“Università Accademia”, “Università Azienda”, Statuti incostituzionali, autonomia dell’impunità, gestione budgettaria, cogestione sindacale e “politica” tutti punti centrali per capire l’attuale pesante situazione del sistema universitario

BREVI CONSIDERAZIONI SUL SISTEMA UNIVERSITARIO

Ruàh. Non è semplice parlare d’Università in generale e di qualche Ateneo in particolare, dopo che sono stati scritti centinaia di saggi, dopo le tavole rotonde, gli incontri, i convegni ecc. che si sono susseguiti in questi ultimi  tempi. La maggior parte delle analisi svolte sono caratterizzate dal taglio accademico dei ragionamenti, essendo gli interlocutori quasi esclusivamente docenti universitari o politici che provengono dal mondo scientifico. Proviamo a discutere d’università avendo come destinatari “quivis de populo”, tentando di usare un linguaggio ed una logica non da iniziati, limitando i riferimenti normativo-formali e con l’angolo visuale amministrativo-gestionale.

L’istituto monocattedra. Per decenni e forse per secoli il sistema universitario italiano ruotava intorno al “professore”, titolare di cattedra che rappresentava spesso una scuola di pensiero che, a sua volta, aggregava altri docenti e allievi per sviluppare programmi scientifici, didattici e ricerche connesse. Le risorse umane e strumentali che costituivano la ”scuola” si organizzavano nell’Istituto monocattedra, vero centro dell’attività accademica. Tutti ricordiamo la famosa scuola di fisica di Via Panisperna a Roma diretta da Corbino prima e da Enrico Fermi poi, che rappresentò una formidabile concentrazione di autentici “geni” della fisica con alcuni riconoscimenti a livello di premi Nobel. Come non ricordare le scuole di medicina e chirurgia di Valdoni e Stefanini di Roma, l’oculistica di Siena dei professori Bencini e Frezzotti, le scuole giuridiche di Napoli e Milano e così via. Tale sistema, se vediamo bene, si riallaccia alle origini delle Università che, com’è noto, nacquero come organizzazione di studenti finalizzate ad apprendere la scienza di famosi Maestri in specifiche discipline. Per secoli questi “clerici vagantes” si spostavano da una città all’altra attratti dalla fama di insegnanti famosi. Basti ricordare le scuole giuridiche di Irnerio, Bartolo da Sassoferrato, Cino da Pistoia, i canonisti, i glossatari, i commentatori; le scuole di Medicina di Salerno, di Filosofia di Parigi, ecc..

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