Il punto di vista degli studenti di “Dimensione Autonoma Studentesca” sull’operato del rettore dell’università di Siena

Di seguito il brano riguardante l’ateneo senese, tratto da un’intervista a Lia Valentini, rappresentante dei DAS (Dimensione Autonoma Studentesca), pubblicata da “Fratello Illuminato – Il blog”. Domanda: «qual è il vostro giudizio sull’operato del rettore pro tempore Riccaboni?». Ecco la risposta.

Lia Valentini. Il Rettore Riccaboni si sta dimostrando completamente incapace di gestire le difficoltà dell’Ateneo e con lui la direttrice amministrativa. Emblematici sono, secondo me, tre casi: 
il piano di risanamento perché dal nostro punto di vista non è con la svendita di locali dell’Università che si può risanare un buco di milioni di euro; le alienazioni possono sì dare un lieve e momentaneo respiro, ma se si punta ad un reale progetto di risanamento occorre principalmente un concreto investimento, unito ad una forte spinta di rilancio.
 In secondo luogo le scelte dell’amministrazione in merito alla questione dei lavoratori (basti ricordare come l’amministrazione si è posta nei confronti dei lettori di lingua straniera) che tracciano una concezione dei rapporti di lavoro assolutamente iniqua. Quello che è stato fatto nel corso di quest’anno è chiedere sacrifici a lavoratori e studenti (i quali hanno visto i servizi notevolmente diminuire) e preservare, però, i privilegi dei baroni e di tutti coloro che hanno ingrassato le loro tasche utilizzando la nostra Università come strumento di ascesa sociale e carrieristica. 
Infine, si fa per dire, ricordiamo la Commissione Statuto, che in questi mesi ha svolto i suoi lavori senza far trapelare le reali intenzioni “riorganizzative”, spesso, forse, celate anche agli stessi membri della commissione, membri rappresentanti di quelle realtà che non siano quelle baronali.

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9 Risposte

  1. Una considerazione “scientifica” (che così Cal la smette di darmi dell’umanista):

    «The problems that exist in the world today cannot be solved by the level of thinking that created them.» Albert Einstein

  2. Hmm… Mi intrometto sommessamente, leggendo la frase precedente. È la stessa usata più volte dal rettore nei nostri ultimi incontri, tra cui l’assemblea di ateneo di marzo, riferita in particolare alla resistenza opposta al piano di risanamento che si scontra, a suo dire, con la resistenza dei vari gruppi di più o meno potere, a lasciare tutto com’è, esattamente come gli studenti denunciano il potere baronale che continua ad arrogare a sé stesso le decisioni a qualunque livello, nonostante i danni già prodotti.

  3. «Hmm… Mi intrometto sommessamente, leggendo la frase precedente. È la stessa usata più volte dal rettore nei nostri ultimi incontri..» Antonio

    Allora si vede che è una frase inflazionata. Io comunque non l’ho sentita da lui, e costituisce in un certo senso una premessa dei miei messaggi precedenti. Mi domando innanzitutto se vi sia un generale consenso, o almeno un’idea vaga circa il “terminus ad quem” di queste ristrutturazioni, cosa che non mi pare. Direi anzi che stiamo, per ragioni anche comprensibili, navigando a vista, seguendo oltretutto percorsi molto tortuosi. L’impressione che in questa fase l’ateneo senese assomigli ad un mostro senza testa preda di pulsioni pavloviane dei suoi organi, è comunque diffusa. Il che rende quella citazione particolarmente calzante.

  4. Temo che gli studenti non abbiano chiara la gravità della situazione di unisi. Per investire bisogna riportare il bilancio in condizioni di poterlo fare. E per farlo bisogna purtroppo cedere immobili e diminuire il personale… non c’è altra via…

    Sono d’accordo (incredibile – domani nevica) con rabbi… non v’è direzione perché i centri di potere sono troppi e troppo forti…

  5. Caro Cal, qualche altra via ci dev’essere! Perché se si fanno soltanto dei tagli di personale e delle dismissioni di immobili ci si impoverisce e basta. Oltre a tagli e dismissioni è scontato che occorra razionalizzare l’esistente e renderlo efficiente. Ma il vero nodo è che l’università rinasce se attrae studenti, altrimenti muore a dispetto di ogni taglio, di ogni dismissione e di ogni razionalizzazione. E per attrarre studenti occorre arricchirsi almeno di prospettive visto che di soldi non ce n’è. Occorre fantasia, dinamismo e, in linea con Einstein, un livello di pensiero non dico superiore ma certamente diverso da quello che creò i problemi. Cosa, quest’ultima, che avrebbe previsto un cambio al vertice durante le ultime elezioni mentre invece, sfortunatamente, gli elettori hanno rimesso al vertice una fotocopia del vecchio sistema che creò il disastro. Occorre tuttavia uscire dalla situazione asfittica ed apparentemente senza sbocchi in cui ci si è cacciati. Occorre, appunto, un livello di pensiero capace di rompere in maniera decisa con le consuetudini del passato. In mancanza di colpi di genio non rimane che coinvolgere il territorio, le istituzioni locali, gli uffici pubblici, le banche (e non solo La Banca), la camera di commercio, l’industria, le manifatture, le aziende agricole, la prefettura, l’artigianato, le assicurazioni, il tribunale, i notai, le farmacie, il Comune, la Provincia, la Regione, l’ospedale, i commercialisti, i musei, i giornali, le televisioni, i circoli culturali, le associazioni di volontariato, le contrade e persino le case di riposo. Occorre un piano per mettere tutti intorno ad un tavolo. Sapendo cosa chiedere, sapendo cosa offrire, immaginando cosa si può ottenere, chiedendo a tutti cosa possono offrire e chiedendo cosa si aspettano di ottenere. Occorre potenziare il contributo che il territorio può dare per plasmare la sua università, le sue prospettive ed il suo futuro. Occorre andare verso l’autodeterminazione senza aspettare che la manna cali dal cielo. Se ora non si intravede qualcuno capace di sfoderare un livello di pensiero alternativo è capace che mettendosi intorno ad un tavolo sbuchi fuori un qualche coniglio da un qualche cilindro. Occorre muoversi. Occorre tentare. Ci si metta intorno a un tavolo ed ognuno porti il suo contributo di idee e di proposte. È capace che qualcosa di serio e di fattibile venga fuori. Si capisce che penso soprattutto a quanto spazio di creatività può esserci per dei percorsi formativi fatti anche di stages che arricchiscano i corsi di studio connettendoli col mondo del lavoro. La cosa vale per ogni campo dello scibile. Gli studenti potrebbero esserne entusiasti. Abbiamo un territorio ed un tessuto sociale e produttivo. Sarebbe opportuno coinvolgerlo per sapere cosa ne pensa. Non è detto che per creare prospettive per gli studenti occorrano per forza i soldi. Il rettore ha una macchina amministrativa sovradimensionata piena di impiegati. Non la lasci parcheggiata a languire in attesa che la gente vada in pensione. La razionalizzi, escogiti un piano e cominci a metterla in moto per mandarla ad esplorare il territorio.

  6. Contabilmente non c’è altra via…
    Datemi pure del freddo contabile ma per fare le cose che dice la studentessa ci vogliono risorse finanziarie che adesso non ci sono.

    Roberto, tra Riccaboni e il “Gatto di Fontebranda” era una sfida da brividi. Se non altro Riccaboni non ha la scusa di poter dire “io mi occupo di pinguini”. Punto primo. Punto secondo, il mitico Focardi ha qualche problemino con la giustizia… segnale che non sia proprio specchiato come ha sempre detto.

    Se non si mettono tutti intorno al tavolo è perché ognuno ha il suo interesse particolare e personale… il che rende quanto dice Rabbi evidente e giusto.

    Peraltro secondo me è anche un problema di comunicazione/trasparenza… non si sa nulla se non a cose fatte. Capisco che i processi decisionali siano efficaci nella misura in cui ci siano pochi a decidere. Ma così l’idea di non trasparenza è assoluta…

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