WikiLeaks nell’Università?

«Immaginate se mille studenti iniziano a dare un’occhiata affilata ai bilanci delle università, sono sicuro che basta leggerli per scoprire un po’ di magagne», scrive Jacopo Fo su Il Fatto quotidiano. Ma è proprio questo il punto. Gli studenti, in gran parte “politicizzati”, sono presenti nei consigli d’amministrazione di tutte le Università e sui bilanci esprimono sempre un voto di schieramento.

Jacopo Fo. (…) Il potere è talmente sicuro di sé che nasconde malamente le tracce dei suoi imbrogli. Se gli studenti e i precari vogliono rispondere colpo su colpo all’imbarbarimento del sistema scolastico e della ricerca possono, ad esempio, iniziare a dare un’occhiata affilata aibilanci delle università, sono sicuro che basta leggerli per scoprire un po’ di magagne. Soprattutto nelle facoltà dove il rettore assume il figlio, la nuora, la zia e la cugina. Figuratevi se un tipo simile non fa anche la cresta sul riscaldamento e i rimborsi spese… Oggi rendere semplicemente visibile l’intrallazzo e poi denunciare il tutto alla magistratura è una sperimentata arma di guerra. Laddove i compagni hanno reso trasparente la casa del potere hanno inferto un duro colpo al sistema. È una tattica che sta funzionando per molti gruppi locali di difesa del territorio che la stanno usando come clava. (…)

Immaginate se mille studenti dedicassero qualche giorno di lavoro a spulciare i bilanci delle facoltà, dei licei, dei centri di ricerca, verificare la congruità legale dei concorsi… Immaginate se gli studenti entrassero nel merito dei bilanci pretendendo che si smetta di buttare ogni anno dalla finestra centinaia di milioni di euro perché scuole e università sono sprovviste del più elementare isolamento termico e tutto è improntato allo spreco. Immaginate se i ricercatori precari si mettessero a verificare quanto sono state pagate le attrezzature per la ricerca. Tutte informazioni che si possono ottenere abbastanza facilmente… Immaginatevi se qualcuno si dedicasse a lasciare in giro qualche registratorino, o a riprendere con un cellulare quei professori che fanno avances alle studentesse. Sarebbe una guerrigliadevastante…

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La riforma Gelmini in pillole: principî e governance

Riceviamo da un assiduo lettore del blog uno schema, con brevi commenti, della riforma Gelmini.

Otto der Kommissar. La riforma Gelmini è arrivata in Stazione… il viaggio è stato lungo… molti intoppi, qualche abbocco di deragliamento, ma il viaggio è terminato… il Senato della Repubblica ha approvato in via definiva il disegno di legge con 161 sì, 98 no e 6 astenuti.

Una premessa di metodo… questo lavoro si basa su di un testo a fronte preso dal sito del Senato della Repubblica… sono possibili piccoli aggiustamenti derivanti dall’approvazione da parte del Senato di norme di coordinamento. Parto, seguendo del resto lo schema del provvedimento, dal delineare alcuni principî ispiratori qualificanti della riforma:

• il Ministero fissa obiettivi al Sistema universitario e ne verifica il raggiungimento;
• il Ministero distribuisce le risorse pubbliche agli Atenei sulla base degli obiettivi dichiarati e della valutazione dei risultati;
• gli Atenei valutati positivamente possono accedere a forme di sperimentazione organizzativa e gestionale.

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Il modo giusto per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena

Come in precedenza comunicato, cominciamo a rendere pubblici – con l’augurio che anche l’amministrazione universitaria senese si adegui alla normativa vigente in tema di pubblicità degli atti amministrativi – documenti la cui conoscenza è indispensabile per un contributo consapevole e fattivo al risanamento e al rilancio dell’Università degli Studi di Siena.

Il Rettore ha comunicato che il Consiglio d’Amministrazione, nella riunione del 21 dicembre 2010, ha approvato il bilancio di previsione per il 2011 con 14 voti favorevoli e 5 contrari. Il Collegio dei Revisori dei Conti (Verbale n. 3 del 18 dicembre 2010), esaminando sia la proposta di “Variazioni al Bilancio di previsione 2010” che il “Bilancio di previsione 2011” ha espresso parere non favorevole con una serie di motivazioni di seguito riportate. Si tratta di considerazioni scontate ma assai importanti per l’autorevolezza dei revisori, già diffusamente trattate su questo blog ed ora organizzate in forma di decalogo. Ci auguriamo siano tenute nella massima considerazione dagli organi di governo dell’Università di Siena nell’esclusivo interesse dell’Istituzione stessa.

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Siena: in attesa delle elezioni comunali, la denuncia dei “comportamenti predatori” nell’università dilania i partiti senesi

Lega Nord Toscana. Bisogna essere davvero molto sprovveduti, politicamente e non solo, per non sapere che proprio mercoledì 22 dicembre ci sarà, in Senato, l’approvazione definitiva della legge Gelmini sull’Università, quella che prevede, grazie alla Lega, il commissariamento per gli Atenei finanziariamente dissestati: ecco un chiaro esempio di come, all’opposizione, il “primo partito di riferimento”, come tiene a definirsi il PdL cittadino, si caratterizzi per una linea politica da “dilettanti alla sbaraglio”. Così facendo, il partito dell’ascianese (ex DC, ex Altra Siena di Monaci, ex UDC, ex Liste Civiche e sostenitore di Piccini Sindaco alle comunali del 2006, prima di transitare a Forza Italia e poi al PdL, dove finisce la sua travagliata “Odissea”), Claudio Marignani, finalmente, ha gettato la maschera: questa è la solita opposizione schiacciata sui poteri forti senesi, né più né meno del 2006! Il loro unico scopo, alle Comunali del 2011, sembra essere proprio quello di perdere, evitare il ballottaggio, favorire in tutti modi la Sinistra, sperando in qualche posto, puntualmente elemosinato nei CdA della Banca o delle Deputazioni della Fondazione.

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I vertici dell’ateneo senese sono «ingovernabili e ingovernati non soltanto nel senso dell’efficienza ma soprattutto nel senso di un’idea del governare, di una vita morale del governare»

Gli ultimi 25 anni di governo dell’Università di Siena e le sue attuali condizioni disastrose possono essere descritti efficacemente con le parole che, con un intervento memorabile, Leonardo Sciascia pronunciò il 10 agosto 1979 alla Camera dei Deputati, nel corso del dibattito sulla fiducia al governo presieduto allora da Francesco Cossiga. In quella sede Sciascia affermò che questo Paese è «il più governabile che esista al mondo», dal momento che «le sue capacità di adattamento e di assuefazione, di pazienza e persino di rassegnazione sono inesauribili. Basta viaggiare» – continuava lo scrittore parlamentare radicale – «in treno o in aereo, entrare in un ospedale, in un qualsiasi ufficio pubblico, avere insomma bisogno di qualcosa che abbia a che fare con il governo dello Stato, con la sua amministrazione per accorgersi fino a che punto del peggio sia governabile questo Paese, e quanto invece siano ingovernabili coloro che nei governi lo reggono: ingovernabili e ingovernati non dico soltanto nel senso dell’efficienza; intendo soprattutto nel senso di un’idea del governare, di una vita morale del governare. Tutto ciò che in questo Paese è ingovernabile, eversione e criminalità principalmente incluse», aggiungeva Sciascia, «risiede appunto nel modo di governare».

Meglio non si poteva descrivere l’università di Siena, suggellando in tal modo altri pesanti giudizi, considerazioni politiche e rigorosi rilievi già apparsi su questo blog. Con questo post inauguriamo, una nuova categoria, “trasparenza o invisibilità?”, con la quale daremo pratica attuazione alla decisione di rendere completamente accessibili a chiunque (e senza alcuna schedatura degli utenti) atti pubblici indispensabili per capire come sia potuto accadere tutto ciò.

Università di Siena: sindacati che contestano e accusano, sindacati che pongono domande e fanno riflettere e sindacati fiancheggiatori che arrancano

Tra finti risparmi sbandierati alla stampa, sperpero di denaro occultato, indennità non dovute ed in alcuni casi sopravvalutate, privilegi per i soliti noti, dilettanti allo sbaraglio che se stessero fermi farebbero meno danni, ci si avvia inesorabilmente al commissariamento dell’Università di Siena. Non è mai troppo tardi per cominciare a fare un elenco di tutto ciò, specialmente a fine anno, al momento dell’approvazione del bilancio di previsione 2011.

Lorenzo Costa (RdB/USB). Non possiamo accettare il modo di operare dell’Amministrazione sul salario accessorio. Ci si nasconde dietro alla Relazione del Mef per giustificare una scelta politica chiara di distribuzione, fra tutto il personale, di una spesa maggiore derivata da un errore commesso da pochi. Qualcuno ha sbagliato e ora socializza i “debiti”. Per fare questa operazione si fa appello all’art. 40 comma 3-quinquies della legge 165/2001, entrato in vigore il 15 novembre 2009 che non ha effetto retroattivo. Se accettassimo questa posizione saremmo corresponsabili dell’impoverimento retributivo del personale tecnico amministrativo. Se accettassimo questa posizione saremmo corresponsabili della scomparsa del salario accessorio di tutto il personale tecnico amministrativo in categoria B, C, D. In media € 120 mensili a testa.

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L’università di Siena: prospettive per il futuro