Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?

Dal primato del dissesto finanziario più alto tra gli atenei – e con il maggior numero di indagati – a quello dell’inchiesta per brogli sull’elezione del rettore, l’università di Siena non finisce mai di stupire. L’incapacità dei vertici a predisporre un piano in grado di riportare in equilibrio la gestione finanziaria dell’ateneo e la cronica mancanza di liquidità per le spese correnti sollevano pesanti interrogativi sulle iniziative che l’attuale rettore intende adottare per superare l’emergenza. Se poi si considera la completa assenza di trasparenza sulle decisioni dei vertici, in violazione del decreto legislativo che impone «l’accessibilità totale delle informazioni», si comprende la preoccupazione di chi teme per le sorti del nostro ateneo. In tale contesto, si inserisce la storia che segue.

Negli Stati Uniti, Bernard Madoff ha ideato la più grande truffa finanziaria di tutti i tempi. Domanda d’obbligo: «esiste anche un Madoff italiano?» Più di uno, a giudicare dalle recenti notizie di stampa! Infatti, a Roma, è stato scoperto il Madoff dei Parioli e a Fondi (LT) il “Madoff della Piana”. Ma, oltre alla voragine, quali similitudini potranno esserci tra i primati negativi dell’università senese e la speculazione creativa di tali promotori finanziari? Una prima similitudine riguarda la gestione, concepita come un affare di famiglia, sfruttando la classica catena di Sant’Antonio. Bernie Madoff per anni ha garantito alti interessi agli investitori utilizzando i capitali dei nuovi clienti, fino a quando, con la crisi finanziaria, le richieste di rimborso, superiori alle nuove sottoscrizioni, non hanno fatto scoprire la truffa.

Analogamente, nell’università di Siena, la gestione autocratica ha reso possibile la “manipolazione” dei bilanci, l’omesso trasferimento dei contributi ad Inpdap ed Irap nei momenti di tensione di liquidità, e le assunzioni non necessarie di docenti ed amministrativi. Inoltre, ciascun rettore ha scaricato sulle spalle del successore il debito e l’onere delle decisioni, spostando sempre più in avanti il riequilibrio (se mai ci sarà) della gestione finanziaria. A bancarotta conclamata, si è passati alla vendita degli immobili, agli incentivi per i prepensionamenti dei docenti e al consumo, già nei primi mesi di ciascun anno (2009, 2010 e 2011), dell’intero fondo di finanziamento ordinario, anticipato dal Ministero. «Stiamo lavorando ad un’operazione straordinaria!» ha dichiarato in questi giorni Riccaboni, senza fornire alla comunità accademica informazioni tali da consentire «forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità». Qualcosa, però, comincia a filtrare. Si parla di “Fondazioni immobiliari” e di “derivati amministrativi”, argomenti che ci portano così al Madoff della Piana, un promotore finanziario di Fondi che ha polverizzato centinaia di migliaia di euro gestendo direttamente i conti correnti on line dei clienti. Laureatosi a Siena in Scienze Economiche e Bancarie ha fatto parte per 5 anni della Deutsche Bank SpA e dichiara, nel suo curriculum, di fare l’Assistente alla cattedra di una disciplina finanziaria del Dipartimento di Studi Aziendali e Sociali della Facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” di Siena. Può darsi che si tratti soltanto di fortuite coincidenze e che i suoi rapporti con il rettore e delegati siano esclusivamente di natura didattica e/o scientifica. In tal caso, Riccaboni ha il dovere di chiarire tutta la vicenda e, soprattutto, di spiegare i contenuti dell’operazione straordinaria allo studio.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (8 giugno 2011). Un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena? – Riccaboni ha il dovere di chiarire tutta la vicenda.
Il Santo Notizie di Siena (8 giugno 2011). Con lo stesso titolo del post.