I primi tre candidati alla guida dell’Ateneo senese

Felice Petraglia - Alessandro Rossi - Francesco Frati

Felice Petraglia – Alessandro Rossi – Francesco Frati

Carissimi,
vorrei informare tutti voi che intendo candidarmi alla carica di Rettore della nostra Università.
L’Ateneo di Siena vanta una tradizione ed un’identità che tutti noi abbiamo il dovere di difendere, mantenendo come riferimento fondamentale il primato e l’autonomia della cultura e della scienza. Dobbiamo collaborare affinché la nostra Università rappresenti un sicuro riferimento per il futuro dei giovani, perché possano essere il motore del rilancio culturale ed economico. Creare innovazione permetterà di cogliere e sfruttare le opportunità locali ed internazionali.
Per costruire
un piano strategico puntuale e non generico, che individui l’agenda dei prossimi sei anni, sono a chiedere la concreta collaborazione a docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti.

Vi saluto caramente, con l’auspicio di incontri costruttivi e confronti sereni
Felice Petraglia

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Al Personale Docente dell’Università di Siena
Al Personale Tecnico e Amministrativo dell’Università di Siena
Agli Studenti dell’Università di Siena

Carissime e Carissimi,
ho deciso di candidarmi a Rettore della nostra Università. Responsabilità e chiarezza dei ruoli, rispetto per le autonomie, collegialità degli Organi, programmazione, trasparenza e pari opportunità sono le parole chiave dell’azione di governo. È necessario restituire tempo ai docenti per svolgere attività di didattica e ricerca di qualità, liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita. Dobbiamo non solo riconoscere, ma valorizzare le differenze in ogni ambito, rifuggendo dalla tentazione dell’uniformità. Tutto ciò sarà possibile solo con un ampio coinvolgimento di tutta la nostra comunità di studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico e amministrativo in un clima positivo accomunati da uno spirito solidale e senso di appartenenza.

A presto e un caro saluto a tutti
Alessandro Rossi

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Al Personale Docente dell’Università di Siena
Al Personale Tecnico e Amministrativo dell’Università di Siena
Agli Studenti dell’Università di Siena

Cari colleghi e studenti,
rispondendo alle sollecitazioni giunte da molti colleghi, ho deciso di presentare la mia candidatura alla carica di Rettore dell’Università degli Studi di Siena per il mandato 2016-2022.

Presento la mia candidatura avendo alle spalle un lungo e intenso periodo durante il quale l’Ateneo è riuscito a risollevarsi dopo una fase che ne aveva addirittura messo a repentaglio la stessa sopravvivenza. Essere riusciti a evitare il crollo e a riportare l’Ateneo perfettamente in linea con le altre Università italiane, pur mantenendo elevatissimi standard di qualità nella didattica e nella ricerca, e avendo mantenuto intatta la propria attrattività nei confronti degli studenti, deve essere per tutti noi motivo di grande orgoglio. Il successo di questa operazione di risanamento risiede nella grande coesione dell’intera comunità universitaria, nella decisione con la quale gli organi di governo hanno implementato la logica programmatoria e nell’abnegazione di tutto il personale che ha sempre coerentemente perseguito l’obiettivo, anche quando, oggettivamente, il senso di frustrazione e la mancanza di riconoscimenti tangibili per il lavoro svolto quotidianamente avrebbero potuto, comprensibilmente, indebolire gli sforzi.

Adesso siamo di fronte a una fase nuova, nella quale l’Università di Siena ha l’obbligo di continuare a confermarsi nel novero delle migliori università italiane, nella posizione, cioè, che ha sempre occupato durante la sua storia plurisecolare. Per raggiungere l’obiettivo occorreranno investimenti e capacità di fare scelte per il bene comune, sia in termini di risorse umane che finanziarie. Se possiamo legittimamente ritenere concluso il percorso di risanamento, non possiamo non continuare a monitorare con attenzione l’equilibrio del nostro bilancio, in modo da rendere la fase di rilancio sostenibile nel tempo.

Sarà una fase, se possibile, persino più interessante di quella che abbiamo appena trascorso.

Lo scenario che abbiamo davanti ha subìto molti cambiamenti negli ultimi anni, non solo per effetto della Legge 240/2010. È cambiata, in questi anni, anche la percezione pubblica del ruolo dell’Università: da parte delle famiglie, e quindi dei potenziali studenti; da parte dei cittadini; da parte delle istituzioni; da parte del mondo imprenditoriale. A questi cambiamenti, che seguono quelli – importanti e sempre più rapidi – della nostra società, le Università sono chiamate ad adattarsi, per confermare e irrobustire quel ruolo chiave nello sviluppo culturale, sociale e tecnologico di un territorio o di un paese che esse devono ricoprire in una società civile che si rispetti.

Sta alle Università prendersi quel ruolo, perché soltanto le Università possono garantire l’impulso innovativo che viene dalla ricerca e far sì che tale impulso penetri nelle nuove generazioni attraverso le proprie attività di formazione. Più intensi, diffusi e globali sono i fenomeni di trasformazione sociale e culturale, più è necessaria la spinta innovativa che viene da formazione e ricerca scientifica.

Senza che formazione e ricerca occupino un ruolo centrale non può esserci sviluppo per nessuna società.

Purtroppo, la continua contrazione dei finanziamenti alle Università sta minando l’esistenza stessa dell’Università pubblica nel nostro Paese. Se i confronti con gli altri paesi con i quali l’Italia aspira a cimentarsi sul palcoscenico internazionale sono impietosi, sia in termini di numero di ricercatori che in termini di finanziamenti erogati alla ricerca da soggetti pubblici e privati, i ricercatori italiani hanno dimostrato di essere assai competitivi, meritandosi il diritto di pretendere il rispetto della loro dignità professionale e stipendiale e opportunità maggiori e più gratificanti all’interno del sistema pubblico di ricerca e formazione. Lo scarso interesse verso l’Università pubblica da parte di chi dovrebbe, invece, sostenerla e rafforzarla, non solo lede la dignità dei docenti e del personale delle Università, ma rappresenta un miope strumento di revisione di spesa le cui conseguenze negative ricadono sulle capacità produttive del paese e, ciò che è ancora peggiore, sulla crescita delle nuove generazioni.

Nel frattempo, le Università hanno contribuito responsabilmente agli sforzi di risanamento finanziario della pubblica amministrazione, e non sono sfuggite né alla valutazione dei propri risultati (anzi, hanno assecondato collaborativamente tale valutazione), né all’erogazione di risorse – pur vitali – coerentemente con il suo esito. Il fatto che vengano distribuite come “premiali” risorse che fanno parte del minimo indispensabile per la sopravvivenza degli Atenei, però, è un’anomalia tutta italiana.

Sono convinto che l’Università non si debba sottrarre alla valutazione. Ma sono anche convinto che la valutazione debba essere condotta con strumenti più idonei, equi e trasparenti di quelli utilizzati sinora.

Internamente, tra i cambiamenti determinati dalla L. 240/10, quello che trovo più significativo è il nuovo ruolo dei Dipartimenti. Al di là di quanto previsto dalla legge, dopo tre anni di comprensibile rodaggio, i Dipartimenti devono diventare sempre più il fulcro delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Per farlo, hanno bisogno di autonomia gestionale, attraverso il decentramento amministrativo, e finanziaria, attraverso l’erogazione di risorse coerenti con gli impegni e i risultati raggiunti, accoppiate con l’onere della responsabilità di scelte sempre più cruciali per il proprio futuro e che devono essere monitorate e valutate dagli organi di governo. Solo così, accoppiando autonomia e responsabilità, possiamo liberare le forze migliori per il beneficio dell’intero sistema.

L’ottimo esito delle valutazioni (CIVR e VQR) ha confermato la qualità delle nostre attività di ricerca. Con il riequilibrio economico-finanziario, possiamo ragionevolmente puntare a sostenere sempre più la ricerca con investimenti crescenti, così da mettere i nostri ricercatori nelle condizioni di affermare il proprio valore e di dar seguito a una tradizione di eccellenza consolidata nel tempo e riconosciuta dalle valutazioni.

Grandi passi in avanti sono stati compiuti anche sul fronte dell’internazionalizzazione. Oltre alla naturale componente internazionale delle nostre attività di ricerca, l’Ateneo ha imboccato con decisione la strada dell’internazionalizzazione anche sul versante della didattica, incrementando in pochi anni fino a 13 il numero dei programmi o curricula di Laurea o Laurea Magistrale insegnati interamente in lingua inglese, e aumentando, di conseguenza, la propria attrattività nei confronti degli studenti stranieri. L’internazionalizzazione è un tema in cui credo molto, e sul quale ritengo opportuno impegnarsi. Lo dobbiamo ai nostri studenti, italiani o stranieri, per dar loro la possibilità di misurarsi con il mondo; ma lo facciamo anche per consolidare il prestigio internazionale del nostro Ateneo, che, come ogni università che si rispetti, ha come scenario di riferimento l’intero pianeta.

Dobbiamo guardare con grande attenzione ai nostri studenti. A loro dobbiamo l’entusiasmo e la vitalità che si respirano nelle nostre sedi. Verso di loro ci dobbiamo impegnare affinché essi trovino strumenti didattici e servizi adeguati alle loro esigenze, e in linea con le innovazioni, anche digitali, del nostro tempo. Non dimentichiamoci mai che il periodo degli studi universitari sarà da loro ricordato come un’esperienza cruciale della loro vita. Insieme a loro dobbiamo modellare un Ateneo a misura di studente, che soddisfi le loro esigenze di formazione, di aggiornamento e di reciproca interazione, e li faccia crescere come donne e uomini della società globale.

Se l’Università di Siena ha la fortuna di essere nata e cresciuta in una bellissima città, Siena ha la fortuna di ospitare una delle più prestigiose Università al mondo. L’Università di Siena e la sua città hanno percorso un lungo cammino insieme, condividendo risultati importanti e momenti di difficoltà, rispettandosi e traendo reciproco beneficio dalla simbiosi. Adesso l’Università può rappresentare per la città un formidabile motore di sviluppo: attraverso l’attrattività nei confronti degli studenti e degli studiosi di tutto il mondo, che arricchiscono il nostro tessuto sociale ed economico; attraverso la qualità delle proprie attività di ricerca, che determinano quel fervore culturale respirabile soltanto nelle più vive città universitarie; attraverso il valore dei propri docenti e del proprio personale, profondamente intrecciati con la comunità locale; attraverso l’impulso all’internazionalizzazione, che promuove la nostra città in tutto il mondo.

L’Università di Siena deve aspirare a ricoprire un ruolo guida per lo sviluppo della città.

Ai colleghi e agli studenti dico: siate orgogliosi di essere membri di una comunità ricca e vivace e aiutatela a consolidare il proprio prestigio in Italia e nel mondo.

Tutti insieme possiamo e dobbiamo contribuire a rendere il nostro Ateneo un luogo sempre migliore dove studiare, insegnare e fare ricerca, un luogo sempre più internazionale dove studenti e docenti di culture diverse si confrontano e si arricchiscono vicendevolmente.

Contestualmente alla presentazione della mia candidatura, ho rassegnato al Magnifico Rettore le mie dimissioni dalla carica di Pro Rettore Vicario, in coerenza con i principi di piena trasparenza ed equità.

Con l’occasione, lo ringrazio per la stima e la fiducia che mi ha dimostrato in questi cinque anni di collaborazione, prima come Pro Rettore alla Didattica e poi come Pro  Rettore Vicario. Ho cercato di ricambiare la sua fiducia con l’impegno e la dedizione, potendo contare sempre sul sostegno di tutti i colleghi docenti e del personale tecnico e amministrativo.

Vi allego di seguito una mia breve biografia, rimandandovi al curriculum vitae presente sulla mia pagina web istituzionale per una dettagliata illustrazione della mia attività accademica.

Offrire la mia disponibilità a ricoprire la carica di Rettore dell’Università di Siena è, per me, un atto di rispetto per una Istituzione a cui devo molto. Una Istituzione che mi ha consentito di svolgere un lavoro affascinante; che mi ha consentito di confrontarmi con colleghi e realtà di tutto il mondo; che mi ha consentito di misurarmi con le sfide della ricerca più avanzata; che mi ha consentito di mantenere un contatto quotidiano ed estremamente fertile con le giovani generazioni. Proprio per il rispetto che ho nei confronti di questa Istituzione, metto a Sua disposizione e a disposizione dei colleghi dell’Ateneo il mio tempo, la mia esperienza, la mia competenza, il mio carattere e il mio entusiasmo, con l’auspicio che le mie caratteristiche professionali e personali siano apprezzate dalla comunità universitaria come lo sono state dai colleghi che mi hanno stimolato a manifestare la mia disponibilità. E con l’umiltà di chi si mette a disposizione con spirito di servizio, chiedo sin d’ora a voi tutti, se mi riterrete degno di rappresentare questa Istituzione, di sostenermi e aiutarmi con la forza delle vostre idee.

Nelle prossime settimane avremo modo di incontrarci e scambiarci idee nelle forme e nei luoghi che riterrete opportune.

Prof. Francesco Frati

BIOSKETCH – Francesco Frati,
Sono nato a Siena il 19 gennaio 1965.
Attualmente sono professore ordinario nel SSD BIO/05 – Zoologia presso il Dipartimento di Scienze della Vita, avendo conseguito presso l’Università di Siena il Dottorato di Ricerca in Biologia Animale nel 1992 e la Laurea in Scienze Biologiche nel 1988.

Durante la mia formazione sono stato Research fellow presso il Cornell Medical College e Postdoctoral Fellow presso la University of Connecticut, prima di essere assunto come Ricercatore presso l’Università di Siena nel 1994.

Dal 2011 ricopro la carica di ProRettore Vicario, dopo essere stato per un breve periodo ProRettore alla Didattica. In passato ho ricoperto le cariche di Direttore di Dipartimento, Vice-Preside di Facoltà, Coordinatore di Scuola di Dottorato, Presidente di Comitato per la Didattica.

Insegno Evoluzione Biologica nella Laurea in Scienze Biologiche e Biologia Animale nella Laurea Magistrale in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche.

Mi occupo di evoluzione molecolare e filogenesi degli insetti, e ho all’attivo oltre 120 pubblicazioni scientifiche. Sono Associate Editor della rivista Molecular Phylogenetics and Evolution e membro dell’Editorial Board delle riviste Pedobiologia e Entomologia.

Sono membro dell’Accademia Nazionale di Entomologia e in passato membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Zoologica Italiana.

Contatti: tel.: 0577-234417; mobile: 347-6446574; email: francesco.frati@unisi.it; web: http://www.dsv.unisi.it/it/dipartimento/personale-docente/francesco-frati; skype: francesco_frati; facebook: http://facebook.com/francesco.frati; twitter: @francescofrati

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2 Risposte

  1. finalmente sono uscite alcune candidature a rettore, condite naturalmente di un sovrappiù di retorica come si confà ai manifesti elettoralistici. Adesso, non è per fare il bastian contrario, ma l’università (anche se non lo è più da tempo) dovrebbe essere un luogo dove si discute, e dunque spero di non essere considerato menogramo e disfattista se interpongo qualche nota grave nel coretto dei sovracuti.

    Resto intanto in attesa si sapere COME il candidato prof. Petraglia intenda realizzare il suo proposito di “Creare innovazione [che] permettera’ di cogliere e sfruttare le opportunita’ locali ed internazionali”, così come, alla luce dei freddi dati numerici più volte esibiti in questo blog, attendo chiarimenti da parte del candidato prof. Rossi riguardo al vasto programma di “liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita…valorizzare le differenze in ogni ambito, rifuggendo dalla tentazione dell’uniformità”. Ma come si sa, in politica il programma vero, con la medicina amara, si squaderna solo dopo l’elezione. Prima dell’elezione, meno tasse, più pane e prosciutti per tutti!

    L’autocandidatura più articolata, ça va sans dire, è quella del prof.Frati. Sostiene il candidato, con soverchio ottimismo, che “possiamo legittimamente ritenere concluso il percorso di risanamento”. Sostiene altresì, con notevole esagerazione, che l’università di Siena “ha mantenuto intatta la propria attrattività nei confronti degli studenti”. Ma come è possibile, se il risanamento è avvenuto mandando in pensione il 50% dei docenti (circa 480-500), bloccando il turnover per dieci anni (in pratica, Unisi è un gerontocomio) e chiudendo la metà dei corsi? Voglio dire, è vero che l’uomo della strada (non ancora travolto dal tram) gode quando legge che hanno fatto fuori un po’ di culturame, ma sono andati via metà dei giocatori e tu hai certo risparmiato, non pagando più i relativi stipendi (così sono capaci tutti, non solo i bocconiani!): però non hai più una squadra, o ce l’hai pesantemente ridimensionata, e con essa devi affrontare il campionato. Dunque non credo si possa affermare con nonchalance che le strutture sono rimaste intatte.

    A meno di non dichiarare a posteriori inutile ciò che non si è riusciti a salvaguardare, sarebbe più corretto riconoscere che l’offerta si è di molto contratta e concentrata su alcuni settori. E allora attendono risposta varie “unanswered questions” su cui ha battuto ripetutamente questo blog. In primo luogo, la sorte di quelle aree scientifiche di base pesantemente colpite dai pensionamenti e il destino di chi ancora ci sta dentro (vedi la metafora di Simeone lo Stilita); in secondo luogo, e di conseguenza, il rapporto con gli altri atenei toscani, che si avviano ad avere una massa considerevole, rispetto a Siena, con almeno il triplo di docenti e di studenti. Non credo sia riproponibile la teoria del “piccolo è bello”. Correva infatti l’anno 1687, quando Sir Isaac Newton si rese conto che il Sole, dotato di una massa molto grande, costringe i pianeti a ruotargli intorno (o per dirla altrimenti col Manzoni, “Il nostro Abbondio … s’era dunque accorto… d’essere , in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”) .

    Sostiene il candidato che “i Dipartimenti devono diventare sempre più il fulcro delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico”; visto che lo dice la legge, per forza dovrà essere così: ma quanti degli attuali dipartimenti sono sostenibili nel tempo? Qual’è stato il guadagno dello scioglimento delle facoltà a favore di dipartimenti dai nomi talvolta incomprensibili? Ne ha guadagnato la ricerca? E la didattica (anche se oramai non conta più nulla)? Scommetterei una cifra che da qui a poco torneremo ad un assetto simile alle vecchie facoltà. Nel frattempo si saranno cancellate aree scientifiche e distrutte le vite di molti “giovani” in irriferibili faide.

    Mi rendo conto che su alcune di queste questioni la risposta sarà “ignoramus et ignorabimus”, e che il destino dell’università pubblica è forse da considerarsi uno dei grandi enigmi dell’universo. Su tutto aleggia inoltre un problema di fondo di questa città (e non solo) ed è la mancanza di una forte coesione: la politica è così poco autorevole e decaduta, che molta opinione pubblica guarda oramai alle formazioni politiche e ai loro programmi con diffidenza e con rassegnato disincanto. È pertanto difficile realizzare una qualche unità di intenti capace di sostenere sforzi erculei come quello necessario per risollevarsi dai vari recenti cataclismi.

    “Là dove fanno il deserto gli danno il nome di pace”. (Tacito)

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