Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?

Dal primato del dissesto finanziario più alto tra gli atenei – e con il maggior numero di indagati – a quello dell’inchiesta per brogli sull’elezione del rettore, l’università di Siena non finisce mai di stupire. L’incapacità dei vertici a predisporre un piano in grado di riportare in equilibrio la gestione finanziaria dell’ateneo e la cronica mancanza di liquidità per le spese correnti sollevano pesanti interrogativi sulle iniziative che l’attuale rettore intende adottare per superare l’emergenza. Se poi si considera la completa assenza di trasparenza sulle decisioni dei vertici, in violazione del decreto legislativo che impone «l’accessibilità totale delle informazioni», si comprende la preoccupazione di chi teme per le sorti del nostro ateneo. In tale contesto, si inserisce la storia che segue.

Negli Stati Uniti, Bernard Madoff ha ideato la più grande truffa finanziaria di tutti i tempi. Domanda d’obbligo: «esiste anche un Madoff italiano?» Più di uno, a giudicare dalle recenti notizie di stampa! Infatti, a Roma, è stato scoperto il Madoff dei Parioli e a Fondi (LT) il “Madoff della Piana”. Ma, oltre alla voragine, quali similitudini potranno esserci tra i primati negativi dell’università senese e la speculazione creativa di tali promotori finanziari? Una prima similitudine riguarda la gestione, concepita come un affare di famiglia, sfruttando la classica catena di Sant’Antonio. Bernie Madoff per anni ha garantito alti interessi agli investitori utilizzando i capitali dei nuovi clienti, fino a quando, con la crisi finanziaria, le richieste di rimborso, superiori alle nuove sottoscrizioni, non hanno fatto scoprire la truffa.

Analogamente, nell’università di Siena, la gestione autocratica ha reso possibile la “manipolazione” dei bilanci, l’omesso trasferimento dei contributi ad Inpdap ed Irap nei momenti di tensione di liquidità, e le assunzioni non necessarie di docenti ed amministrativi. Inoltre, ciascun rettore ha scaricato sulle spalle del successore il debito e l’onere delle decisioni, spostando sempre più in avanti il riequilibrio (se mai ci sarà) della gestione finanziaria. A bancarotta conclamata, si è passati alla vendita degli immobili, agli incentivi per i prepensionamenti dei docenti e al consumo, già nei primi mesi di ciascun anno (2009, 2010 e 2011), dell’intero fondo di finanziamento ordinario, anticipato dal Ministero. «Stiamo lavorando ad un’operazione straordinaria!» ha dichiarato in questi giorni Riccaboni, senza fornire alla comunità accademica informazioni tali da consentire «forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità». Qualcosa, però, comincia a filtrare. Si parla di “Fondazioni immobiliari” e di “derivati amministrativi”, argomenti che ci portano così al Madoff della Piana, un promotore finanziario di Fondi che ha polverizzato centinaia di migliaia di euro gestendo direttamente i conti correnti on line dei clienti. Laureatosi a Siena in Scienze Economiche e Bancarie ha fatto parte per 5 anni della Deutsche Bank SpA e dichiara, nel suo curriculum, di fare l’Assistente alla cattedra di una disciplina finanziaria del Dipartimento di Studi Aziendali e Sociali della Facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” di Siena. Può darsi che si tratti soltanto di fortuite coincidenze e che i suoi rapporti con il rettore e delegati siano esclusivamente di natura didattica e/o scientifica. In tal caso, Riccaboni ha il dovere di chiarire tutta la vicenda e, soprattutto, di spiegare i contenuti dell’operazione straordinaria allo studio.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (8 giugno 2011). Un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena? – Riccaboni ha il dovere di chiarire tutta la vicenda.
Il Santo Notizie di Siena (8 giugno 2011). Con lo stesso titolo del post.

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46 Risposte

  1. Penso che Riccaboni la spiegherà l’operazione…
    Che è necessaria perché la situazione dei conti è ancora grave…
    D’altra parte c’è da pagare tutto lo stipendio ai poveri ordinari 69enni non prepensionati… che sennò l’offerta didattica si impoverisce troppo… e Siena senza i suoi vegliardi chiude…

  2. Dialogo dal film di Pasolini “Accattone”, il protagonista cerca di vendere al bar la catenina che ha rubato al figlio, quello a cui la offre è balbuziente: – Ssenti cche te dice eer profeta: oggi tte vendi lla catenina, ddomani tte vendi ll’orologio e ffra ssettanta ggiorni ssette nnun c’avrai mmanco ll’occhi ppe’ ppiagne.

  3. @ cal

    Se per ipotesi assurda tu fossi un quarantenne incapace, che dovrebbe andare in giro col baschetto a vendere gatti di gesso invece di stare su una cattedra, perché mai un luminare sessantanovenne, perfettamente in sé e in grado di formare valorosi allievi, dovrebbe lasciare l’insegnamento al posto tuo?

  4. Allucinante si condanna direttamente una persona che non ha mai avuto un centesimo dall’università e si permette a un soggetto come lei di vivere grazie allo stipendio pagato dai contribuenti italiani!!! Si vergogni!!

  5. Su quale curriculum si dichiara di essere l’Assistente alla cattedra di una disciplina finanziaria del Dipartimento di Studi Aziendali e Sociali della Facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” di Siena??????????????

  6. @ Outis

    Non al posto mio. Lascia perché è vecchio. Nessuno prende il suo posto. Non si assume a Siena lo sapevi? Né bravi nè incapaci. Non si assume più. Lui se ne va prima. Continua a formare gli allievi dalla pensione e unisi risparmia così domani o dopodomani il processo di assunzione riparte… hai capito? o devo fare un disegno – cribbio l’ho scritto 30 volte e ancora non ti persuadi. I prepensionati possono fare tutto quello che fanno adesso…

    @ Pic
    Ma con chi ce l’hai? Assistente alla cattedra non è un ruolo…

  7. @ cal

    Sei tu che non hai capito: se te ne vai tu a vendere i gatti di gesso (giusta l’ipotesi assurda) l’università risparmierà molto ma molto di più, venti o trenta anni di stipendio, contro uno del vegliardo, proprio perché non assumerà nessuno al tuo posto.

  8. Per le regole vigenti se io fossi dentro sarebbe impossibile mandarmi via. Mentre è possibile mandare via in prepensionamento il vegliardo.
    Che vogliamo fare? Continuare a raccontarci che del vegliardo abbiamo bisogno? Bene facciamogli un contratto da pensionato…

    Poi eventualmente – ma è una pia illusione di chi non conosce nulla della pubblica amministrazione e men che meno delle università – si potrà pensare come mandare il sottoscritto a vendere gatti di gesso… purtroppo le stesse regole che hanno consentito ai vegliardi di arrivare a 69 anni ancora dentro a prescindere dal loro contributo effettivo che talvolta è stato nullo – proteggono anche il sottosctitto… come funziona? Il vegliardo va tutelato a prescidendere e io me ne devo andare?

  9. È evidente che non si può mandar via nessuno, ma uno può sempre scegliere di restare e un altro di andare a vendere gatti di gesso.

  10. Questi uffici sono dell’opinione che discutere con Cal costituisca una perdita di tempo e di fatica pari a quella di chi cerca di lavare il ciuco: sciupa il ranno ed il sapone. Questo per alcune evidenti ragioni: 1) Cal è convinto, erroneamente, di capire qualcosa di pubblica amministrazione e di università. Forse di pubblica amministrazione qualcosa capirà, ma di università in particolare e di istruzione in generale è da escludersi recisamente per la ragione che segue; 2) egli ritiene che insegnare abbia la medesima valenza di “posto di lavoro” come chi stringe bulloni ad una catena di montaggio o chi vende cetrioli e zucchine o gatti di gesso. Si tratta, come Sesto Empirico, Rabbi, Outis e Giovanni Grasso hanno spesso messo in evidenza, di un abbaglio clamoroso. Insegnare e fare ricerca sono una missione pari a quella del medico e/o del prete. Il fatto è che bisognerebbe avere chiari i concetti di “cultura”, “formazione”, “alta formazione” e così via, non unicamente quello di “busta paga” o di “posto”. 3) Avendo davanti agli occhi dalla mattina alla sera esempi di pioggia dal cielo di favori e clientelismi (leggi il grandinare che per anni c’è stato di “posti” all’Università o, poco distante, nei CdA delle banche o delle partecipate degli enti locali) ritiene di essere un povero derelitto che non ha fatto in tempo a mangiare quella fettina di torta che inopinatamente altri hanno fatto fuori prima che toccasse a lui. Non gli passa neanche per l’anticamera del cervello che è proprio perché l’Ateneo è stato nelle mani per anni di gente come lui che ora è nelle pezze in cui è.
    Da tutto quanto premesso discende che questi uffici consigliano a tutti di ignorare questo potenziale venditore di gatti di gesso (una citazione che esprime un’ironia che evidentemente gli è sfuggita del tutto) e di lasciarlo nella miserevole condizione di chi non vede al di là della punta del proprio naso. Contestualmente, visto che ce l’ha tanto coi “vegliardi” – come li chiama lui (e oggi chiamare un sessantottenne vegliardo denota a dir poco un “misunderstanding” per non dire un’allucinazione da peyote) – vada a spiegarlo a qualche vegliardo che probabilmente conosce bene: vada a farli a Catturi questi discorsi, vediamo cosa gli risponde il “vecchio” Giuseppe.
    Con gli omaggi di questi uffici

    Cesare Mori

  11. @ Pic: «Allucinante si condanna direttamente una persona che non ha mai avuto un centesimo dall’università e si permette a un soggetto come lei di vivere grazie allo stipendio pagato dai contribuenti italiani!!! Si vergogni!!»

    Non riesco a capire cosa voglia dire Pic. Chi è stato condannato in questo articolo? Chi è che non ha mai avuto un centesimo dall’università? Perché si dovrebbe vergognare l’estensore dell’articolo al quale «si permette di vivere grazie allo stipendio…?». Io proporrei, secondo la logica di Pic, di schiaffare in galera il curatore del blog e di liberare il Madoff americano. A parte gli scherzi, mi sembra oltremodo irrealistico che Riccaboni si metta a giocare con i “derivati amministrativi” proprio in questo momento e servendosi di uno, il “Madoff della piana”, che è sotto inchiesta della Procura di Fondi. Non mi sembra che sia masochista fino a questo punto.

  12. Ecco cosa significa internazionalizzare… trovare soluzioni di finanza “creativa”, di fondi immobiliari…

    I derivati valgono 10 economie mondiali. E la regolamentazione resta lontana. 601 mila miliardi di dollari, 10 volte il Pil globale. A tanto ammonta il controvalore degli strumenti finanziari derivati scambiati nel Pianeta. A rivelarlo la Banca dei regolamenti internazionale nel suo bollettino trimestrale. Il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner invoca regole globali, un traguardo tuttora lontano

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/i-derivati-valgono-10-economie-mondiali-e-la-regolamentazione-resta-lontana/117519/

  13. «Mentre è possibile mandare via in prepensionamento il vegliardo. Che vogliamo fare? Continuare a raccontarci che del vegliardo abbiamo bisogno? …d’altra parte c’è da pagare tutto lo stipendio ai poveri ordinari 69enni non prepensionati… che sennò l’offerta didattica si impoverisce troppo… e Siena senza i suoi vegliardi chiude…» Cal

    …La mia naturalmente non è la voce della Torah, ma mi sembrava di aver esposto delle considerazioni abbastanza razionali che tu bellamente continui ad ignorare. Continui a prescindere da un dato ineludibile: l’esistenza delle leggi dello Stato, e la sovrabbondanza di uffici del medesimo, il cui compito esclusivo è quello di complicare le cose semplici; di norme cervellotiche e di ancora più cervellotici personaggi atti alla loro esegesi, il cui scopo principale pare essere in realtà quello di renderle vieppiù inapplicabili (e temo che anche questo sia uno stratagemma per fottere un altro po’ di gente). Cal, per favore, non scherzare col fuoco, dismetti quest’aria di sufficienza e non distorcere i discorsi altrui. Io spero che tu abbia una vaga cognizione delle leggi, delle cabalistiche formule circa i requisiti minimi che regolano quella cosa che con dileggio chiami “l’offerta didattica” (quasi che l’università producesse invece salami e cotechini) e della loro pesante incidenza in questa congiuntura. Della topografia dell’università senese “àpres le déluge”. Quello di cui fantastichi, ossia la chiusura – “e che sarà mai”, si dice – di solo “qualche” cattedra o corso di laurea (dichiarati inutili post mortem) e la inevitabile fuorisucita di un po’ di vegliardi rincoglioniti che insegnano materie così desuete, come l’astrofisica (faccio per dire), sicuramente secondo un’ottica tolemaica: di torvi alchimisti avvinchiati ai loro alambicchi, per dar corso alla auspicata ed immediata immissione di aitanti giovani, ad oggi semplicemente non esiste. Fra quanti anni ricomincerà il reclutamento? E che minchia “recluterai”, se non avrai più materie e corsi di laurea fondamentali? Il gatto di gesso della fiaba di Capuana, se ho afferrato la citazione di Cesare Mori, che si ricompone dopo essere stato fatto a pezzi, già ci insegnava Clausius, è pura utopia.

    «Continua a formare gli allievi dalla pensione e unisi risparmia così domani o dopodomani il processo di assunzione riparte… hai capito?» cal

    …mah …una frase molto ispirata, ma in attesa del nostro “Incantesimo del Venerdì Santo”, che si compia cioè il ciclo colpa-redenzione e la natura ritorni per noi a risplendere, mi pare che ti sfugga un concetto elementare, ossia che chiudere qualcosa oggi, vuol dire semplicemente chiudere forever: quindi, se quando “il processo di assunzione riparte”, questo processo non trova vivo qualche ordinario di stozzo del tuo settore, è ben difficile che tu o la tua disciplina ne possiate beneficiare. Non sono previste resurrezioni, naturlich: in questa fase “eliminatoria” si determina cosa resterà a Siena negli anni a venire. Ora conta fino a tre, respira profondo e poi rispondimi: stanno veramente chiudendo, e per sempre, le “cose inutili”? Te lo ripeto, perché trovo bizzarra la tua teoria secondo cui stanno chiudendo solo i corsi “inutili”, più “qualche” corso, magari utile a qualche cosa, come “danno collaterale” inevitabile anche nei bombardamenti di precisione. Cerchiamo almeno di essere più onesti e realistici nell’osservare quello che sta realmente accadendo, e di considerare con prudenza tutti i fattori; di non additare dunque come panacea quella che dovrebbe costituire solo una “extrema ratio” dopo aver eliminato tutti gli sprechi e le sovrapposizioni, nonché sfruttato tutte le sinergie. Cerchiamo soprattutto, di discutere apertamente, come dice Antonio, delle scelte di carattere strategico (alla domanda provocatoria che mi poni, su come si distinguono le cose importanti da quelle meno importanti, permettimi provocatoriamente di non rispondere) senza affidare ad una assai ipocrita roulette russa il destino dell’ateneo: io voglio sapere, come cittadino, oltre che come persona direttamente interessata, quale sarà la configurazione dell’università di Siena negli anni a venire: a cosa servirà, se sarà una Teaching University del remoto West, senza ricerca, oppure se si guarda al modello germanico delle “Fachhochschulen” legate alle attività produttive del territorio (quali?), oppure una università che aspira a raggiungere o mantenere standard di ricerca, inevitabilmente internazionali.
    La questione mi pare più seria di come la poni tu, e che i venerabili ordinari “di valore” (come scrivi) abbiano comunque in generale già provveduto a piazzare degli allievi onde assicurare la sopravvivenza della loro scienza, mi pare una teoria piuttosto fantasiosa, irrealistica e bislacca: secondo il tuo metro, si finirà per considerare profesurun “di valore” tutti i costruttori di cattedrali nel deserto, reclutatori forsennati del parentado e scialacquatori che hanno provocato la voragine nel bilancio. O viceversa bollare con lo stigma tutti coloro che non hanno una valorosa chioccia sotto la cui ala rassicurante mettersi a riparo.

    «Sì ma chi stabilisce i corsi utili e quelli inutili… io? Voi? Son belle parole anche condivisibili ma nessuno vi direbbe che il suo corso è da tagliare…» cal

    Caro Cal, “Frenologo non essendo, e tanto meno sifolòlogo, farò icché potrò”: nella follia dilagante, col relativismo imperante, la sociologia della televisione è diventata più importante della meccanica quantistica; ma qualcuno dovrà pur esprimersi esplicitamente in merito, fare delle considerazioni di sostanza e di strategia, assumendosene tutte le responsabilità, senza incolpare il fato. Per concludere, in netta contrapposizione a quello che dici tu, mi pare che gli attuali cinobalanici riaccorpamenti di corsi di laurea e dipartimenti, siano non di rado concepiti da gente che se ne andrà in pensione tra breve, per altra gente che a breve la seguirà: difatti non si vede il respiro, la struttura, e la ricerca, così come la buona didattica, non scaturiscono da una serie di individui atomizzati e fuori contesto. Con la scomparsa di interi pezzi dell’ateneo, chi in questa fase la prende sonoramente in quel posto, non sono certo i settantenni con la pensione assicurata, ma, appunto, decine di persone di età compresa tra i trentacinque e i cinquant’anni non postisi all’ombra di poteri forti: espulsi, o sballottati di qui e di là a coprire buchi, nella didattica come nei requisiti minimi. L’effetto dei terremoti succedutisi ininterrotti a livello nazionale, con il colpo di grazia ricevuto dal deficit locale, sarà verosimilmente la polverizzazione della ricerca: pavento il disgregarsi di ogni punto di riferimento e programma di ricerca per i ricercatori (latu sensu e strictu sensu), che verranno pertanto posti nella impossibilità materiale di essere produttivi. Quello che con disinvoltura di fatto tu prefiguri, non è la “cacciata” dei settantenni, ma la mortificazione dei quarantenni. Come ho già scritto, nulla quaestio, se siamo ai saldi finali e se scelleratamente qualcuno ritiene che il rilancio dell’università passi per il suo dimezzamento, con la “salutare” perdita di altri tremila o quattromila studenti; purché si mettano a punto appropriati provvedimenti di mobilità (anche se ci credo poco) del personale docente, come mi risulta esistano senza troppi drammi nelle università pubbliche di altri paesi europei.

  14. Ghinacco scrive:

    @ “Non riesco a capire cosa voglia dire Pic. Chi è stato condannato in questo articolo? Chi è che non ha mai avuto un centesimo dall’università? Perché si dovrebbe vergognare l’estensore dell’articolo al quale «si permette di vivere grazie allo stipendio…?».”

    Caro Ghinacco guarda caso io sono il soggetto che secondo il prof Grasso sono già colpevole di reati che non ho commesso! Per questa suo accostamento azzardato io non continuerò più a dare a tantissimi studenti (dopo 12 anni) la possibilità di accostare le nozioni teoriche alla pratica bancaria. Tutto questo sempre e solo nell’interesse degli studenti che mi hanno sempre apprezzato negli anni. Mai ho ricevuto un centesimo e mai ho avuto ruoli fantasiosamente tirati fuori dal prof. (direi eufemismo a chiamarlo così) Grasso. Le vostre lotte interne fanno solo male ai tanti ragazzi che credono nell’Universistà e nella città di Siena.
    Il prof. Grasso dovrà poi spiegare (certo non a me a questo punto) perchè mai mi definisce già colpevole senza minimamente sapere della mia storia, prestandosi, quasi sicuramente, al gioco di una persona che mi fa stalking da 3 anni, che pagherà anche per quest’altra storiaccia!
    Pieno di sciacalli purtroppo!!!

  15. Questi uffici sono a sostenere che se la gente leggesse prima di intervenire con deliranti farfugliamenti, si vivrebbe in un mondo sicuramente migliore. Nell’articolo è evidente a chiunque che si chiede ben altro, cioè si chiede a Riccaboni di smentire o confermare questo progetto di traffici su immobili e società finanziarie volto ad acquisire una liquidità che a breve l’Università di Siena non avrà più. Non si accusa nessuno e nessuno viene fatto colpevole di alcunché. Semmai è il giornale linkato che, pur con tutti i condizionali, promuove dei fondati sospetti.
    Già che ci siamo ci facesse la cortesia questo irruente (coda di paglia?) individuo di dirci: al posto di quale stipendiato dell’Ateneo le ha fatte le lezioni per 12 anni gratis et amore dei? E in base all’autorizzazione di chi? Del Consiglio di Facoltà? Dello stipendiato di cui sopra? Del Preside? Su su. Non si agiti e ci dica che siamo ansiosi di sapere chi è così generoso da venire da Fondi a proprie spese per amore dei ragazzi. Perché a questi uffici risulta, per esempio, che gli stipendiati non vogliono andare neanche ad Arezzo senza rimborso.
    Rimanendo in attesa, questi uffici porgono i più sentiti ossequi.

    Cesare Mori

  16. Quelli uffici dovrebbero evitare di tirare in ballo, nelle loro problematiche, persone che hanno solo dato. Il giornale linkato, come dicono i vostri uffici, usa il condizionale ………….i vostri uffici mi pare di no!! O forse l’italiano dei vostri uffici è diverso dal mio che sono un terrone? Spiegatemelo. I vostri uffici se leggessero bene tutte le parole noterebbero che il farfugliante non ha mai parlato di lezioni. Il farfugliante, terrone e a questo punto anche delinquente ha sempre accompagnato le lezioni del professore ordinario con esercitazioni pratiche per spiegare cosa succede in realtà in una banca. Il farfugliante può permettersi di venire a Siena per 12 anni perché ha fortunatamente altri interessi economici in città! Ho sempre dato perché amo dare, ma i vostri uffici sono presi da altre problematiche e non potrebbero arrivare a capire che nel mondo c’è anche generosità e bontà!
    Fortunatamente non ho bisogno di insegnare per vivere ma adoro insegnare e trasmettere ciò che ho imparato negli anni, ma ora grazie ai vostri uffici che non hanno avuto il “senso della misura” perdo la gioia di vedere ragazzi entusiasti nel capire la tecnica bancaria applicata! Chiudo qua! Mi basta! Non replico più!

  17. «Fortunatamente non ho bisogno di insegnare per vivere.» pic

    Fantastico: “aut mortus est, aut docet literas”

  18. Dichiara Pic: «Allucinante si condanna direttamente una persona che non ha mai avuto un centesimo dall’università e si permette a un soggetto come lei di vivere grazie allo stipendio pagato dai contribuenti italiani!!! Si vergogni!! Mai ho ricevuto un centesimo e mai ho avuto ruoli fantasiosamente tirati fuori dal prof. (direi eufemismo a chiamarlo così) Grasso.»

    Ma chi è Pic? Ce lo dice lui stesso: «io sono il soggetto che secondo il prof Grasso sono già colpevole di reati che non ho commesso!». Quindi Pic è colui che, come scrive la giornalista Graziella di Mambro sul giornale “Latina Oggi” del 6 maggio 2011, «polverizza i conti correnti gestiti per i suoi preziosi clienti fondani.» La giornalista non usa il condizionale ed è sempre lei che, etichettando l’attività di Pic come «Metodo Madoff», fa il seguente ritratto del consulente: «somiglia in modo straordinario a … Bernard Madoff e a Gianfranco Lande.» Perciò la giornalista titola il suo articolo “Il Madoff della Piana” e parla, senza condizionale, di una truffa che ha bruciato centinaia di migliaia di euro. Tutte notizie riportate da “Latina Oggi” e riprese molto sfumate da “Il senso della misura”.

    Ed è proprio questo il punto. Secondo me, la piega che ha preso la discussione, con gli interventi sconclusionati, fuorvianti e illogici di Pic è dovuta alla linea editoriale prudente e garantista seguita dal Prof. Grasso. Mi potrei sbagliare, in fondo i fatti sul dissesto dell’ateneo senese danno ragione a lui. Resta, comunque, il fatto che ci troviamo in presenza del capovolgimento pieno delle responsabilità: «Pic offende e si ritiene offeso». A noi non interessa se Pic collaborasse all’attività didattica in modo gratuito o a pagamento. Pic è sotto inchiesta per truffa e non per aver svolto attività didattica gratis. Io mi auguro che venga scagionato completamente da ogni accusa. Ma fino ad allora non può permettersi di ironizzare sul titolo accademico di un collega. Non è legittimato a dire che «è allucinante che si permetta a un soggetto come il Prof. Grasso di vivere grazie allo stipendio pagato dai contribuenti italiani!!!» Forse Pic pretenderebbe che si togliesse lo stipendio al Prof. Grasso e che venisse dato a lui che «adora insegnare e che ha sempre dato perché ama dare?». Non ha titolo a dire ad un collega «si vergogni!!» sol perché il Prof. Grasso ha dato la notizia del “Madoff della Piana”. Secondo la sua logica, questo collega avrebbe potuto continuare a non vergognarsi e ad aspirare allo stipendio solo se non dava questa notizia! Bontà tua, Pic! Totò avrebbe detto: «ma mi faccia il piacere!». Pic, invece, ci dica che tutto quello che scrive Latina Oggi è falso e noi, se nel frattempo tutti i creditori saranno rientrati in possesso dei loro investimenti, ne saremo oltremodo felici.

  19. Egr. Antonio Carlini, le voglio ricordare che io fino a prova contraria sono innocente e che il signor Grasso ha evidentemente fatto ricerche o peggio è stato convinto da qualcuno a fare certe ricerche (non credo facilmente abbia avuto la possibilità di leggere tali articoli infamanti di Latina Oggi). Questo qualcuno è sotto inchiesta per stalking e ora si potrebbe passare allo stalking a mezzo stampa! Non farnetico! Oltretutto in nessun articolo si parla dell’Università di Siena e pertanto resta grave (lo stanno valutando i miei legali) lo svolgimento di indagini autonome per individuare più specificatamente il soggetto descritto in un quotidiano venduto a 350 km di distanza. Una sentenza di un tribunale italiano dichiara: “il giornale nel riportare la notizia del rinvio a giudizio, é solo tenuto a riportare le notizie risultanti dagli atti processuali, ma non a controllare la verità dei fatti o l’attendibilità della denunciante, che costituisce specifica attività del processo. Ne consegue che, di fronte alla notizia certa del procedimento penale e dell’imputazione a carico dell’attore, non spettava al giornalista svolgere indagini autonome”. Io non accetto, ripeto, certi atti di sciacallaggio gratuiti!! Vedremo!!!

  20. A proposito di Trasparenza e Valutazione, qualcuno sa che ruolo attualmente (ripeto attualmente) svolge, il dottore, di cui riporto c.v. in link , all’interno dell’Università di Siena, tanto da usare la mail di unisi anche per incarichi esterni? http://www.comunemonteargentario.it/trasparenza/Curriculum%20Vitae.pdf

  21. Rispondo anzitutto a Cesare Mori.

    Sulla forma, dato che non abbiamo il piacere di conoscerci mi asterrei dal dare giudizi sulle mie conoscenze, compentenze e capacità. Gli insulti scritti con la protezione della tastiera sono da vigliacchi. I leoni da tastiera non servono a nulla. E in mezza pagina di Cesare Mori non leggo un’idea o un argomento sensato per discutere. Ho il terrore di sapere in quali uffici siano collocati pensatori di tal fatta. Poiché non ho mai insultato nessuno, pretendo che nessuno mi insulti. Se poi vuoi spostare la discussione sul livello dell’insulto che forse ti è più congeniale abbi il coraggio di presentarti per nome e cognome che magari ci facciamo anche quattro risate nelle sedi competenti. Anche perché, caro Cesare, veramente non sai con chi stai parlando. E giudicare senza sapere è una enorme sciocchezza – strano che in codesti uffici non sia stata insegnata né la prudenza né la buona educazione. Mi sono spiegato oppure a codesti uffici necessita un disegno?

    Sul merito – posto che ci sia merito nelle frasi sconnesse che gli uffici hanno partorito questa volta – ribadisco quanto ho detto 2000 volte. Se abbiamo persone prepensionabili, è il caso di prepensionarle. Questo allenta la tensione sulla finanza di unisi e non priva l’ateneo delle competenze dei vegliardi che comunque nel giro di qualche anno comunque saranno costretti a lasciare l’ateneo. Questa cosa vale per tutti, incluso Catturi che non ho il piacere di conoscere se non di fama. Nei miei di uffici però si vocifera che il suddetto assieme ad altri stia per aderire al prepensionamento. Dopodichè non prendo neanche in considerazione i giudizi di Cesare – di nuovo ritengo che sia necessario un ripasso dell’educazione basilare prima di mettersi sulla tastiera e digitare. Spero solo che Cesare abbia dato ad Unisi quanto sto dando ed ho dato io.

    Poi rispondo a Rabbi. Ma voi quello che scrivo lo leggete? No perché io cerco anche di essere lievemente più sintentico di quanto voi non facciate eppure non mi spiego. Io ho detto che tenere persone che costano 100mila euro di media è molto costoso. Perché comunque andranno via nel giro di poco e se non ci sono adesso allievi non ci saranno neanche l’anno prossimo. Per cui di che stiamo discutendo? Sulla riduzione dei corsi io non ho mai detto che adesso si stanno togliendo solo quelli inutili e vi sfido a trovare quando l’ho detto… facciamo un ragionamento per assurdo. Mettiamo che non fossimo in crisi ma solo al limite del 90% quindi senza poter assumere. Non prepensioniamo. Se ne vanno tutti i docenti più anziani alla loro naturale scadenza – spiegatemi o menti illustri come cavolo si coprono i requisiti minimi? Non si coprono ergo si chiudono corsi. Esattamente come adesso. Tutto ciò segue il criterio dell’utilità del corso? No… segue il criterio anagrafico. Ora io posso condividere quello che dici che gli accorpamenti seguono altri criteri. Ma è logico che se le decisioni in questo dannato paese le prendono coloro che non hanno prospettiva temporale di lungo periodo che volete che venga fuori? Anche una logica meritocratica deve seguire le leggi e le leggi mettono negli organi di governo professori ordinari e quindi tendenzialmente anziani.
    Sul criterio della “scuola” io ero e rimango scettico. Come te. Solo che evidentemente non si era capito il mio tono. In definitiva, gentili signori, io sono d’accordo con voi sul fatto che ci vuole meritocrazia, ma a casa mia pagare 100 quello che si può avere ugualmente a 25 è uno spreco. Così come tenere certi personaggi in certi uffici.

  22. Per Cal

    Posso avere un suo giudizio? Io cosa c entro in tutto questo?? Perché andare a scovare un articolo di un giornale a 350 km? Perché fare ricerche e scrivere che sono assistente? Qual è il curriculum in mano a questo sig. Grasso che parla di questo? A cosa serviva tirarmi in ballo? Cosa ha ottenuto? Non è cattiveria e sciacallaggio questa? Come si può definire?? Grazie!!

  23. Francamente non lo so. Io sono abituato prima di giudicare ad aspettare le carte e i comportamenti.

    Per vicky

    http://www.unisi.it/w2d3/v3/view/unisi/internet/minisito.html?fld=2199

    è stato docente a contratto e sicuramente ha l’email di unisi…
    Ai professionisti talvolta conviene avere un cappello universitario o una email…

  24. Leggo anno accademico 2009/2010 dal link.
    Attualmente non risulta avere più incarichi, pertanto al professionista, dovrebbe essere interdetto l’utilizzo della mail istituzionale di Ateneo. Il cappello non è legittimo e nelle pieghe della riforma Gelmini, questi impieghi sono interdetti… come sono interdetti dal regolamento di Ateneo per l’utilizzo della mail… recentemente e correttamente di recente ricordata dal Rettore. Le regole valgono per tutti… anche per i Coautori dei Magnifici… Spero, che come sempre il prof. Grasso… faccia notare nelle opportune sedi l’uso improprio dell’account!!

  25. Vista l’insistenza con cui Pic chiede il suo curriculum, eccolo linkato così come preparato dallo stesso Pic nel 2011 per un sito specializzato in Investment & Trading: clicca su “curriculum di Pic”. Inoltre, su “Google” con le seguenti parole chiave “Madoff Latina Oggi” si ottiene il seguente link:
    http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc5de0befcc/latinaoggi_2011_05_06.pdf
    dal quale si scarica in pdf l’intero numero di “Latina Oggi” del 6 maggio 2011. In prima, a tutta pagina il seguente titolo: «Un Madoff anche a Fondi». Il servizio è sviluppato alle pagine 32 e 33.

  26. Beh certo Vicky e immagino che non sia neanche il solo… ma come l’abito non fa il monaco anche l’email non fa il docente… o il professore…

  27. Cal è verissimo… ma è un abuso, un illecito…
    Lo spessore ponderale dell’offensività è minimo, in relazione a tutto quanto ci circonda, ma non andrebbe “amnistiato” e prescritto… nulla…
    Tanto più… nei confronti di chi nel C.V. dichiara di essere esperto della Riforma Brunetta di aver scritto volumi con l’attuale Magnifico. Affido il ripristino della legalità o comunque la denuncia del fatto al prof. Grasso.
    Spero che tutti i soggetti che non svolgono più attività presso Unisi abbiano l’interdizione all’utilizzo dell’account… e disattivazione della posta!
    Un ex Preside di Economia, seppur docente a contratto, ad esempio, so che ha chiesto la disattivazione dell’account e per gli studenti utilizza una gratuita gmail, al fine di non ingenerare equivoci…
    Sia imitato e gli uffici intervengano, per fermare abusi piccoli… e grandi.

  28. Sarebbe un bel segnale… nell’ateneo del pressappochismo e degli abusi.
    Sarebbe; ma ci sarà?

  29. «No perché io cerco anche di essere lievemente più sintentico di quanto voi non facciate eppure non mi spiego.» cal

    Forse perché hai una tendenza alla eccessiva semplificazione.

    «Ora io posso condividere quello che dici che gli accorpamenti seguono altri criteri.» cal

    Eufemismo per dire che non si sa criteri seguano, almeno in modo confessabile.

    «Se le decisioni in questo dannato paese le prendono coloro che non hanno prospettiva temporale di lungo periodo che volete che venga fuori?» cal

    Appunto: scelte di breve momento.

    «A casa mia pagare 100 quello che si può avere ugualmente a 25 è uno spreco. Così come tenere certi personaggi in certi uffici.» cal

    A casa mia non è mai accaduto che mi dessero per venticinque quello che costa cento.

    «Poi rispondo a Rabbi.» cal

    Ah! Mi hai risposto? Te lo ripeto: mi pare che tu abbia una tendenza alla semplificazione estrema.

  30. Come diceva Voltaire “…se avessi più tempo le scriverei una lettera più breve”…
    …Roma non fu fatta in un giorno ma intanto sei stato entro una pagina che è un enorme passo avanti per me…

    Sui criteri concordiamo. D’altra parte un criterio dobbiamo iniziare a usarlo. Ma velocemente perché la riforma non aspetta e nemmeno la situazione finanziaria. E i requisiti minimi sono dei criteri – rozzi ma lo sono. Il numero di studenti pure. Ma se ho 50 docenti in un settore dove ci sono 20 studenti in tutto qualche riflessione va fatta anche sul passato e sui criteri con cui il personale è cresciuto e su quali soluzioni trovare per “rientrare”…

    A casa tua non è mai accaduto che ti dessero per 25 quello che costa 100? Mi dispiace… prepensionare vuol dire questo… meno centomila all’anno di media per avere docenti che fanno lo stesso corso di prima. Per 25mila. Sbaglio? Se ne parla da mesi ormai… che la cosa non sia nota è grave…

    Allora io sono ignorante – ho una ricca attività di vendita di gatti di gesso – ho tendenza alla semplificazione estrema, ma le mie argomentazioni per ora rimangono convincenti? Che io poi sia meno bizantino di voi Rabbi e letterati di varia foggia è certo… ma siamo sicuri che sia un difetto?
    Sono per la prevalenza della sostanza sulla forma io…

  31. «A casa tua non è mai accaduto che ti dessero per 25 quello che costa 100? Mi dispiace…prepensionare vuol dire questo… meno centomila all’anno di media per avere docenti che fanno lo stesso corso di prima. Per 25mila. Sbaglio? Se ne parla da mesi ormai… che la cosa non sia nota è grave…» cal

    Noto che tu continui allegramente ad ignorare quello che scrivo. Dunque finiamola qui.

  32. Finiamola che hai esaurito gli argomenti…
    Ti riallego il link del regolamento… studialo bene e dimmi se non ho ragione…

    http://www.unisi.it/dl2/20110517100859874/REG_pensionamento_volontario_proff_2011.pdf

  33. Dato che si parla di formazione
    Su quella decisiva del “medico”
    lo sfogo di un anziano geriatra

    http://agingblog.wordpress.com/

  34. Caro Cal, mi pare che gli argomenti che ho portato siano sufficienti e comprensibili da qualunque persona intelligente: che tu te ne freghi è altra questione; evidentemente piangi col topo in bocca, ti basta il luogo comune e hanno ragione gli uffici di Cesare Mori nel dire che c’è più gusto a succhiare un chiodo, che a discutere con te.

    P.S. Di “regolamenti”, “linee guida” ed altre amene letture ti ci sommergo.

  35. @ lo sfogo di un anziano geriatra http://agingblog.wordpress.com/
    “La barca va grazie al solido impianto del nostro Sistema Sanitario Nazionale, uno tra i migliori del mondo, che garantisce a tutti i cittadini il diritto alla salute.”

    Ma mi facci il piacere…

    Sesto Empirico,
    scettico

  36. @rabbi

    Per autoproclamarsi maestri bisogna dimostrare di esserne capaci… ché va un po’ oltre lo scrivere 200 righe piene di citazioni e vuote di argomenti…

    Io sono abituato a discutere sui fatti concreti (ed in modo sintetico)… aldilà di una difesa strenua delle posizioni attuali dei docenti in là con gli anni che comunque nel giro di breve se ne dovranno andare… non leggo molto altro…

  37. Da questo intervento che possiede pregi di sintesi, ma, ahimè, non di sintassi, emerge una luminosa verità: “non leggo molto”.

  38. Ma sì preoccupiamoci della sintassi, dello stile, di mettere la citazione giusta tanto altri problemi non ci sono…
    Delle due l’una, o hai tanta pancia piena o sei come quelli che suonavano mentre il Titanic affondava…
    In entrambi i casi non provo alcuna compassione…
    Ma faccio notare a te come agli altri che per molti post non andate oltre l’insulto o la provocazione nei miei confronti… sul contenuto non avete nulla da dire… son finiti gli argomenti e si fa quello che troppe volte ho visto fare in aula… si butta il discorso sulla citazione dotta che a null’altro serve se non a gonfiare l’ego (già ipertrofico) di chi si fa chiamare maestro. Date retta a me… scendete sulla terra tra noi comuni mortali, dove contano gli argomenti e non la fuffa…

  39. L’uso della sintassi non è un vezzo stilistico, ma il modo in cui uno pensa, se la sua sintassi è contorta è perché pensa in modo contorto, se possiede un lessico di cento parole sarà costretto a esprimere della realtà quello che quelle cento parole e le loro combinazioni gli consentono, e non di più. La citazione (che sia più o meno dotta non ha molta importanza, ma riguarda il bagaglio di cognizioni di chi l’esprime) serve da rimando, accresce il senso dell’affermazione creando una rete, o se preferisci una sinapsi, che contribuisce a chiarire ed ampliare il concetto in atto. Fai male a non dare importanza a queste cose, lo stile non è una fanfreluche accessoria, è l’uomo e quelli che suonavano sul Titanic, non potendo turare la falla, continuavano a fare, giustamente ed eroicamente, il loro mestiere.
    “Ma il nostro destino, ovunque esso ci tragga è da seguire con animo forte e grande” Giacomo Leopardi.

  40. Ah questo mi mancava… penso anche in modo contorto… lo aggiungo alla lista!
    L’eccesso di stile e l’assenza di contenuti non sono a mio parere da apprezzare… e siccome non siamo ad un premio di poesia mi aspetterei più contenuti da voi anche a dispetto della forma…

  41. Siccome abbiamo capito che a me tocca la ciccia e a voi in contorno ecco un po’ di ciccia…

    https://sites.google.com/site/decretiattuativir29a/decreti-in-bozza

    Si noti il primo decreto…

  42. Mi chiedo se, quando il decreto attuativo indicato da Cal diventerà operativo, in questo blog si continuerà a sostenere il commissariamento.

    Apertis verbis l’Università di Siena è già commissariata dalle magnificenti opere del precedente e attuale Rettore, che sic stantibus rebus, si configurano esattamente nella regolamentazione ministeriale. A conclusione di tale monumento manca solo la mobilità coattiva, che il decreto prevede.

    Mala tempora currunt.

  43. Noto solo che a noi la corte ci bacchetta perché vendiamo patrimonio e guarda strano nello schema è previsto proprio questo…

  44. Monologo di un Procuratore della Repubblica
    – Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!

  45. […] caso di nepotismo e una situazione conflittuale nella Facoltà d’Economia, conferma quel che rivelai nel giugno scorso: l’esistenza di un progetto rischioso e illegittimo per la gestione di alcuni […]

  46. […] 8 giugno 2011: Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena? […]

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