Università di Siena: chiarezza immediata sulle elargizioni ad alcuni docenti

«Io sono arrivato nel 2007 e da allora nessun docente è mai stato pagato direttamente dal Polo universitario. Con una convenzione il Polo trasferiva all’ateneo senese alcuni fondi che però non coprivano tutte le spese» ha dichiarato il Prof. Salvatore Bimonte, delegato del Rettore per il Polo Universitario di Grosseto. Quindi, è stato l’Ateneo senese a corrispondere i cinquemila euro a bimestre ad alcuni docenti.

Stipendi gonfiati ai professori senesi (Il Tirreno Grosseto, 6 settembre 2012)

Lorenzo Santorelli. Parte da Siena una storia che capitolo per capitolo si arricchisce di segnalazioni anonime, plichi postali e blog per arrivare all’epilogo, momentaneo, di un esposto alla Procura maremmana che chiama in causa il Polo universitario grossetano. A presentarlo ieri è stata la Lega Nord della città del palio che vuole vederci chiaro sui compensi dei docenti dell’ateneo senese che hanno insegnato a Grosseto. «Abbiamo presentato un esposto sui compensi pagati negli anni dal Consorzio del Polo universitario ai docenti dell’Università di Siena – fa sapere in una nota Francesco Giusti, segretario comunale del carroccio senese – chiedendo alla Procura di indagare sulla correttezza dei pagamenti, se i servizi corrisposti siano stati effettivamente resi e se sia stato rispettato il regolamento per incarichi retribuiti al personale docente». Giusti parla genericamente di «cifre molto importanti» che però nelle carte depositate agli uffici di Via Monterosa verrebbero indicati nell’ordine di circa cinquemila euro che alcuni professori, a cadenza bimestrale, avrebbero affiancato al loro stipendio.

I fatti in questione risalirebbero al 2005, ma le camicie verdi vogliono verificare se nel lasso di tempo che conduce ai giorni nostri quel modus operandi sia proseguito. «È ancora più scandaloso – aggiunge l’esponente leghista – alla luce dei tagli al compenso accessorio ai dipendenti che guadagnano somme ai limiti della soglia di sopravvivenza. Crediamo che la responsabilità politica di tutto ciò ricada sul Pd, sull’ex sindaco Franco Ceccuzzi e sulla Cgil universitaria». La faccenda sarebbe da circoscrivere all’interno di piazza del Campo e ai sommovimenti legati a un comune commissariato, un’università dai bilanci dissestati, una banca ed una fondazione in cerca di liquidità e di identità con il nuovo ticket Viola – Profumo. Se non fosse che nel plico spedito in forma anonima alla sede senese della Lega Nord sarebbero contenute alcune buste paga dei docenti che chiamerebbero in correo il Polo grossetano. Ad aggiungere pruriginosità alla vicenda ci ha pensato Fratello Illuminato, un blog dal vago richiamo massonico, ma molto letto negli ambienti accademici e politici senesi.

In un post di fine agosto viene preso di mira un «professore universitario con la barca a Marina di Grosseto. A tutta pesca e non solo di pesce». Dopo aver consultato «alcuni documenti che probabilmente finiranno su qualche tavolo», vengono denunciati presunti favoritismi a vantaggio di docenti vicini all’attuale rettore, Angelo Riccaboni (storpiato in Criccaboni), che oltre alla normale retribuzione dell’università «percepivano ben altri stipendi con tanto di busta paga da un Consorzio universitario (finanziato anche da Fondazione Mps)». La Fondazione che, fino alla recente stretta ai rubinetti, è stata la colonna del Polo insieme a Camera di commercio, Provincia e Comune. Il delegato del rettore, Salvatore Bimonte, respinge ogni addebito. «Io sono arrivato nel 2007 e da allora nessun docente è mai stato pagato direttamente dal Polo universitario. Con una convenzione il Polo trasferiva all’ateneo senese alcuni fondi che però non coprivano tutte le spese». Bimonte cita se stesso come esempio. «A me non spetta nessuna indennità extra se sto a Grosseto invece che a Siena. Al massimo un rimborso forfettario di alcune decine di euro per la benzina e l’usura della macchina».

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Una Risposta

  1. «Dal contesto nazionale giungono segnali positivi, ma anche segnali che dobbiamo considerare con attenzione. Tra questi, preoccupa l’annunciata riduzione di 400 milioni di Euro dell’FFO, che avrebbe un forte impatto sugli Atenei del nostro Paese.» Il Rettore

    …atteso che dal mondo esterno, in questo paese in piena recessione e deindustrializzazione dove prosperano le mafie e la corruttela mi pare giungano segnali pressoché catastrofici e che la montiana luce in fondo al tunnel la vede solo chi la vuol vedere, sì, è vero, l’annunciata riduzione di altri 400 milioni preoccupa e parecchio: inutile dunque illudersi che il futuro sarà roseo e uguale al passato, o che bastino pannicelli caldi di pseudoriforme che non muovono niente per salvare l’università statale italiana dal declino, e nello specifico, quella senese dal naufragio. Credo che urgerebbe un generale commissariamento dell’università, in modo da costringere gli atenei a prendere quelle severe misure di razionalizzazione e distribuzione dell’offerta didattica e scientifica sul territorio, che da soli, obbedendo a logiche politiche e feudali, si ostinano a non prendere, illudendo i più giovani che in tal modo, cioè in contesti debilitati, corsi di laurea troppo gracili e settori disciplinari polverizzati, si salvaguarda loro una possibilità d’ingresso per l’avvenire. È inutile attardarsi a difendere avamposti oramai perduti: in questa fase è indispensabile concentrarsi sulla difesa della cittadella. Smettere di parlare in termini di atenei “autonomi” e ricominciare a parlare di università statale italiana. Ma qui, ahimè, nel migliore dei mondi possibili (ancorché dissestato) del Groviglio Armonioso, possiamo noi annoiarci con tali ovvietà, come la costruzione di istituzioni solide e la oculata gestione del danaro pubblico, sì da languire in un monotono e onesto tran-tran? Non è noioso “cantare sempre le arie dell’opera di Cadmo e d’Ermione, rompere tutte le porcellane per avere solo tazze d’oro, avere solo bottoni di diamante, mangiare solo pernici, bere solo vino d’Ungheria o di Sturai”? Meglio una gaia e fraudolenta dissipazione: mentre molte discipline e corsi di base rischiano di sparire dall’intera regione, è più bello, più creativo e più vario assemblare le materie in modo cinobalanico, pur di non collaborare col dirimpettaio dell’università concorrente, magari scindere i corsi per moltiplicarli, onde tenere in piedi sedi distaccate che succhiano danari a profusione ad una città oramai serenamente esangue come una puerpera esausta per aver allattato sì tanti figlioli (ancorché scemi). Eppure anche il Giappone, oramai, rinuncia alla fissione dell’atomo.

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