. Quindi ti ripropongo il quesito: è normale che la ricerca si finanzi con questi metodi ipocriti e un po’ parrocchiali?

  94. Scusa Stavrogin, ma dove l’hai letta l’invettiva? Ho solo riportato testualmente le parole di Archimede.
    La tua critica alla “ricerca” (quale ricerca?) nazionale e alle sue “forme” italiote mi sembra perfino superata. Sembra di sparare sulla Croce Rossa da quanto pietosa è la situazione…
    Io faccio ricerca da anni (e anche di una certa qualità a giudicare da come viene commentata ed accolta a livello internazionale):
    – pagandola di tasca mia;
    – usando computer e stampanti che sono di mia proprietà;
    – senza essere mai diventato ricercatore (ma ne ho visti “passare” diversi, di ricercatori, tutti più giovani di me [della serie: diamo spazio ai giovani!!!] e con nomi più importanti del mio);
    – essendo, di conseguenza, rimasto tecnico (livello D3 dal 2003);
    – essendo, del tutto recentemente, stato privato, senza alcun motivo apparente, della quota assistenziale;
    – il tutto all’età di 55 anni, come dicevo, con laurea in medicina nel 1979, quattro specializzazioni e titoli “varii”… lo so, “Stavro”, l’ho già detto, ma lo ricordo perché quando mi si parla di questo o quel rettore, di questo o quel modo di fare o gestire la ricerca, di questo o quel modo di amministrare l’ateneo, mi sembrano tutte inezie a fronte dell’insulto al buon senso, al senso civico e alla morale, rappresentato dalla mia situazione… allora: di cosa vogliamo parlare?
    Io non ho mai visto, all’estero, cose simili agli assegni di ricerca, né ho visto laureati fregiarsi del titolo di “PhD” dopo un dottorato di quelli all’ “italiana”… facciamo schifo, lo sappiamo e lo diciamo da un pezzo… e certo, se riusciamo a tollerare, anzi, addirittura a giustificare situazioni come la mia, cosa ci possiamo aspettare?
    Ancora una volta, caro Stavrogin, mi trovo d’accordo con Archimede: il punto non può sempre essere una altro! Il sistema è questo ed è uno schifo… punto. All’interno di questo sistema (che fa schifo!) c’è anche gente che per un “assegno di ricerca” (un’altra trovata insulsa dell’intellighenzia accademica nostrana) si fa raccomandare (schifo nello schifo!), disposta anche a passare sul cadavere di un genitore.
    Il problema non è “cos’è un assegno di ricerca”, il problema è che dove ci sono soldi, anche pochi spiccioli, c’è sempre gente pronta a tutto pur di metterci le mani: malcostume nazionale? E chi merita cosa fa?…
    Ora sì, che puoi dire a ragione che ho “inveito”!

  95. «La tua critica alla “ricerca” (quale ricerca?) nazionale e alle sue “forme” italiote mi sembra perfino superata.» nik

    Acc! e io che tentavo di parlare della riforma che sta per essere approvata… non credevo proprio di fare delle considerazioni inattuali. Ma tornando a te, dunque hai un buono stipendio e un contratto a tempo indeterminato, la quattordicesima, guadagni molto più di un ricercatore, hai la pensione sicura e non insegni nemmeno. Ti esprimi come l’oracolo di Delfi, continui a parlare d’altro, come se venissi da Marte; pare che solo a te girino i cabasisi. Me ne compiaccio, ciò è molto rassicurante, perché è evidente che hai il pane nella madia e forse per questo ti consenti il lusso della vaghezza.

  96. Stavrogin, se rileggi gli scritti di Nik ti accorgi che le cose non stanno affatto come pensi: costui l’ha pagata carissima pur essendo un campione che ha reso la medicina senese eccellente arrivando ad accumulare titoli e meriti, ma subendo una persecuzione tutta quanta documentata.

  97. Stavrogin,
    con tutto il rispetto, ma cerca di essere informato un pochino meglio sugli scaglioni stipendiali perché non è proprio come dici tu. Io quello di un D3 di 55 anni con una laurea (vera, non col paghi 2 e prendi 3) e quattro specializzazioni, una venticinquina almeno di anni di anzianità e una pletora di pubblicazioni che non arriva ai 1400 euro mensili non lo chiamerei “buono stipendio”: lo chiamo caporalato. E non guadagna (non ci sarebbe niente di sbagliato lo facesse) più di un ricercatore perché un ricercatore non confermato dopo un anno dal concorso supera tranquillamente i 1400 euro mensili. E Nik, che non è il solo a patire quella condizione di cui si lamenta, non viene da Marte e neanche ci va: va al lavoro tutti i giorni per guadagnarsi la pagnotta a circa 1700 ore l’anno.
    Sicché cerchiamo di chiamare le cose con il loro nome.
    La riforma che sta per essere approvata, come dici tu, tanto per cominciare dovrà per l’appunto essere approvata. Intanto nel testo approvato dal Senato della Repubblica (alla cui disposizione si devono attenere anche i geni incompresi in quanto cittadini italiani) sono sparite, per dire, le disposizioni che riguardavano lo spolpettamento delle Facoltà. E con questa molte altre “temutissime e criticatissime” disposizioni. In ogni caso, sempre fatti salvi gli emendamenti che verranno apposti in sede di Camera dei Deputati, si dovranno poi attendere i c.d. regolamenti attuativi e vedrai anche lì quanto tempo passerà e anche quelli riporteranno più interpretazioni della Torà. E, ad ogni buon conto, della ricerca (che è il nodo di cui in questa occasione si parla) in tutta la riforma non si fa praticamente parola perché sono tutte norme che riguardano la didattica e la gòvernans (nonché, a dio piacendo, il commissariamento degli Atenei disastrati come quello che abbiamo davanti agli occhi. Perché, non so se lo sapevi, ma l’Ateneo di Siena è disastrato).
    Per chiudere opino che sono due anni che abbiamo i maroni sfracassati da questa riforma contro la quale, prima ancora che veda la luce, si scagliano come vespe impazzite tutti i fenomeni che, a stare alle tue parole, popolano gli Atenei italiani. Atenei dove, sempre a stare a quanto dici tu, i concorsi sono tutti a posto, il familismo non esiste, la politica nemmeno, gli inciuci neanche e i banditi che se ne sono impadroniti grazie a quella – chiamiamola col suo nome – stronzata dell’autonomia un’invenzione dei vari interventori di questo blog.
    Inoltre ti ricordo che non esistono solo i ricercatori: ci sono anche gli associati, gli ordinari, i tecnici di laboratorio, gli amministrativi, i tecnici informatici, i bibliotecari, quelli che danno il cencio in terra, i giardinieri e così via. Vuoi far esprimere anche loro oppure chiediamo a Giovanni di cambiare nome al sito e chiamarlo non come suggeriva acutamente Outis qualche tempo fa “Il senso della miseria” (facendo ovviamente riferimento alle pezze al culo che l’Ateneo ha), ma magari “Il senso del ricercatore”?
    Tutto questo un pochino mi ricorda la barzelletta di quello che sull’autostrada di notte ascolta la radio che avverte che un pazzo sta percorrendola in senso inverso. Al che vede due fari che gli vengono incontro e dice a se stesso: – Eccolo! E’ lui il pazzo! Poi ne appaiono ancora altre coppie, di fari e lui: – Ma ci sono altri due pazzi! Ma come? Ma sono tutti pazzi qui!!!
    Un Favi di Montarrenti un tantino seccato

  98. …un buono stipendio? e tu con quanto campi? Faccelo sapere… e soprattutto facci sapere cosa fai oltre ad informarti sulle riforme in corso e a parlare con supponenza di cose che non sai (il mio stipendio è di 1220 euro al mese… se vuoi vedere la mia busta paga te la porto così almeno, per una volta eviterai di dare numeri… sbagliati!)

    Non ho capito, scusa, bisogna insegnare per meritarsi la pensione? Tu insegni? Perché non ci dici cosa insegni e quanto ti danno per far crescere culturalmente le nuove generazioni di questo brillante ateneo.
    Io ho tutte le carte in regola per insegnare, ma non insegno perché non godo delle simpatie di quelli giusti! Ho i titoli, ma non sono simpatico… e pertanto non insegno! Vedi un po’ se la riforma dice qualcosa in materia.

    Quanto alla mia presunta vaghezza (scusa, ma mi pare che tu abbia l’abitudine di proiettare la tua immagine sugli altri), tu non mi sembri un campione di chiarezza… io ho perfino fatto capire a tutti chi sono, mentre devo dire (ma riconosco che è un mio limite) che dai tuoi interventi non ho ancora capito né da che parte stai, né che cosa vuoi.

    Io mi esprimerò come l’oracolo di Delfi, ma tu ti esprimi come uno che la verità la conosce solo lui e tutti gli altri sono solo dei poveri coglioni. Cero uno che dice che 1200 (non 1400) euro al mese sono un “buono stipendio”, non vive neanche su Marte… è proprio su un’altra galassia!
    Di cosa campi tu, Stavrogin, fammelo sapere… sono preoccupato per te… se vuoi ti sovvenziono con un parte del mio ricco stipendio!

    Ciao

  99. …premesso che stimo docenti come Cosimo Lorè (che ho avuto modo di ascoltare a lezione e mi ha molto divertito!), Giovanni Grasso e tanti altri, non dimentico che un grande comico ormai di altri tempi, quando la satira politica e di costume era ancora un tabu, raccontava (in televisione) la barzelletta del: “cosa fanno, generalmente, un francese, un tedesco, un inglese e un italiano… quando non sanno una cosa!”… con la sua mimica formidabile, letteralmente “inventava” le parole, prima del francese, poi del tedesco e poi dell’ inglese, in realtà senza dire parole, ma imitando un cadenza, un carattere, una “parlata”… arrivato all’italiano si fermava e ripeteva con viso sereno ed un accenno di sorriso: “…e cosa fa un italiano, quando non sa una cosa?”… si fermava un istante e, sempre sorridendo con un senso di ovvietà stampato sul viso, sussurrava: “la insegna!!!”…

    «Hai la pensione sicura e non insegni nemmeno Stavrogin
    Sai Stavrogin, alcuni dei prototipi di docente senese (alcuni, ho detto, e lo ripeto, altrimenti vieni fuori con qualche altra cosa che non ho mai detto) vanno a fare lezione agli studenti su articoli che pubblico io su riviste internazionali di Medicina e io non solo non darei loro né stipendio né pensione, ma li prenderei a calci in culo “a due a due finché non viene dispari!”…

    Caro Stavrogin, se poi ti capita di andare a fare la spesa alla “hooppe” per mangiare (tu ce l’hai questo vizio?), pagare le bollette (tu leggi, ti lavi, usi il telefono, la televisione, il computer?) pagare la macchina per spostarti (tu cosa usi, il teletrasporto?) e pagare carburanti, bolli, assicurazioni, crescere un figlio, mandarlo a scuola e insegnargli che lui vive in un bel posto di cui deve essere orgoglioso (i figli, Stavrogin, ce li hai?), allora fammi sapere con quanti euro al mese riesci a fare tutto questo… e se lo fai con meno di 1500, ti assumo come consulente (sempre col mio ricco stipendio!)

    Ringrazio per altro sia Cosimo che “Favi” per il loro intervento, anche se credo che non servirà a molto perché mi pare che Stavrogin legga un altro Blog

  100. …senza trascurare il fatto che gli oracoli (come quello di Delfi, appunto) parlavano del futuro e che, almeno fino ad ora, tu mi sembri l’unico che crede che questo ateneo abbia un futuro diverso da quello del commissariamento…
    Io ho parlato (se mi hai letto… ma si capisce bene che non l’hai fatto) solo del passato e di quello che farei prima di qualsiasi riforma, anche se difficile e per molti versi “utopistico” (tipo: allontanare o isolare quelli che hanno fatto male, mettere in galera quelli che hanno rubato, mandare a “cesellar zolle” i docenti di cui ti parlavo, mettere in cattedra quelli bravi e dare loro degli incentivi economici e di carriera… non certo quegli stipendi “buoni” di cui parli tu ecc., ecc.)… mai parlato del futuro (dunque l’oracolo di Delfi sei tu, forse, non certo io) e soprattutto mai creduto che qualsiasi riforma possa cambiare nulla in un ambiente così corrotto e degradato come l’ateneo senese e la stessa città di Siena… tu te ne sei accorto, vero, che Siena e il suo ateneo sono ormai preda di un manipolo di banditi e che nessuna riforma cambierà mai nulla se non si fa prima pulizia? No? Ma dove vivi, a Radicondoli? Leggi Loré e Raffaele Ascheri… così finalmente capirai chi è il Marziano, in tutto questo scambio di corrispondenza…

  101. «Atenei dove, sempre a stare a quanto dici tu, i concorsi sono tutti a posto, il familismo non esiste, la politica nemmeno, gli inciuci neanche e i banditi che se ne sono impadroniti grazie a quella – chiamiamola col suo nome – stronzata dell’autonomia un’invenzione dei vari interventori di questo blog.» Favi di Montarrenti

    Caro Favi, vedo che siamo alla calunnia bella e buona, o forse hai preso un colpo di sole? Dov’è che avrei scritto queste stronzate? Se interpreti in questo modo piuttosto cretino quello che ho scritto vuol dire che hai la coscienza poco a posto. Il tuo atteggiamento e quello di Nik ammontano a puro squadrismo.

  102. «…tu mi sembri l’unico che crede che questo ateneo abbia un futuro diverso da quello del commissariamento…» Nik

    Su cosa basi queste imbecillaggini che mi attribuisci? Prendi per i fondelli o forse non ci arrivi proprio? Quando in questo forum si parlava di commissariamento, tu dov’eri? Scopri questa opzione a un mese dall’elezione solo perché il tuo candidato ha perso per sedici voti? Non mi pare un grande attestato di onestà intellettuale. Hai occupato manu militari il forum distribuendo vomito a destra e a manca. Ripeto: l’atteggiamento calunniatorio tuo e del Favi ammonta a puro squadrismo.

  103. «Caro Stavrogin, se poi ti capita di andare a fare la spesa alla “hooppe” per mangiare (tu ce l’hai questo vizio?), pagare le bollette (tu leggi, ti lavi, usi il telefono, la televisione, il computer?) pagare la macchina per spostarti (tu cosa usi, il teletrasporto?) e pagare carburanti, bolli, assicurazioni, crescere un figlio, madarlo a scuola e insegnargli che lui vive in un bel posto di cui deve essere orgoglioso (i figli, Stavrogin, ce li hai?), allora fammi sapere con quanti euro al mese riesci a fare tutto questo… e se lo fai con meno di 1500, ti assumo come consulente (sempre col mio ricco stipendio!).» Nik

    …ma piantala!… credi di essere l’unico a campare con questi stipendi? L’unico a possedere titoli e benemerenze? L’unico ad essere stato fottuto da questa situazione in cui in molti ci troviamo? Che qualcuno ce l’abbia proprio con te ed esclusivamente con te? Squallidamente, c’è gente che gode nell’osservare questi battibecchi tra i capponi di Renzo.

  104. «Inoltre ti ricordo che non esistono solo i ricercatori: ci sono anche gli associati, gli ordinari, i tecnici di laboratorio, gli amministrativi, i tecnici informatici, i bibliotecari, quelli che danno il cencio in terra, i giardinieri e così via. Vuoi far esprimere anche loro oppure chiediamo a Giovanni di cambiare nome al sito e chiamarlo non come suggeriva acutamente Outis qualche tempo fa “Il senso della miseria” (facendo ovviamente riferimento alle pezze al culo che l’Ateneo ha), ma magari “Il senso del ricercatore”?» Favi

    Caro Favi, ma hai studiato per caso all’Ovra? Ti stai specializzando anche tu nella fabbricazione di “dossier” calunniatori? Vuoi sapere dove ho comprato i mobili? Io ho l’impressione che in questa congiuntura, tu e non solo tu, non abbia moltissimo da dire e quando uno non sa bene cosa dire, ma vuol offendere, fa esattamente quello che stai facendo tu: calunnia e aizza all’odio puntando l’indice verso l’untore di turno. Per cui rispedisco al mittente in toto la messe di cretinate che mi attribuisci pregandoti gentilmente di ficcartele in quel posto. Se del resto la mia presenza nel forum non è più gradita, posso tranquillamente fare a meno di partecipare, lasciando campo alle geremiadi di Nik, l’unico uomo al mondo ad essere colpito dalla crisi dell’università. Non senza osservare tuttavia, che da un paio di mesetti il dibattito langue, anzi, è proprio terra-terra.

  105. «Chiediamo a Giovanni di cambiare nome al sito e chiamarlo non come suggeriva acutamente Outis qualche tempo fa “Il senso della miseria” (facendo ovviamente riferimento alle pezze al culo che l’Ateneo ha), ma magari “Il senso del ricercatore”?» Favi

    Ma per carità, ci mancherebbe! I ricercatori, come ebbe ad esprimersi l’esimio sindacalista MM, in fondo sono solo “delle puttane” (sic).

  106. Mi sembra tu abbia grossi problemi con la realtà, caro Stavrogin. O è come la vuoi o la rendi tale…

  107. Vedere il post
    http://wp.me/p2bA02-r4
    e i commenti…

  108. Caro MM, se vuoi fare il sindacalista e addirittura hai la faccia tostissima di considerare “illegale” l’insegnamento tenuto da molti ricercatori, per favore, studia! Sennò rischi anche di beccarti una querela. Sei totalmente disinformato, non solo circa la situazione di fatto su tutto il territorio nazionale, ma addirittura sul quadro legislativo attuale (riconfermato pari pari dal Ddl approvato al Senato) che regola l’insegnamento dei ricercatori, il quale c’entra poco o nulla con la 383 del 1980:

    “A distanza di dieci anni dalla legge 382 il ruolo del ricercatore fu leggermente ridefinito dalla riforma Mattarella (Legge 341/1990, art. 12) che da questo momento in poi permetteva ai ricercatori confermati, ma solo con il loro consenso, di ottenere in affidamento supplenze di corsi e moduli che tuttavia non avrebbero dovuto dare diritto ad alcuna riserva di posti a concorso. La legge consentiva inoltre ai ricercatori di essere componenti nelle commissioni di esame di profitto e relatori di tesi di laurea al pari
    dei professori di I e di II fascia.
    Negli anni ’90 il mondo dell’università cominciava ad acquisire maggiore consape-
    volezza dei problemi della società e cercava di aprirsi alle esigenze del mondo del la-
    voro aumentando e diversificando la qualità dell’offerta formativa. In questa fase i ri-
    cercatori, ai quali veniva evidentemente riconosciuta una certa capacità innovativa ed
    una grande professionalità, cominciano ad essere coinvolti nella didattica. Questo
    coinvolgimento aumentò ulteriormente dopo l’introduzione della riforma Berlin-
    guer (Legge 210/1998) che sanciva la suddivisione del vecchio corso di laurea in un
    corso di base di primo livello e in un corso specialistico di secondo livello (il cosiddetto
    3 + 2).1 L’ampliamento dell’offerta formativa determinò, come conseguenza, l’aper-
    tura di nuovi corsi di laurea,2 quelli della specialistica – oggi magistrale –, con il ri-
    sultato di un quasi totale ‘utilizzo’ dei ricercatori nelle attività didattiche per far fron-
    te ai nuovi insegnamenti.
    L’impiego non più saltuario dei ricercatori nelle attività didattiche fondamentali
    portò lentamente alla ‘scomparsa’ della figura definita dalla legge del 1980. Alle uni-
    versità tutto sommato questa situazione risultava alquanto comoda perché rendeva
    possibile la moltiplicazione dei corsi di laurea mediante l’utilizzo di ricercatori come
    professori a basso costo o di docenti a contratto come professori a bassissimo costo. Tutta-
    via il ricercatore a tempo indeterminato, restando fermo l’obbligo di contribuire alla
    ricerca scientifica e lo stipendio equiparato alle sue originarie funzioni, nell’ultimo de-
    cennio si è ritrovato ad avere carichi di lavoro del tutto simili (ma in qualche caso an-
    che superiori) a quelli di un professore ordinario o associato, a danno della ricerca e
    di quei compiti stabiliti a suo tempo dalla legge del 1980 che ne definiva lo stato giu-
    ridico. Nello stesso tempo ai compiti di natura didattica via via si andavano aggiun-
    gendo anche compiti organizzativi interni alla Facoltà come la partecipazione a nu-
    merose commissioni che non hanno mai costituito ufficialmente titolo di merito per
    l’avanzamento di carriera.
    D’altra parte già a partire dalla fine degli anni ’80 diversi interventi legislativi ave-
    vano talmente modificato le mansioni e lo schema retributivo di questa figura da
    conferirle caratteristiche giuridiche e funzionali non molto diverse da quelle dei
    professori. Ed in effetti con la Legge 158/1987 si agganciavano le retribuzioni dei ri-
    cercatori a quelle degli ordinari e degli associati mentre con le Leggi 168/1989 (art.
    16, comma 2) e 127/1997 (artt. 104 e 106) i ricercatori ottennero, con gli ordinari e
    gli associati, la paritetica rappresentanza rispettivamente nel Senato Accademico
    Integrato e nel Consiglio Universitario Nazionale. Successivamente con la Legge
    4/1999 le mansioni didattiche furono estese anche ai ricercatori non confermati e
    fu abolita la precedenza di ordinari e associati rispetto ai ricercatori nell’assegna-
    zione delle supplenze. Sulla base di tali interventi legislativi diverse sigle sindacali e
    associazioni di categoria nel 1999 richiesero l’approvazione di una legge che istitui-
    va la terza fascia docente; approvato dal Senato il progetto di legge non completò
    mai l’iter parlamentare.
    L’anomalia non sfuggì neppure al Ministro Moratti che, durante il secondo gover-
    no Berlusconi (2001-2005), nel porre mano all’ennesima riforma universitaria, tentò di
    ridefinire la figura del ricercatore. Con la Legge 230 del 2005, di cui non sono mai sta-
    ti emanati i regolamenti attuativi, venne sancita l’abolizione del ricercatore universi-
    tario a tempo indeterminato sostituito dal ricercatore precario, vale a dire da una
    nuova figura assunta a tempo determinato. Con le nuove disposizioni i vecchi ricer-
    catori diventavano figure ad esaurimento per le quali si auspicava il passaggio a pro-
    fessore associato, tramite giudizio di idoneità nazionale; tuttavia lo Stato prevedeva
    in deroga che i bandi per il loro reclutamento potevano essere pubblicati fino al 30 set-
    tembre 2013. In realtà la figura del ricercatore a tempo determinato non rappresentò
    una novità dal momento che era stata già istituita da una Circolare Ministeriale del 17
    marzo 1997 a firma del Ministro Berlinguer che attribuiva alla figura del ricercatore a
    tempo determinato compiti di ricerca del tutto confrontabili con quelli del persona-
    le di ruolo ma con programmi temporanei e non permanenti.
    La Legge 230 inoltre stabiliva che nel frattempo tutti i ricercatori, che con il loro
    consenso ottenevano dalle facoltà l’affidamento di corsi e moduli curriculari, avreb-
    bero ricevuto il titolo di professore aggregato, fermo restando l’inquadramento e il
    trattamento giuridico ed economico.
    (cf. http://w3.uniroma1.it/cnru/?page_id=275)

  109. …e se non sono l’unico, Stavrogin, allora:
    – cosa stiamo discutendo tu ed io?
    – che cosa ti apetti che cambi la tua riforma?
    – non credi che prima di qualsiasi riforma ci voglia una catarsi etica?
    – non credi che si debba rimettere tutto a posto prima che qualunque nuova riforma torni a stabilire che i malfattori possono continuare a prosperare e i trombati a litigare tra loro?
    – evochi lo squallore di questi battibecchi tra capponi (scusami ma “cappone” io non mi sento!… quindi, per favore, parla per te!) pur sapendo, perché l’ho detto in chiaro e qualcun altro te lo ha confermato, che sono un trombato… allora se sei un trombato anche tu, cosa stai ad argomentare con me (perché sei tu che “argomenti”… a me non sembra di averti mai tirato in ballo!).
    Io ho chiesto (e anche questo l’ho detto in chiaro) che i “trombati” e tutti quelli che hanno cose da dire, si vedano, si conoscano, si riuniscano, mettano insieme idee e provino a fare qualcosa per cambiare questo andazzo… cos’altro ti dobbiamo dire, per avere la tua approvazione???
    Credi diessere l’unico a campare con questi stipendi?
    …ma non l’hai detto tu che 1400 (in realtà, per me 1220) euro al mese sono un buono stipendio? Allora che fai, ti rimangi tutto?

    «Se la mia presenza nel forum non è più gradita…»
    Mi pare proprio che tu sia in crisi, Stavrogin. Dici una cosa che nessuno ha detto, ma se la gente non sopporta o non capisce le cose che dici e/o come le dici bisogna che tu ti assuma le tue responsabilità! Non è che tutti dobbiamo ascoltare le tue illuminate ragioni senza replicare alcunchè!

    «…lasciando campo alle geremiadi di Nik»
    “Geremiade” è un lungo lavoro letterario (c’è chi ha scritto lettere più lunghe delle mie… consultare bene il Blog), normalmente in prosa, ma anche in poesia, nel quale l’autore si lamenta amaramente delle condizioni della Societa e della sua morale in un tono di sostenuta invettiva… e contiene sempre una profezia di imminente disastro
    Beh certo, io mi sono lamentato e mi lamento…e come potrebbe essere altrimenti? Ma mi pare di essere in buona e autorevole compagnia, sia in questo Blog (cito, tra gli altri, l’ottimo Cosimo Loré) che fuori (cito, tra gli altri, il documentatissimo, Raffaele Ascheri). Tu cosa fai? Non sei d’accordo? E poi dai del Marziano a me?
    Poi guarda che io non ho profetizzato nulla perché non c’è nulla da profetizzare: lo sfascio è sotto gli occhi di tutti (quelli che vogliono vedere, ovviamente!)

    «l’unico uomo al mondo ad essere colpito dalla crisi dell’università…»
    Ancora una volta ti sbagli. Io non sono stato colpito né dalla “crisi” né, tanto meno dall'”universita”, ma da uomini in carne ed ossa (io li chiamerei più “molluschi” o “lombrichi”!) che hanno fatto e continuano a fare dell’istituzione casa propria e proprio ed esclusivo interesse. Se vuoi ti racconto la mia storia… oppure ti regalo il mio libro… così hai tempo e modo di riflettere.

    Non te la prendere… se un giorno ti renderai conto che siamo tutti sulla stessa barca e che la barca sta colando a picco, capirai che l’unica riforma possibile per questa università è quella morale e ti darai da fare per farlo capire a tutti… sperando che quando lo farai, non sia già troppo tardi.

    Un saluto, senza astio né rancore!

  110. …ecco MM, ti ho preparato un bignami per i tuoi futuri comizi, affinché tu la pianti di scrivere baggianate. Ma non spetta a me l’onere di spiegare perché difendo i ricercatori, bensì a te quello di spiegare perché li attacchi:

    1. A distanza di dieci anni dalla legge 382 il ruolo del ricercatore fu leggermente ridefinito dalla riforma Mattarella (Legge 341/1990, art. 12) che da questo momento in poi permetteva ai ricercatori confermati, ma solo con il loro consenso, di ottenere in affidamento supplenze di corsi e moduli che tuttavia non avrebbero dovuto dare diritto ad
    alcuna riserva di posti a concorso.

    2. La legge consentiva inoltre ai ricercatori di essere componenti nelle commissioni di esame di profitto e relatori di tesi di laurea al pari dei professori di I e di II fascia….
    con le Leggi 168/1989 (art. 16, comma 2) e 127/1997 (artt. 104 e 106) i ricercatori ottennero, con gli ordinari e gli associati, la paritetica rappresentanza rispettivamente nel Senato Accademico Integrato e nel Consiglio Universitario Nazionale.

    3. Successivamente con la Legge 4/1999 le mansioni didattiche furono estese anche ai ricercatori non confermati e fu abolita la precedenza di ordinari e associati rispetto ai ricercatori nell’assegnazione delle supplenze… la Legge 230 del 2005 stabiliva che tutti i ricercatori, che con il loro consenso ottenevano dalle Facoltà l’affidamento di corsi e moduli curriculari, avrebbero ricevuto il titolo di professore aggregato, fermo restando l’inquadramento e il trattamento giuridico ed economico.

  111. Ascolta Stavrogin,
    mi hai provocato sulle “puttane” e ti ho risposto e dimostrato che stavi scrivendo “putt….”.
    Ora, mi vieni a rompere le scatole sugli insegnamenti dei ricercatori, dopo 5 mesi dalla pubblicazione del post. Troppo tardi, caro, potevi farlo 5 mesi fa.
    A parte il fatto che non sono un sindacalista, a parte il fatto che le tue minacce di querela mi fanno un baffo, a questo punto non posso che farti i migliori auguri per la tua “battaglia corporativa”, pregandoti di non tirarmi più in ballo (e questo è un eufemismo).

  112. «Ora, mi vieni a rompere le scatole sugli insegnamenti dei ricercatori, dopo 5 mesi dalla pubblicazione del post. Troppo tardi, caro, potevi farlo 5 mesi fa.» MM

    L’ho fatto, e quella che ti mando è solo una ripetizione di quello che ti scrissi allora: ma tu evidentemente hai di meglio da fare che leggermi. Io non conduco nessuna “battaglia corporativa”, ma rispondo alle tue porcate e come ti ripeto, sei tu che devi spiegarci perché le scrivi, non io perché le confuto.

  113. Stamani mi sono alzato tranquillo (sono in ferie), ho fatto colazione, sono uscito per comprare le sigarette, ho aperto “Il senso della misura” (nonostante sia molto che non scrivo sul post leggo sempre avidamente) ed ho letto:
    «I ricercatori, come ebbe ad esprimersi l’esimio sindacalista MM, in fondo sono solo “delle puttane” (sic)» (Stavrogin)
    Incazzato come una iena, sono andato a cercare il post “incriminato”, ne ho pubblicato il link su di un nuovo post per dimostrare la falsità delle accuse mossemi. E Nikolaj Vsevolodovič mi risponde sul contenuto di un link di 5 mesi fa….
    È lui che risponde alle mie “porcate”….?

    P.S. Quello che afferma Stavrogin sul fatto che 5 mesi fa ha risposto allo stesso modo è del tutto falso

  114. …scusatemi, io c’entro nulla? Perché se non c’entro, me ne tiro fuori! Io ho risposto al commento di Stavrogin di oggi delle 9.47… non so chi sia Nikolaj Vsevolodovic o come diavolo si chiama, ma non sono io…

  115. Nikolaj Vsevolodovic Stavrogin, personaggio principipale de “I demoni” di Fëdor Michailovič Dostoevskij

  116. Nik ..olaj mi sembrava troppo assonante…

  117. Signori, calma! Torniamo al pacato confronto accademico… sbollite! Poi se ne parla, tanto non c’è nulla di urgente, si fa per dire… non si sa come andrà la Gelmini (che comunque non risolve un bel nulla), non si sa delle elezioni nostrane… l’unica cosa certa è il danno agli stipendi, porcaccia!
    Ai primi di settembre! Gli stipendi sembrano assicurati almeno fino allora. Importante è sapere se i nostri ricercatori confermano l’astensione dai corsi… questo sì, Stav mio, sarebbe importante saperlo o meglio prima definirlo: Vi vedete? E allora: quando? l’incontro del senso della misura ha ‘senso’ (appunto) dopo il Vs. pronunciamento – a dimostrazione di quanto siete essenziali… almeno a Siena.

  118. Amo la Verità sopra ogni cosa. Ma sono altrettanto convinto che non sia fattore che si possa “possedere” una volta per tutte, bensì una “tensione”, che si attua anche con l’aiuto delle persone con cui si viene in contatto (anche in un blog).
    Tutto ciò mi risparmia (e di ciò ringrazio Dio) dalla tentazione di portare “attacchi” a qualsivoglia categoria; la mia è (o, meglio, cerca di essere) sempre e soltanto una ricerca di verità…
    Da mediocre giurista, poi, sono ben consapevole che qualsiasi ricostruzione normativa, per quanto accuratamente condotta, possa essere fallace…
    Tutto ciò premesso, andando (forse) anche oltre le necessità del caso, mi sento di svolgere le seguenti argomentazioni:

    Ai Signori Ricercatori
    Mi scuso innanzitutto per l’uscita relativa alle “Escort”, cosa che del resto ho già fatto immediatamente dopo la pubblicazione del post (circa 5 mesi fa). Non era mia intenzione offendere (e non penso di averlo fatto) ma il post “incriminato” è certo risultato inopportuno e, soprattutto, fraintendibile da chi lo leggesse “da interessato”. Vorrei non averlo scritto.
    Relativamente alla questione degli insegnamenti, ho semplicemente esposto (5 mesi fa) il risultato di una mia ricerca normativa. Quando avrò un po’ di tempo la verificherò alla luce del “Bignami” polemicamente pubblicato da Stavrogin e ne darò conto.
    Non ho nulla contro la categoria dei Ricercatori e riconosco (non che la mia opinione sia determinante) la discriminazione che si vuole operare con la legge Gelmini (e questo non lo scrivo solo ora con fine di “captatio benevolentiae”). Rilevo però che il movimento che ne è nato (sacrosanto) è movimento riguardante una sola categoria e, pertanto, non idoneo (ma certo questo non era il suo fine) a dare conto della complessità dei problemi dell’Università italiana e senese in particolare.

    Al Prof. Grasso
    Chiedo scusa di aver contribuito ad innalzate i toni della discussione. Non era mia intenzione.

    A Stavrogin
    Mi piacerebbe conoscerti di persona. Forse davanti ad una pizza e ad un boccale di birra molte delle incomprensioni svanirebbero…

  119. Relativamente alla questione degli insegnamenti, ho semplicemente esposto (5 mesi fa) il risultato di una mia ricerca normativa. Quando avrò un po’ di tempo la verificherò alla luce del “Bignami” polemicamente pubblicato da Stavrogin e ne darò conto.

    MM

    ARIDAGLI!!!!! Ma scusa MM, ti rendi conto, da funzionario dell’università quale sei e ti pregi di essere, che stai scrivendo COSE GRAVI, e cioè che vi sono decine di ricercatori che insegnano ILLEGALMENTE!?!?!?!?! Quasi che insegnassero per una specie di irrefrenabile e inconfessabile desiderio di salire in cattedra che li porta ad usurpare una posizione così …remunerativa…mavvia!!! Non devi chiedere “scusa”, devi piantarla, te lo dico con amicizia, prima di beccarti una querela, perché come dice in modo roboante il Favi, qui i “cabasisi” girano già “vorticosamente”. Gli estremi di legge te li ho già dati: pensi che me li sia inventati?

    1. A distanza di dieci anni dalla legge 382 il ruolo del ricercatore fu leggermente ridefinito dalla riforma Mattarella (Legge 341/1990, art. 12) che da questo momento in poi permetteva ai ricercatori confermati, ma solo con il loro consenso, di ottenere in affidamento supplenze di corsi e moduli che tuttavia non avrebbero dovuto dare diritto ad
    alcuna riserva di posti a concorso.

    2. La legge consentiva inoltre ai ricercatori di essere componenti nelle commissioni di esame di profitto e relatori di tesi di laurea al pari dei professori di I e di II fascia….

    3. con le Leggi 168/1989 (art. 16, comma 2) e 127/1997 (artt. 104 e 106) i ricercatori ottennero, con gli ordinari e gli associati, la paritetica rappresentanza rispettivamente nel Senato Accademico Integrato e nel Consiglio Universitario Nazionale.

    4. Successivamente con la Legge 4/1999 le mansioni didattiche furono estese anche ai ricercatori non confermati e fu abolita la precedenza di ordinari e associati rispetto ai ricercatori nell’assegnazione delle supplenze…

    5. la Legge 230 del 2005 stabiliva che tutti i ricercatori, che con il loro consenso ottenevano dalle Facoltà l’affidamento di corsi e moduli curriculari, avrebbero ricevuto il titolo di professore aggregato, fermo restando l’inquadramento e il trattamento giuridico ed economico.

    Pertanto, la legge 382 del 1980, col fatto che i ricercatori insegnino, non c’entra un fico secco!

  120. io penso di avere già detto…

  121. e non ho chiesto scusa…

  122. Se smetteste (Nick, Stavrogin, MM) di offendervi vicendevolmente e tornaste a discutere sugli argomenti, sarebbe forse più utile per farsi un’idea migliore dei problemi sul tappeto e i modi di affrontarli….Un’altro è che l’esperienza di Nick ci ricorda che i problemi non sono solo locali: se così fosse, un ricercatore di valore rifiutato ingiustamente in una università non resterebbe lì a fare il tecnico in attesa dei tempi eterni della magistratura, ma potrebbe sempre essere arruolato in un’altra e tanto peggio per chi se lo è lasciato sfuggire.
    Sesto

    Caro Sesto, vorrei chiudere la polemica, ma non invertiamo l’ordine degli eventi: a me sembra di aver semplicemente reagito quando la misura era colma, non di aver attaccato per primo e gratuitamente qualcuno. L’onere di dar conto di certe affermazione quantomeno superficiali non spetta a me.
    Quanto al tema della mobilità, se non erro sono stato io a sollevarlo, a più riprese, nei miei post recenti, chiedendomi se non sia solo al momento un argomento agitato retoricamente: ho offeso qualcuno? Sono “antimussiano” e “antigelminiano” come vaneggia il Favi? Parole al vento…scrive saggiamente “Il Manifesto” del 24 Luglio: «l’Università italiana non è stata devastata da un’assenza di riforme, ma da una sovrabbondanza di cattive riforme»; soggiungo che è stata pessimamente amministrata, con l’ “autonomia” del menga, e salassata oltre l’indicibile: anche oggi i giornali ripetono come pappagalli che nelle graduatorie mondiali, stilate da nonsocchì, la prima università italiana si trova al duecentesimo posto, badacaso dopo Harward, il MIT ecc. università ciascuna delle quali ha un budget comparabile al budegt complessivo dell’università statale italiana: ma a che punto stava quando l’università statale italiana sfornava personaggi come Fermi o Natta? Complessivamente, credo allo stesso livello, giacché in questo paese la ricerca e la formazione superiore non sono mai state una reale priorità. Francia e Germania che investivano già più di noi, aumentano gli investimenti. Noi li tagliamo e tagliamo le gambe ai più giovani, e non da ora.
    Piaccia o non piaccia in anni recentissimi abbiamo assistito a un terremoto dopo l’altro di pseudoriforme, INCOMPIUTE NON PROPRIO SCHUBERTIANE con le quali si è cercato di dare l’impressione di cambiare qualche cosa, dal decreto Mussi ai successivi interventi correttivi del ministro Gelmini, sfociati nel Ddl di imminente approvazione, che stanno ridisegnando una volta all’ anno l’università italiana, secondo la moda politica autunno-inverno di quella stagione, ma invariabilmente “senza oneri per lo stato”. I corsi varati quest’anno, l’anno venturo saranno già da modificare o da sopprimere.
    Io non ho capito che razza di mestiere faccia il Favi e in quale galassia viva, se parla di mie “idiosincrasie” e ancora non ha compreso che sono tre o quattro anni oramai che molte facoltà NON FANNO ALTRO, se non dimenarsi fra estenuanti tabelle, cervellotiche formule alchemiche, requisiti minimi di docenza, astrusi calcoli percentuali, accorpamenti, spostamenti, sforbiciate, soppressioni, espulsioni, bilanciamenti, regolamenti didattici, piani di studio, quanto pesa un ordinario, quanto pesa un associato, quanto pesa un ricercatore, “descrittori di Dublino” ecc. ecc. ecc. ecc. … per trovare “la quadra” e tirare a campare, smontando e rimontando stagionalmente i corsi di laurea: un continuo interpretare e reinterpretare le norme da parte di oscuri esegeti ministeriali, una specie di Midrash o inesauribile esegesi (“sacrae scripturae interpretatio infinita est”) che mette capo solo a un caos di genere sessantottardo, ma stavolta perfettamente organizzato con meticolosa e “scientifica” precisione. Qui (ma non solo qui), il profluvio di disposizioni che sopraggiungono annualmente assieme alle piogge autunnali, cade in un contesto finanziario disastrato, con massicci pensionamenti del personale docente e turn over bloccato: ergo, l’unica via d’uscita per adeguarvisi è chiudere altre decine di corsi di laurea. Il mio sconcerto deriva dalla constatazione che qualcuno pare non essersene nemmeno accorto.

  123. Allora, il “Bignami” è servito a poco; era sufficiente un solo articolo (art. 11 Legge 4 novembre 2005, n. 230):

    Ai ricercatori, agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici laureati di cui all’articolo 50 del decreto del Presidente della
    Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, che hanno svolto tre anni di insegnamento ai sensi dell’articolo 12 della legge 19 novembre 1990, n.
    341, nonché ai professori incaricati stabilizzati, sono affidati, con il loro consenso e fermo restando il rispettivo inquadramento e trattamento giuridico ed economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente con la programmazione didattica definita dai competenti organi accademici nonché compiti di tutorato e di didattica integrativa.
    Ad essi e’ attribuito il titolo di professore aggregato per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli. Lo stesso titolo e’ attribuito, per il periodo di durata dell’incarico, ai ricercatori reclutati come previsto al comma 7, ove ad essi siano affidati corsi o moduli curriculari.

    E chi lo vuole interpretare lo interpreti…

  124. Compiti didattici dei ricercatori universitari

    DPR 382 del 1980:
    Art. 32. Compiti dei ricercatori universitari.
    I ricercatori universitari contribuiscono allo sviluppo della ricerca scientifica universitaria e assolvono a compiti didattici integrativi dei corsi di insegnamento ufficiali. Tra tali compiti sono comprese le esercitazioni, la collaborazione con gli studenti nelle ricerche attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse attività tutoriali. I ricercatori confermati possono accedere direttamente ai fondi per la ricerca scientifica, sia a livello nazionale sia a livello locale. Essi adempiono a compiti di ricerca scientifica su temi di loro scelta e possono partecipare ai programmi di ricerca delle strutture universitarie in cui sono inseriti. Possono altresì svolgere, oltre ai compiti didattici, di cui al precedente comma, cicli di lezioni interne ai corsi attivati e attività di seminario secondo modalità definite dal consiglio del corso di laurea e d’intesa con i professori titolari degli insegnamenti ufficiali. Possono altresì partecipare alle commissioni d’esame di profitto come cultori della materia.
    I consigli delle facoltà dalle quali i ricercatori dipendono determinano, ogni anno accademico, gli impegni e le modalità di esercizio delle funzioni scientifiche e di quelle didattiche.
    Per le funzioni didattiche il ricercatore è tenuto ad un impegno per non più di 250 ore annue annotate dal ricercatore medesimo in apposito registro. Il ricercatore è inoltre tenuto ad assicurare il suo impegno per le attività collegiali negli Atenei, ove investito della relativa rappresentanza.
    Le predette modalità sono definite, sentito il ricercatore interessato, dal consiglio del corso di laurea, per quanto concerne le attività didattiche, e, per quanto concerne la ricerca scientifica e l’accesso ai relativi fondi, dal Dipartimento, se costituito, ovvero dal consiglio di istituto nel quale il ricercatore è inserito per la ricerca (22)

    Art. 114. Conferimento di supplenze.
    Gli affidamenti e le supplenze possono essere conferite esclusivamente a professori di ruolo e a ricercatori confermati del medesimo settore scientifico-disciplinare o di settore affine, appartenenti alla stessa facoltà; in mancanza, con motivata deliberazione, a professori di ruolo e a ricercatori confermati di altra facoltà della stessa università ovvero di altra università.
    Nell’attribuzione delle supplenze, in presenza di domande di professori di ruolo e di ricercatori confermati, appartenenti al medesimo settore scientifico-disciplinare, va data preferenza, da parte del consiglio di facoltà, a quelle presentate dai professori (55). Le supplenze, di cui al precedente comma, sono conferite con deliberazione del consiglio di facoltà, che le adotterà a maggioranza assoluta. La deliberazione darà ragione delle valutazioni comparative in base alle quali è stata operata la scelta tra coloro che hanno presentato domanda per il conferimento della supplenza.

    Legge 158 del 1987: “Disposizioni urgenti per i ricercatori universitari” che converte il DL 57 del 1987.
    2. I ricercatori confermati possono optare tra il regime a tempo pieno e il regime a tempo definito; il limite massimo di impegno per l’attività didattica previsto dall’articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 , è portato rispettivamente a 350 ore ed a 200 ore. La scelta va esercitata con domanda da presentare al rettore almeno due mesi prima dell’inizio di ogni anno accademico. L’opzione obbliga il rispetto dell’impegno assunto per almeno un biennio.

    Legge 341 del 1990:
    Art. 12. Attività di docenza.
    1. Omissis…..I ricercatori confermati, a integrazione di quanto previsto dagli articoli 30, 31 e 32 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 adempiono ai compiti didattici in tutti i corsi di studio previsti dalla presente legge, secondo le modalità di cui ai commi 3, 4, 5, 6 e 7 del presente articolo.
    Omissis…..
    3. Ferma restando per i professori la responsabilità didattica di un corso relativo ad un insegnamento, le strutture didattiche secondo le esigenze della programmazione didattica, attribuiscono ai professori e ai ricercatori, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e con il consenso dell’interessato, l’affidamento e la supplenza di ulteriori corsi o moduli che, comunque, non danno diritto ad alcuna riserva di posti nei concorsi. La programmazione deve in ogni caso assicurare la piena utilizzazione nelle strutture didattiche dei professori e dei ricercatori e l’assolvimento degli impegni previsti dalle rispettive norme di stato giuridico.
    4. I ricercatori confermati possono essere componenti delle commissioni di esame di profitto nei corsi di diploma universitario, di laurea e di specializzazione e relatori di tesi di laurea.
    5. Il primo comma dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, già sostituito dall’articolo 3 della legge 13 agosto 1984, n. 477, è sostituito dal seguente:
    “Gli affidamenti e le supplenze possono essere conferite esclusivamente a professori di ruolo e a ricercatori confermati del medesimo settore scientifico-disciplinare o di settore affine, appartenenti alla stessa facoltà; in mancanza, con motivata deliberazione, a professori di ruolo e a ricercatori confermati di altra facoltà della stessa università ovvero di altra università.
    Nell’attribuzione delle supplenze, in presenza di domande di professori di ruolo e di ricercatori confermati, appartenenti al medesimo settore scientifico-disciplinare, va data preferenza, da parte del consiglio di facoltà, a quelle presentate dai professori”.
    6. Gli insegnamenti nei corsi di laurea e di diploma sono di norma sdoppiati ogni qualvolta il numero degli esami sostenuti nell’anno precedente, moltiplicato per il rapporto tra gli iscritti nell’anno in corso e gli iscritti dell’anno precedente, supera 250. Gli insegnamenti sdoppiati possono essere coperti dai professori e dai ricercatori confermati per supplenza o per affidamento.
    7. La supplenza o l’affidamento di un corso o modulo, che rientrino nei limiti dell’impegno orario complessivo previsto per i professori e per i ricercatori dalle rispettive norme, sono conferiti a titolo gratuito. Le supplenze e gli affidamenti che superino i predetti limiti possono essere retribuiti esclusivamente con oneri a carico degli ordinari stanziamenti dello stato di previsione del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, fatta salva la possibilità di quanto previsto dal quinto comma dell’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382.
    Art. 15. Inquadramento dei professori di ruolo e dei ricercatori.
    1. I professori di ruolo e i ricercatori vengono inquadrati, ai fini delle funzioni didattiche, nei settori scientifico-disciplinari definiti ai sensi dell’articolo 14.
    2. L’attribuzione dei compiti didattici avviene, sentiti gli interessati, nel rispetto della loro libertà di insegnamento e delle loro specifiche competenze scientifiche.
    3. I professori di ruolo in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge conservano la responsabilità didattica del corso di cui sono titolari, ovvero, con il loro consenso, assumono la responsabilità di altro corso loro attribuito dal consiglio di facoltà.

    LEGGE 21 giugno 1995, n.236 “Disposizioni urgenti per il funzionamento delle universita’”, che converte il DL 120 del 1995.
    Articolo 2 comma 4. Al comma 3 dell’Art.12 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e’ soppressa la parola: “confermati”.

    ART. 11-quater. – 1. Il primo comma dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, cosi’ come da ultimo modificato dall’articolo 12, comma 5, della legge 19 novembre 1990, n. 341, va interpretato nel senso che le universita’, compatibilmente con le risorse disponibili nei propri bilanci, possono conferire affidamenti e supplenze retribuite ai ricercatori confermati, qualora l’impegno didattico conseguente superi quello stabilito nell’articolo 32 e successive modificazioni del medesimo decreto”.

    Legge 4 del 1999: Disposizioni riguardanti il settore universitario e della ricerca scientifica.
    Art. 1 comma 11. Il secondo periodo del primo comma dell’articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, come da ultimo sostituito dall’articolo 12, comma 5, della legge 19 novembre 1990, n. 341, è abrogato. All’articolo 12 della legge 19 novembre 1990, n. 341, ai commi 1, 3, 4 e 6, nonché al primo periodo del primo comma del citato articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, la parola “confermati” è soppressa.

    In pratica la legge estende le mansioni didattiche dei ricercatori confermati ai ricercatori non confermati, cosi’ come gia’ previsto per ordinari e associati. La stessa legge abolisce la precedenza di ordinari e associati rispetto ai ricercatori nell’assegnazione delle supplenze.

    Il testo del Ddl approvato al Senato, conferma in pratica questo quadro. Amen.

  125. Resto comunque in attesa di qualcuno che rettifichi quanto affermato nel post n. 7 in merito a presunte dichiarazioni da me rese.
    Quanto ai giramenti di “cabasisi” direi che è una bella lotta…

  126. @Chiamatemi Ismaele «Concludo sostenendo che in primo luogo è improprio parlare di fallimento eventuale, perché un ente pubblico non fallirà mai;»

    Ora spiegalo anche a Lui:

    «Dentro l’università italiana – ha aggiunto Tremonti – ci sono fortissime discontinuità. Per esempio, l’università di Siena è fallita perché aveva debiti altissimi. Far fallire un’azienda lo capisco, ma con un’università la cosa è un po’ strana».

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/tremonti-manovra-rigore-sviluppo-europa-540228/

    Sesto Empirico,
    scettico

  127. Lo spiego, lo spiego:

    1) Gli articoli, soprattutto quando si linkano, vanno letti e citati per intero. L’affermazione di Tremonti più tranchante e più vicina alla realtà mi sembra la seguente:

    “Il ministro, poi, ha parlato anche di università accusando il sistema italiano di non essere ”al servizio degli studenti ma dei professori”.

    2) È evidente l’utilizzo della parola “fallimento” in senso non tecnico (mentre io l’avevo utilizzata proprio in senso tecnico); semmai è da intendersi nel senso che l’Università di Siena ha fallito la propria missione, cioè quella di produrre cultura, didattica e ricerca. E infatti anche il parallelo con l’azienda mira a questo: un’azienda che fallisce il proprio obiettivo (quello di fare profitto) è normale, un ente pubblico che – sostentato dallo Stato a fondo perduto – fallisce il proprio obiettivo che è quello detto sopra è effettivamente stupefacente.
    Se invece qualcuno ha visto un curatore fallimentare e una frotta di ufficiali giudiziari aggirarsi per i corridoi, il Rettore che portava i libri contabili al Tribunale (civile, non penale) e al Ministero e le serrande del Rettorato abbassate con un cartello indicante il sequestro fallimentare, allora mi sbaglio io.

    P.S. La maiuscola al pronome riferito a Tremonti (“spiegalo a Lui”) mi sembra costituire eccessivo riconoscimento delle prerogative di un Ministro dell’Economia e delle Finanze. Va bene il Dio Denaro, ma non esageriamo!

  128. @Chiamatemi Ismaele: «È evidente l’utilizzo della parola “fallimento” in senso non tecnico (mentre io l’avevo utilizzata proprio in senso tecnico); semmai è da intendersi nel senso che l’Università di Siena ha fallito la propria missione, cioè quella di produrre cultura, didattica e ricerca.»

    Credo che sei tu che devi rileggerti l’articolo con attenzione: Tremonti ha detto proprio “è fallita”, non “ha fallito”. Tant’è che aggiunge dei debiti altissimi (sarebbe interessante capire perché dice “aveva” al passato). Insomma, parla di soldi, non di cultura, didattica e ricerca, tutti aspetti per i quali non sta messa peggio di gran parte delle università italiane.

    Sesto Empirico

  129. […] se si considera che la Procura di Siena ha un’indagine in corso sull’elezione del rettore sin dallo scorso luglio e che il 5 agosto ha sequestrato tutto il materiale delle votazioni. A ciò si aggiunga che il 13 […]

  130. […] Grasso. “Mamma li turchi” nell’elezione del rettore dell’università di […]

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