Alla ricerca del “buon senso perduto” sia alle Scotte (Siena) che all’Umberto I (Roma)

Anche quest’anno, ad agosto, sfogliando i vecchi giornali, che si accumulano nella casa delle vacanze, in attesa che finalmente il comune predisponga il servizio di raccolta della carta, mi è capitato di soffermarmi su qualche vecchio articolo. La rilettura mette sempre in evidenza qualche particolare sfuggito la prima volta, oppure evoca collegamenti o riflessioni che la prima lettura non aveva suscitato. È accaduto l’anno scorso con un vecchio articolo di Michele Ainis (“Nel belpaese unito dall’abuso”). Questa volta, molto più prosaicamente, si tratta della rimozione dell’auto nel parcheggio di un ospedale.

IL MIO RICORSO AL BUON SENSO (La Repubblica, 22 agosto 2009)

Massimo Carducci. Il 7 agosto 2009 accompagnavo mia madre di 77 anni, invalida civile al 100%, ad un controllo oncologico all’Ospedale Policlinico Umberto I. Parcheggiavo l’automobile all’interno dell’ospedale avendo cura di posizionarla entro le strisce gialle/blu che ritenevo adibite a parcheggio, senza arrecare alcun danno alla circolazione interna. Ultimata la visita, con amara sorpresa l’auto era sparita. Siamo stati informati che questa era stata rimossa dal carro attrezzi, ma che l’avrei potuta ritirare, pagando 80 euro, al deposito situato all’interno della struttura, dove mi sono recato immediatamente. Il custode, pur confermando che la vettura non creava intralcio alcuno alla circolazione, mi ha spiegato che era parcheggiata “fuori dagli stalli” e che comunque avrei potuto inoltrare ricorso tramite raccomandata all’Azienda Ospedaliera. L’unico ricorso che vorrei fare è al buon senso: degli addetti alla rimozione delle autovetture, che eseguono le direttive, e al responsabile del Servizio Rimozioni dell’ospedale, che le impartisce.