Università di Siena: si continua a svendere il patrimonio immobiliare senza un piano per ridurre il disavanzo strutturale

Ieri su “Il Mondo” è uscito un articolo sulle vendite (o svendite?) degli immobili delle università italiane. Di seguito si riporta il passo che riguarda l’ateneo senese; è consigliata anche la lettura, su questo blog, dell’articolo: «Cosa c’è dietro la “frettolosa alienazione” del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria?».

Fabio Sottocornola. (…) È oramai partita la grande corsa alla vendita (o svendita?) di un enorme patrimonio immobiliare distribuito tra le 60 università pubbliche. Che hanno bisogno di far tornare i conti dissestati dai tagli dei trasferimenti statali e spesso da gestioni finanziarie disinvolte o assunzioni abbondanti. Aumentano così i magnifici rettori che hanno lanciato la parola d’ordine: fare cassa col mattone. (…)

Un mattone sul buco. La mossa piu facile e stata lasciare i tre appartamenti di Palazzo Chigi-Zondadari che affaciano direttamente su Piazza del Campo. In cambio di una vista mozzafiato nei giorni del Palio di Siena l’università cittadina pagava d’affitto 156 mila euro all’anno. Briciole per Silvano Focardi, rettore fino al 2010 alle prese con una voragine nei conti stimata attorno ai 200 milioni. Il professore ha fatto più fatica a chiudere l’operazione di cessione della proprietà (ma molti sostengono che si tratti di «svendita») alla regione Toscana dell’ospedale Le Scotte per 108 milioni. Qui continuano, senza pagare canone, le attività della facoltà di medicina. Una vendita con riaffitto, cioè la prima operazione di lease-back nel settore, ha visto come protagonisti sempre l’ateneo senese e il fondo Aristotele di Fabrica immobiliare che fa capo al gruppo Caltagirone (50,01%) e Banca Mps (49,9%) per l’ex ospedale psichiatrico San Niccolò, sede di filosofia e ingegneria. Il fondo ha staccato un assegno da 74 milioni, ma Focardi non li ha messi tutti in cassa. Anzi: ha dovuto girarne 72 all’Inpdap (ente di previdenza della pubblica amministrazione) per un contenzioso su tributi non versati. «La richiesta ammontava a 120 milioni», ricorda l’ex magnifico, «ma, pagando tutto insieme, abbiamo ottenuto uno sconto consistente su penali e interessi». Eppure, la crisi è talmente grave che a Siena vogliono alienare addirittura la Certosa di Pontignano, un gioiello di 20 mila metri quadrati (con 11 ettari di terreno agricolo) nel Chianti. Qui la strada va in salita: a fine novembre è andata deserta l’asta da 68 milioni. Adesso i tempi cominciano a stringere, perché la società Antoitalia networking (real estate) ha tempo fino ad aprile per onorare il mandato di vendita ricevuto. Del resto, uno studio di Sansedoni spa aveva evidenziato che «le particolari caratteristiche architettoniche dell’immobile fanno sì che questo abbia un valore intrinseco difficilmente stimabile. Ma hanno un’influenza negativa sulla flessibilità per adattarsi a nuovi utilizzi». Forse anche per questo motivo la cifra sta scendendo in fretta: sembra che Angelo Riccaboni, magnifico da poco, stia valutando un’offerta per 30 milioni. (…)